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Sansepolcro, Duomo


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Sansepolcro

 
   
   

Sansepolcro (anticamente Borgo del Santo Sepolcro, da cui la forma vernacolare "el Borgo"; erroneamente San Sepolcro o S. Sepolcro) è un comune di oltre 16.300 abitanti della provincia di Arezzo, in Toscana, al confine con Umbria e Marche.

È il centro più popoloso della parte toscana dell'Alta Valle del Tevere.

L’itinerario turistico di Sansepolcro si snoda lungo il percorso delle numerose opere d’arte ospitate dalla cittadina. Il punto di partenza è Piazza di Torre Berta. La storia della piazza è estremamente curiosa, in quanto oggi non è più presente la torre che ne dà il nome. [1]
Sulla piazza si affacciano due tra gli edifici più antichi del centro storico: il Palazzo Pichi (XVI secolo) e il Palazzo Giovagnoli(XIII secolo). Nella vicina via Matteotti, si trova la trecentesca Cattedrale di Sansepolcro , consacrata a San Giovanni Evangelista in un’area precedentemente occupata da un monastero dapprima benedettino ed in seguito calmadolese.

La fondazione del centro abitato viene fatta risalire al X secolo; secondo la tradizione locale fu opera di Arcano ed Egidio, due pellegrini di ritorno dalla terra santa che vi fondarono una comunità monastica. L'abbazia, dedicata al Santo Sepolcro e ai Santi Quattro Evangelisti, è documentata a partire dall'anno 1012, ed è detta sorgere in località Noceati. Le prime fonti storiche parlano di una abbazia benedettina, poi passata - tra 1137 e 1187 - alla congregazione camaldolese, nel territorio della Diocesi di Città di Castello. Attorno al monastero si sviluppò, successivamente, il nucleo del centro cittadino che raggiunse la fisionomia attuale agli inizi del XIV secolo. Un elemento propulsore dello sviluppo del centro abitato fu il privilegio di organizzare il mercato settimanale nel giorno di sabato e una fiera annuale all'inizio di settembre, concesso all'abate dall'imperatore Corrado II nel 1038. Sulla fondazione esistono comunque ipotesi alternative, fra cui quella del dott. Vincenzo Benini ove si sostiene che il centro si sviluppi sulle ceneri di un solitario accampamento romano abbandonato a se stesso dopo la crisi dell'impero. A sostegno mancano prove documentali, ma lo studioso mette in relazione a questa tesi un monumento funebre romano (oggi al Museo Civico), la pianta della parte antica della città, che pare ricalcare quella di un castrum romanum. Dopo la pubblicazione di questa ipotesi (1978), l'arch. Giovanni Cecconi, in due studi apparsi nel 1992 e nel 1994, ha proposto la tesi dell'origine del Borgo, poi Sansepolcro, dal vicus romano di Voconianus (località Boccognano)[4].[2]


Monumenti e luoghi d'interesse

Chiuso al suo interno da una cinta muraria delimitata dalle cannoniere di Bernardo Buontalenti e dalla pregevole Fortezza di Giuliano da Sangallo, il centro storico di Sansepolcro si caratterizza per un succedersi di pregevoli palazzi medioevali, con le caratteristiche torri, e rinascimentali per le Chiese ricche di affreschi.

Nel centro di Sansepolcro, il Museo Civico occupa gli ambienti del trecentesco Palazzo dei Conservatori. Il Museo si è sviluppato intorno al capolavoro di Piero della Francesca, la Resurrezione, realizzato dall'artista su commissione della città nella più importante sala della comunità.   Il Museo ha acquisito nel corso dei secoli numerose opere, gran parte delle quali provenienti da chiese e conventi soppressi, e lo stesso edificio ha subito importanti trasformazioni, inglobando dapprima l'adiacente Monte Pio e più recentemente ripristinando i luminosi ambienti della Torre e il suggestivo salone al piano interrato.   Oggi il Museo si presenta al pubblico nella sua doppia identità di Museo d'autore, con i capolavori di Piero della Francesca e di Museo Civico che testimonia e racconta la vita culturale, religiosa e sociale della città di Sansepolcro.    

   
   

Museo Civico

Il Museo Civico di Sansepolcro si trova in via Aggiunti, 65: presenta dieci sale espositive distribuite tra il piano terra e il primo piano; parte integrante del percorso è anche il seminterrato.

La visita al Museo Civico comincia dalla Sala del Camino, che introduce alla storia di Sansepolcro e al legame del tutto particolare tra Piero della Francesca e la sua città natale. Qui Piero vive e lavora e vi ritorna dopo ogni commessa presso le Corti italiane dell'epoca; non trascurando di interessarsi dell'azienda familiare che produce tinture e stoffe. È presente e attivo anche nella vita cittadina: riveste infatti, in varie occasioni, importanti cariche pubbliche. Questo legame profondo è testimoniato dalle stesse sue opere nelle quali spesso raffigura i campanili, le torri e le colline del suo Borgo, dove muore il 12 ottobre del 1492.

II nucleo centrale del Museo civico e rappresentato dai capolavori che Piero della Francesca (Sansepolcro, 1412-1492) realizza per la sua citra, rendendola famosa nel mondo.
II Polittico della Misericordia, commissionatogli dalla Compagnia della Misericordia nel 1445, oggi privo della cornice coeva, e composto da ventitre tavole con al centro la maestosa e ieratica figura della Madonna che accoglie i fedeli sotto iI suo manto.
Nella grande sal a dei Conservatori si ammira il capolavoro di Piero, "iI dipinto piu bello del mondo" la Resurrezione, opera databile intorno al 1460.
II Cristo risorto emerge con potenza dal sepolc ro, vittorioso sulla morte, simbolo e vessillo della speranza cristiana, della citra e della sua rinascita politi ca.
Altre grandi testimonianze pierfrancescane so no gli affreschi staccati del San Ludovico, proveniente dal vicino Palazzo Pretorio, e del San Giuliano, casualmente rinvenuto nell'abside della Chiesa di Santa Chiara nel 1954.


Piero della Francesca in the Civic Museum of Sansepolcro

 

Piero della Francesca | Resurrezione


Piero della Francesca, Resurrezione, 1450-1463, affresco, 225 x 250 cm, Museo Civico, Sansepolcro

La Resurrezione è un opera eseguita tra il 1463 e il 1465. Il perno della composizione è costituito dalla figura del Cristo, che divide in due parti il paesaggio, quello a destra rigoglioso quello a sinistra morente questi simboli richiamano il Buono e Cattivo governo afresco del Lorenzetti a Siena che tanto influi sulla pittura Toscana, Piero siede ai piedi del sarcofago e l'asta dell vessilo con la croce di parte Guelfa lo tiene in diretto contatto con la divinità, come se essa ispirasse il Piero politico che era stato consigliere comunale e sedeva nella stanza attigua all'afresco, normale che egli si prendesse dei vantaggi di immagine. Questo pur richiamando alla fiducia del popolo sui suoi buoni governanti, che in nome e ispirati da Cristo proclamano e dettano la giusta legge per il popolo di Borgo che dopo l'afresco di Piero, cambierà il nome in Borgo di Santosepolcro e poi in Sansepolcro. Pochi anni dopo il "Battesimo", Piero affresca in Borgo Sansepolcro una "Resurrezione". Nel dipinto, Cristo è rappresentato con tratti rudi ed essenziali, posto al centro esatto della composizione in una posizione simbolica. Egli è il passaggio dall’inverno, rappresentato con gli alberi spogli a sinistra, all’estate, con gli alberi rigogliosi a destra, e dalla notte dei soldati addormentati davanti al sarcofago all’alba che sorge al di sopra delle sue spalle.
La tradizione ci tramanda che nella figura del guardiano ripreso di fronte (centro-sinistra) si identificherebbe il ritratto di Piero della Francesca. La stessa immagine si trova nella "Madonna della Misericordia", e questo rafforzerebbe il peso tale ipotesi.

