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Badia a Coltibuono [Photo by Mimmo Valenti]

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Abbazia di San Lorenzo a Coltibuono
   
   

L'abbazia di San Lorenzo a Coltibuono, più comunemente nota come badia a Coltibuono è un'ex-abbazia trasformata in villa, che si trova nel comune di Gaiole in Chianti in provincia di Siena.


Storia


L'abbazia, situata nel piviere di san Pietro in Avenano, venne fondata nel 1049 dalla famiglia Firidolfi e un paio di anni più tardi sarebbe stata donata a san Giovanni Gualberto. In questo luogo era esistente una chiesa documentata fin dalla metà del X secolo. Quello che è certo è che nel 1115 era già in possesso dei monaci Vallombrosani come testimoniano una bolla di papa Pasquale II diretta ad Adimaro abate di Vallombrosa e un atto di Corrado di Scheiern marchese di Toscana datato 1122.

Nei secoli seguenti, grazie a numerose e cospicue donazioni, il cenobio divenne uno dei più ricchi della regione e nel momento di massima ricchezza arrivò a controllare anche la Badia Ardenga, l'abbazia di Spineta e il monastero di San Jacopo a Siena.

Dal 1239 passò sotto la protezione della repubblica di Firenze. Per le sue grandi rendite fu data in commenda, insieme alla badia a Passignano, al cardinale Giovanni de' Medici, il futuro papa Leone X.

Il 29 settembre 1810 in occasione dei festeggiamenti per la nascita del Re di Roma fu decretata l'espulsione dei religiosi da tutti i monasteri e, di conseguenza, l'abbazia venne soppressa e venduta, i suoi locali trasformati in fattoria mentre la chiesa divenne una semplice parrocchiale. L'acquirente fu Giuseppe Calamai, un ricco commerciante livornese proprietario di varie fattorie nei dintorni; il Calamai però ebbe dei problemi in quanto la soppressione della badia aveva suscitato le vive proteste dei parrocchiani. I fedeli si strinsero intorno all'unico monaco rimasto, don Ilarione Parenti, che svolgeva anche funzioni di parroco e che fu protagonista di una stregua resistenza tanto da arrivare a fronteggiare anche un manipolo di soldati francesi inviati per sloggiarlo. Non volendo altri problemi il Calamai decise di affittare la badia a tale Giovanni Checcacci di Montevarchi per 4.700 scudi.

Pochi anni dopo l'avventura napoleonica finì e con essa finì anche la fortuna del Calamai che, a causa di alcune speculazioni andate male, fu assediato dai creditori. Nel 1816, per salvarsi dai creditori, istituì una lotteria i cui premi erano dei beni fondiari e tra i vari premi c'era la badia di Coltibuono, valutata ben 98.000 scudi. La lotteria però stentava e non riuscendo ad ottenere quanto previsto (60.000 biglietti per un ricavato stimato in 240.000 lire) il Calamai appioppò tutto al conte Giovanni Giraud, un avventuriero romano, che magicamente risultò il possessore del biglietto vincente. Accusato di truffa decise di disfarsene quanto prima e riuscì a venderla ad un altro singolare personaggio che all'epoca risiedeva a Firenze: il principe Stanislao Poniatowsky, nipote del Re di Polonia Stanislao Augusto. Legato a Cassandra Luci, la sposò nel 1830 e quando restò vedova lei e i figli sperperarono tutto il patrimonio per finanziare spettacoli e opere. Anche loro finirono presto travolti dai debiti e così nel 1846 la badia venne venduta al cavalier Guido Giuntini, il quale prima di pagare si fece dare tutte le garanzie dal Vaticano contro un possibile ritorno dei Vallombrosani.

Passata attraverso vari proprietari, appartiene attualmente alla famiglia Stucchi-Prinetti.


Architettura e patrimonio artistico

La chiesa abbaziale

La chiesa abbaziale, intitolata a San Lorenzo presenta una pianta a croce latina tipica delle chiese vallombrosane; si tratta di un'unica navata rettangolare conclusa da un'abside semicircolare e cupola impostata all'incrocio tra la navata e il transetto con un tiburio quadrilatero la cui copertura a riseghe conferisce alla struttura la forma di una pagoda.

