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Val d'Orcia


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Vetulonia


Viterbo

Volterra




 
Walking in Tuscany
             
 
Volterra
N L       E N G Volterra [1]

  ‘Isabella forse in quell’ora viaggiava per Volterra, a traverso le crete della Valdera, a traverso le biancane sterili; vedeva di là dalla collina gessosa riapparire all’improvviso su la sommità del monte come su l’orlo d’un girone dantesco il lungo lineamento murato e turrio, la città di vento e di macigno
Gabriele D’Annunzio, Forse che si, forse che no, 1911
album Surroundings
       
   

Volterra


   
   

La città di vento e di macigno’: così nel 1910 nel suo romanzo Forse che si, forse che no, Gabriele D’Annunzio ‘vedeva’ Volterra con gli occhi di Isabella. Luchino Visconti l’ha dipinta con toni cupi e maestosi nel suo film “Vaghe stelle dell’Orsa”. Molti sono gli artisti – scrittori, pittori e altri – che da sempre sono attratti dal fascino senza tempo di questa città, magnifica perla bruna incastonata nel verde acceso delle colline toscane.

Volterra è un comune italiano della provincia di Pisa. La città, celebre per l'estrazione e la lavorazione dell'alabastro, conserva un notevole centro storico di origine etrusca (di questa epoca rimane la Porta all'Arco, magnificamente conservata; la Porta Diana, che conserva i blocchi degli stipiti; gran parte della cinta muraria, costruita con ciclopici blocchi di pietra locale; l'Acropoli, dove sono presenti due templi, vari edifici ed alcune cisterne; e numerosissimi ipogei utilizzati per la sepoltura dei defunti), con rovine romane ed edifici medievali come la Cattedrale, la Fortezza Medicea ed il Palazzo dei Priori sull'omonima piazza, il centro nevralgico dell'abitato.

Intitolato a Santa Maria Assunta, il Duomo di Volterra fu ricostruito verso il 1120 sui resti di una preesistente chiesa dedicata a Santa Maria. L'interno conserva numerose opere d'arte, tra le quali due gruppi statuari attribuiti a Giovanni della Robbia. Nella Cappella dell'Addolorata a sinistra, un Presepio in terracotta dipinta con al fondo l'Arrivo dei Magi di Benozzo Gozzoli,


In epoca etrusca era chiamata Velathri, in seguito adattato al latino Volaterrae. Alcuni studiosi, tuttavia, sostengono che il nome etrusco fosse in realtà Felathrash, proprio perché così sarebbe scritto su una moneta etrusca emessa da Volterra nel III secolo a.C. e custodita nel Museo Guarnacci.[2]
Velàthri (il nome dell'attuale Volterra in etrusco e greco antico, Βελ?θρη) faceva parte della confederazione etrusca, detta dodecapoli etrusca o lucumonie. Il re (e gran sacerdote) era detto luchmon (lucumone). Parte del territorio comunale fu l'epicentro del terremoto del 2 agosto 1853, che raggiunse la magnitudo 4.63 della Scala Richter ed il V-VI grado della Scala Mercalli.[3]


   
   
Jean-Baptiste Camille Corot, olterra, la cittadella, 1834, Musée du Louvre, Paris, France (currently on view at Louvre Lens)


[2]

   
     

Monumenti e luoghi di interesse

Duiomo, o Cattedrale di Santa Maria Assunta

 

   

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, che è il Duomo di Volterra, fu costruito nel 1120 nel XIII secolo fu ingrandito e adornato da Nicola Pisano. L'interno, restaurato nell'Ottocento, presenta elementi tardo rinascimentali. Il campanile che si erge a lato della facciata è un'elegante costruzione quattrocentesca.
Il Battistero di San Giovanni, edificato nella seconda metà del Duecento, presenta una pianta ottagonale con pareti decorate secondo la classica bicromia dei marmi bianchi e verdi tipica delle costruzioni romaniche. L'edificio è sormontato da una cupola.