I Capolavori dell'Arte in Toscana | Piero della Francesca | Resurrezione (1450-1463), Sansepolcro


 
Piero della Francesca, Resurrezione.
Nella figura del guardiano dormiente con la testa appoggiata al bordo del sarcofago si è voluto riconoscere tradizionalmente, il ritratto di Piero.

 

 

Piero della Francesca
| Polittico della Misericordia, (1445-1462)



'Il grandioso polittico, con al centro la "Madonna della Misericordia", rappresenta una delle poche opere documentate di Piero e anche una delle prime commissioni a lui date a Sansepolcro. Nel 1445 la biturgense Confraternita della Misericordia gli commissionò l’opera, che avrebbe dovuto ornare l’altare maggiore della chiesa adiacente l’ospedale. Nel contratto fu specificato che il Maestro non doveva avvalersi di collaboratori e che l’opera doveva essere consegnata entro tre anni. L’artista, a causa degli impegni presi in varie parti d’Italia, non poté mantenere fede a tali clausole e solo quindici anni dopo l’opera poté dirsi finalmente conclusa.
Il polittico si compone di cinque grandi pannelli, una predella e undici tavolette distribuite nella cimasa e sui lati. La ricca composizione doveva essere racchiusa entro una fastosa cornice dorata tardo-gotica andata dispersa quando l’opera fu smontata intorno al 1630.
Al centro si erge la maestosa e ieratica figura della Madonna misericordiosa che, secondo uno schema già da tempo codificato e diffuso, apre, il mantello sotto il quale si rifugiano uomini e donne inginocchiati. Iconograficamente l’opera ricorda l’affresco, col medesimo soggetto, eseguito da Parri Spinelli nel Santuario di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo ma, a differenza di questo, non una folla di popolo si accalca sotto l’ampio manto. Solo il priore, i consiglieri della Fraternità e le loro donne vi trovano spazio quasi si trattasse di un mondo astratto e isolato dove l’umano e il divino s’incontrano. Questa sensazione è rafforzata dal volto della Vergine, un ovale perfetto che emerge con forza dal fondo dorato. Al di sopra della Madonna si trova il pannello dove è dipinta la Crocifissione, l’immagine presenta, in una tersa luce dorata, il Cristo con ai lati la Vergine, che leva le mani al cielo quasi volesse urlare il proprio dolore, e San Giovanni che spalanca le braccia in un gesto di disperazione.
Ai lati della tavola con la Madonna della Misericordia troviamo due pannelli raffiguranti San Sebastiano e San Giovanni Battista, a destra; San Bernardino da Siena e San Giovanni Evangelista, a sinistra. Le figure di questi quattro Santi, e in particolar modo quelli posti nel lato destro, risultano immobili e possenti e riescono a staccarsi dal fondo dorato con una fisicità che ricorda le energiche e rudi figure di Masaccio. Da notare che questi sono raffigurati, non sappiamo se intenzionalmente, secondo un ordine cronologico ovvero dal più giovane al più anziano.
I pannelli superiori del polittico, e le immagini della predella, furono probabilmente realizzati da Giuliano Amidei, che avrebbe diligentemente eseguito accurati disegni preparatori del maestro per le piccole figure di Santi e avrebbe realizzato da solo le storie poste nella predella.
Le tavolette superiori della maestosa opera raffigurano, partendo da sinistra: , San Benedetto, l’Arcangelo Gabriele, la Vergine Annunziata e San Francesco d’Assisi. Nella lesena di sinistra, dall’alto verso il basso, incontriamo: San Girolamo penitente, Sant’Antonio da Padova e Sant’Arcano, uno dei pellegrini fondatori di Sansepolcro. Nella lesena di destra vediamo Sant’Agostino, San Domenico e Sant’Egidio, l’altro fondatore della cittadina biturgense. Alla base delle lesene, con lettere in caratteri gotici, è scritta l’abbreviazione della Compagnia della Misericordia di Sansepolcro: "MIA".
La predella si suddivide in cinque scene comprendenti da sinistra: la Preghiera nell’Orto, la Flagellazione, la Deposizione, il Noli Me Tangere e le Marie al Sepolcro.

L’affresco di San Giuliano rappresenta un giovane santo identificato dal Salmi con San Giuliano Ospitaliere. Purtroppo ci è pervenuto solo un frammento raffigurante la bellissima testa, dalla fluente chioma dorata e parte del busto con le caratteristiche pieghe del mantello rese morbide e voluminose dal sapiente uso della luce. L’opera, scoperta nel 1954 nella parete destra della chiesa di Santa Chiara, è da sempre ritenuta un’opera indiscussa di Piero della Francesca. Il Santo non si rivolge verso lo spettatore ma si gira leggermente verso destra e sembra assorto mentre guarda un punto non precisato fuori dallo spazio pittorico. Da un punto di vista stilistico San Giuliano è molto vicino al profeta (forse Geremia) posto a destra della finestra absidale della chiesa aretina di San Francesco: le due figure sembrano essere state eseguite specularmente con lo stesso cartone.

L’affresco di San Ludovico da Tolosa, proveniente dall’antico Palazzo Pretorio fu staccato nella seconda metà dell’Ottocento e successivamente collocato in questa sala del Museo. Il Santo indossa l’abito francescano con sopra un piviale vescovile, ha in testa una mitra bianca con fregi dorati, impugna con la destra un pastorale e regge con la sinistra un libro. Un’iscrizione latina, perduta al momento dello stacco dell’affresco, informava che l’immagine era stata commissionata nel 1460 da Ludovico Acciaioli, governatore fiorentino a Sansepolcro. Il dipinto rivestiva così una valenza religiosa e civile in quanto intendeva omaggiare la figura di Ludovico Acciaioli che era riuscito a far ripristinare per Sansepolcro la carica di gonfaloniere di giustizia.
L’opera a causa delle sue cattive condizioni conservative ha sollevato dubbi sulla sua paternità pierfrancescana; l’ultimo restauro del 1998 ha però reso possibile un nuovo giudizio sull’affresco e, considerandone attentamente le peculiarità coloristiche e volumetriche, è risultato essere una creazione autografa di Piero della Francesca. Questa considerazione è avvalorata dal confronto stilistico con il San Ludovico della cappella Maggiore di San Francesco ad Arezzo; le due immagini hanno all’incirca le stesse dimensioni e si diversificano solo per alcuni dettagli del piviale e della mitra.'[4]

 

Piero della Francesca | Polyptych of the Madonna of Misericordia (1445-1462), Sansepolcro
Polyptych of the Madonna of Misericordia (1445-1462), Sansepolcro

 

Piero della Francesca | Polyptych of the Madonna of Misericordia (1445-1462), Sansepolcro
Piero della Francesca, St. Julian, fresco, 1455-60, 130 x 105 cm Pinacoteca Comunale, Sansepolcro

 

