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Castello di Montecal vello


 

“Dipingere è uscire da se stessi, dimenticare se stessi, preferire l'anonimato a ogni cosa e rischiare talvolta di non essere in accordo con il proprio secolo e con i contemporanei.” Balthus

Travel guide for Tuscany
       
   

Castello di Montecalvello


   
   
Montecalvello è una frazione del comune di Viterbo (da cui dista circa 24 km), già frazione di Grotte Santo Stefano (da cui dista appena 4 km). Il nome deriverebbe da messer Alessandro Calvelli, signore Ghibellino del luogo, vissuto nella prima meta' del 1200. Ma la fama del castello di Montecalvello e' legata soprattutto al conte Balthasar Klossowski de Ròla, in arte Balthus, uno dei massimi esponenti della pittura contemporanea.


Il castello

Il nucleo originale dell'austero castello medievale fu costruito, secondo alcuni studiosi, tra il 774 ed il 776 dal re longobardo Desiderio, tuttavia si hanno notizie certe sull'incastellamento del sito soltanto a partire dalla prima metà del Duecento, quando signore Ghibellino del luogo risulta essere Alessandro Calvelli, dal quale si presume derivi il nome della borgata.

Antichi possessori del castello sono stati i Monaldeschi di Montecalvello, ovvero Monaldeschi del ramo del Cane, i quali, contrariamente a quanto afferma una diffusa opinione, non furono di origine orvietana ma viterbese, come, del resto, è stato dimostrato definitivamente in un recente studio[1].

Nel 1644 il castello risulta essere proprietà del marchese Marcello Raimondi e, successivamente, di Donna Olimpia Maidalchini in Pamphili, cognata del papa Innocenzo X Giovanni Battista Pamphili, che diventa così feudataria dell'intero territorio, con l'inclusione di Grotte Santo Stefano e Vallebona.

In tempi più recenti l'imponente costruzione diventa proprietà della Sig.na Beatrice Mariani la quale, lo venderà nel 1970 al famoso pittore di arte contemporanea Balthasar Klossowski de Ròla, Balthus, che userà il castello come dimora fino alla sua morte lasciandolo in eredità al figlio.[2]

Sebbene il castello sia di proprietà privata, la corte e parte delle costruzioni interne, inclusa la chiesa, sono liberamente visitabili. Entrando dall'unica porta, accessibile da uno slargo della SP Grottana, detto popolarmente la Piazza, si attraversa una breve galleria che porta fino al sagrato della chiesa parrocchiale di Santa Maria. Procedendo verso sinistra, si arriva alla corte del castello, dove si trovano l'ingresso dell'imponente edificio, una fontana ed il piccolo borgo medievale. La corte offre, inoltre, un affaccio sull'altura dove sorgono le Macchie di Piantorena, sul cui sperone terminale sorgeva un tempo il villaggio etrusco-romano di Torena.

In passato il castello è stato temporaneamente aperto al pubblico.

 

   
   

Montecalvello

 

La Chiesa di San Rocco

   
Lungo la Strada Provinciale Grottana, all'ingresso del moderno abitato, è situata la piccola chiesa rurale di San Rocco, una delle prime in Europa dedicate al santo invocato contro la peste[3].

L'edificio sacro contiene, all'interno, la statua di San Rocco, portata in processione in occasione della festa patronale, che ha luogo il 16 agosto. La chiesa custodisce, inoltre, alcuni affreschi di particolare interesse, raffiguranti, tra gli altri, la Madonna della Melagrana con il Bambino, Santa Caterina, Sant'Egidio e Santa Rosa da Viterbo.

Sempre all'interno è visibile, inoltre, una serie di graffiti, già oggetto di un interessante ed accurato studio, realizzati dai pellegrini che attraversavano il centro per recarsi a Roma. Un graffito, in particolare, descrive la battaglia con la quale, nel 1528, i Monaldeschi di Montecalvello difesero il centro dall'assalto dei gatteschi Ottaviano Spiriti, Marzio Colonna e Pirro Baglioni, signore di Castel Piero (l'odierno San Michele in Teverina, frazione di Civitella d'Agliano), i quali lasciarono sul campo "circa 15 morti delli loro".