 

Volterra, The Duomo, or Cathedral of Santa Maria Assunta

Volterra, il Duomo

 

Il Duomo di Volterra, fu costruita intorno al 1120 su una preesistente chiesa dedicata a Santa Maria. La facciata a due ordini, con grandi lesene quadrangolari di stile lombardo ed un portale marmoreo con lunetta a mosaico geometrico di epoca romana, risale al secolo XIII, quando tutta la costruzione fu ingrandita e adornata, secondo il Vasari, da Nicola Pisano.

L’interno è a croce latina con tre navate divise da colonne in granito e pareti dipinte a fasce bianche e nere, ai cui lati si aprono interessanti cappelle. Nella navata sinistra si trova il pergamo, opera della scuola di Giovanni Pisano del secolo XII ma rimaneggiato nel secolo XVII: il pergamo poggia su quattro piccole colonne con pregevoli capitelli raffiguranti animali allegorici. A causa dei continui rifacimenti avvenuti nel corso dei secoli la cattedrale offre un aspetto tardorinascimentale. Negli anni 1580-84, in seguito alle nuove norme liturgiche emesse dal Concilio di Trento e sostenute dal vescovo Serguidi, furono eseguiti diversi lavori, tra cui il rifacimento dei capitelli delle colonne e il soffitto a cassettoni.

Al centro della navata si osserva lo Spirito Santo (il Paradiso), mentre tutto intorno sono disposti i busti dei santi della chiesa volterrana: Sant’Ugo, San Giusto, San Lino Papa, San Clemente e le SS. Attinia e Greciniana. Lavori di restauro avvennero nel 1842-43 per apporre il pavimento in marmo e l’attuale presbiterio, e nel 1934-36.


 
Benozzo Gozoli, Corteo dei Magi con robbiana, Duomo, Volterra

'Vasari, celebre autore delle biografie degli artisti, ricorda che Benozzo eseguì in questa città alcune opere delle quali già al suo tempo rimaneva solo una piccola nicchia affrescata nella cappella della Vergine in Duomo. Il soggetto rappresentato è la Cavalcata dei Magi, che ricorda il più noto corteo realizzato dal pittore in Palazzo Medici a Firenze nel 1459. L’affresco faceva da sfondo ad un gruppo scultoreo in terracotta attribuito ad Andrea della Robbia raffigurante l’Adorazione dei Magi, che con tutta probabilità doveva completare la narrazione dell’episodio dipinto dal Gozzoli. Attualmente il gruppo scultoreo si trova in un tabernacolo della medesima cappella ed è stato sostituito da un’altro gruppo con il tema del presepe, scolpito sempre da Andrea della Robbia.' [Serena Nocentini][]


Palazzi di Volterra

 

   
Palazzo dei Priori: sorge in Piazza dei Priori e fu edificato nel 1246; nel XIX secolo fu modificato con l'aggiunta di un coronamento alla sommità della torre. All'interno, nella Sala del Maggior Consiglio, si possono ammirare decorazioni e stemmi ottocenteschi.
Palazzo Minucci-Solaini: costruito tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, il palazzo passò alla famiglia Solaini nel corso dell'Ottocento quanto si estinse il ramo volterrano della famiglia Minucci; oggi vi hanno sede la Pinacoteca cittadina e l'Ecomuseo dell'alabastro
Palazzo Incontri-Viti: lal costruzione del palazzo iniziò verso la fine del XVI secolo ad opera della famiglia Incontri; nel 1850 divenne proprietà di Benedetto Giuseppe Viti, i cui discendenti abitano ancora il palazzo, oggi museo aperto al pubblico. Al piano terra si trova il Teatro Persio Flacco
     

Fortificazioni militari

 

   

La Cinta muraria, d'origine etrusca, fu modificata in epoca medioevale. Qui si trova la celebre Porta all'Arco, un tempo facente parte dell'antica cerchia muraria del IV secolo a.C.
Fortezza Medicea: è formata da due fortificazioni unite da una cortina muraria. La rocca più antica presenta una torre a pianta semiellittica, mentre la cosiddetta Rocca Nuova, caratterizzata da un possente mastio, fu costruita per volontà di Lorenzo de' Medici.