Piero della Francesca, San Ludovico di Tolosa, c. 1460, affresco, 130 x 80 cm, Museo Civico, Sansepolcro

 
 

II Museo di Sansepolcro non e solo il museo di Piero della Francesca. Le sue sale, infatti, testimoniano la storia culturale e civile della citci, che vide attivi altri importanti Artisti, alcuni dei quali nativi di Sansepolcro. Percorrendo Ie Sale del Museo incontriamo opere di:
Matteo di Giovanni (Sansepolcro, 1430 - Siena, 1495).
Oi lui si conservano Ie parti laterali, due pilastri e la predella di un trittico con San Pietro e San Paolo, che doveva contenere al centro il Battesimo di Piero, ora a Londra. Oi particolare interesse la predella con vivaci scene di vita quotidiana.
Jacopo Carucci detto il Pontormo (Empoli, 1494 - Firenze, 1557).
Figura emblematica del primo manierismo fiorentino, la sua opera proviene dalla chiesa dei Minori Osservanti e rappresenta il martirio di San Quintino, nobile cittadino romano.
Andrea Della Robbia (Firenze, 1435 - 1525).
Oi Andrea, nipote del piu famoso Luca, e della sua bottega ammiriamo una pala d'altare raffigurante la Nativita e un tondo, che rappresenta una Madonna con Bambino.
Raffaellino del Colle (Sansepolcro, 1494/97 - 1556). Oiscepolo di Raffaello e di Giulio Romano, ha dipinto per la sua citra un'Assunzione e Incoronazione della Vergine, una Purificazione della Vergine e un affresco staccato raffigurante San Leone I Magno.
Giovanni De Vecchi (Sansepolcro, 1537 - Roma, 1615)
Esponente del tardo manierismo, il suo vibrante chiaroscuro e il suo acceso cromatismo risentono dell'influenza veneta.
Sono presenti nel museo due grandi pale: la Nativita della Vergine e la
Presentazione di Maria al Tempio.
Santi di Tito (Sansepolcro, 1536 - Firenze 1603).
Artista che seppe rappresentare in maniera piacevole ed equilibrata gli ideali della controriforma, e fu allievo del Bronzino. Soggiorno a Roma dal 1558 al 1564. Di lui sono presenti diverse opere:
Glauco e Scilla, San Clemente Papa fra i fedeli, San Nicola da Tolentino, un Cristo in pieta, I'Annunciazione, il Riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto e iI ritratto di Bianca Cappello.
Agostino Ciampelli (Firenze, 1565 - Roma 1630).
A lui si deve la tela con la Distruzione degli Idoli, eseguita a Roma rna destinata alia chiesa di San Bartolomeo di Sansepolcro; opera caratterizzata da delicati accordi cromatici e particolari raffinati come Ie vesti in preziosa seta damascata e il bambino in primo piano. Leandro Bassano (Bassano, 1557 - Venezia, 1622)
Ci offre una Natività immersa in un'atmosfera notturna da cui emergono raffinati particolari.
Di Giovan Battista Mercati (Sansepolcro, 1591 - 1642)
Pittore e incisore attivo a Roma fino al 1637, si possono vedere una tela raffigurante l'Immacolata Concezione, proveniente dalla soppressa chiesa dei Minori Osservanti, e una Maddalena penitente.
Di Domenico Cresti detto il Passignano (Passignano, 1558 - Firenze, 1638)
Che eseguì con Federico Zuccari gli affreschi della cupola del Duomo di Firenze, il Museo conserva una Crocifissione dipinta su tela.

AI piano superiore, all'interno della vecchia torre, due ampi e luminosi saloni ospitano affreschi staccati e sinopie del XIV e XV secolo, testimonianza della pittura a Sansepolcro prima di Piero della Francesca.
Nel piano interrato, in un suggestivo salone lungo 42 metri, sono esposti il Tesoro della Cattedrale di Sansepolcro e sculture in pietra. Di particolare bellezza il Fregio romanico (1230) testimonianza della scultura r.I medioevale a carattere laico.

useo Civico Sansepolcro

Giovanni del Leone - Tavola Votiva Compagnia del Crocifisso - Pellegrinaggio della Compagnia del Crocifisso a Loreto in occasione della peste del 1523, Olio su tavola - 68 x 57,5 cm, Museo Civico Sansepolcro

 


Duomo di Sansepolcro

La concattedrale di San Giovanni Evangelista è il luogo di culto cattolico più importante della città di Sansepolcro, già cattedrale dell'omonima diocesi fino al 1986.
L'attuale concattedrale, un tempo chiesa abbaziale, sorge approssimativamente sul luogo ove nel X secolo fu fondato il primo monastero benedettino, passato alla congregazione camaldolese nel corso del XII secolo.
Tra il 1012 e il 1049 si costruì la chiesa, dedicandola inizialmente ai Quattro Evangelisti e al Santo Sepolcro, le cui reliquie, secondo la tradizione, furono portate dalla Terrasanta dai due pellegrini Egidio e Arcano.
L'abbazia benedettina, che tra 1137 e 1187 entra a far parte della congregazione camaldolese, fu ricostruita nel tardo Duecento. Nel 1520, con la creazione della Diocesi di Sansepolcro da parte di papa Leone X, l'abbazia divenne cattedrale di San Giovanni Evangelista, patrono della città e da allora anche della diocesi (dal 1520 a oggi si sono succeduti 37 vescovi). Primo vescovo fu il camaldolese Galeotto Graziani. Il territorio della nuova diocesi fu scorporato da quella di Città di Castello, della quale fino a quel momento Sansepolcro aveva fatto parte, aggiungendo anche l'abbazia di Santa Maria Assunta in Bagno di Romagna, con tutto il suo territorio nell'appennino cesenate. Tra 1934 e 1943, su iniziativa del vescovo Pompeo Ghezzi, vengono promossi radicali lavori di restauro secondo la linea "purista" allora in voga: se furono distrutti quasi tutti gli elementi barocchi e tutte le epigrafi, è pur vero che fu possibile recuperare l'originaria fisionomia architettonica romanico-gotica e alcuni affreschi di scuola riminese e di Bartolomeo della Gatta dei secoli XIV-XV, in precedenza ricoperti dalle sovrastrutture dei secoli XVII-XVIII. Inoltre, venne realizzata la Cappella del SS. Sacramento, nella quale fu collocato il Volto Santo, in precedenza posto sull'altare maggiore. Dal 1994 questa cappella è stata esclusivamente dedicata al Volto Santo. Nel 1962 il beato papa Giovanni XXIII, accogliendo la richiesta del vescovo Domenico Bornigia, elevò la cattedrale al rango di basilica minore; la celebrazione per il conferimento del titolo fu presieduta dal cardinale Eugène Tisserant, decano del sacro collegio. Tra 1966 e 1967 il vescovo Abele Conigli, padre conciliare, promosse i lavori di adeguamento del presbiterio alla riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, con la collocazione dell'altare al centro del presbiterio e la realizzazione del nuovo coro dei canonici all'interno del catino absidale, con al centro la cattedra vescovile. Nel 1979 questa sistemazione venne ulteriormente modificata con la ricollocazione del Polittico della Resurrezione (Niccolò di Segna, 1348 circa) tra l'altare e il coro dei canonici. Nel 1986, a seguito della piena unione della diocesi di Sansepolcro con le diocesi di Arezzo e di Cortona, assunse il titolo di concattedrale. A motivo del profondo legame con la Terra Santa, la basilica è stata visitata dai patriarchi di Gerusalemme Michel Sabbah, il 26 febbraio 2006, e Fouad Twal, il 26 settembre 2010.


