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Celleno

Travel guide for Tuscany
       
   

Celleno


 
   
   
Celleno (VT) è situato tra il Lago di Bolsena e il Lago di Alviano, 20 km a nord da Viterbo e 25 km a sud di Orvieto.
A circa un kilometro da Celleno nuova, su un poggio tufaceo all'interno di celleno sorge l'antico borgo di Celleno, abbandonato da molto tempo.

Storicamente fu castello di Viterbo, seppure con statuto autonomo, seguendone le vicende.
Nel 1316 venne assaltato e depredato dalle truppe orvietane, condotte da Poncello Orsini.
Nel 1329 passò agli Orvietani: tornò a Viterbo solo nel 1392 a garanzia degli impegni di fedeltà assunti da Orvieto nei confronti della Santa Sede. Fu feudo della famiglia viterbese degli Alessandri, quindi assegnato da Bonifacio IX (1396) in vicariato perpetuo a Silvestro Gatti, mediante il pagamento di un censo annuo di una libbra d'argento lavorato; i Gatti lo tennero per cento anni. Successivamente papa Alessandro VI lo volle assegnare al cardinale Antonio Morton di S.Anastasia, incontrando in ciò l'energico rifiuto di Giovanni Gatti, che venne ucciso.
Estinta la famiglia Gatti, dopo alternate vicende, nel 1527 fu dato da papa Clemente VIII al Card. Franciotto Orsini e rimase di tale famiglia sino al 1580, in cui venne assorbito dalla Camera Apostolica.
Toponimo
Il nome Celleno ha origini antichissime che ci conducono all'antica civiltà etrusca e greca. Secondo il critico e storico greco, Dionigi di Alicarnasso, Celleno sarebbe stata fondata da "Italo discendente di Enotro, in memoria della sua figlia Cilenia; e ciò molti anni prima dell'assedio di Troja". Celeno, nella mitologia greca, era una delle tre arpie figlie di Taumante e Elettra.


Celleno

Celleno è il toponimo può derivare da "cella" nel senso di grotta con il suffisso -anus che può avere un rapporto di pertinenza. La parola Celleno può voler significare cella in senso di cavità. Nel territorio cellenese il suolo è di natura tufacea che si è mostrato molto utile nel tempo per formare delle cavità. Il suddetto etimo lo ritroviamo in altri nomi di località come Cellere ed altri.


Castello Orsini

Quasi in contrasto con le precarie condizioni dell'antico centro storico, questo imponente edificio sembra non aver per nulla risentito delle disastrose scosse telluriche che hanno più volte minacciato il borgo e si presenta con la sua maestosa imponenza. La situazione é ben diversa per quello che riguarda la parte abitativa dell'edificio: i crolli interni nei tufi ed i continui restauri impediscono di poter anche solo immaginare quello che doveva essere il fitto reticolo dei cunicoli e della loro relazione funzionale. Questi infatti sono quasi tutti interrotti o molto mal percorribili e tutta la parte lignea dell'edificio (scale, camminamenti, ecc.), che doveva aveva un ruolo molto importante nell'economia della costruzione,è andata perduta.
   
   

 

Castello di Montecalvello

Montecalvello, which rises around a castle where the famous Balthus, a contemporary painter, lived for thirty years.
Restored by Count Balthus Klossowski de Rola, the castle is beautifully maintained and still evolving.The studio of Balthus still has canvases on easels and a table where the artist worked.

 

Montecalvello

 
   

Vanished splendors. A Memoir. By Balthus as told to Alain Vircondelet.
Translated by Benjamin Ivry, 237 pp. New York: Ecco/HarperCollinsPublishers.

Damian Pettigrew, Balthus Through the Looking Glass (72', Super 16, PLANETE/CNC/PROCIREP, 1996). Documentary on and with Balthus filmed at work in his studio and in conversation at his Rossinière chalet. Shot over a 12-month period in Switzerland, Italy, France and the Moors of England.