Le porte


Porta all'Arco

 

   
La Porta all’Arco è il più famoso monumento architettonico della Volterra etrusca.
La porta ha una copertura ad arco in pietra, decorato sulla facciata esterna da tre sculture a forma di testa umana. Gli stipiti sono formati da blocchi di pietra arenaria e sono databili al IV sec. a.C.
Non sappiamo con esattezza cosa rappresentino le tre teste che decorano l’arco, corrose da secoli di esposizione ai forti venti provenienti dal mare. L’ipotesi più attendibile è quella che raffigurino la triade degli dei protettori di Volterra, che corrisponderebbero all’incirca alle figure di Giove, Giunone e Minerva della mitologia greco-romana. Altrimenti, si è ritenuto che ad essere rappresentati fossero Giove e i due Dioscuri, Castore e Polluce.

Porta Diana, subito fuori dall'odierna Porta Fiorentina, in direzione della Valdelsa.
 
Porta all'Arco

Musei

   

Palazzo Minucci Solaini Pinacoteca e Museo Civico
Museo diocesano d'arte sacra
Palazzo Incontri-Viti
Museo Etrusco Guarnacci

   
     
Il Palazzo Minucci Solaini, nella centralissima via dei Sarti, che attualmente ospita la Pinacoteca di Volterra è tra i più singolari della città per le limpide e rigorose proporzioni del prospetto e per il mirabile equilibrio architettonico del cortile nonché per la varietà espressiva dell'impianto distributivo e decorativo dell'interno. Attribuito dalla storiografia locale ad Antonio da Sangallo il Vecchio, oggi si tende a individuare in alcuni elementi architettonici, analogie di stile con le finestre del cortile di Palazzo Strozzi e di Palazzo già Guadagni del Cronaca, nonché affinità stilistiche e decorative con Baccio d'Agnolo, che operò con il Sangallo.

La visita inizia dal primo piano a sinistra dove, nella I sala oltre ad ammirare lo splendido cassettone istoriato ci imbattiamo subito in una lunetta marmorea esempio di reimpiego di una lapide sepolcrale romana, con la scena di Atteone sbranato dai cani interpretata secondo i canoni della simbologia medievale da un ignoto artista del XII sec.. Seguono due capitelli in alabastro volterrano del XII sec., uno in particolare interessante per la raffigurazione della sirena bicodata e di Daniele fra i leoni e una piccola testa di profeta in marmo di Carrara, proveniente dalla Fontana Maggiore di Perugia e pertanto attribuita a Giovanni Pisano, (XIII sec.). Infine, una croce dipinta di maestro toscano del XII sec. affine alla cultura di Coppo di Marcovaldo riproposta inclinata rispetto all'osservatore secondo un uso documentato dalle fonti iconografiche.

Nella II sala divisa al centro da una quinta sono da segnalare i due laterali di polittico con San Giusto e Sant'Ugo di maestro senese del primo trentennio del XIV sec. e una piccola ancona con la Vergine e il Bambino fra due Santi in alto e il Crocifisso fra Santi nella parte centrale attribuita per via stilistica ad ambito ducciesco. Dalla cappella settecentesca sul cui altare è una sacra conversazione attribuita a Giandomenico Ferretti si passa nella saletta detta di "Taddeo di Bartolo" dove è collocato il grandioso polittico eseguito dallo stesso Taddeo nel 1411 dove su fondo oro grandeggia la figura della Vergine con il Bambino fra i Santi Antonio A. Giovanni B. e Francesco. L'opera che appartiene al periodo della piena maturità dell'artista è corredata da una predella che riproduce episodi salienti delle figure raffigurate nel polittico.[8]

Pinacoteca en Museo Civico, , Via dei Sarti 1
www.comune.volterra.pi.it
Opening hours: daily except 01.01 and 25.12

Timetable:

Open every day except 01/01 and 25/12
From March 16 to November 1: 09:00 am / 07:00 pm
From November 2 to March 15: 10:00 am / 04:30 pm

Palazzo Incontri-Viti

 

 
Rosso Fiorentino, Deposizione dalla Croce (1521), Volterra, Pinacoteca e museo Civico

La costruzione di questo edificio fu iniziata alla fine del 1500 da Attilio Incontri, nobile volterrano e ministro del granduca di Toscana. Il disegno della facciata è attribuito a Bartolomeo Ammannati.