Descrizione

Ancora oggi la chiesa conserva, eccetto che nella parte absidale, la struttura e la forma trecentesca con la pianta basilicale a tre navate. L'edificio denuncia caratteri ancora romanici nella foggia degli archi a tutto sesto, nei capitelli depressi (ma anche dalla plastica vigorosa) e nelle proporzioni generali.

Aperture alla nuova corrente gotica sono più avvertibili nella facciata, soprattutto nel portale centrale strombato e sormontato da una cuspide triangolare e più ancora nella finestra circolare soprastante, mentre il rosone è opera di ripristino. Mai terminato fu il progettato prolungamento della chiesa con un'abside poligonale gotica, interrotto nella navata destra dalla robusta torre campanaria costruita secondo un modello di ispirazione umbra. Lungo la scalinata di accesso alla cella campanaria si apre una sala decorata da un fregio affrescato con stemmi abbaziali e della congregazione camaldolese (inizio XVI sec.), forse usata per un certo periodo come sala capitolare.


Interno

L'interno è a tre navate su colonne di cui quella mediana con soffitto a capriate e le due minori a volta.


Opere d'arte presenti

A sinistra di chi entra dall'ingresso principale, fonte battesimale della seconda metà del XVI secolo (collocabile tra 1568 e 1590), con copertura in argento realizzata tra 2011 e 2012 in occasione del millenario della Basilica Cattedrale.
All'inizio della navata destra, Madonna con Bambino (1385), affresco di scuola romagnola.
Al primo altare a destra, Incredulità di San Tommaso di Santi di Tito (1576-77).
Segue l’affresco raffigurante la Crocifissione di Bartolomeo della Gatta (1486)
Al secondo altare a destra, Adorazione dei pastori di Durante Alberti.
L'altare di fondo della navata destra è l'unico rimasto di quelli in stile barocco; si apre sulla parte superiore entro il campanile dal quale prende luce mediante una piccola cupola decorata in stucco con la gloria di san Pio V. All'interno, Madonna della Misericordia, di Raffaello Schiaminossi (sec. XVII).
Sull'altar maggiore è collocato il polittico della Resurrezione, opera senese del XIV secolo realizzata da Niccolò di Segna attorno al 1348.
Sulla controfacciata e presso la porta della sacrestia sono collocate alcune terrecotte di scuola robbiana del XVI secolo.
Lungo la navata sinistra Ascensione di Cristo di Pietro Vannucci detto il Perugino e monumento sepolcrale dell'abate Simone Graziani, degli inizi del XVI sec.
Particolare interesse riveste il cosiddetto Volto Santo, conservato nella cappella sinistra del presbiterio, crocifisso ligneo forse di età carolingia, con policromia del XII secolo, di provenienza orientale, oggetto di particolare venerazione.
Nella cappella del Volto Santo si conserva inoltre la tomba del vescovo Pompeo Ghezzi, chiusa da un'artistica lastra in marmo realizzata nel 1982.


Sansepolcro, Duomo, bell tower[0]


Il soggetto ed il rigoroso schema compositivo semplificato della Resurrezione si appoggiano ad un prototipo più antico (Niccolò di Segna nel Duomo di Sansepolcro) in una scena pervasa da immobilità e silenzio. il Polittico della Resurrezione di Niccolò di Segna del secolo XIV, Cristo che sorge dal sepolcro, base della fede cristiana, è il fondamento della comunità di Sansepolcro che userà questa immagine come sigillo e stemma fin dalle origini.
Niccolò di Segna (notizie dal 1331 al 1345), allievo del padre Segna di Buonaventura, fu sensibile ai modi di Duccio e di Simone Martini. È firmato e datato (1345) un suo Crocifisso (pinacoteca di Siena). Gli sono attribuiti numerosi dipinti.
La costruzione piramidale del gruppo ha al suo vertice la testa del Cristo risorto ed alla base i quattro militi assopiti ai piedi del sarcofago.
La parte dominata dal Cristo che impugna il vessillo diviene il momento centrale della composizione, a significare come dovrebbe essere centrale per la vita di ciascun uomo la figura del Redentore.
L'incombere della figura del Cristo e la sua emergenza plastica sono accentuate da due diversi punti di vista utilizzati per la resa prospettica: uno per i soldati in primo piano e il sepolcro e uno, più alto, per la testa e il busto del Risorto.
Il gruppo delle guardie non è accomunato da una divisa o da un particolare segno di riconoscimento. Ciò fa pensare che, al tempo di Piero, la difesa della città fosse affidata a privati volontari, nobili e popolani. La figura con cappello circolare e lancia sembra ancora legata ad un mondo del passato (cfr. la scrittura sullo scudo) e, probabilmente, rappresenta la nobilità, più legata a valori tradizionali. Gli uomini in primo piano sembrano avvertire fastidio per la luce improvvisa che li colpisce, ma non ne sono svegliati: la parola di Dio dovrà attendere ancora decenni prima che tutto il bacino del Mediterraneo la conosca (Czortek).
Tutto l'affresco sembra creato come cornice alla centrale figura di Cristo risorto, raffigurato in modo alquanto originale, non riconducibile ai canoni dell'arte occidentale. È in atteggiamento ieratico e l'immobilità apparente del volto conferisce alla figura un aspetto da condottiero, "fermo e ben saldo sulla tomba (che è più simile ad un altare che ad un sepolcro) sulla quale poggia il piede sinistro"

Art in Tuscany | Niccolò di Segna

 

 
Niccolò di Segna, Resurrezione
Niccolò di Segna, Resurrezione

 

 
Bartolomeo della Gatta, pseudonimo di Pietro di Antonio Dei (Firenze, 1448 – Arezzo, 1502), è stato un pittore, miniatore, religioso, e architetto italiano.
Figlio di un orafo, venne iscritto dal padre alla corporazione dei maestri orafi fiorentini alla sola età di cinque anni. Più tardi frequenterà la bottega del Verrocchio dove farà conoscenza con i più grandi artisti dell'epoca, fra i quali Botticelli, Ghirlandaio, Leonardo da Vinci, Lorenzo di Credi, Perugino e Luca Signorelli.

Inoltre, mentre lavorava ad Arezzo e a Urbino, Bartolomeo della Gatta molto probabilmente frequentò altri grandi artisti del calibro di Piero della Francesca e Donato Bramante.

Bartolomeo della Gatta fu attivo in particolar modo nella Toscana dell'est, ad Arezzo e in altre località del territorio aretino come Sansepolcro, Cortona, Castiglion Fiorentino e Marciano della Chiana, anche se alcune opere si trovano oggi anche a Roma e a Urbino.
 

Pietro di Antonio Dei, Bartolomeo della Gatta, Crocifissione, 1486

La Pala di Sansepolcro di Pietro Perugino, riprese fedelmente lo schema dello scomparto centrale del Polittico di San Pietro, cioè l'Ascensione di Lione, con poche variazioni e con un notevole intervento della bottega. In particolare, viste le dimensioni maggiori, vennero amplificati alcuni elementi decorativi, come i nastri svolazzanti tenuti dagli angeli, o la resa morbida e sfumata degli incarnati.