 

La chiesetta di Santa Maria di Montecalvello
 
 

Chiesa San Rocco. Corpo posteriore, anno 1400 D.C.



Chiesa San Rocco. affreschi interni
Santa Rosa da Viterbo[4]
Montecalvello




   
[1] Mario Montalto, I Monaldeschi di Montecalvello, Viterbo, Sette Città, 2008.
[2] Balthus, pseudonimo di Balthasar Kłossowski de Rola (1908 – 2001) è stato un pittore francese di origine polacca.
Lo stile di Balthus parte da una base classica ed accademica; tuttavia, anche se la sua tecnica e il suo stile compositivo sono ispirati da quelli dei pittori pre-rinascimentali nelle sue opere sono presenti evidenti riferimenti allo stile di surrealisti come Giorgio de Chirico. Ha dipinto soprattutto figure umane in un'epoca in cui l'arte figurativa è stata sostanzialmente ignorata e trascurata. Attualmente è diffusamente riconosciuto come uno dei più importanti artisti del XX secolo.
Nel suo lavoro possono essere rintracciati i segni di numerose influenze, tra cui gli scritti di Emily Brontë, (Nel 1934 ha illustrato con disegni a penna su carta il romanzo Cime Tempestose), gli scritti e le fotografie di Lewis Carroll, i dipinti di Masaccio, Piero della Francesca, Simone Martini, Poussin, Jean Etienne Liotard, Joseph Reinhardt, Géricault, Ingres, Goya, Jean-Baptiste Camille Corot, Courbet, Edgar Degas, Félix Vallotton e Paul Cézanne. In ambito musicale il suo compositore preferito fu Wolfgang Amadeus Mozart.
Molti suoi dipinti mostrano giovani fanciulle ritratte in un contesto erotico. Balthus sostenne ripetutamente che il suo lavoro non aveva alcun intento di tipo pornografico, ma che si limitava a mostrare l'esistenza della sessualità infantile, una realtà difficile da accettare e capace di mettere a disagio.

Nel 1914 la famiglia Klossowski di origine tedesca viene sottosposta a un grande cambiamento quando con l'inizio della guerra è costretta a lasciare Parigi e si trasferisce a Berlino. In seguito alla separazione dei coniugi Klossowski, nel 1917 la madre e i due figli Balthazar e Pierre si stabiliscono in Svizzera, prima a Berna e poi a Ginevra. È nel 1919 che la madre, Baladine, incontra il poeta austriaco Rainer Maria Rilke, al quale si lega profondamente. La presenza di Rilke sarà di notevole importanza nel destino dei giovani fratelli Klossowski. Il periodo ginevrino segna una certa stabilità nella vita di Balthus, che inizia ad avvicinarsi all'arte con una serie di disegni a inchiostro nei quali illustra una storia che ritrae il suo gatto Mitsou.
Illustrazione che nel 1921 vengono pubblicate. Mitsou, con una prefazione scritta dal mentore dell'artista, Rilke.

Durante la primavera del 1925 Balthus si reca in Provenza con la madre, dove nei suoi lavori durante il soggiorno palesa l'influenza di Cèzanne. L'incontro spirituale tra la pittura del maestro e il giovane artista era stato probabilmente indotto dal proprio mentore, Rilke, che ammirava la pittura di Cèzanne assiduamente. L'8 luglio 1926 Balthus si trova in Svizzera presso l'ultima residenza di Rilke, prima tappa di un viaggio che lo porterà in Italia. Il poeta (ormai ammalato) riesce a far finanziare un viaggio di studio per Balthus, da tempo affascinato dalle opere di Piero della Francesca. Balthus si reca in Italia dove si reca per prima a Firenze poi ad Arezzo. Visita gli Uffizi, la chiesa di Santa Maria del Carmine dove studia gli affreschi di Masolino e Masaccio nella cappella Brancacci.