L'edificio presenta un fronte sulla strada di oltre quaranta metri, con una profondità di quasi sedici e con due ali incompiute che racchiudono due chiostre su cui si affacciano le finestre del teatro Persio Flacco.
Il progetto originale prevedeva invece, un grande cortile porticato.
Nel 1816 gli Incontri venderono parte del piano terra ed il cortile incompiuto, su cui fu costruito il teatro.

Benedetto Giuseppe Viti, viaggiatore e commerciante dell'alabastro, comprò il palazzo nel 1850 provvedendo ad un suo radicale restauro; altri lavori furono effettuati nel 1861 in occasione della visita del re Vittorio Emanuele II.

Nel 1964 Luchino Visconti scelse alcune sale per girarvi il film "Vaghe Stelle dell'Orsa", film premiato a Venezia con il Leone d'oro..[8]

Indirrizzo: Palazzo Incontri-Viti, Via dei Sarti, 41, 56048 – Volterra (PI)
www.palazzoviti.it
Orario al pubblico
Stagione estiva (da Aprile a Ottobre):
aperto tutti i giorni: dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e
dalle ore 14.30 alle ore 18.00

 

   

Teatro romano: il teatro romano venne riportato in luce negli anni cinquanta da scavi archeologici condotti nella località di Vallebuona. Il monumento si data alla fine del I secolo a.C. e la sua costruzione venne finanziata dalla ricca famiglia volterrana dei Caecina. Il teatro era parzialmente scavato nel pendio naturale di un'elevazione, in analogia ai teatri greci. Alla fine del III secolo il teatro venne abbandonato e in prossimità dell'edificio scenico venne installato un impianto termale. In epoca medioevale, le mura cittadine inglobarono il muro di chiusura della parte più alta delle gradinate (summa cavea).

 