Lo schema della composizione è impostato su due registri paralleli quasi non comunicanti, con Cristo che ascende in una mandorla tra angeli (volanti, musicanti, cherubini e serafini) nella parte superiore, e un gruppo inferiore della Madonna tra gli Apostoli immersi nel paesaggio umbro, punteggiato da esili alberelli.

Perugino ricorse con sicurezza a uno schema misurato e piacevole, impostato sulle simmetrie e sulla pacatezza dei sentimenti, con colori brillanti ma sfumati con dolcezza e con un'attenzione ai particolari decorativi.
 
Vannucci Pietro di Cristoforo, il Perugino, Ascensione, c. 1510

Il Palazzo Vescovile

A fianco della Basilica Cattedrale sorge il Palazzo Vescovile, antica abbazia. Al piano terreno, interessanti gli affreschi del chiostro (inizi sec. XVI), con scene della vita di san Benedetto. Nel vano d'ingresso sono state collocate nell'anno 2008 tre epigrafi con i nomi degli abati di Sansepolcro (1013-1520), dei vescovi di Sansepolcro (1520-1986) e dei vescovi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro (dal 1986). Nel chiostro si apre anche la cappella detta "Monacato", che contiene la sepoltura di Piero della Francesca (morto il 12 ottobre 1492). Al primo piano, oltre agli uffici della Curia Vescovile e dell'Istituto Diocesano Sostentamento Clero, hanno sede l'Archivio Vescovile (con documenti dei secoli XI-XX) e la Biblioteca Vescovile, ricca di oltre 20.000 volumi, il cui allestimento si deve a mons. Ercole Agnoletti, che lo curò personalmente e lo completò nel 1991. L'archivio raccoglie i documenti dell'antica abbazia camaldolese (secc. XI-XVI), quelli della diocesi di Sansepolcro (secc. XVI-XX) e del capitolo della Cattedrale (secc. XVI-XX), delle abbazie di Bagno di Romagna e di Galeata (secc. XVI-XVIII) e dell'arcipretura di Sestino (secc. XVI-XVIII). Nel salone - riammodernato nel 2012 - si conservano i ritratti di alcuni vescovi di Sansepolcro, tra i quali quelli di Galeotto Graziani (1520-1523), Roberto Costaguti (1778-1818), Pompeo Ghezzi (1912-1953), Domenico Bornigia (1954-1963) e Giovanni D'Ascenzi (1983-1986). Tra la quadreria si segnala anche il ritratto del concittadino Antonio Maria Graziani, vescovo di Amelia e letterato (secc. XVI-XVII). L'11 dicembre 1966 si riunì nel salone del Palazzo Vescovile il primo consiglio pastorale diocesano di Sansepolcro, tra i primi organismi di partecipazione laicale alla vita diocesana creati in Italia dopo il Concilio Vaticano II.

Palazzo Vescovile, gli affreschi del chiostro (inizi sec. XVI), con scene della vita di san Benedetto

Accanto al Duomo si trova il Palazzo delle Laudi, oggi sede comunale. L'edificio, opera di Alberto Alberti, che faceva parte della Compagnia delle Laudi. Si visiti anche lo splendido cortile interno, progettato nel XVI secolo da Antonio Cantagallina, un architetto locale. La facciata è impreziosita da un portale di grandi dimensioni, che un tempo ospitava il mercato cittadino.

Al centro di Sansepolcro si trova la piazza detta Torre di Berta, per la torre medioevale che sorgeva isolata nello spazio pubblico prima di essere distrutta durante l'ultima guerra.[1] La Piazza è circondata da numerosi edifici di interesse, tutti trasformati o restaurati nel corso del tempo. Tra di essi citiamo il Palazzo Pichi, con finestre di bugnato, il Palazzo Giovagnoli, di origine duecentesca con basamento di una casa - torre e finestre rinascimentali, il Palazzo Pichi – Sermolli, di impianto quattrocentesco, e infine il superstite torrione medioevale mozzo situato sul lato nord - ovest.

La Casa di Piero della Francesca, in cui nacque l'Artista è un bel palazzo quattrocentesco, alla cui progettazione forse partecipò egli stesso. L'impostazione architettonica presenta moduli michelozziani nel portale e nelle finestre.

La fortezza di Sansepolcro, ideata nel Cinquecento, è situata nella parte orientale della cerchia muraria tuttora in piedi. Il progetto si deve a Giuliano da Sangallo, che inglobò le fortificazioni preesistenti nelle nuove bastionature. Nella realizzazione intervenne anche l'architetto Alberto Alberti. All’edificazione della fortezza Cosimo I volle accompagnare il rafforzamento della cerchia muraria strutturata lungo quattro bastioni angolari, uno dei quali si trova proprio nella Fortezza Medicea.

La chiesa di San Lorenzo si trova in via Santa Croce 2. La chiesa fu eretta nel 1556 assieme all'attiguo monastero per ospitare le monache benedettine rimaste senza sede dopo l'abbattimento dei borghi esterni alla nuova cinta muraria (1554), nel luogo già occupato dalla Confraternita della Croce e dall'Ospedale di Santa Maria al Fondaccio.
La facciata presenta un elegante portico cinquecentesco che corre in parte anche sul fianco sinistro.
L'interno conserva sull'altare maggiore un capolavoro della pittura manierista, il Compianto sul Cristo deposto di Rosso Fiorentino (1528), coronato da una lunetta di Raffaellino del Colle con Dio Padre benedicente (1527).

Dopo la soppressione napoleonica il monastero fu trasformato nell'Orfanotrofio femminile Schianteschi; successivamente anche l'Asilo Infantile Nomi-Collacchioni è stato ospitato nell'edificio.
Nelle due strutture, dal 1919 al 1984, hanno prestato servizio le Suore della Carità, dette di Maria Bambina.
Oggi vi ha sede un ufficio di volontariato per gli immigrati e un ospizio per anziani gestito dalla Diocesi, nel quale operano le Suore Francescane Figlie della Misericordia.

Sansepolcro | Manifestazioni

Sansepolcro: Drappo della società dei balestrieri con fanti in costume storico
Giovedì, venerdì, sabato e domenica precedenti la Domenica delle Palme: Fiere di Mezzaquaresima.
a settembre le Feste del Palio della Balestra:
1º settembre: alle ore 18.00 presentazione del drappo del Palio della Balestra e alle ore 21.30 il Palio di Sant'Egidio (in onore del santo fondatore della città assieme ad Arcano),
Il mercoledì che precede il Palio della Balestra in Piazza Torre di Berta alle ore 21.00 si svolge il Palio dei Rioni, tra i balestrieri di Porta Fiorentina contro quelli di Porta Romana.
Il sabato che precede il Palio della Balestra in Cattedrale alle ore 18.00: Offerta della Cera e alle ore 21.00 i Giochi di Bandiera.
Seconda domenica di settembre: celebrazione del Palio della Balestra tra i balestrieri di Sansepolcro e Gubbio, nella cornice di piazza Torre di Berta.
Settembre (anni pari): Biennale Internazionale del Merletto.
Luglio/Agosto: Kilowatt Festival, rassegna dedicata alla scena contemporanea del teatro, della danza, della musica e delle arti performative[14].
Mercato mensile di prodotti locali (Mercatale): terzo sabato del mese.

