Abbadia San Salvatore

Abbadia di Sant'Antimo


Acquapendente


Arcidosso


Arezzo


Asciano


Badia di Coltibuono

Bagno Vignoni

Bolsena Lago

Bomarzo


Buenconvento

Campagnatico


Castell'Azarra


Castellina in Chianti


Castiglione d’Orcia

Castelnuovo Bererdenga


Castiglioncello Bandini


Castiglione della Pescaia

Celleno


Città di Castello

Cività di Bagnoregio


Gaiole in Chianti

Iris Origo

La Foce


Manciano


Maremma


Montalcino


Monte Amiata


Montecalvello

Montefalco


Montemerano


Monte Oliveto Maggiore

Monticchiello

Monticiano

Orvieto

Parco Naturale della Maremma

Piancastagnaio

Pienza


Prato

Pitigliano


Rocca d'Orcia

Roccalbegna


San Bruzio


San Galgano


San Quirico d'Orcia


Sansepolcro


Santa Fiora


Sant'Antimo


Sarteano


Saturnia


Scansano


Sinalunga


Sorano

Sovana

Sovicille


Talamone

Val di Chiana

Val d'Orcia

Vetulonia

Volterra





 

             
 
D E       E N G
Sovicille, Pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino



 
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Sovicille

   
   

Il territorio del Comune di Sovicille è uno dei più estesi tra i della provincia di Siena e ha una caratteristica ormai rara: è rimasto integro da centinaia di anni per buona parte della sua estensione.

Boschi di lecci, cerri, querci, castagni, carpini, cipressi, ginepri e altri arbusti coprono le alture della Montagnola che si elevano fino a 620 m. Naturalmente in questo habitat prolificano tanti mammiferi selvatici: cinghiali, volpi, daini caprioli, istrici, qualche lupo e numerosi roditori. Anche la selvaggina stanziale e di passo abbonda in tutto il territorio. Il suolo è costituito da formazioni calcaree cavernose e dal bel marmo giallo variegato, detto broccatello. Solamente vecchi casolari, piccolissimi borghi, castelli, pievi romaniche e ruderi di insediamenti arcaici si intravedono tra la folta vegetazione che cambia di colore a seconda delle stagioni; questo vario aspetto del paesaggio è un polo di attrazione per gli amanti della natura e per chi si diletta di pittura e fotografia.
I terreni ai piedi della Montagnola hanno un' intenso colore rosso per la presenza di ferro e bauxite, qui è possibile trovare cristalli sfusi di quarzo nero e ialino, cristalli di ematite e di calcite. Alcune sorgenti alla base delle colline sono ricche di acqua preziosa per il basso contenuto di durezza, mentre nella piana dell' aeroporto esiste una grande falda acquifera a poche decine di metri di profondità: il Luco che fornisce acqua ad un vasto comprensorio.
Questo territorio costituito da colline boscose e terreni pianeggianti bagnati da corsi d'acqua è stato abitato fin dagli albori della civiltà. Reperti preistorici rinvenuti nella zona di Trecciano e Brenna denotano insediamcnti addirit­ tura dell'età della pietra. In varie località hanno lasciato le loro tracce le civiltà villanoviana, etrusca, romana per non parlare della grande espansione nell'epoca feudale e comunale. Data la ricchezza di legname, fino alla metà del secolo scorso, l'attività predominante del vasto territorio era quella dei carbonai e dei boscaioli. A Sovicille ed Ancaiano in particolare i barrocciai trasportavano carbone, fascine e legna da ardere a Siena e anche a Firenze. In memoria di questi mestieri, a Orgia è allestito un originale Museo, detto del Bosco.
Il castello di Sovicille è già nominato nell'anno 1004 come Suffichillum. Nel corso dei seco­li si è trasformato in borgo con la sede del Comune, mantenendo l'originale dimensione entro le mura ricostruite nella seconda metà del 1400.

Le frazioni più popolose del Comune sono San Rocco a Pilli e Rosia dove si sono sviluppate numerose attività commerciali e artigianali. Molte sono le piccolissime frazioni medioevali, ognuna con le proprie peculiarità. Tonni, Borgo Pretale, Reniere, Radi, Molli, Tegoia, Recenza ,Cerreto a Merse si trovano immerse nei boschi della Montagnola. Sulle pendici sono rimasti intatti il villaggio di Simignano e le case sparse di Ancaiano, Cetinale, Personata, Piscialembita.

Caldana, il Valacchio e Toiano con il mitico Palazzaccio si trovano alle pendici della Piana, notevole insediamento etrusco; nelle vicinanze l'antico agglomerato di San Giusto in Balli ci riporta a secoli indietro. Nel versante meridionale del territorio meritano menzione i piccoli villaggi di Ampugnano, Barontoli, Pilli, Brucciano, il Castello, tutte località ben conservate nel tempo. E altri gioielli storici sono Brenna con mulino e gualchiera, Torri con il famoso chiostro cistercense e i bellissimi palazzi due-trecenteschi del borgo di Stigliano. Lungo la verde e suggestiva Valle di Rosia come un'apparizione sorge il Ponte di Santa Lucia, detto comunemente Ponte della Pia. Numerosi sono i castelli medioevali e i palazzi sparsi nel territorio: Celsa, Palazzo al Piano, Capraia, Moutarrenti, Spannocchia, Poggiarello, Palazzone, Villa di Cetinale, Villa di Toiano, Villa di Cavaglioni. Per gli amanti dell'arte non può mancare la visi­ ta delle pievi romaniche più suggestive che si possa immaginare: San Giovanni Battista al Ponte allo Spino, San Giovanni Battista a Pernina, San Giusto e Clemente in Balli, Santa Mustiola a Torri, San Magno a Simignano, San Giovanni Battista a Rosia e ancora San Giovanni Battista a Molli.


La Montagnola Senese è una delle principali zone collinari della provincia di Siena. Il suo territorio spazia tra i comuni di Casole d'Elsa, Monteriggioni, Siena e Sovicille.
È caratterizzata dalla presenza di boschi cedui dove spiccano il leccio (quercus ilex), la roverella e l’acero e nelle zone più elevate il castagno. Il sottobosco è ricco di ginepro, caprifoglio, cisto, agrifoglio e corbezzolo. Il maggior rilievo è il Montemaggio con i suoi 671 m s.l.m.
Il sottosuolo, prevalentemente calcareo, è ricco di marmi, tra cui il famoso marmo giallo, usati in passato, a partire dal XIII secolo, nella costruzione di molte delle chiese della zona e non solo, essendo stati usati anche per il Duomo di Firenze e quello di Orvieto.
È ricca di grotte carsiche (se ne contano oltre 80) e falde acquifere che assicurano l’approvvigionamento idrico delle varie località della zona e di Siena. Nei pressi della pieve di Molli, nel comune di Sovicille nasce l’Elsa. È questo uno dei punti più alti della Montagnola e la Pieve di Molli si trova sullo spartiacque che divide il bacino dell’Elsa da quello della Merse.
Il territorio della Montagnola, che pure presenta dei tratti di difficile percorrenza, è stato interessato al passaggio della Via francigena che univa il nord Europa con Roma e che, in questo tratto, dalle vicine città di San Gimignano, Colle Val d'Elsa e Monteriggioni conduceva a Siena. Ne sono testimonianza le belle pievi che vi si trovano, come il complesso di Abbadia a Isola, nel comune di Monteriggioni e la pieve di Ponte allo Spino, nel territorio di Sovicille.
Numerosi sono anche i castelli presenti nella zona, come il Castello di Montarrenti.


Sovicille

Sovicille sorge sulle pendici orientali della Montagnola Senese ed ha avuto parte notevole nella storia della Repubblica di Siena. Uno dei principali monumenti nel territorio di Sovicille è la pieve di Ponte allo Spino (San Giovanni Battista), costruzione romanica a tre navate con adiacenti i resti del chiostro di una canonica gotica.
l borgo di Sovicille venne fondato intorno all'anno mille al confine tra i possedimenti del Vescovado di Siena a quelli della Diocesi di Volterra. Dal secolo XI esso fece parte delle proprietà della vicina Abbazia della Serena.