Storia di Volterra

Dalle origini alla caduta dell'Impero romano[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Etruria e Conquista romana dell'Etruria.
Il colle su cui sorge Volterra era abitato già durante la prima età del ferro come confermano le grandi necropoli villanoviane delle Ripaie e della Guerruccia, situate sui versanti che guardano a ovest e a nord. Gli insediamenti presenti lungo le colline trovarono il loro punto di incontro nell'area della necropoli dove, intorno alla fine dell'VIII secolo a.C., iniziarono a svolgere mercati e realizzare aree di culto dando vita al processo di sinecismo che dette vita al primo nucleo urbano della città.
I reperti archeologici riferibili ai secoli VII e VI a.C. sono abbastanza scarsi ma mostrano una persistenza della cultura villanoviana accanto a le prime testimonianze della cultura orientalizzante.
Volterra, chiamata Velathri, fu una delle dodici città principali della confederazione etrusca e a partire dalla seconda metà del VI secolo a.C. ingrandì le mura a difesa dell'acropoli fino a raggiungere una circonferenza di circa 1800 metri, in pratica il piano sottostante la vetta del colle; questo processo si completò ai primi del V secolo a.C.
Le mura, ancora oggi per gran parte visibili, vennero costruite alla fine del IV secolo a.C. ed avevano un'estensione di 7300 metri; oltre all'accresciuto centro urbano proteggevano anche i pascoli necessari per far sopravvivere le greggi degli abitanti dei dintorni che si rifugiavano all'interno per salvarsi dai saccheggi che spesso i Galli e i Liguri effettuavano in queste zone.
Dal IV secolo a.C. in avanti i reperti archeologici aumentano ed è possibile ripercorrere la storia della città che raggiunse il suo massimo splendore quando le città etrusche meridionali (Veio, Tarquinia, Cerveteri, Vetulonia ecc..) iniziarono a decadere a causa della loro vicinanza con la nascente potenza di Roma. Volterra era collocata molto più lontano e soprattutto era situata su un colle difficilmente accessibile e protetto da mura possenti. In quel periodo la città ebbe un grande sviluppo della sua economia basata sullo sfruttamento delle miniere di rame e di argento poste nei dintorni; oltre che di minerali il territorio volterrano era ricco di pascoli, foreste e di attività agricole. Il vicino fiume Cecina e la sua valle furono la naturale via di comunicazione verso il mare e favorì anch'esso i commerci. La vita politica e sociale era dominata dall'aristocrazia locale, con a capo la famiglia dei Ceicna, che seppe garantire un notevole benessere e anche una certa indipendenza. La parziale indipendenza venne mantenuta anche quando Velathri fu costretta, ultima tra le Lucumonie etrusche, a riconoscere la supremazia di Roma e a entrare verso la metà del III secolo a.C.nella confederazione italica con il nome di Volaterrae.
La città mantenne dei buoni rapporti con Roma e nel corso della seconda guerra punica fornì a Scipione grano e navi. La fedeltà venne ricompensata e nel 90 a.C. i volterrani ottennero la cittadinanza romana. Pochi anni dopo la città venne coinvolta nella guerra civile tra Mario e Silla schierandosi con Mario e accogliendo, all'interno delle sue mura, i resti dell'esercito mariano; Silla diresse personalmente l'assedio alla città che resistette per due anni (82-80 a.C.);[5] dopo i quali, con la popolazione stremata, la città si arrese subendo un devastante saccheggio. Volterra e i suoi abitanti furono privati del diritto di cittadinanza e il suo territorio fu dichiarato ager publicus. Dopo l'abdicazione di Silla, Volterra, difesa da Cicerone, amico dei Caecinae (i Ceicna dell'epoca etrusca) la più potente famiglia volterrana, riuscì a ritornare in possesso di gran parte delle terre confiscate e a godere di un periodo di prosperità e di crescita urbanistica testimoniato dalla costruzione del teatro e da un quartiere residenziale posto nell'area di Vallebona.
Ma furono gli ultimi bagliori. La città era isolata dal punto di vista viario, non era più necessaria come fortezza dopo l'assoggettamento dei Galli, il trasferimento nella capitale delle famiglie più ricche e la crisi economica che colpì i municipi italici nel I secolo d.C. portò la città a decadere in epoca imperiale. In quello stesso I secolo d.C. nacquero a Volterra due dei suoi figli più celebri: Aulo Persio Flacco nel 34 d.C., e San Lino, eletto nel 67 d.C. secondo papa della storia e martirizzato nel 76 d.C.
Negli anni della crisi e della decadenza dell'impero romano, Volterra non ha lasciato nessuna notizia di sé.