La copertura della navata è realizzata con una falsa volta settecentesca decorata con affreschi e stucchi di gusto tardo barocco, mentre originali sono le volte a botte del transetto; la navata presenta un paramento murario realizzato in ciottoli di fiume di modesta fattura mentre nel transetto, nell'abside e nel campanile il paramento è in filaretto di alberese.
Sulla sinistra si trova la massiccia torre campanaria aperta sulla sommità da quattro grandi monofore e iniziata nel 1160; tale torre è dimensioni grandiose e si sposa perfettamente con il tiburio e la parte absidale della chiesa, ciò non accade con il corpo longitudinale della chiesa, di modeste dimensioni e con la facciata, quest'ultima preceduta da un modesto porticato che si sviluppa anche nel fianco sinistro della chiesa.
Al suo interno, sotto l'altar maggiore, riposano i resti mortali del beato Benedetto Ricasoli (+ 1107).


Il monastero

Da un portone posto sulla destra della facciata si può accedere al monastero. Tutto il complesso è stato trasformato in residenza di campagna del XIX secolo ma ancora si distinguono il chiostro e il refettorio anche se hanno perso gran parte dei caratteri medievali.

Il giardino

 
Badia di Coltibuono
Il giardino della badia, restaurato radicalmente negli ultimi decenni, è impostato secondo uno schema che rispecchia quello dell'antico hortus conclusus (orto murato) spartito da geometriche di siepi di bosso con inserimenti di piante aromatiche e officinali.

La vasca rettangolare posta al centro del giardino e le pavimentazioni dei sentieri sono realizzati in pietra serena. Lunghi pergolati di vite ornano alcuni dei percorsi esterni. Di fianco alla Badia si erge un bellissimo cedro del Libano alto 20 metri e con una circonferenza del tronco di 7 metri, censito nell'elenco delle piante monumentali della Toscana del Corpo Forestale dello Stato.

La proprietà è circondata da grandi boschi di abete bianco, frutto dell'opera di rimboschimento svolta dai monaci e rilanciata poi nell'Ottocento.

 

Il giardino segreto di Badia a Coltibuono
Il giardino segreto di Badia a Coltibuono


L'abbazia di San Lorenzo a Coltibuono
Strada Statale 429 di Val D'Elsa
Gaiole in Chianti (SI)
   
   
   
Cedro del Libano Coltibuono

   

Accanto alla ex-abbazia, alla base di una collina che da bosco si trasforma in prato, si erge maestoso questo vero e proprio monumento verde. Alto più di 20 metri e con una circonferenza di quasi 8 metri, il cedro del Libano è un albero di rara imponenza. Dal suo enorme fusto partono robusti rami che allargandosi coprono una superficie molto estesa che proietta sul prato un’ombra capace di regalare un po’ di sollievo anche nei giorni più caldi dell’anno. Il tutto immerso nel verde del bosco di abeti e conifere prima e misto di castagni e querce poi: un’apoteosi per gli amanti degli alberi, una meta imperdibile per tutti coloro che vogliono rigenerarsi a contatto con la natura.