All'inizio del XII secolo i vescovi ottennero il controllo di Sovicille che successivamente venne annesso ai possedimenti della Repubblica di Siena.
Intorno al 1240 Sovicille si costituì in libero comune, dotato di propri statuti.
Nel XII Sovicille subì un declino a causa degli scontri delle città vicine per la contesa del borgo. A metà di questo secolo, Sovicille, subì l'invasione dell'esercito dell'imperatore tedesco Arrigo VII e successivamente dalle truppe senesi le quali volevano riprendere il possesso del borgo. Nel XIV secolo subì assedi dalla Repubblica di Firenze che solo nel XVI secolo riuscì a conquistare il borgo. Durante il periodo di governo De' Medici il borgo ebbe una notevole crescita economica.
Alla morte dell'ultimo discendente mediceo, salirono al potere i duchi di Lorena i quali mantennero il potere fino all'Ottocento, quando il territorio venne invaso da Napoleone Bonaparte.
I Francesi rimasero fino al 1814 quando, con il trattato di Vienna, Sovicille venne annessa al Granducato di Toscana. Nel 1861 Sovicille venne annessa al Regno D'Italia dal re Vittorio Emanuele II di Savoia.

Tra i monumenti più importanti di Sovicille citiamo: il Palazzo Nuti-Palmieri che risale al 1700 e presenta un singolare andamento curvilineo dovuto al fatto che fu edificato sulle antiche mura che cingevano la città. Dal palazzo un'elegante scalinata scende verso il parco sottostante.
La Pieve di San Giovanni Battista, meglio nota come Pieve di Ponte allo Spino, è considerata uno dei monumenti più interessanti del romanico del contado senese. E' posta ad est dell'abitato di Sovicille, nella pianura alluvionale del Piano dello Spino.
La Pieve di San Giusto a Balli è una delle più antiche rientranti nella Diocesi di Volterra. Come per la maggior parte degli edifici risalenti al Medio Evo e presenti sul territorio comunale ci sono pervenuti cenni frammentari della sua storia. Insieme alla Pieve di Pernina e alla Pieve di Molli (anch'esse parte dei possessi del Vescovo di Volterra) diede ospitalità a servi della gleba fuggiti dalle terre dei signori, a contadini ed a boscaioli.
La Pieve di San Lorenzo è un edificio sorto alla metà del 1300, a navata unica al cui interno, durante opere di restauro operate nell'800, vennero rinvenuti preziosi affreschi cinquecenteschi attribuiti a Giorgio di Giovanni.
Il Monastero della Santissima Trinità, più noto come Pieve di Santa Mustiola, è un edificio sacro che sorge in località Torri.
Costruito nell'XI secolo, conserva intatti i caratteri romanici, anche nel chiostro realizzato in una delicata tricromia dai caratteri rosati, neri e bianchi.
Tra le splendide ville che sorsero tra il '600 e il '700 ricordiamo Villa Cetinale, progettata dall'architetto Carlo Fontana (che tra le altre cose, collaborò col Bernini alla realizzazione di Palazzo Montecitorio a Roma) e Villa Celsa caratterizzata dallo splendido giardino all'italiana.
Il Ponte della Pia risale all'epoca romana; l'assenza di tracce di un selciato romano fanno supporre che il passaggio conducesse ad un santuario o ad un altare per i sacrifici. In epoca medievale il ponte venne ricostruito quando fu riattivato il cammino etrusco attraverso la gola della Montagnola. Secondo la leggenda, Pia dei Tolomei, signora senese sposata in seconde nozze con Nello dei Pannocchieschi, attraversò questo antico ponte per raggiungere la Maremma, dove il marito l'aveva esiliata a causa di un adulterio e dove perse la vita dopo aver contratto la malaria.

Comune Sovicille



Sovicille Monumenti e luoghi di interesse


Architetture religiose

 

Architetture civili

Pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino
Chiesa di Sant'Andrea ad Ampugnano
Chiesa di San Bartolomeo ad Ancaiano
Pieve di San Giusto a Balli
Chiesa di San Pietro a Barontoli
Chiesa di San Michele Arcangelo a Brenna
Cappella della Fattoria di Malignano
Pieve di San Giovanni Battista a Molli
Chiesa di San Bartolomeo a Orgia
Pieve di San Giovanni Battista a Pernina
Chiesa della Compagnia della Madonna a Ponte allo Spino
Chiesa di Santa Maria a Radi
Pieve di San Giovanni Battista a Rosia
Pieve di San Bartolomeo a San Rocco a Pilli
Pieve di San Lorenzo
Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano
Cappella del Poggiarello di Toiano
Eremo di Santa Lucia a Rosia
Eremo di San Salvatore di Lecceto
Monastero della Santissima Trinità e Santa Mustiola a Torri
Pieve di Santa Mustiola a Torri, il chiostro

Romitorio di Cetinale
Pieve di San Giovanni Battista a Recenza



 

Castiglion Balzetti o Castiglion che Dio sol sa
Castello del Poggiarello di Stigliano
Castello di Radi di Montagna
Villa di Viteccio
Villa Celsa
Villa Cetinale
Villa Volte Alte
Ponte della Pia
Villa di Linari
Poggiarello di Toiano
Molino Serravalle
Molino del Pero
Molino del Palazzo

La pieve di San Lorenzo

   
La pieve di San Lorenzo si trova a Sovicille, in provincia di Siena. Sorta alla metà del Trecento, oggi è un semplice edificio a navata unica e con timpano neogotico dovuto ai rifacimenti ottocenteschi; in una porta sulla fiancata funge da architrave un bassorilievo romanico, che raffigura cacciatori che combattono contro un animale mostruoso.

All'interno, una pala d'altare di Alessandro Casolani con la Madonna col Bambino e i santi Giovanni Evangelista, Michele Arcangelo, Caterina d'Alessandria, Agata, Lorenzo e Pietro. Durante i restauri nel 1825, vennero alla luce affreschi cinquecenteschi attribuiti a Giorgio di Giovanni: si tratta di una grande composizione, con al centro la Madonna col Bambino tra i santi Cristoforo e Agata e ai lati Sant'Onofrio e San Martino che dona la veste al povero.

Villa Lechner, edificio rinascimentale situato tra le mura di un antico castello trecentesco.
Il palazzo settecentesco è ricco di storia. Sorge, infatti, sulle rovine del castello di Sovicille, antico borgo del settimo secolo, sul quale si affaccia la Montagnola senese.

Il castello si trovava in un punto strategico, poiché era il fulcro della vita sociale e militare e dell’attività economica, ed al suo interno veniva immagazzinato il raccolto che i vincitori di una battaglia dovevano ricevere come tributo da parte dei vinti.

Il castello fu inizialmente di proprietà dei Longobardi, poi degli etruschi e, successivamente, dei romani e poi della repubblica senese, sotto la quale rimase fino a verso la metà del dodicesimo secolo.

A partire dal 300, il castello venne distrutto e ricostruito più volte in seguito a guerre e battaglie, fino al declino del territorio di Sociville. Oggi, gli ospiti del castello potranno di nuovo apprezzare la storia che questa location racchiude fra le sue mura.

Sovicille frazioni: Ancaiano, Brenna, Rosia, San Rocco a Pilli, Stigliano, Torri, Volte Basse, Carpineto.

 
Sovicille, Villa Lechner, edificio rinascimentale situato tra le mura di un antico castello trecentesco


La Pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino


   
La Pieve di San Giovanni Battista, meglio nota come Pieve di Ponte allo Spino, è considerata uno dei monumenti più interessanti del romanico del contado senese.
L'edificio fu ricostruito nel 1600, a spese del cardinale Fabio Chigi, poi papa Alessandro VII, dove in precedenza sorgeva un oratorio. A seguito dell'editto leopoldino, nel 1785 la Confraternita fu soppressa, ma fu ripristinata nel 1794.

Lo spazioso assetto interno, decorato con gli altari barocchi in stucco, è stato depauperato per il furto delle tele; sull'altar maggiore era stata collocata una bella composizione di Vincenzo Rustici che circondava l'affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino fungendo da cornice; attorno si dispiegano Dio Padre benedicente tra angeli musicanti, e i Santi Francesco, Carlo Borromeo, Bernardino da Siena, Giovanni Battista, Girolamo, Antonio Abate, Caterina da Siena, Lorenzo.