Dall'età cristiana al Rinascimento

Nel V secolo d.C. divenne sede di una diocesi il cui vastissimo territorio ricalcava quello della Lucumonia e del municipio romano; nello stesso secolo venne fondato il tempio di Santa Maria, il primo duomo della città. Si segnala tra i primi vescovi volterrani, Giusto (†5 giugno 556), poi divenuto il patrono di Volterra, a cui si attribuisce il miracolo di aver salvato la città dall'assedio di Totila nel VI secolo.
Nei secoli seguenti la città venne governata dai Longobardi e dai Franchi fino ad arrivare al IX - X secolo quando iniziò il potere temporale dei vescovi. Il potere vescovile fu favorito dagli imperatori che concessero loro il governo della città e i vescovi lo estesero alle vicine città di San Gimignano e Colle Val d'Elsa. Il potere vescovile toccò il suo culmine all'epoca di Galgano Pannocchieschi, vescovo e governatore di Volterra per conto di Federico Barbarossa. Il suo governo dispotico fu anche la causa dell'inizio della rivolta contro quel potere. Lo stesso Galgano venne massacrato dal popolo inferocito sulla soglia del duomo nel 1170. I capi della rivolta anti-vescovile furono i locali signori feudali e gli esponenti della nascente borghesia comunale.
Nel 1208 venne iniziata la costruzione del Palazzo dei Priori, il simbolo e la sede del potere comunale. La costruzione fu veloce e di pari passo calava l'influenza dei vescovi sulla città che praticamente persero il loro potere alla morte del vescovo Pagano Pannocchieschi nel 1239. Il XIII secolo vide la costruzione di numerose case-torri, delle vere e proprie fortezze private per la difesa delle famiglie nobili, impegnate in frequenti e violente lotte di potere. Nello stesso secolo vennero costruite anche le mura medievali, tuttora esistenti. A cavallo tra il XIII e il XIV secolo anche a Volterra divamparono le lotte tra Guelfi e Ghibellini; qui le due fazioni erano rispettivamente guidate dalle famiglie Belforti e Allegretti.
Il comune di Volterra era circondato da potenti vicini come Firenze, Siena e Pisa in piena espansione territoriale, ma grazie a una saggia politica di buone relazioni seppe garantirsi l'indipendenza. Nel 1340 gli Allegretti vennero cacciati dalla città che a quel punto vide il passaggio dal comune alla Signoria: i Belforti erano ormai i signori di Volterra. Il primo vero signore fu Ottaviano Belforti che politicamente fu molto vicino a Firenze e in particolare a Gualtieri di Brienne. Nonostante la rapida parentesi rappresentata dal Duca d'Atene, Ottaviano rimase signore fino alla morte, giunta nel 1348; i suoi anni di governo videro la costruzione della parte meridionale della Fortezza, soprattutto la torre del Duca d'Atene, localmente nota come "Femmina", da cui è possibile dominare la città. Il successore di Ottaviano fu il figlio Bocchino, che governò come un tiranno e si alienò la fiducia dei volterrani e soprattutto di Firenze. Perso l'appoggio di Firenze, Bocchino cerco di vendere la città ai pisani ma il popolo insorse e tento di linciarlo; Bocchino riuscì a scampare al linciaggio ma dopo un processo sommario venne decapitato sulle scale del palazzo dei Priori il 10 ottobre 1361.
Dopo la sua morte i Belforti vennero cacciati dalla città e Volterra cadde sotto il controllo di Firenze. I fiorentini riconobbero l'indipendenza della città ma fu solo un atto formale. Nella realtà Firenze sceglieva il Capitano del popolo e i Gonfalonieri solo tra persone di sua fiducia e nel 1427 anche qui fu imposta la legge del Catasto fiorentino. Per Firenze Volterra era ormai un suo suddito. Ma i volterrani non si sentivano sudditi e contestarono il provvedimento. Inviarono a Firenze una delegazione che per tutta risposta fu arrestata e tenuta rinchiusa per diversi mesi. I volterrani insorsero in armi e il capo della rivolta fu Giusto Landini: venne cacciato il capitano fiorentino e venne conquistata la fortezza. La nuova indipendenza durò poco, infatti i volterrani si rivolsero a Lucca e Siena per avere aiuti ma le due città risposero picche. Lo stesso Giusto Landini fu vittima di una congiura ordita contro di lui da alcuni nobili volterrani atterriti dalle conseguenze economiche di uno scontro con Firenze: il Landini venne invitato dagli altri priori a un incontro nel palazzo comunale ma una volta giunto lì venne gettato da una finestra; accadde il 7 novembre 1429. Firenze ritornò padrona.