I capolavori del quattrocento fiorentino si svelano ai suoi occhi mentre effettua delle copie e degli studi di alcuni affreschi del ciclo della Storia della vera croce di Piero della Francesca ad Arezzo.[5]. Questi lavori gli ispirano poi un'altra delle sue prime opere di un certo rilievo: i dipinti murali a tempera della chiesa Protestante del villaggio svizzero di Beatenberg (1927). Nel 1927 vede la scomparsa di Rilke, al quale l'artista era profondamente legato. Forse attratto dalle atmosfere dell'infanzia che il poeta stesso aveva eletto come uno dei temi principali da cui trarre aspirazione, Balthus si concentra sull'esplorazione di quel periodo della vita attraverso la pittura, come epoca mitica nella quale tutto è divenire, il sogno e la fantasia.

 


Balthus, paysage de Monte Calvello, 1978

 


Balthus, pittura, 1979

 


Montecalvello, visto dal castello


Mentre la sua fama a livello internazionale cresce grazie anche alle mostre personali nella galleria di Pierre Matisse a New York (1938), Balthus fa in modo di diffondere un'immagine di se stesso enigmatica e sfuggente. Nel 1964 si trasferisce a Roma dove lavora a Villa Medici come direttore della Académie de France à Rome, nominato dal ministro francese della cultura André Malraux. Stringe amicizia con il regista Federico Fellini e con il pittore Renato Guttuso.
'Negli anni Settanta Balthus, che allora era ancora direttore dell' Accademia di Francia a Roma, acquisto' il maniero che era stato, nel XVII secolo, di donna Olimpia Maidalchini Pamphili Doria, terribile cognata di papa Innocenzo X. Poco dopo l' artista installo' all' ultimo piano il suo atelier. Proprio grazie a Balthus, che a Montecalvello ha realizzato una parte delle sue pregevoli opere, questa fetta incantevole di Alto Lazio e' stata meta di scrittori, critici e letterati. Compiere un viaggio a Montecalvello serve a cogliere le singolari atmosfere che hanno ispirato alcuni famosi quadri del grande maestro: terre incontaminate che fanno da sfondo a figure giovanili.'[2]
Il fatto di aver sposato in seconde nozze nel 1967 la giapponese Setsuko Ideta, di 35 anni più giovane di lui (l'aveva incontrata in Giappone nel corso di una missione diplomatica organizzata da Malraux) aggiunge ulteriore mistero attorno alla sua figura. La coppia ha due figli, Fumio (nato nel 1968 ma morto solo due anni dopo) e Harumi (nata nel 1973).

Nel 1977 si sposta a Rossinière, in Svizzera. I fotografi e amici Henri Cartier-Bresson e Martine Franck (moglie di Cartier-Bresson) ritrassero entrambi l'artista con la moglie e la figlia nel loro chalet di Rossinière nel 1999. Nel 1980 vengono esposti 26 suoi dipinti alla Biennale di Venezia. Vengono organizzate sue retrospettive al Museè National D'Art Modern-Centre Georges Pompidou, a Parigi, al Metropolitan Museum di New York e al museo di Kyōto. Nel 1998 è proclamato "Dottore Honoris causa" all'Università di Wroclaw.

Balthus è l'unico artista ad aver visto, ancora vivente, alcune proprie opere inserite nella collezione del Louvre. Le tele provenivano dalla collezione privata di Picasso che venne appunto donata al museo. Nel 2001 Balthus termina l'ultimo quadro, intitolato L'attesa, e muore in Svizzera il 18 febbraio. Alle esequie di Balthus, parteciparono moltissimi volti noti della politica dell'arte e dello spettacolo. Durante il funerale Bono, il cantante degli U2 cantò per le centinaia di presenti, tra cui il Presidente della Francia Chirac. La sua vedova, la Contessa Setsuko Klossowska de Rola, dirige la Fondazione Balthus, creata nel 1998[1].

[1] IUCN Nota biografica sulla Contessa Setsuko Klossowska de Rola, 2003. Verificato l'8 luglio 2008
[2] Rescifina Giuseppe, Nel castello di Balthus, Corriere della Sera, pagina 56 (30 novembre 2001)

[3] Attilio Carosi, Storie di tutti i giorni nei graffiti di S. Rocco a Montecalvello, in: Biblioteca & Società, Vol. IX, n. 2-3, settembre 1981
[4] Fonte imagini | www.montecalvello.it
[5] 'In August 1926, during his stay in Arezzo, Balthus wrote to a friend of his great admiration for Piero's art. Saying that the frescoes were the most beautiful he had ever seen, he praised the extraordinary colors and mathematical precision of the compositions. Feeling that words could not capture the reality of these frescoes, he made several small copies of them. His copy of the two-episode composition known as The Invention and Recognition of the True Cross discloses an overriding interest in formal order.'
Balthus: Catalog of an Exhibition at the Metropolitan Museum of Art, Feb. 29, 1984 to May 13, 1984, pp 17-18.