Storia

 

Sovicille, Pieve di San Giovanni Battista

La chiesa è ricordata per la prima volta in un documento datato 11 febbraio 1078 quando Matilde di Canossa confermò alla diocesi di Volterra il possesso di questa pieve[1]. Nel XII secolo anche papa Alessandro III la confermò al vescovo volterrano[2]. Nella prima metà del XIII secolo la pieve ebbe tra i suoi rettori uomini che andarono a ricoprire importanti incarichi come ad esempio il pievano Giovanni che fu nominato arbitro e delegato papale in una contesa tra enti religiosi della zona[3]; nel 1254 prete Bainerio venne nominato pievano di Pernina[4].
A cavallo tra il XIII e il XIV secolo la pieve aveva una sola chiesa suffraganea[4] e anche in seguito le rendite economiche erano esigue tanto che nel 1356 tutto il plebato fruttava solo 57 lire di reddito[5][6]; per questi motivi molto spesso i pievani preferivano risiedere nella città di Siena e lasciavano ad officiare l'edificio dei semplici sacerdoti[4]. Nonostante le scarse rendite finanziarie le chiesa fu sempre ben tenuta e decorata con affreschi. In occasione della visita apostolica del 8 gennaio 1437 il visitatore apostolico la definì plebes et eius domus peroptime se habent [unire traduzione a beneficio di chi non conosce il latino][4].
In una successiva vista apostolica datata 10 dicembre 1507 risulta che la pieve era dotata di tre altari e di due compagnie, alle quali aderiva gran parte della popolazione[4]; in seguito divenne di patronato regio e nel XVIII secolo venne trasformata secondo il gusto barocco dell'epoca[4].
Tra il 1954 e il 1955 l'edificio venne integralmente restaurato e vennero rimosse tutte le superfetazioni settecentesche. Alla fine del XX secolo un ulteriore restauro ha portato al ripristino del livello originario del pavimento e della spazialità delle campate iniziali dell'edificio[4].

Architettura e patrimonio artistico

 
Cartoline d'epoca: Pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino, 1916
Abside

La chiesa consiste in una basilica a tre navate absidata con copertura lignea alla quale sono affiancati gli edifici della canonica. Tutta la struttura è stata realizzata con l'uso di conci di calcare cavernoso di color avorio, disposti a corsi orizzontali e paralleli. L'edificio della chiesa, per le attinenze stilistiche con la abbazia a Isola, dovrebbe risalire alla seconda metà del XII secolo mentre la torre campanaria è frutto di due distinte fasi costruttive; la parte basamentale risale alla prima metà del XII secolo mentre la parte superiore risale alla fine dello stesso secolo[7].

Esterno

La facciata a salienti è aperta da un semplice portale architravato con lunetta monolitica e arco a tutto sesto; al di sopra di esso si vedono le tracce di una finestra quadrata oggi tamponata. Tra la ex-finestra e il culmine della facciata si trova una feritoia a croce greca. Il coronamento della facciata è stato ottenuto con una cornice a guscio.
Nelle fiancate si aprono delle ampie finestre rettangolari realizzate nel XVII secolo e sopra le navate laterali si trovano delle strette monofore, in parte coperte dal tetto a causa di un errore costruttivo probabilmente originario[8].
La tribuna originariamente era scandita dai volumi delle tre absidi[7] ma oggi sopravvive solo quella centrale. Il catino absidale è aperto da una stretta monofora a doppio strombo centinato. Sia sopra che ai lati del catino absidale si trovano tre finestre rettangolari di epoca moderna.

Campanile

Davanti alla chiesa si erge una torre campanaria (alta 22 metri) a base quadrangolare, la cui parte terminale mostra un paramento murario diverso da quello sottostante . Si accede alla torre da un portale architravato privo della lunetta; l'ordine dei piani è scandito da strette feritoie e da finestra quadrate di piccole dimensioni fino al quarto piano, che invece è aperto da ampie monofore centinate. La parte superiore della torre presenta una muratura pseudoisodoma e mostra un paramento murario in conci di calcare cavernoso. Il penultimo piano è inquadrato da larghe lesene che sostengono degli archetti pensili monolitici . Nelle specchiature un tempo si aprivano ampie bifore.

Interno

Lo spazio interno è suddiviso in tre navate di quattro campate ciascuna; le campate occidentali sono più corte delle orientali. Ogni arcata poggia su pilastri polilobati così composti: quelli tra la prima e la seconda campata presentano quattro semicolonne mentre gli altri presentano due semicolonne. I capitelli della prima campata sono decorati con motivi geometrici quali vortici, nastri ecc. mentre i capitelli degli altri valichi sono decorati con motivi ungulati o con abbozzi di capitello ionico. Ogni capitello è coronato da pulivini sporgenti molto simili a quelli della Pieve a Scola[7].
La base di ogni semicolonna presentano una decorazione di tre anelli raccordati verticalmente secondo un modello riscontrabile nella abbazia a Isola ma anche nella pieve di Ponte allo Spino[7].
L'interno di epoca romanica doveva essere molto buio; fu decorato con affreschi nel XIV secolo e nel XVII secolo fu trasformato in stile barocco mediante la costruzione di false volte e con l'intonacatura delle pareti con calce colorata.

Da questa pieve proviene una tavola con la Madonna col Bambino di Luca di Tommé, oggi esposta al museo civico e d'arte sacra di Colle di Val d'Elsa.



Pieve san Giovanni Battista a Ponte allo Spino, (interno)

Pieve san Giovanni Battista a Ponte allo Spino, (interno)

 

Note

[1] Schneider 1907, op. cit., pag. 48 n. 135
[2] La pieve è citata nelle bolle pontificie del 29 dicembre 1171 e del 23 aprile 1179.Kehr 1977, op. cit., pag.293
[3] Si tratta della vertenza che vide contrapposti l'abate di Isola e il pievano di Marmoraia per il possesso dall'eremo di Montemaggio. AA.VV., Chiese medievali della valdelsa, op. cit., pag. 64 nota 5
[4] AA.VV., Chiese medievali della valdelsa, op. cit., pag. 62
[5] Nel 1276 la decima ammontava a 6 lire, 1 soldo e 6 denari. Nel 1277 era di 7 lire. Nel 1294 pagava 4 lire ogni semestre. Nel 1303 era di 3 lire e 10 soldi. Guidi 1932, op. cit., pag. 157 n. 3165
[6] Giusti-Guidi 1942, op. cit., pag. 212 n. 3386
[7] a b c d AA.VV., Chiese medievali della valdelsa, op. cit., pag.63
[8] Moretti Stopani 1968, op. cit., pag.58


Bibliografia

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Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico del Granducato di Toscana, Firenze, 1833-1846.
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Attilio Zuccagni-Orlandini, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Firenze, Tipografia Polverini, 1857.
Fedor Schneider, Regestum volaterranum: Regesten der Urkunden von Volterra (778-1303), Roma, E. Loescher & Co., 1907.
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Michele Cioni, La Valdelsa: guida storico-artistica, Firenze, Lumachi, 1911.
Pietro Guidi, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1274-1280, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1932.
Pietro Guidi; Martino Giusti, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1295-1304, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
Italo Moretti; Renato Stopani, Chiese romaniche in Valdelsa, Firenze, Salimbeni, 1968.
Paolo Cammarosano; Vincenzo Passeri, I Castelli del Senese, Siena, Monte dei Paschi, 1976.
Paul Fridolin Kehr, Papsturkunden in Italien. Reiseberichte zur Italia pontificia. Volume IV, Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana, 1977.
Italo Moretti; Renato Stopani, Romanico senese, Firenze, Salimbeni, 1981.
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Renato Stopani, Storia e cultura della strada in Valdelsa nel medioevo, Poggibonsi, Centro Studi Romei, 1986.
Franco Cardini, Alta Val d'Elsa: una Toscana minore?, Firenze, SCAF, 1988.
Giovanni Cencetti, Medioevo in Valdelsa, Poggibonsi, Centro Studi Romei, 1994.
Andrea Duè; Vieri Becagli, Atlante storico della Toscana, Firenze, Le Lettere, 1994. ISBN 88-71662-00-8
AA. VV., Chiese romaniche della Valdelsa. I territori della via Francigena tra Siena e San Gimignano, Empoli, Editori dell'Acero, 1996. ISBN 88-86975-08-2



Pieve di Molli


   
Nei pressi della Pieve di Molli, nel comune di Sovicille nasce l’Elsa. È questo uno dei punti più alti della Montagnola e la Pieve di Molli si trova sullo spartiacque che divide il bacino dell’Elsa da quello della Merse. Ricordata dall'XI secolo, conserva ben poco della struttura originaria. La parte superiore dell'edificio fu ricostruita nel Settecento, dopo che un fulmine l'aveva seriamente danneggiata, ed ha subito ulteriori recenti rifacimenti. Un frammento autentico si può ancora rintracciare nel basamento del campanile a grosse bozze di pietra.