La definitiva sottomissione di Volterra avvenne nel 1472. Due anni prima erano state scoperte delle miniere di allume il cui sfruttamento aveva riacceso le faide familiari tra i nobili volterrani. Lorenzo il Magnifico ne approfittò e si schierò dalla parte della famiglia Inghirami anche se in realtà era Firenze e lui stesso a volere il controllo delle miniere. Per riportare ordine in città venne inviato un esercito composto da 7000 uomini con a capo Federico da Montefeltro; i soldati misero a ferro e fuoco Volterra, la saccheggiarono orrendamente e inoltre buttarono giù quasi tutte le case-torri. Per controllare definitivamente la città venne ampliata la fortezza dove venne edificata anche la torre detta il Mastio, simbolo della potenza fiorentina.
Volterra fu trascinata anche nelle vicende della repubblica di Firenze (1527-1530). La città si schierò dalla parte dei Medici, sostenuti dall'imperatore Carlo V e papa Clemente VII. Francesco Ferrucci, commissario della Repubblica, la occupò e vi si asserragliò con i suoi uomini nell'estate del 1530. La città venne assediata dalle milizie di Fabrizio Maramaldo e dalle truppe spagnole ma i volterrani dettero aiuto al Ferrucci. L'assedio fu lungo e più volte vennero tentati degli assalti poi gli imperiali tolsero l'assedio e il saccheggio sembrava scampato. Ma Francesco Ferrucci e i suoi uomini depredarono le case e le chiese di tutto l'oro e l'argento disponibile per farne moneta.
Dal Granducato di Toscana ad oggi[modifica | modifica sorgente]
Dopo il definitivo rientro dei Medici a Firenze, Volterra seguì le vicende del neonato Granducato di Toscana.
Il Seicento e il Settecento furono secoli in cui la città subì una grossa flessione demografica causata dalla crisi economica che colpì la Toscana del tempo e accelerata dalle epidemie di peste del 1630 e del 1656 ma anche dalla disastrosa siccità del 1732. In questo periodo di grande crisi è da segnalare la presenza in città del pittore Salvator Rosa, che ospite delle famiglia Maffei dal 1654 al 1657, lasciò qui alcuni suoi lavori. Una ripresa si ebbe dopo il passaggio del Granducato ai Lorena. Nel XVIII secolo la lavorazione dell'alabastro trovò nuovi sbocchi commerciali e l'economia cittadina ne beneficiò.
Nel 1796 la città venne occupata dalle truppe francesi ma nel 1802 le truppe fedeli al Granduca condotte da Inghiramo e Curzio Inghirami cacciarono i francesi. Ma durò poco, infatti dopo l'annessione del Granducato alla Francia, Volterra divenne una sottoprefettura napoleonica. Questo stato di fatto durò dal 1808 al 1814 e in questo periodo numerose opere d'arte vennero rubate dalla città
Il ritorno al potere dei Lorena, nel 1814, coincise con un momento di ripresa economica e di crescita demografica. Negli anni seguenti si ebbe l'industrializzazione della produzione del sale e il grande sviluppo della manifattura legata alla lavorazione dell'alabastro. Nel 1843 Volterra contava 11.000 abitanti. Gli anni del secondo periodo lorenese videro l'ampliamento delle strade di accesso alla città e la costruzione del bellissimo Viale dei Ponti dalla cui terrazza si gode di un bello e vasto panorama che va fino al mare a e alla punta di Capo Corso.
Il Risorgimento vide la costituzione, nel 1849, della Guardia civica, espressione delle aspirazioni liberali dei cittadini. Nel 1860 la quasi totalità della popolazione votò si all'annessione al Regno d'Italia. Il maggior evento della vita volterrana fino alla fine del XIX secolo fu la costruzione dell'Asilo per Dementi, che nel XX secolo divenne uno dei più grandi d'Italia e la fonte primaria per l'occupazione degli abitanti. Nel 1912 venne inaugurata la linea ferroviaria Saline-Volterra dotata del sistema a cremagliera e rimasta in attività fino al 1958.
Durante la seconda guerra mondiale, operò nelle zona della foresta del Berignone, la 23ª Brigata partigiana Garibaldi "Guido Boscaglia" che contribuì alla liberazione della città avvenuta il 9 luglio 1944. Gli anni della guerra sono stati raccontati dallo scrittore, volterrano d'adozione, Carlo Cassola che raccontò personaggi ed episodi della vita dei volterrani e in special modo degli alabastrai, fieri antifascisti.