 



Casa di Piero della Francesca

 

Medici Fortezza

 
 

 

 
 
   


[0] Sansepolcro church steeple - Tuscany, Italy, Flickr photographer: Christina J. Weis

[1] Torre realizzata nel XII secolo, probabilmente da un consorzio di famiglie di Sansepolcro, come torre angolare di un gruppo di edifici presso l'abbazia benedettino-camaldolese di San Giovanni Evangelista.
Nell'area sottostante si sviluppò nel tempo il mercato di ortaggi, tanto che nei primi decenni del XIX secolo è denominata Piazza delle Erbe, nome poi mutato in Piazza Vittorio Emanuele dopo l'unità d'Italia.
Nel 1868 furono abbattuti gli edifici appoggiati alla torre e venne così realizzata l'attuale piazza, lasciando la Torre di Berta al centro. In questo modo la Torre di Berta divenne il simbolo di Sansepolcro, e come tale fu riprodotta nelle prime cartoline e guide turistiche tra i secoli XIX e XX.
Venne distruttura nel corso del passaggio del fronte della seconda guerra mondiale, nella notte tra il 30 e il 31 luglio 1944, quando i soldati tedeschi in ritirata la fecero saltare in aria imbottendone di esplosivo il piano terra. L'operazione, del tutto ingiustificata sal piano delle operazioni militari, fu una rappresaglia contro la città, nel tentativo, risultato poi vano, di fare crollare l'intera area attorno, compresi la Cattedrale, il Palazzo Vescovile, il Palazzo Comunale e il Tribunale.
Dopo la distruzione dell'antica torre il nome della principale piazza cittadina è stato mutato in Piazza Torre di Berta, a ricordo del simbolo cittadino. Nel corso degli anni sono stati avanzati vari tentativi di ricostruzione, nessuno dei quali andato a buon fine.
Diverse le ipotesi sul nome: la tradizione locale vuole che Berta fosse il nome della sfortunata fidanzata di un giovane di Pieve Santo Stefano, il cui amore fu osteggiato dalle rispettive famiglie per motivi di rivalità; alcuni studiosi locali del secolo scorso hanno ipotizzato che indicasse il luogo dove si mettevano alla berlina i condannati nel Medioevo.

[2] La tradizione attribuisce a Sansepolcro un’origine mitica per opera di due Santi pellegrini, Arcano ed Egidio che, di ritorno dalla Terra Santa, si fermarono in questa valle dove, per un segno divino, decisero di restare e costruire una piccola cappella per custodire le Sacre Reliquie, portate da Gerusalemme. Dal ‘300 al ‘500 Sansepolcro ebbe il periodo di massimo splendore. Di quei secoli ricchi di commerci (dal guado ai panni), di arte e cultura, ne è testimonianza il centro storico della città.
La prima particolarità da cui si viene colpiti da Sansepolcro è il nome. Non è né San Sepolcro, né tantomeno S. Sepolcro, ma è corretto scriverlo per esteso Sansepolcro. Il vero nome per esteso è Borgo Sansepolcro, tant’è che dalle persone del posto e dai vicini confinanti umbri è chiamato soltanto Borgo.( Piero della Francesca si firmava Pietro dal Borgo).
Benché gli abitanti di Sansepolcro siano chiamati ‘biturgensi’, nel corso dei secoli si è molto discusso sul fatto che la cittadina di Sansepolcro possa o meno essersi originata dalla località che Tolomeo aveva posto tra le città della Toscana e dell’Umbria, Biturgia. Secondo gli storici questa antica località venne fondata dai Galli Biturgi, che provenivano dalle regioni a nord della Francia. Come spiegato molto bene dallo stesso Plinio, che nella zona vi costruì una sua dimora Romana, costoro erano divisi in due tribù, i “Biturgi Cubi”, provenienti da Avarico (e cioè da Bourges) e i “Biturgi Vibisci“; i primi fondarono la loro colonia in Toscana, chiamandola appunto “Biturgia”. L’antico borgo si sviluppò poi intorno al X secolo, prima come feudo appartenente ai monaci di Camaldoli, nella diocesi di Città di Castello, poi come comune autonomo. Nel XIV secolo la città fu sottomessa dalla famiglia dei Tarlati (1318), e verso la fine del secolo a quella dei Malatesta di Rimini.

[3] Marco Bussagli, Piero Della Francesca, p. 24, Giunti Editore, 2007

[4] Fonte: Museo Civico Sansepolcro | www.museocivicosansepolcro.it

Bibliografia

A. Di Lorenzo - C. Martelli - M Mazzalupi, La Badia di Sansepolcro nel Quattrocento, Selci-Lama, Editrice Pliniana, 2012.
Alessio Varisco, Borgo Sansepolcro: città di Cavalieri e pellegrini, Pessano con Bornago, edizioni Mimep-Docete, 2012.
A. Czortek, Un'abbazia, un comune: Sansepolcro nei secoli XI-XIII, Città di Castello, Tibergraph Editrice, 1997.
E. Agnoletti, I Vescovi di Sansepolcro (note di archivio), I-IV, Sansepolcro, Tipografia Boncompagni, 1972-1975.
I. Ricci, L'abbazia camaldolese e la cattedrale di S. Sepolcro, Sansepolcro, Tipografia Boncompagni, 1943.Montenegro, Riccardo (May 2007). "Un'arte per tutte le stagioni". Medioevo (124): pp. 34–35.
Roberto Manescalchi, Appunti concernenti la fortuna storica del polittico della Madonna della Misericordia di Piero della Francesca. Heliopolis (in collaborazione con Sergio Pittino), 1980
Vittoria Garibaldi, Perugino, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004
Alessio Varisco. Borgo Sansepolcro: città di cavalieri e pellegrini. Pessano con Bornago, Mimep-Docete, 2012.


Madonna della Misericordia (Piero della Francesca)



Piero della Francesca e le corti italiane | Piero della Francesca and the Italian Courts
Museo Statale d’Arte Medievale e Moderna
Arezzo, Via S. Lorentino 8 | www.mostrapierodellafrancesca.it
31st March – 22nd July 2007 | Press releases

Exhibition Itinerary

Giorgio Vasari | Le vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri | Piero della Francesca

Birgit Laskowski, Piero della Francesca, collana Maestri dell'arte italiana, Gribaudo, Milano 2007. ISBN 978-3-8331-3757-0

Attilio Brilli, Borgo San Sepolcro. Viaggio nella città di Piero, Città di Castello, Tibergraph Editrice, 1988.

Luca Madrignani (21-10-2007). Insurrezione e lotta armata a Sansepolcro. Patria Indipendente: pp. 25-27

Il Museo di Piero della Francesca sorge nell’antico Palazzo della Residenza di Sansepolcro, uno dei più rappresentativi di tutta la Toscana. All’interno, su una parete della Sala dei Conservatori, fu affrescata intorno al 1460, più o meno in contemporanea con l’altrettanto famosa Madonna del parto di Monterchi, la celebre Resurrezione, opera, a ragione, definita dallo scrittore inglese Aldous Huxley “la più bella pittura del mondo”. Proprio da questa illustre presenza scaturì, già nel Cinquecento, l’idea di riunire in questa stanza un gruppo di opere d’arte realizzando così la prima collezione artistica cittadina. Questo stesso ambiente oggi, accanto al celebre affresco, conserva le altre opere che Piero eseguì per la sua città natale alla quale rimase sempre legato.