Unitamente alla pieve di San Giovanni Battista a Pernina ed alla pieve di San Giusto a Balli la pieve di Molli era nelle disponibilità del Vescovo di Volterra per volere (l’atto risale al 1078) della contessa Matilde.
Intorno alla Pieve si raccolse progressivamente una comunità, dedita ad un'agricoltura intensiva e fiorente (oltre al seminativo ed alla vite, anche i castagni) comunità che nel XIII secolo divenne Comune del contado senese. A Molli ed alla sua Pieve facevano riferimento anche i borghi di Tegoia, Cerbaia e Macereto.
La Pieve è un edificio semplice, a navata unica, con alcuni rifacimenti risalenti al Settecento. Il reperto medievale più importante è il basamento del campanile, che presenta un paramento murario in bozze di pietra locale.
Dalla pieve proviene una bella tavola quattrocentesca che ha rivelato, dopo il recente restauro, una raffinata Madonna col Bambino che mostra chiari legami con la produzione del Sassetta, nonostante le lacune che offuscano parzialmente l'immagine. La tavola, oggi conservata nella Soprintendenza di Siena, si colloca nella fase matura dell'attività dell'artista, intorno alla metà del XV secolo.


 
Pieve di Molli
Pieve di Molli
Pieve di San Giovanni Battista a Rosia

   
Nell’aspro territorio della Val di Merse un singolare accenno alla rinnovata figuratività rinascimentale si trova nella bella pieve di San Giovanni Battista a Rosia, che ospita sull’altare maggiore la pala lignea raffigurante la Madonna in trono col Bambino tra i santi Sebastiano e Antonio Abate. Dipinta da Guidoccio Cozzarelli, l’allievo per eccellenza di Matteo di Giovanni, l’opera, pur nella reminiscenza del trittico di origine medievale, dichiara il nuovo approccio stilistico alle novità del Rinascimento nella composizione simmetrica scandita da acute notazioni architettoniche e spaziali.

La pieve di San Giovanni Battista si trova in località Rosia. Documentata già dell'XI secolo, ha subito una ampia ristrutturazione nel corso del XIV secolo. Fu uno dei centri religiosi più importanti nella vita medievale senese. L'elemento più arcaico è il campanile, fatta eccezione per i merli di coronamento: in quattro ordini sovrapposti si alternano monofore, bifore, trifore, quadrifore in un paramento di pietre, scandite da arcatelle pensili.

L'edificio presenta un'elegante facciata in bozze di calcare, con portale preceduto da tre gradini, sormontato da un arco a tutto sesto e tre monofore. Ha un impianto rettangolare a tre navate.

L’elemento più importante è il campanile, che affianca la chiesa a metà del lato destro. E’ conservato molto bene, anche se il coronamento a merli è un’aggiunta moderna. Si articola in una successione di ripiani con aperture monofore, bifore, trifore e tetrafore e con i piani segnati da ricorsi di arcatelle pensili. Il modello lombardo è palese e si può considerare uno dei più belli in Toscana, anche se appare tra i più tardi campanili romanici presenti nel senese.

All'interno, il fonte battesimale trecentesco a forma di parallelepipedo, che raffigura nella parte frontale il Battesimo di Cristo fra cinque angeli. Da notare anche la quattrocentesca Madonna in trono col Bambino e i santi Sebastiano e Antonio abate, di Guidoccio Cozzarelli.
Guidoccio Cozzarelli (Siena, 1450 – Siena, 1517) è stato un pittore e miniatore italiano. Allievo e collaboratore di Matteo di Giovanni, con il quale talvolta è possibile confonderlo.
Cozzarelli divenne più apprezzato come miniatore che come pittore: si annoverano la pergamena custodita nell'Archivio di stato a Siena e le miniature conservate nel duomo di Siena

 


 

Pieve di San Giovanni Battista a Rosia, campanile

La pieve di San Giusto a Balli

   
La pieve di San Giusto a Balli si trova in località Balli. La pieve è una delle più antiche testimonianze dell'romanica nel territorio senese, citata già nel 1078. Nel Seicento fu privata di una delle navate laterali, ridotta a cella vinaria; la struttura a due navate permane ancor oggi.
All'esterno, elemento caratterizzante è l'abside, con parato che mescola frammenti di travertino a ciottoli di fiume e a pezzi di laterizio; la superficie è decorata dal motivo di spartimento in doppie arcate, interrotto al centro dalla monofora e ulteriormente sottolineato dal sovrastante aggetto in mattoni sporgenti.
All'interno l'edificio è suddiviso in due navate separate da quattro arcate poggianti su pilastri circolari che alternano pietra calcarea e mattone con effetto di bicromia bianco-rosata.

La Pieve è una delle più antiche rientranti nella Diocesi di Volterra. Come per la maggior parte degli edifici risalenti al Medio Evo e presenti sul territorio comunale ci sono pervenuti cenni frammentari della sua storia. Insieme alla Pieve di Pernina e alla Pieve di Molli (anch'esse parte dei possessi del Vescovo di Volterra) diede ospitalità a servi della gleba fuggiti dalle terre dei signori, a contadini ed a boscaioli. Nel XIII secolo attorno alla Pieve viveva una comunità inserita nel contado senese, come dimostra una citazione contenuta all'interno dello Statuto cittadino del 1262.
Originariamente la Pieve si sviluppava su tre navate; in seguito una venne chiusa, probabilmente per essere destinata a cantina. Ancora oggi le due navate sono separate da pilastri circolari che sorreggono quattro arcate. La caratteristica più evidente (e piacevole allo sguardo) dei pilastri, presente anche nella parete esterna posteriore accanto all'abside, è l'alternanza cromatica tra il rosato dei mattoni ed il bianco della pietra calcarea. L'abside è costruita con bozze di travertino, laterizi e pietre di fiume e decorata con una serie di lesene e di archetti pensili.
Dietro la canonica, assieme ad una vasca antica, si può ammirare il pozzo della chiesa, risalente al XII – XIII secolo.



 
La pieve di San Giusto a Ball
La pieve di San Giusto a Ball
Monastero della Santissima Trinità e Santa Mustiola a Torri

   

Il monastero della Santissima Trinità e Santa Mustiola a Torri (noto più semplicemente come pieve di Santa Mustiola) si trova in località Torri a Sovicille.

Il monastero è ricordato fin dal 1070. La chiesa fu rinnovata nel XIII secolo, conservando l'impianto a unica navata con copertura lignea. Caratteri gotici sono visibili nel lato meridionale, dove si apre un bel portale con arco a sesto acuto e un architrave riccamente scolpito.

Di grandissimo interesse è il chiostro, l'unico in Toscana ad avere conservato integri i caratteri romanici, nonostante la costruzione di due ordini superiori nel XIV e XV secolo. La parte romanica è articolata su undici arcate per ogni lato, sostenute da esili colonnette che sostengono capitelli riccamente scolpiti con motivi vegetali, al di sopra dei quali sono pulvini a gruccia ornati da motivi geometrici e nastri intrecciati, il tutto all'insegna di un'elegante tricromia, attuata con materiali lapidei bianchi, rosati e neri. Nella chiesa si conserva l'altare maggiore romanico in pietra e una tavola di Luca di Tommè raffigurante la Madonna col Bambino.
Luca di Tommè (Siena, 1330 circa – 1389 dopo) è stato un pittore italiano, appartenente alla scuola senese. Fortemente influenzato dall'opera dei concittadini senesi Pietro Lorenzetti e Simone Martini, collaborò con Bartolo di Fredi e il miniatore senese Niccolò di ser Sozzo Tegliacci (o Tegliaccio).

 
Castello del Poggiarello di Stigliano

   

Il Castello del Poggiarello di Stigliano ha consistenti tracce medioevali, che lo rendono un raro e prezioso esempio di fortificazione duecentesca. Ma la collina del Poggiarello fu inizialmente una necropoli, riferibile forse alla località poco distante “Sienavecchia”, ove si trovano “castellieri” (sorta di accampamenti fortificati) etruschi, nei pressi di giacimenti minerari di rame e ferro.