Mario Montalto, I Monaldeschi di Montecalvello. Repertorio di eccelenti matrimoni, Sette Città, 2008 [ISBN: 8878531251-ISBN-13: 9788878531253]

Vanished splendors. A Memoir. By Balthus as told to Alain Vircondelet.
Translated by Benjamin Ivry, 237 pp. New York: Ecco/HarperCollinsPublishers.

Damian Pettigrew, Balthus de l'autre côté du miroir (1996 - PLANETE Cable, Portrait & Cie, CNC, Procirep, ARTE France Video)
Damian (Damien) Pettigrew (...) è un regista canadese. I suoi documentari su Eugène Ionesco, Italo Calvino, Moebius, Balthus e Federico Fellini hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti.

Imagini Castello di Montalto | www.montecalvello.it

Viterbo | Storie di tutti i giorni nei graffiti di S. Rocco a Montecalvello

La Toscana e il cinema | Maraviglioso Boccaccio, (Paolo and Vittorio Taviani, 2015)

Maraviglioso Boccaccio, (Paolo and Vittorio Taviani, 2015) è stato girato tra la Toscana e il Lazio, in alcuni dei luoghi più suggestivi del Centro Italia. "Abbiamo trovato una Toscana quasi nuova, si è rivelata straordinaria, bellissima", hanno detto i Taviani.
Nel Lazio sono stati scelti luoghi come il Castello Odescalchi a Bassano Romano, il Castello di Montecalvello, costruito dal longobardo Re Desiderio e reso famoso da Balthus, l'Abbazia di Sant'Andrea in Flumine, la benedettina Basilica di Sant'Elia. Tra le location, in Toscana spiccano il Castello di Spedaletto e Torre Tarugi a Pienza, i millenari Castello del Potentino, nel grossetano, e Badia a Settimo nel comune di Scandicci, Castello Romitorio a Montalcino e Palazzo Nobili-Tarugi (attribuito a Antonio da Sangallo il Vecchio) a Montepulciano, fino a Villa La Sfacciata, che si erge sopra Firenze con una vista spettacolare.

 

 

Balthus Through the Looking Glass
 
   



Case vacanza in Toscana | Podere Santa Pia


 
Podere Santa Pia
Podere Santa Pia, giardino
Pisa, San Paolo a Ripa d'Arno
         



Sorano, Sasso Leopoldino
Montemerano
Magliano in Toscana

         
   
Celleno

   
Celleno (VT) è situato tra il Lago di Bolsena e il Lago di Alviano, 20 km a nord da Viterbo e 25 km a sud di Orvieto.
A circa un kilometro da Celleno nuova, su un poggio tufaceo all'interno di celleno sorge l'antico borgo di Celleno, abbandonato da molto tempo.

Storicamente fu castello di Viterbo, seppure con statuto autonomo, seguendone le vicende.
Nel 1316 venne assaltato e depredato dalle truppe orvietane, condotte da Poncello Orsini.
Nel 1329 passò agli Orvietani: tornò a Viterbo solo nel 1392 a garanzia degli impegni di fedeltà assunti da Orvieto nei confronti della Santa Sede. Fu feudo della famiglia viterbese degli Alessandri, quindi assegnato da Bonifacio IX (1396) in vicariato perpetuo a Silvestro Gatti, mediante il pagamento di un censo annuo di una libbra d'argento lavorato; i Gatti lo tennero per cento anni. Successivamente papa Alessandro VI lo volle assegnare al cardinale Antonio Morton di S.Anastasia, incontrando in ciò l'energico rifiuto di Giovanni Gatti, che venne ucciso.
Estinta la famiglia Gatti, dopo alternate vicende, nel 1527 fu dato da papa Clemente VIII al Card. Franciotto Orsini e rimase di tale famiglia sino al 1580, in cui venne assorbito dalla Camera Apostolica.
Toponimo
Il nome Celleno ha origini antichissime che ci conducono all'antica civiltà etrusca e greca. Secondo il critico e storico greco, Dionigi di Alicarnasso, Celleno sarebbe stata fondata da "Italo discendente di Enotro, in memoria della sua figlia Cilenia; e ciò molti anni prima dell'assedio di Troja". Celeno, nella mitologia greca, era una delle tre arpie figlie di Taumante e Elettra.