Piero della Francesca | Storie della Vera Croce (1452 - 1466)

Museo Civico
, Via Niccolò Aggiunti, 65, 52037 Sansepolcro Arezzo | www.museocivicosansepolcro.it

 

 



Case vacanza in Toscana | Podere Santa Pia

 

 
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La casa di vacanze Santa Pia si trova fuori il paese di Cinigiano, in posizione panoramica,
con vista sulle colline che conducono al mare e l'isola Montecristo


Anghiari

     
L'antico castrum di Anghiari è un borgo fortificato che domina l'intera Valtiberina.
Il nucleo originario dell'abitato risale all'XI secolo quando i monaci Camaldolesi, in gran parte fautori dello sviluppo economico ed artistico del luogo, contribuirono a dare forma al paese.
Il possente monastero di S. Bartolomeo, trasformato dai Perugini in edificio difensivo (Cassero) per le sue caratteristiche, è la prima costruzione di Anghiari sorta insieme alla Chiesa della Badia, luogo di culto cristiano. La cinta muraria si presenta quasi intatta, corrispondente alla costruzione avvenuta tra il XII e il XIII secolo, e si apre all'esterno attraverso tre porte: Sant'Angelo, San Martino e Fiorentina. Sulla cerchia di mura si innestano elementi caratterizzanti del paese: l'abside della Chiesa di Sant'Agostino ed il Bastione del Vicario.
L'antica piazza del Borghetto, attuale piazza Mameli, è crocevia obbligato per chi si avventura tra i vicoli del Borgo e testimoni della sua storia artistica sono i due principali Musei che qui hanno sede: Palazzo del Marzocco e Palazzo Taglieschi.
L'espansione del centro storico avvenne nel XIV secolo, quando la nobile famiglia dei Tarlati fece costruire il lungo stradone che conduce a Sansepolcro e la Loggia con le fonti, sotto l'attuale piazza del Mercatale, oggi piazza Baldaccio, a sua volta ampliata.
Al di fuori del circuito delle mura è interessante visitare, oltrepassata la Galleria Girolamo Magi, l'ampio complesso settecentesco di Palazzo Corsi, fatto costruire da Benedetto Corsi tra il 1777 e il 1794: ne fanno parte il Palazzo, oggi sede della Biblioteca ed Archivio Comunale, la Cappella votiva e il Teatro.

 

Anghiari
Le Opere di Piero della Francesca | Itinerario Sansepolcro Monterchi Arezzo

Piero Della Francescaè sicuramente uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, nato nel 1416 a Sansepolcro, in questa zona ha lasciato stupende testimonianze della sua attività artistica. L’itinerario alla scoperta delle opere di Piero della Francesca, nella provincia di Arezzo, si snoda tra la Valtiberina, toccando le località di Sansepolcro e Monterchi, borgo natìo della madre Monna Romana, e la città di Arezzo.
L'Alta valle del Tevere, o Valtiberina, è il lembo più orientale della Toscana e trae il nome dal fiume che l'attraversa in tutta la sua lunghezza, fino al confine con l'Umbria. La Valtiberina fu confine e insieme punto d'incontro tra civiltà diverse, l'umbra e l'etrusca, la bizantina e la longobarda. Piero della Francesca, già nel natio Borgo San Sepolcro, intuì il segreto dello spazio e della luce e lo tradusse in pittura.
Il Museo Civico di Sansepolcro, città natale dell’artista, ospita quattro opere, il Polittico della Misericordia, la Resurrezione, il San Giuliano e il San Ludovico.
Lasciata Sansepolcro l’itinerario continua a Monterchi, nella Val Cerfone. Per questo borgo, adagiato su una collina al confine con l’Umbria, Piero della Francesca realizzò lo straordinario affresco della Madonna del Parto per l’antica chiesa di Santa Maria a Momentana.
L’itinerario nella terra di Piero prosegue e termina in Arezzo. Splendida città posta su una collina nella Toscana orientale a ridosso dell’Appennino Tosco-Romagnolo, fu una delle maggiori città etrusche e successivamente una strategica città romana. Piero della Francesca lasciò in questa città una delle più alte testimonianze pittoriche dell’arte del Rinascimento. La Basilica di San Francesco ospita nella cappella Bacci il ciclo affrescato della Leggenda della Vera Croce, il capolavoro che l’artista eseguì per la chiesa francescana tra il 1452 e il 1466 circa e nel Duomo di Arezzo, in fondo alla navata sinistra, è collocato l’affresco raffigurante la Maddalena.

Sansepolcro

* Polittico della Misericordia, Museo Civico
* Resurrezione, Museo Civico
* San Giuliano, Museo Civico
* San Ludovico, Museo Civico

La cittadina di Sansepolcro, sviluppatasi intorno alla grande abbazia benedettina ha conservato quasi inalterato l'assetto urbanistico medioevale e si è, nei secoli, arricchita di pregevoli edifici rinascimentali e barocchi. Città natale di Piero della Francesca, conserva nel Museo Civico la memoria del maestro biturgense. Opere come la Resurrezione, complessa e simbolica, il Polittico della Misericordia, San Giuliano e San Ludovico testimoniano il genio dell'artista del primo rinascimento. Nella Cattedrale di notevole interesse è il "Volto Santo", crocifisso ligneo di epoca carolingia, il Polittico di Francesco di Segna e la tavola raffigurante l'Ascensione del Perugino. Accanto alla Cattedrale vi è il Palazzo delle Laudi, di forme manieristiche, oggi sede del Comune. Altre testimonianze artistiche della città sono visibili attraversando il suo centro storico: Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Chiesa di San Francesco. Da non perdere una visita alla Chiesa di San Lorenzo che ospita una tavola del Rosso Fiorentino raffigurante la Deposizione. Cuore del centro storico è la piazza Torre di Berta, nella quale, la seconda domenica di settembre si svolge il tradizionale Palio della Balestra - i costumi indossati dai figuranti sono ispirati ai dipinti di Piero della Francesca.

Monterchi

* Madonna del Parto, Museo Madonna del Parto

Il borgo medievale sorse su un luogo sacro per gli antichi romani, dedicato al culto di Ercole.
Incastonato tra due piccole valli, disegnate da colline rivestite di lecci, la Val Padonchia e la Val Cerfone, Monterchi rappresenta una tappa d’obbligo lungo il “sentiero dell’arte” pierfrancescana. Borgo natale della madre di Piero della Francesca, ospita, nel centro storico in un piccolo museo a Lei dedicato, il celebre affresco della Madonna del Parto, straordinario affresco nel quale l’artista ritrae la splendida figura della Vergine in stato di attesa.