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Podere Santa Pia
Podere Santa Pia, giardino
Abbadia d’Ombrone and Monastero d’Ombrone near Castelnuovo Berardenga



Vulci, Castello della Badia
Orvieto
Magliano in Toscana

Sorano, Sasso Leopoldino
Saturnia

Lago Bolsena

         
   
Civita di Bagnoregio è su una collina di argilla e ha mantenuto intatta la sua struttura medievale. Un ponte la unisce a Bagnoregio, che sembra sospeso sul nulla. Le due cittadine si trovavano un tempo nella zona chiamata Balneoregium dallo stesso re Desiderio che pare abbia miracolosamente curato una malattia con le acque termali di questa zona. Il re Desiderio lo vediamo spesso legato ad "acque miracolose" e non è la prima volta che attorno a lui avviene qualcosa di magico. La fonte curativa dovrebbe esistere ancora oggi (fonte delle Colonne zona chiamata dell'Uncino) , che un tempo era possibile raggiungere con una stradina che partiva dalla chiesa di Santa Maria della Maestà, oggi non più esistente perchè crollata nel 1695. Un tempo era possibile entrare da 5 porte,


Lago Bolsena

 

Civita di Bagnoregio

Con la sua superficie di 114 Km² è il più grande lago vulcanico d'Europa e il primo assoluto nel Lazio. Ha un perimetro di 43 Km e la profondità massima di 151 m, localizzata al centro del bacino.
Il fiume Marta è l'unico emissario che inizia il suo corso a sud del lago nei pressi dell'omonima cittadina, per sfociare al mar Tirreno nei pressi di Tarquinia.
Numerose sono le attrattive turistiche di natura storica e archeologica. Qui infatti si sono succedute la civiltà Villanoviana, Etrusca e Romana, mentre presso i borghi sono evidenti i segni del periodo medioevale. Pertanto lungo il circondario del lago non mancano siti archeologici di età etrusco-romana , sono proposti dei percorsi farnesiani attraverso gli omonomi palazzi monumentali ed i musei allestiti ad arte e non ultimo è facile perdersi attraverso gli stravaganti vicoli tipicamente medievali passeggiando nel cuore dei borghi.

Tra i borghi più caratteristici abbiamo Bolsena, Montefiascone, Gradoli, Marta e Capodimonte.

Bomarzo

 

Bolsena

« A Bomarzo la finzione scenica è travolgente; l'osservatore non può contemplare perché vi è immerso, in un ingranaggio di sensazioni (...), capace di confondere le idee, di sopraffare emotivamente, di coinvolgere in un mondo onirico, assurdo, ludico e edonistico (...) »
(Bruno Zevi, Barocco Illuminismo, Roma, 1995)

Palazzo Orsini

Il palazzo è formato da varie costruzioni, risalenti al periodo che va dal 1525 al 1583, e con la sua struttura articolata domina il paese. All'interno, assieme alla sede del Municipio, spicca il bel salone affrescato da pittori della scuola di Pietro da Cortona. Il feudo con il palazzo furono acquistate dai Borghese nel 1836.


Il Parco dei Mostri

Il complesso monumentale, situato alle pendici di un vero e proprio anfiteatro naturale, fu fatto costruire da Vicino Orsini nel XVI secolo. Nel parco vi sono monumenti che raffigurano animali mostruosi e mitologici.
L'architetto e antiquario Pirro Ligorio su commissione del principe Pier Francesco Orsini (detto Vicino Orsini) progettò e sovraintese alla costruzione, nel XVI secolo, il parco elevando a sistema, nelle figure mitologiche ivi rappresentate, il genere del grotesque.
Alcuni studiosi, erroneamente, facevano risalire la "regia", a Michelangelo (E. Guidoni), mentre altri, in particolare per il Tempio citavano il nome di Jacopo Barozzi detto "il Vignola". La realizzazione delle opere scultoree fu probabilmente affidata a Simone Moschino.[1] L'Orsini chiamò il parco Sacro Bosco e lo dedicò a sua moglie, Giulia Farnese (non l'omonima concubina del papa Alessandro VI). Vi sono anche architetture impossibili, come la casa inclinata, o alcune statue enigmatiche che rappresentano forse le tappe di un itinerario di matrice alchemica.

Iscrizioni sui monumenti stupiscono e confondono il visitatore. Forse questa era l'intenzione del principe:

« Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi. »

Ci sono anche implicazioni morali:
« Animus quiescendo fit prudentior ergo. »

O forse il complesso fu fatto semplicemente "per arte" in un doppio senso della parola:
« Tu ch'entri qua con mente parte a parte et dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte. »

Scienziati storici e filologi hanno fatto parecchi tentativi di spiegare il labirinto di simboli, e hanno trovato temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, per esempio del Canzoniere di Petrarca, dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e dei poemi Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso (in quest'ultimo compare ad esempio un dragone d'acciaio con una stanza all'interno, e dalla cui bocca uscivano amazzoni a cavallo). Sono rimasti, però, talmente tanti misteri che uno schema interpretativo universale, alla fine, forse non potrebbe essere trovato; su un pilastro, però, compare la possibile iscrizione-chiave "Sol per sfogare il core". John Shearman, che cita più volte il parco nel suo Mannerism, parla di "incredibili, piacevoli e soprattutto manifeste finzioni - prodotti d'evasione artistica e letteraria".[2] Nel 1585, dopo la morte dell'ultimo principe Orsini, il parco fu abbandonato e nella seconda metà del Novecento fu restaurato dalla coppia Giancarlo e Tina Severi Bettini, i quali sono sepolti nel tempietto interno al parco, che forse è anche il sepolcro di Giulia Farnese.