Celleno è il toponimo può derivare da "cella" nel senso di grotta con il suffisso -anus che può avere un rapporto di pertinenza. La parola Celleno può voler significare cella in senso di cavità. Nel territorio cellenese il suolo è di natura tufacea che si è mostrato molto utile nel tempo per formare delle cavità. Il suddetto etimo lo ritroviamo in altri nomi di località come Cellere ed altri.


Castello Orsini

Quasi in contrasto con le precarie condizioni dell'antico centro storico, questo imponente edificio sembra non aver per nulla risentito delle disastrose scosse telluriche che hanno più volte minacciato il borgo e si presenta con la sua maestosa imponenza. La situazione é ben diversa per quello che riguarda la parte abitativa dell'edificio: i crolli interni nei tufi ed i continui restauri impediscono di poter anche solo immaginare quello che doveva essere il fitto reticolo dei cunicoli e della loro relazione funzionale. Questi infatti sono quasi tutti interrotti o molto mal percorribili e tutta la parte lignea dell'edificio (scale, camminamenti, ecc.), che doveva aveva un ruolo molto importante nell'economia della costruzione,è andata perduta.


Bomarzo

 

Celleno

 

Bomarzo è un piccolo borgo medievale particolarmente curato, situato a circa 18 Km dal capoluogo, all'estremo Nord dei Monti Cimini. Si colloca su una roccia tufacea, dalla quale si domina l'intera valle del Tevere. Alcuni reperti archeologici attestano che Bomarzo fu abitato fin dall'epoca preistorica, mentre durante il periodo etrusco fu probabilmente l'importante centro di Meonia, come testimoniano numerose tombe rinvenute nel territorio circostante. Fu dominata dai Romani e nel Medioevo fu sede vescovile, quindi controllata dalla Chiesa. Nel 742 d.C. il re Longobardo Liutprando donò il territorio al papato. Dal XIV secolo fu dominio degli Orsini fino a quando non subentrò la famiglia Lante nel 1645.

Parco dei Mostri

Il "Sacro Bosco" degli Orsini, è uno dei luoghi più importanti per l'architettura e la storia del paesaggio italiano. Si tratta di un parco di circa tre ettari, dove è stata creata una serie di strutture fantastiche modellate su enormi massi vulcanici, con lo scopo di realizzare un giardino delle delizie, ricco di opere d'arte innovative immerse nelle sinuose verdi architetture di un giardino all'italiana.

Il Parco dei Mostri fu realizzato tra il 1552 e il 1580 su commissione di Pier Francesco Orsini, detto Vicino, che voleva creare nel suo feudo di Bomarzo un labirinto di simboli dove si potesse vagare sino a smarrirsi tra statue gigantesche e creature mostruose.
Il capolavoro, che la fantasia popolare ha ribattezzato come Parco dei Mostri, fu abbandonato dagli eredi del principe Orsini dopo la sua morte ed è stato restaurato, solo dopo quattro secoli, dalla famiglia Bettini che ne detiene ancora la proprietà.

Il parco si trova fuori della città di Bomarzo (a circa 20 Km. Da Viterbo), nei pressi della strada provinciale che collega Bomarzo al casello autostradale di Attigliano.

Giardini in Italia | Il parco dei Mostri di Bomarzo (inglese)

Parco dei Mostri | www.parcodeimostri.com

 
Il parco dei Mostri di Bomarzo, L'Orco classico
     
Podere Santa Pia, vista su giardino



Pitigliano

Orvieto

 

Saturnia
         

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