Arezzo

* Leggenda della Vera Croce, Cappella Bacci, Basilica di San Francesco
* Santa Maria Maddalena, Duomo

Arezzo sorge su una collina nella Toscana orientale a ridosso dell'Appennino Tosco-Romagnolo. Come testimonia l'architettura stessa della città, vanta un'origine antichissima che l'ha vista essere una delle maggiori città etrusche e successivamente una strategica città romana. La parte più elevata della città conserva uno spiccato aspetto medievale, dominata dalla Cattedrale e dalla Fortezza Medicea. La Cattedrale, che presenta nel suo aspetto tratti gotici, custodisce pregevoli opere d'arte tra le quali la Maddalena di Piero della Francesca e le vetrate istoriate di Guillaume de Marcillat. Al centro della città Piazza Grande dispiega una vera antologia di stili architettonici. Accanto alle torri medievali, si ergono l'imponente Loggiato Vasariano, una delle più interessanti opere architettoniche rinascimentali; il Palazzo della Fraternita dei Laici, bell'esempio di sintesi di architettura gotica e rinascimentale e l'abside della Pieve di Santa Maria. Piazza Grande, il penultimo sabato di giugno e la prima domenica di settembre, diventa lo scenario della Giostra del Saracino, torneo cavalleresco di origini medioevali. La stessa piazza e gran parte del centro storico ospitano, ogni prima domenica del mese ed il sabato precedente, la Fiera Antiquaria. La cappella Bacci nella Basilica di San Francesco accoglie lo straordinario ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, una delle più alte testimonianze della pittura rinascimentale italiana. Nella Basilica di San Domenico, semplice costruzione a navata unica, si conserva la croce dipinta di Cimabue, opera giovanile dell'artista. Molte altre chiese e palazzi testimoniano con la loro bellezza e la loro originalità stilistica la civiltà aretina e la sua importanza nelle varie epoche storiche. Ricordiamo tra queste la Badia delle Sante Flora e Lucilla, la Chiesa della Santissima Annunziata, edifici come Palazzo Pretorio e Palazzo dei Priori, e a qualche minuto fuori le mura della città, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Pieve romanica di Sant'Eugenia al Bagnoro. I musei della città offrono ai visitatori la possibilità di ammirare una varietà di beni di inestimabile valore artistico: il Museo Archeologico Gaio Cilnio Mecenate, il Museo Statale d'Arte Medioevale e Moderna, il Museo e Casa Vasari, la Casa Museo Ivan Bruschi.

1 Morte di Adamo

2 Adorazione della Croce e incontro tra Salomone e la Regina di Saba

3 Sollevamento della Croce

4 Annunciazione

5 Sogno di Costantino

6 Vittoria di Costantino su Massenzio

7 Tortura dell'ebreo

8 Ritrovamento delle tre croci e verifica della Croce

9 Battaglia di Eraclio e Cosroè

10 Esaltazione della Croce

11 Profeta Geremia

12 Profeta Ezechiele

13 Un' angelo

Itinerario

L'itinerario alla scoperta delle opere di Piero della Francesca, nella provincia di Arezzo, si snoda tra la Valtiberina, toccando le località di Sansepolcro e Monterchi, borgo natìo della madre Monna Romana, e la città di Arezzo.
L'Alta valle del Tevere, o Valtiberina, è il lembo più orientale della Toscana e trae il nome dal fiume che l'attraversa in tutta la sua lunghezza, fino al confine con l'Umbria. La Valtiberina fu confine e insieme punto d'incontro tra civiltà diverse, l'umbra e l'etrusca, la bizantina e la longobarda. Piero della Francesca, già nel natio Borgo San Sepolcro, intuì il segreto dello spazio e della luce e lo tradusse in pittura.
Il Museo Civico di Sansepolcro, città natale dell'artista, ospita quattro opere, il Polittico della Misericordia, la Resurrezione, il San Giuliano e il San Ludovico.

Lasciata Sansepolcro l'itinerario continua a Monterchi, nella Val Cerfone. Per questo borgo, adagiato su una collina al confine con l'Umbria, Piero della Francesca realizzò lo straordinario affresco della Madonna del Parto per l'antica chiesa di Santa Maria a Momentana.

L'itinerario nella terra di Piero prosegue e termina in Arezzo. Splendida città posta su una collina nella Toscana orientale a ridosso dell'Appennino Tosco-Romagnolo, fu una delle maggiori città etrusche e successivamente una strategica città romana. Piero della Francesca lasciò in questa città una delle più alte testimonianze pittoriche dell'arte del Rinascimento. La Basilica di San Francesco ospita nella cappella Bacci il ciclo affrescato della Leggenda della Vera Croce, il capolavoro che l'artista eseguì per la chiesa francescana tra il 1452 e il 1466 circa e nel Duomo di Arezzo, in fondo alla navata sinistra, è collocato l'affresco raffigurante la Maddalena.

Mostra Piero della Francesca e le corti italiane

La mostra si estende ad un vero e proprio itinerario nel territorio che permetterà di conoscere le testimonianze dell’arte di Piero conservate nella Cappella Bacci della chiesa di San Francesco ad Arezzo, nel Duomo di Arezzo, nel Museo Madonna del Parto di Monterchi e nel Museo Civico di Sansepolcro.
Piero della Francesca e le corti italiane rappresenta un affascinante viaggio che, partendo dai luoghi d'origine dell'artista, accompagnerà il visitatore tra le corti del Rinascimento, ricostruendone clima, cultura, protagonisti, scambi e incontri, attraverso la figura del maestro e gli echi della sua arte.

Dalla casa a Sansepolcro alla corte dei Baglioni a Perugia, come collaboratore di Domenico Veneziano; dal soggiorno nella Firenze di Cosimo il Vecchio con la visione della corte bizantina, alla permanenza presso la corte estense di Ferrara, con la sua influenza su artisti coevi come i Lendinara e i maestri dello studio di Belfiore; dall'arrivo a Rimini alla corte dei Malatesta, al contatto diretto con Roma dove soggiorna tra il 1458-59 lavorando per Pio II in Vaticano. Il viaggio di Piero prosegue alla volta di Urbino, presso la corte dei Montefeltro, dove si dedica alla scrittura del trattato sulla prospettiva ed il cui passaggio lascerà riflessi nell'opera di Giovanni Santi, in quella del Laurana. Infine presso i della Rovere, ove dipinge la splendida Madonna di Senigallia.

Un artista itinerante Piero della Francesca; la Mostra ne ricostruisce quindi il viaggio grazie ad opere straordinarie come il Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta, il San Girolamo con Girolamo Amadi, il Dittico dei duchi d'Urbino, la Madonna di Senigallia, e a dipinti e tavole di artisti a lui coevi come Pisanello, Rogier van der Weyden, Domenico Veneziano, Fra Carnevale, Luca Signorelli.
Arezzo offre inoltre la possibilità di ammirare, nel Duomo e nella Basilica di San Francesco, altri celebri capolavori dell'artista come la Maria Maddalena e il ciclo della Leggenda della Vera Croce.

Piero della Francesca sentiva un profondo e intenso legame con le sue terre, ove tornò più volte lasciando alcuni dei suoi più importanti capolavori. Dopo Arezzo l'itinerario si dipana quindi nella valle superiore del Tevere, a Sansepolcro ed a Monterchi, il primo, borgo natale del Maestro che custodisce il Polittico della Misericordia, la Resurrezione, il San Giuliano e il San Ludovico, il secondo, piccolo centro che serba un altro straordinario affresco di Piero della Francesca, la Madonna del Parto.

Colori e ritmi delle terre di Arezzo rivivono nelle opere del maestro e solo in questi luoghi possono essere pienamente comprese.

[Fonte: www.mostrapierodellafrancesca.it]

 


Madonna del Parto [the Pregnant Virgin Mary], Museum Madonna del Parto

Piero della Francesca, Madonna del parto (dettaglio)

Legend of the True Cross, Bacci Chapel, Basilica of San Francesco


Schema della narrazione degli affreschi nella cappella


Piero della Francesca, Storie della Vera Croce: Battaglia di Eraclio e Cosroe, c. 1466, affresco, 329 x 747 cm, Ubicazione basilica di San Francesco, Arezzo

Santa Maria Maddalena, Dome, Arezzo

 

Podere Santa Pia, immersa nella splendida campagna della Maremma, è situato in una splendida posizione panoramica, a pochi chilometri da Montalcino e Abbazzia Sant' Antimo.

 

 

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