Il castello del Poggiarello di Stigliano è un esempio di fortificazione sviluppata tra il XII e il XV secolo, che sorge su di un'antica necropoli etrusca nel territorio del comune di Sovicille, in provincia di Siena. La parte più antica è costituita da due case-torri che costituivano una fattoria fortificata di proprietà della famiglia Pecci, mercanti senesi che investirono le loro finanze su una struttura posta lungo un'importante via d'accesso al fiume Merse, lungo il quale si erano sviluppate attività senesi di metallurgia e manifattura. Le abitazioni circostanti affrontarono un periodo di insicurezza e continua manutenzione già dalla metà del XIII secolo, quando incursioni fiorentine, teutoniche, pisane e di altre popolazioni condussero il castello a costituirsi, all'inizio del Quattrocento, in una vera e propria fortezza; essa era di strategica importanza per la Repubblica di Siena, la quale la annotò nell'elenco dei fortilizi privati, proprietà degli aderenti alla corporazione dei Nove, attinente alla classe imprenditoriale senese. Nel XVI secolo, alla fine della guerra di Siena, un ramo della famiglia Piccolomini si stabilì in questo castello. Dopo la peste del 1630, la popolazione venne decimata: la fortezza smise di assumere un ruolo difensivo e venne frammentata in piccoli poderi ad uso agricolo. Infine, nel XIX secolo, al fine di rendere più efficiente l'agricoltura toscana, la fattoria del Poggiarello di Stigliano venne divisa tra le proprietà delle fattorie limitrofe, per essere oggi ricostituita come un bene protetto sotto la Soprintendenza ai Beni Architettonici della Toscana.

Linari

La Villa di Linari, recentemente restaurata, risale al 1700. Le sue caratteristiche più suggestive sono il portico con loggiato sovrastante ad archi ellittici, i portali dell'ingresso principale e di quello di accesso al cortile, la galleria decorata a stucchi del primo piano e dal viale di accesso alla cappella, il padiglione ad angoli smussati a semicerchio (quest'ultimo è fatiscente, così come è stato abbandonato il giardino).

Villa Cetinale


   
Villa Cetinale


La Villa Cetinale fu costruita tra il 1676 e il 1678 dal cardinale Flavio Chigi su progetto dell'architetto Carlo Fontana, allievo del Bernini, per celebrare l'elezione al soglio pontificio dello zio Fabio Chigi con il nome di Alessandro VII. Questa non fu mai un luogo di rappresentanza ma la residenza dove i Chigi si ritiravano per brevi periodi di riposo.
Tre fasi contraddistinguono la costruzione del complesso: la prima corrisponde all'edificazione della villa, i suoi annessi e il giardino formale (1676-1688); la seconda alla realizzazione del parco della Tebaide (1698-1705); la terza alla costruzione del Romitorio (1716).
Il cardinale Flavio Chigi lasciò Cetinale ai nipoti, i quali la conservarono per tre secoli fino al 1977 quando fu acquistata dal parlamentare inglese lord Antony Lambton, che condusse un attento restauro conservativo, riportando Cetinale all'antico splendore.

Architettura

L'edificio, a pianta quadrangolare, si sviluppa su tre piani fuori terra. Il prospetto principale è caratterizzato essenzialmente dall'elaborata doppia scalinata a forbice che si conclude con il grande portale centrale in marmo al primo piano. Questo è inquadrato da due colonne bugnate e coronato da un timpano triangolare fortemente aggettante sopra il quale si trova lo stemma dei Chigi.

Il prospetto retrostante è composto da due avancorpi laterali sporgenti rispetto alla parte centrale. Questa è forata al piano terra da tre arcate sormontate da un falso loggiato con balaustra di pietra. Tutte le aperture e le arcate del porticato sono incorniciate da mattoni, che contrastano con le bugne in pietra che segnano gli spigoli del fabbricato.

Grandi stemmi gentilizi decorano ogni apertura del piano nobile.

Il giardino

Il giardino formale conosciuto come giardino degli agrumi, che si sviluppa sul retro della villa, è composto da aiuole a disegno geometrico bordate da siepi di bosso. Tutte le aiuole sono ornate da pavoni scolpiti nel tasso e da statue. Il restante spazio esterno è impostato su un lungo asse rettilineo segnato da un basso muro coronato da busti marmorei.

L'asse, che inizia con un'esedra, prosegue lungo un viale di cipressi e dopo aver attraversato un monumentale portale giunge alla villa. Il portale ornato internamente sui lati d'entrata da due nicchie con statue, è completato in alto da obelischi e busti scultorei decorativi.

L'asse prosegue oltrepassando la villa e il giardino formale continuando il suo percorso fino a terminare con la colossale statua dell'Ercole, eseguita nel 1687 da Giuseppe Mazzuoli, un rustico colosso in pietra nascosto nel bosco lontano dalla dimora.

A nord della villa, su un'area boschiva venne realizzato il parco della Tebaide. All'interno del parco, che prende il nome dalla zona desertica dell'alto Egitto abitata nel medioevo dagli eremiti cristiani, si dipana un tortuoso cammino di penitenza, tra cappelle votive, croci in pietra e numerose sculture di frati in ginocchio.

Collegata alla villa, mediante una rapida scalinata scavata nella roccia detta Scala Santa, si trova il Romitorio aggiunto nel 1716. Con questo intervento venne accentuata l'importanza dell'asse che si prolungò fino alla sommità della collina.
Posto in cima alla collina che scende in pianura sulla villa di Cetinale, alla quale era collegato tramite una lunga scalinata scavata nella roccia marmorea di cui oggi non restano tracce.

Il romitorio di Cetinale

Alcuni decenni dopo la costruzione di Villa Cetinale venne disposta nel 1716 l'edificazione di un grande quanto singolare romitorio, posto quasi sulla sommità della collina scoscesa che sovrasta la Villa ed accessibile tramite una scala di circa 500 metri (la Scala santa) scavata nella roccia marmorea e oggi praticamente scomparsa.
Nel romitorio vivevano eremiti subordinati alle direttive del padrone di Cetinale, come servire le messe o fare opere di carità. Il loro compito principale era quello di assistere gli ammalati e i moribondi e vivevano di elemosina o provviste donate loro dalla villa. La struttura è distribuita su quattro piani ed è principalmente divisa tra cappella e alloggi degli eremiti.

Villa Cetinale è visitabile su appuntamento.

 

Giardino Villa Cetinale


Il romitorio di Cetinale
Il romitorio di Cetinale

 

Parco della Tebaide

   
Di fronte alla villa di Cetinale si estende il bellissimo Parco della Tebaide. La sua realizzazione risale alla fine del 1600 ed è legata ad una simpatica storia (o leggenda?). "Il Cardinale di Roma, futuro Papa Alessandro VII, fu invitato dal fratello a vedere le statue installate nel grandioso parco di lecci. Il porporato rimase estasiato nell'osservare le belle statue erette su piedistalli di pietra, fino a quando una di esse si rivelò essere una bella ragazza in carne ed ossa, poichè perse l'equilibrio e cadde a terra. Il Cardinale arrabbiato ripartì per Roma, ordinando al fratello di far eseguire vere sculture in pietra, per riparare alla beffa subita". Di queste statue ne rimangono solamente sei o sette, ma danno benissimo l'idea della grandiosità del parco nel XVII secolo.

 


Pieve di Pernina

   
La pieve di San Giovanni Battista, di origine romanica, ben conservata nelle sue maestose vestigia medievali, immersa nei boschi nel cuore della Montagnola Senese ed in eccellente pozione panoramica, si trova nella località di Pernina.
La chiesa è ricordata per la prima volta in un documento datato 11 febbraio 1078 quando Matilde di Canossa confermò alla diocesi di Volterra il possesso di questa pieve. Nel XII secolo anche papa Alessandro III la confermò al vescovo volterrano. Nella prima metà del XIII secolo la pieve ebbe tra i suoi rettori uomini che andarono a ricoprire importanti incarichi come ad esempio il pievano Giovanni che fu nominato arbitro e delegato papale in una contesa tra enti religiosi della zona. Nel 1254 prete Bainerio venne nominato pievano di Pernina.