 

     

 

 
   
Volterra, balze



Comune Volterra |www.comune.volterra.pi.it


[1] Photo Andrés Nieto Porras

[2] Giuseppe Foscarini, Racconti Etruschi pag.126 "Il vero nome di Volterra etrusca". Loggia dè Lanzi, Firenze 1999
[3] http://emidius.mi.ingv.it/DBMI04/consultazione/terremoto.php?visualizzazione=svg Stucchi et al. (2007). DBMI04, il database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani utilizzate per la compilazione del catalogo parametrico CPTI04. Quaderni di Geofisica, INGV.
[4] Volterra fotoreportage neve - Forum meteo MeteoNetwork. URL consultato il 26-04-2010.
[5] StraboneGeografia, V, 2,6.
[6] Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
[7] Camille Corot (French painter) -- Encyclopedia Britannica | www.britannica.com
[8] Fonte: Comune di Volterra - Turismo e Cultura - Musei - Pinacoteca e museo civico | www.comune.volterra.pi.it


 

 
Assisi
Asciano, Chiesa di San Francesco
 
Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
         
Manifestazioni artistiche

Nelle due ultime settimane di luglio ospita il festival VolterraTeatro, la cui direzione artistica è affidata ad Armando Punzo, anche noto per l'attività teatrale che svolge all'interno del carcere della città e per aver fondato la Compagnia della Fortezza, compagnia teatrale interamente composta da detenuti. Il festival, nato come rassegna teatrale, è divenuto un evento multidisciplinare (teatro, musica, danza, poesia, arte e cultura).
Nelle prime settimane di agosto ospita il festival VolterraJazz
Nella prima quindicina di luglio all'interno della splendida area archeologica del teatro romano, si svolge il Festival Internazionale "Il Verso, l'Afflato, Il Canto" ideato e diretto da Simone Migliorini.
Da giugno a ottobre la manifestazione di arte contemporanea VolterrArte.


Manifestazioni folcloristiche

La domenica precedente al 2 giugno di ogni anno si svolge la manifestazione denominata "UT ARMENTUR BALISTARII", un Torneo di tiro con la balestra antica da banco, nel quale i balestrieri della Compagnia volterrana si sfidano per ottenere il titolo di Priore dei Balestrieri.
Nella terza e quarta domenica di agosto si svolge una rievocazione medievale dal nome A.D. 1398.
La prima domenica di settembre si svolge una manifestazione chiamata Astiludio. Trattasi di una serie di gare tra quattro squadre (tre squadre di tre città più la squadra di Volterra) di sbandieratori.

Ambientazioni letterari

Forse che sì forse che no - romanzo-tragedia scritto da Gabriele d'Annunzio nel 1910. È una storia d'amore affascinante, intrigante e struggente nello stile del Vate di Pescara in cui i protagonisti, il pilota Paolo Tarsis e le sorelle Isabella e Vana Inghirami (cognome importante nella nobiltà volterrana - vedi anche le tombe etrusche Inghirami) conducono la propria vicenda nell'atmosfera magico-misteriosa di una Volterra in cui lo scrittore riesce a far sentire il rumore del vento che proviene dalle Colline Metallifere e che risalendo su per la Salina tormenta gli animi ed i corpi dei protagonisti. Struggente e nel contempo estremamente affascinante è il senso di vuoto e di ineluttabile fine che proviene dalle Balze, sul ciglio delle quali sembra che i protagonisti immobili come l'ombra della sera, la statuetta filiforme del Museo Guarnacci, attendano il proprio destino.


   


Tramonto dal Maremma
Perugia
Banfi, Castello di Poggio alle Mura
         

Il territorio che circonda Podere Santa Pia saprà sorprendervi con itinerari culturali in Toscana e luoghi storici di straordinaria bellezza.
Podere Santa Pia è il punto di partenza ideale per le tue vacanze nella Maremma Toscana.


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Podere Santa Pia
Podere Santa Pia, giardino
Pienza
         
 
La vicinanza di Podere Santa Pia. Monte Argentario, vista da Scansano.


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