Il parco è sito in prossimità dell'omonima località di Bomarzo in provincia di Viterbo.
Per raggiungerlo si può usare l'autostrada del Sole A1 utilizzando le uscite di Orte da sud e Attigliano sia da nord che da sud per poi seguire le chiare indicazioni locali.

 


Bomarzo




Palazzo Orsini di Bomarzo




Il parco dei Mostri di Bomarzo

Montefiascone

   
Montefiascone (VT) è una cittadina dell’alta Tuscia, costruita sul ciglio di un cratere a 639 metri di altitudine. Dalla Rocca lo sguardo spazia dagli Appennini all’Argentario e all’isola del Giglio; dal monte Amiata al Cimino, dal Cetona alla valle del Tevere. Si specchia nel sottostante lago di Bolsena, abbellito dalle due isole e circondato dai paesi rivieraschi.

Del periodo romano affiorano numerose tracce: resti d'insediamenti rurali (Villae) e soprattutto lunghi tratti perfettamente conservati della Via Consolare Cassia, che, come oggi, attraversava da sud a nord l'intero territorio.
Durante il periodo medievale Montefiascone crebbe d'importanza per la sua posizione strategica dominante gran parte della Tuscia. Già nell'alto medioevo è attestata la presenza di una piccola rocca, che è denominata in alcuni documenti ufficiali Montis Flasconis.
Dopo il mille e per tutto il periodo medievale Montefiascone fu luogo di sosta e residenza di Papi e personaggi illustri. Nel 1074 vi si incontrarono papa Gregorio VII e Matilde, contessa di Toscana, fedele alleata del Papato nelle dispute che l'opponevano al Sacro Romano Impero Germanico.

L'imperatore Enrico IV tentò senza successo di impadronirsene. Cosa che riuscì nel 1111 al suo successore Enrico V. Fu in questa occasione che avvenne il fatto rimasto leggendario del connestabile imperiale Deuc. L'imperatore Enrico, che amava degustare il buon vino, spedì in avanscoperta, durante la sua discesa in Italia, il suo fedele servo Deuc, con l'ordine di segnalare con il verbo latino EST (c'è) il vino buono che avesse assaggiato nelle varie località incontrate lungo il viaggio.
Giunto a Montefiascone, Deuc bevve il vino e, trovatolo superbo, lo segnalò all'imperatore con un triplice EST sulla porta di una cantina. Al Deuc il vino di Montefiascone piacque tanto che ne bevve fino a morire. I Montefiasconesi allora lo seppellirono con tutti gli onori nella chiesa di S. Flaviano.
Da allora EST, EST, EST è il nome dell'eccellente vino di Montefiascone e ogni estate, in occasione della tradizionale Fiera del Vino, l'avvenimento viene ricordato in maniera solenne con figuranti in costume e cerimonia sulla tomba del Connestabile che è visibile nell'antica chiesa di S. Flaviano.

La figura di Flaviano è presente in quasi tutte le chiese di Montefiascone, principalmente abbigliato come un comandante militare romano, ma con delle variazioni. La rappresentazione pittorica più antica è stata rinvenuta nella chiesa di Santa Maria di Castello, detta comunemente Madonna della neve, dove si conserva nella parete di sinistra un'absidiola con un affresco con la Madonna in trono col Bambino e i Santi Benedetto, Agostino, Francesco d'Assisi e san Flaviano, quest'ultimo con in mano il vessillo della vittoria (della risurrezione sulla morte).

Le successive raffigurazioni si trovano nella chiesa di San Flaviano, una nella prima campata di sinistra in un affresco di scuola giottesca, dove è rappresentato con il vessillo vittorioso abbigliato con una corazza di ispirazione classica ma con un mantello e un berretto medioevali; una seconda rappresentazione è posta nell'abside retrostante l'altare maggiore, opera di un modesto pittore forse quattrocentesco, che utilizzando più volte il medesimo cartone lo rappresenta a cavallo con armatura di foggia rinascimentale e vessillo simile ad un San Giorgio.
 


La Chiesa di Santa Margherita

San Flaviano e due sante, affresco nella chiesa di San Flaviano a Montefiascone

     
Bolsena Lake | Lago di Bolsena