Campanile

Davanti alla chiesa si erge una torre campanaria (alta 22 metri) a base quadrangolare, la cui parte terminale mostra un paramento murario diverso da quello sottostante . Si accede alla torre da un portale architravato privo della lunetta; l'ordine dei piani è scandito da strette feritoie e da finestra quadrate di piccole dimensioni fino al quarto piano, che invece è aperto da ampie monofore centinate. La parte superiore della torre presenta una muratura pseudoisodoma e mostra un paramento murario in conci di calcare cavernoso. Il penultimo piano è inquadrato da larghe lesene che sostengono degli archetti pensili monolitici . Nelle specchiature un tempo si aprivano ampie bifore.


 
Pieve di Pernina
Ancaiano

   
Ancaiano è un piccolo borgo nel Comune di Sovicille. Le prime notizie al riguardo risalgomno intorno all'anno 1000 ma il ritrovamento di alcuni oggetti ib bronzo fanno ritenere che Ancaiano era già abitato nell'età del Bronzo.

La chiesa di San Bartolomeo ad Ancaiano risale al 1175, ma è stata restaurata successivamente in stile rinascimentale. Ha un' unica navata a croce latina la copertura è a botte impostata su colonne e semipilastri; al centro del transetto si innalza una cupola con occhio centrale.
Di chiara ispirazione rinascimentale, sostituì la più antica chiesa medievale gravemente danneggiata durante il passaggio delle truppe imperiali nel 1554. Ricostruita ex novo nel Seicento per volere di papa Alessandro VII è ispirata da un probabile disegno di Baldassarre Peruzzi.
La pianta è a croce latina a unica navata terminante con abside circolare; la copertura è a botte impostata su colonne e semipilastri; al centro del transetto si innalza una cupola con occhio centrale. Degli arredi medievali si conserva nel Museo civico e d'arte sacra di Colle Val d'Elsa la tavola Madonna col Bambino attribuita a Segna di Bonaventura. Alla fase di ricostruzione della chiesa rimanda la pala dell'altare maggiore raffigurante il Martirio di san Bartolomeo di Astolfo Petrazzi (1644).

Ad Ancaiano è nato, il 15 gennaio 1480, Il  grande pittore ed architetto Baldassarre Tommaso Peruzzi.


Villa Celsa e Cappela di Celsa

   
Castagnoli è un grandioso edificio, un nucleo di origine medievale che si colloca lungo la Via Francigena alle pendici della Montagnola Senese. E' citato per la prima volta nel 1168 nei documenti di Abbadia a Isola. Si tratta di un grande fabbricato con muri in filaratto e tracce di finestre ad arco, la cui facciata principale è stata rimaneggiata nel '500 con l'aggiunta di un loggiato in mattoni, oggi tamponato.
La facciata principale è stata interamente rifatta nel '500 a loggiati sovrapposti in mattoni, ora richiusi; resti di muri a filaretto di pietra con tracce di finestre ad arco acuto rilevano l'indubbia origine duecentesca.
Di fronte si trovano un fabbricato più piccolo e basso con tracce di elementi romanici e un oratorio-cappella.

Villa Celsa e Cappela di Celsa


   
L'eremo di Santa Lucia a Rosia

L'eremo di Santa Lucia a Rosia è un edificio sacro che si trova nei pressi di Rosia frazione del comune di Sovicille: l'eremo è comunque situato nel territorio del comune di Chiusdino.
È situato poco oltre il Ponte della Pia, sulla strada che da Rosia conduce al Castello di Montarrenti sulla Strada statale 73 Senese Aretina.

Le sue origini sono antecedenti al 1200 e si devono, probabilmente, all’eremita Bonacorso che viveva da queste parti. All’eremita, in seguito, si aggiunsero diversi seguaci che resero necessaria la costruzione di ambienti da adibire ad alloggi.
Negli anni successivi, nel 1216 e 1239 le Diocesi di Siena e di Volterra ufficializzarono la comunità che vi era costituita concedendo indulgenze a tutti coloro che facevano offerte alla comunità stessa. La chiesa, che fu dedicata a Santa Lucia, dovrebbe risalire al 1252 e la sua consacrazione al 1267.

Nell’eremo si sarebbe verificato anche un miracolo, la trasformazione dell’acqua in vino ad opera del priore Clemente da Osimo con un semplice segno della croce.
L’eremo è stato soppresso, anche se ha continuato ad essere abitato da alcuni frati, dalla Diocesi di Siena nel 1575.
Dell'eremo agostiniano restano l'ala ove era ubicata la sala capitolare, aperta da una serie di arcate a sesto acuto, e i ruderi della cappella che concludeva la chiesa a unica navata. Il coro, a pianta quadrilatera, presenta ancora i peducci sui quali si impostava la volta a crociera.

Pievi in Toscana | Eremo di Santa Lucia a Rosia (Sovicille)



  Eremo Rosia, SovicilleEremo di Rosia
Il Ponte della Pia

 
Percorrendo Sp 73 che da Siena va verso il mare, appena oltrepassata Rosia, lungo la vallata dell'omonimo torrente, prima di arrivare al borgo fortificato di Montarrenti, ci appare il ponte più suggestivo di questo territorio Il Ponte della Pia, così chiamato perchè da qui sarebbe passata la bella Pia (moglie infelice di Nello d'Inghiramo de' Pannocchieschi) per andare in esilio in Maremma, nel Castello della Pietra.


Il Ponte

Il Ponte della Pia è un ponte di origine romana ma ricostruito in epoca medievale che sorge lungo la Strada statale 73 Senese Aretina poco dopo l’abitato di Rosia, subito prima del Castello di Montarrenti.

Il ponte, costituito da un’unica arcata e la cui struttura attuale risale ai primi anni del XIII secolo, collega le due rive del torrente Rosia ed in passato ha svolto un ruolo importante lungo il percorso della antica Via Massetana che collegava Siena alla Maremma, ed in particolare alle Colline Metallifere e Massa Marittima, da cui deriva il nome della strada.

La struttura è inagibile, se non a piedi, anche per la mancanza delle spallette laterali (che furono distrutte durante la Seconda guerra mondiale dal passaggio dei carri armati tedeschi. Una volta attraversato il ponte ci ritroviamo dall’altro lato della gola dove scorre il torrente e dove si trova la strada, detta “manliana”, ricostruita del corso del XV secolo, che conduce all’Eremo di Santa Lucia a Rosia.

Secondo la tradizione il suo nome deriverebbe dalla nobildonna senese Pia de' Tolomei, che forse apparteneva alla famiglia Guastelloni di Siena, moglie di Nello d'Inghiramo, che vantava la titolarità di Castel di Pietra e che aveva sposato dopo essere rimasta vedova, nel 1290, del primo marito (Baldo d'Aldobrandino dei Tolomei,). Pia de' Tolomei, nominata anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia [1], non poteva avere figli con il suo secondo marito, il quale si era invaghito di un’altra donna, accusandola anche di tradimento, l’avrebbe uccisa gettandola dalla rupe su cui sorgeva il Castel di Pietra in Maremma. Secondo la tradizione, la rupe si chiama “il Salto della contessa”. La leggenda vuole che il fantasma di Pia de’ Tolomei appaia sul ponte nelle notti di luna piena, completamente vestito di bianco, e che lo attraversi senza toccare terra. Fin qui la leggenda, ma della storia vera poco è dato sapere, anche che la nobildonna sia appartenuta effettivamente alla famiglia dei Tolomei o che venisse sacrificata solo per interesse politico, forse legato alle proprietà che aveva ereditato dal primo marito e che avrebbe voluto fossero riconosciute ai due figli avuti nel primo matrimonio.



 
Siena

   

Siena fu fondata come colonia romana al tempo dell'Imperatore Augusto e prese il nome di Saena Iulia. All'interno del centro storico senese sono stati ritrovati dei siti di epoca etrusca, che possono far pensare alla fondazione della città da parte degli etruschi.

Siena è universalmente conosciuta per il suo patrimonio artistico e per la sostanziale unità stilistica del suo arredo urbano medievale, nonché per il suo famoso Palio; il centro storico è stato infatti dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità nel 1995.

La Piazza del Campo, che è sicuramente fra gli esempi di architettura civile più suggestivi al mondo, rappresenta idealmente il punto di incontro dei tre colli su cui sorge la città di Siena, in origine la “piazza” era un grande prato, da qui il nome “campo”. La Piazza, di forma semicircolare simile alla valva di una conchiglia, occupa uno spazio complesso, capace di trasformare la naturale irregolarità del terreno in un capolavoro di armonia ed eleganza. La pavimentazione del Campo inizia nel 1327 e termina nel 1349, con i particolari mattoni a “coltello”. Sulla piazza si affacciano la Fonte Gaia e numerosi palazzi nobiliari.
La suddivisione della conchiglia ci riporta al primo Trecento (al Governo dei Nove) e nove sono i settori divisi da strisce di pietra bianca (nove come i il numero dei governanti di allora), che accompagnano lo sguardo al Palazzo Pubblico, detto anche Palazzo Comunale, sovrastato dalla Torre del Mangia. La piazza oggi come nel medioevo, è il centro della città, dove confluiscono le sue principali arterie, posta al confine tra il Terzo di Città e quello di San Martino.
La sua prima costruzione risale al Duecento; nella prima metà del Trecento venne costruito il salone del Gran Consiglio e il, secondo piano venne aggiunto nel 1680. Attualmente è sede degli uffici dell’amministrazione comunale.

La Basilica di San Domenico è una delle più importanti chiese di Siena e si trova in via della Sapienza.
La chiesa fu innalzata nel 1226-1265, ma nel corso del Trecento il complesso fu ampliato nelle forme gotiche che vediamo ancora oggi e che hanno resistito ad incendi (1443, 1456), occupazioni militari (1548-1552) e terremoti (1798). Nel 1531 iniziarono i restauro condotti da Domenico Cinquini; nei primi del cinquecento fu abbassato il campanile e aggiunto il coronamento merlato. L'ultimo intervento è del 1962: furono tolte le sovrapposizioni barocche e aggiunte le vetrate con le Storie di Santa Caterina.
La vasta architettura in mattoni tipica degli ordini mendicanti mostra sulla sinistra il campanile sbassato nel 1798 in seguito al sisma e presenta una pianta a croce egizia con amplissima navata, coperta a capriate e transetto con alte cappelle.
L'ingresso si trova all'inizio del fianco sinistro della chiesa (numero 21 sulla mappa della basilica), in quanto la facciata è occupata dalla struttura sopraelevata della cappella delle Volte.
La Cappella delle Volte, antico luogo di preghiera delle Terziarie Domenicane dette Mantellate e legato a numerosi episodi di santità di Caterina da Siena. Nella prima campata (2) di quest'ambiente notiamo la Canonizzazione di Santa Caterina di Mattia Preti, affiancata da due dipinti (la Santa dona l'abito a Gesù pellegrino e riceve da Cristo la crocetta) firmati e datati 1602 da Crescenzio Gambarelli, autore pure, nella parete adiacente, della Morte della Santa e della Santa che recita l'uffizio con Cristo (1602), collocate ai lati dell'Apparizione di Caterina a Santa Rosa da Lima di Deifebo Burbarini. Sulla parete di fondo (3) si staglia l'affresco di Andrea Vanni con Caterina e una devota, veritiero ritratto della santa.

Il Duomo sorge su un preesistente edificio sacro, a sua volta costruito su un antico tempio dedicato a Minerva. La sua edificazione iniziò alla metà del XII secolo, le parti essenziali erano terminate già nel 1215 mentre la cupola fu eretta tra il 1259 e il 1264. Costruito a croce latina e a tre navate, fu rivestito da fasce bianche e nere di marmo in riferimento alla balzana: lo stemma araldico di Siena.

La basilica di San Francesco è tra le più importanti chiese di Siena, situata in piazza San Francesco.
I maggiori tesori della chiesa si trovano proprio nelle otto cappelle del transetto ai lati della Cappella Maggiore (quattro a destra e quattro a sinistra). Partendo dalla prima cappella che si trova vicino alla parete di fondo a sinistra, è da segnalare un affresco staccato dal chiostro del convento, dipinto da Jacopo di Mino del Pellicciaio prima del 1396 e raffigurante la Maestà. Nella seconda cappella troviamo due affreschi di Ambrogio Lorenzetti staccati dalla Sala Capitolare del convento e risalenti al 1335-1340. Raffigurano storie di frati francescani e precisamente il Martirio di cinque frati francescani (a sinistra) e San Ludovico di Tolosa si congeda da Papa Bonifacio VIII (a destra). Nella quarta cappella c’è invece un'opera del fratello di Ambrogio, Pietro Lorenzetti. Si tratta di un altro affresco staccato dalla Sala Capitolare o dal chiostro e raffigurante la Crocifissione (1332 circa).

Nella quinta cappella, la prima dopo la cappella maggiore centrale, una Madonna col Bambino di Andrea Vanni (1398) risulta annerita, nonostante i recenti restauri, a causa dell’incendio del 1655. Questo dipinto e il crocifisso ligneo della navata sono le uniche opere “infiammabili” che si trovavano nella chiesa prima dell'incendio e a questo sopravvissute. La sesta cappella reca sulla parete destra il monumento funebre in marmo al Cavaliere Cristoforo Felici, realizzato da Urbano da Cortona nel 1463. Nella cappella successiva da ammirare, sulla parete destra, un bassorilievo in marmo del 1340 circa di Giovanni d'Agostino, l’artista che copriva la carica di Capomastro dell’Opera del Duomo in quegli anni. Rappresenta l'Assunzione di Maria. Nella stessa cappella, il polittico moderno neogotico al centro è degno di nota per essere una delle poche opere raffigurante San Massimiliano Kolbe, il padre francescano deportato ad Auschwitz che volle sostituirsi volontariamente ad un condannato a morte. La figura di Kolbe si trova a destra nel polittico ed è un'aggiunta di Aldo Marzi (1973) ad un polittico precedente di Pietro de Pezzatis (1898) con la Madonna e San Francesco.

Il transetto contiene altre quattro cappelle sul lato opposto rispetto a quelle già descritte. Di queste la seconda e la quarta, numerate a partire dalla parete sinistra di fondo, preservano le Sacre Particole profanate nel 1730 e rimaste da allora miracolosamente incorrotte (vedi sotto). Le particole vengono collocate nella seconda e quarta cappella in estate ed inverno, rispettivamente. La seconda cappella “estiva” fu realizzata da Lorenzo di Mariano detto il Marrina nel Cinquecento, ma fu rifatta interamente nel XIX secolo. Dell’apparato originario rimane però soltanto il pavimento con le Quattro Virtù Cardinali. La quarta cappella “invernale” è decorata sulla sinistra da un finto polittico della seconda metà del trecento di Lippo Vanni, raffigurante la Madonna col Bambino e Santi, affresco staccato dal convento.

Il Museo delle Biccherne ha sede nei locali dell'Archivio di Stato di Siena, all'interno del rinascimentale Palazzo Piccolomini (1469-1510), attribuito al Rossellino con decorazioni scultoree eseguite dal Marrina.
La pinacoteca, già esistente nella seconda metà dell'Ottocento, è stata riaperta nel 2004 dopo lavori di ristrutturazione della sede. Espone la collezione completa delle tavolette di Biccherna rimaste a Siena, cioè le copertine dei registri di amministrazione della Biccherna, la magistratura finanziaria del Comune di Siena.
La collezione delle Biccherne è esposta per intero: 105 tavole dal 1258 agli inizi del XVIII secolo.
A partire dal 1257 le copertine furono realizzate come vere e proprie pitture eseguite dai più importanti artisti senesi. Anche altre magistrature del comune di Siena e altri enti cittadini fecero realizzare tavolette simili a quelle di Biccherna fino alla metà del XVIII secolo.
La seconda sezione del museo è costituita dalla Mostra documentaria dove sono esposti documenti dall'VIII secolo al XIX secolo (tra i quali alcuni bellissimi codici miniati) e dalla Mostra Dantesca con documenti relativi a personaggi della Divina Commedia.

Museo delle Biccherne dell’Archivio di Stato di Siena
Via Banchi di Sotto, 52
Orario di apertura: da lunedì a sabato con aperture
programmate alle ore 9.30, 10.30 e 11.30
Telefono: 0577 247145

www.assi.archivi.beniculturali.it

Art in Tuscany | Sienese Biccherna Covers | Biccherne Senesi
Siena | Palazzo Pubblico
Siena | Duomo




 


Duomo


Sodoma, Svenimento di Santa Caterina, Siena, Basilica di San Domenico, Cappella di Santa Caterina


Ambrogio Lorenzetti, martirio di cinque frati francescani


Francesco di Giorgio Martini, Madonna del Terremoto, 1467, Archivo di Stato, Siena

Siena, Piazza Il Campo

   
   

Anello Sovicille | Sovicille – San Giusto – Villa Cetinale – Il romitorio di Cetinale - Pieve di Pernina – Ancaiano – Villa Celsa
- 16 km

  Partenza: Sovicille (Siena)
Arrivo: Sovicille (Siena)

Come arrivare al punto di partenza:
Da Firenze e da Roma - Arezzo - Grosseto:
uscita Siena Ovest - San Marco e si gira a sinistra, percorrendo la S.S. 73 in direzione di Costafabbri, Costalpino, Volte Basse; poi Sovicille.

Lunghezza sentiero : 16 chilometri (circa)
Punto di arrivo : Sovicille (Siena)
Punti di interesse : Sovicille San Giusto Villa Cetinale Pieve di Pernina Villa a Celsa Romitorio Tebaide Ancaiano Canonica di Trecciano Montagnola senese

Descrizione

 
  Partendo quindi da Sovicille ed arrivando in breve alla provinciale si prende a sinistra la stradella sterrata che conduce a San Giusto e quindi a Personata ma, invece di svoltare a destra per arrivare a questo agglomerato di case, si gira a sinistra seguendo le indicazioni per il Cetinale. In breve si arriva alla “Tebaide” vasto giardino aperto, di pertinenza della Villa, inframezzato da edicole affrescate e statue devote. Proseguita la strada dopo la visita al giardino si arriva alla Villa del Cetinale dalla parte posteriore. Aggirata la villa sulla destra si prosegue su strada bianca fino ad arrivare in vista della Fattoria di Celsa. Dopo la visita alla Villa si torna sui nostri passi per arrivare, dopo breve tratto su strada ancora sterrata alla Pieve di Pernina. Qui si può fare sosta per il pranzo. Passando sul prato dietro la Pieve, entrando per breve tratto nella macchia di sottobosco, si arriva al Romitorio.

Davanti al Romitorio si trova in discesa la “Scala Santa” , che percorsa ed arrivati sulla strada trasversale posta alla fine, dopo aver dato l’ultimo sguardo alla Villa del Cetinale dalla parte della facciata principale, si prosegue sulla destra, arrivando alla strada ampia che dal Cetinale arriva ad Ancaiano. Qui è ancora necessario fare attenzione alla chiesa del borgo, certamente nelle forme vi si legge la mano del Peruzzi. Proseguendo sulla strada asfaltata per breve tratto si rientra ancora nel bosco dopo la curva e, quindi, si ritrova l’asfalto vicino alla Canonica di Trecciano (Pieve di proprietà del Dott. Giannelli). Un ultimo sforzo ci riconduce, dopo15 chilometri, a Sovicille. [3]


 
  Anello Sovicille | Sovicille - San Giusto - Villa Cetinale - Il romitorio di Cetinale -Pieve di Pernina - Villa Celsa - Ancaiano - Canonica Trecciano
     
Anello Monteriggioni | Monteriggioni – Badia a Isola – Castel Petraia – Monte Maggio

   
  Punto di partenza : Monteriggioni
Punto di arrivo : Monteriggioni
Lunghezza sentiero : 19 chilometri (circa)
Zona attraversate : Monteriggioni Badia a Isola Castel Petraia Monte Maggio Montagnola senese
Punti di interesse : Monteriggioni Badia a Isola Castel Petraia Strove Monte Maggio Montagnola Senese

Descrizione

Lasciate le macchine a Monteriggioni (270 mslm)si volge in breve verso la pianura percorrendo una stradella che costeggiando il bosco, tra campi ci conduce a Badia a Isola (203 mslm). Lasciata questa perla trecentesca ci volgiamo verso Castel Petraia (250 mslm), notevole esempio di fortificazione medievale. Ci volgiamo quindi a sud, prima su stradella bianca e quindi, volgendoci verso il bosco, in sentiero agevole seppure in salita, arriviamo a Monte Maggio (658 mslm), vecchio dongione o motta di guardia e difesa e massima asperità della giornata. Sempre su sentiero nel bosco di roverelle, carpini e corbezzoli ci riportiamo verso Monteriggioni non senza aver apprezzato la vista delle mura che la coronano dall’alto di un colle.[2]

 
  La Montagnola Senese | Anello Monteriggioni | Monteriggioni – Badia a Isola – Castel Petraia – Monte Maggio
     
       
Club Alpino Italiano

“Il Club Alpino Italiano (C.A.I.), fondato a Torino nell’anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per scopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale”.

Club Alpino Italiano - Sezione di SIENA | www.caisiena.it/sentieristica.py

CAI Sez. Valdarno Superiore
Via Cennano 105 - Montevarchi (AR)

Sulla Montagnola Senese fra Sovicille e La Pieve di Pernina | www.caivaldarnosuperiore.it

Proloco Sovicille: Itinerari | www.prolocosovicille.hor-net.com

Gli itinerari indicati non implicano nessuna responsabilità nè per l'Associazione ne per chiunque abbia contribuito, anche solo parzialmente alla realizzazione dell'opera.

Molti degli itinerari descritti si sviluppano all'interno di boschi; pertanto, oltre ad un abbigliamento adeguato, vi invitiamo ad usare prudenza ed a munirvi di carta escursionistica prima di intraprendere qualsiasi percorso.

Gran parte degli itinerari descritti sono coperti dalla Carta Turistica e dei Sentieri della Montagnola Senese 1:25000 - Club Alpino Italiano Sezione di Siena (Edizioni Multigraphic, Firenze)

Itinerario 2 - Villa Cetinale, Tebaide, Romitorio, Pernina, Ancaiano, Villa Cetinale - KM 9,5

 

La Francigena in provincia di Siena

Il territorio della Montagnola, che pure presenta dei tratti di difficile percorrenza, è stato interessato al passaggio della Via francigena che univa il nord Europa con Roma e che, in questo tratto, dalle vicine città di San Gimignano, Colle Val d’Elsa e Monteriggioni conduceva a Siena.

Via Francigena | Da Gambassi Terme a San Gimignano

Via Francigena | Da San Gimignano a Monteriggioni

Percorsi trekking | Trekking nella Montagnola senese tra Monteriggioni e Badia a Isola | Anello Monteriggioni | Monteriggioni – Badia a Isola – Castel Petraia – Monte Maggio

 
Mappe

Monica D’Atti & Franco Cinti, La Via Francigena. Cartografia e GPS. Dal Monginevro a Roma lungo l’itinerario storico, Milan: Terre di Mezzo Editore, 2007. ISBN: 978-88-8985-60-9

La prima e unica cartografia completa e dettagliata della Via Francigena: il percorso principale e tutte le varianti. 38 tappe, 900 chilometri a piedi, dal Monginevro a Roma, lungo il tracciato storico attraverso Piemonte, Lombardia, Emilia, Toscana e Lazio: le cartine e tutte le informazioni necessarie per orientarsi.
ISBN 978888938560

Walking Pilgrim, old pilgrim routes in W Europe | Via Francigena in Italy


[1] Fonte: Percorsi trekking - CAI Sez. Valdarno Superiore | www.caivaldarnosuperiore.it
[2] Fonte: Percorsi trekking - CAI Sez. Valdarno Superiore | www.caivaldarnosuperiore.it
[3] Fonte: Fonte: Percorsi trekking - CAI Sez. Valdarno Superiore | www.caivaldarnosuperiore.it/la-montagnola-senese

 
   

Vacanze in Maremma | I migliori siti vacanze in Toscana | Podere Santa Pia

 
 
   
Podere Santa Pia
Podere Santa Pia
Podere Santa Pia, giardino
Pienza
         
   
Tramonto dal Maremma
Perugia
La Maremma e Isola Monte Christo, vista dal terrazza Podere Santa Pia
         

Podere Santa Pia è circondata dalla campagna con una meravigliosa vista sulla Valle d'Ombrone, fino al mare e Montecristo.

 

 

       

Monticchiello

Abbazia Sant 'Antimo

 

San Qurico d'Orcia

Questo articolo è basato sulgli articoli Montagnola Senese, Sovicille, Chiesa della Compagnia della Madonna a Ponte allo Spino, Pieve di San Giovanni Battista (Pernina), Chiesa di San Bartolomeo ad Ancaiano, Romitorio di Cetinale e Siena dell' enciclopedia Wikipedia ed è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License.