Gaiole in Chianti

 
Cedro del Libano Coltibuono
Cedro del Libano


Gaiole in Chianti è situato fra le Colline del Chianti. La storia di Gaiole in Chianti è strettamente legata alla sua posizione di nodo viario nelle comunicazioni tra il Chianti e il Valdarno superiore. Grazie a ciò divenne la sede del mercato dei vicini castelli.
Il suo primo ricordo si trova in una carta della Badia a Coltibuono risalente al 1086 ed a quell'epoca gli abitanti dei vicini castelli di Vertine, Montegrossi e San Donato in Perano iniziarono ad incontrarsi sul fondovalle, lungo il torrente Massellone per scambiarsi le merci; inizialmente il mercato era situato ai piedi del castello di Barbischio. Il mercato di Gaiole è citato in atti notarili fin dal 1215.
Nel XIV secolo Gaiole e la sua comunità entrarono a far parte della Lega del Chianti. Ancora nel XVIII secolo il mercato di Gaiole era un importante avvenimento per la zona come testimoniò nelle sue relazioni il granduca Pietro Leopoldo a seguito della visita fatta nel luglio 1773. Fino all'inizio del XIX secolo amministrativamente faceva parte della provincia di Firenze ma in epoca napoleonica, durante il Regno d'Etruria, venne inserito nel Dipartimento Senese e in provincia di Siena rimane tutt'ora. Per molti anni fu sindaco Bettino Ricasoli.
Nonostante tutto, al plebiscito del 1860 per l'annessone della Toscana alla Sardegna i "si" non ottennero la maggioranza degli aventi diritto, con un astensionismo da record, sintomo dell'opposizione all'annessione[4].
Dopo la seconda guerra mondiale il territorio comunale fu investito dal fenomeno dello spopolamento delle campagne ma a partire dalla fine degli anni settanta le ex-case coloniche sono stare progressivamente restaurate e oggi sono sede di agriturismi, e il turismo enogastronomico è la principale fonte di ricchezza per il territorio.

www.comune.gaiole | Comune Gaiole in Chianti


Il Castello di Brolio

 


Il castello di Brolio

Il Castello di Brolio si trova in località Brolio, sul dorso di un poggio che si stacca da uno sprone occidentale dei monti del Chianti alto fra Monte Fienali e Monte Luco Berardenga, fiancheggiato dai torrenti Malena e Dudda tributari dell'Arbia.

Il castello di Brolio è di origine longobarda, sebbene dell'antico fortilizio non rimanga oggi alcuna traccia ad eccezione dell’originaria ubicazione. Il suo ruolo nella storia iniziò ad essere rilevante a partire dal XII secolo, quando vi si insediò la potente famiglia dei Ricasoli, ai quali ancora oggi appartiene. La sua posizione strategica era fondamentale per il controllo di quella zona del Chianti ai margini dell'influenza fiorentina, ai confini con il territorio senese. Di conseguenza, fin dal '300, fino alla metà del XVI secolo, il castello è stato al centro dell'astiosa lotta tra Siena e Firenze per l'occupazione di quelle importanti terre di frontiera.

Address: 53013 Gaiole in Chianti, Siena | www.ricasoli.it



 

Il Castello di Brolio
Castello di Spaltenna - Santa Maria a Spaltenna

   
La località di Spaltenna è ricordata fino dal 1030 in alcune pergamene della Badia di Coltibuono. A Spaltenna fu trasferita la pieve di San Pietro in Avenano (1102-1110), che prese il nome di Santa Maria a Spaltenna e fu trasformata in pieve "munita". La chiesa di San Pietro in Avenano mantenne questo nome fino al 1153 quando, nella bolla di Anastasio IV al vescovo di Fiesole, essa veniva citata dal papa come pieve di Santa Maria a Spaltenna.
A fianco della pieve c'è la fattoria, ristrutturata . La fattoria con i locali monastici, beni posseduti da molte chiese, era un beneficio ambito dalle famiglie più ricche dell'epoca, che cercavano di averne il possesso: Santa Maria a Spaltenna divenne proprietà dei Ricasoli, già proprietari anche dei terreni e della fattoria della Pieve di San Polo in Rosso.[1]

La Pieve di Santa Maria a Spaltenna è una chiesa romanica, con tre navate ed un'abside. Le sue mura e la torre campanaria sono costituite da filaretti di alberese di colore cinerino. La facciata ha un'apertura rettangolare.[2]


Il Castello di Meleto

 

La Pieve di Santa Maria a Spaltenna
Il Castello di Meleto si erge maestoso nell'incantevole paesaggio chiantigiano al termine di un piacevole viale fiancheggiato da cipressi e ginepri.

Il Castello apparteneva ai Monaci Benedettini della Badia a Coltibuono ed il nome "Meleto in Chianti" è citato, per la prima volta nel 1269, nel "Libro degli Estimi" dei Guelfi fiorentini, come proprietà della famiglia di Rainerii de Ricasolis. La famiglia Ricasoli, nel corso dei secoli, ne ha ampliato ed abbellito la struttura: oggi il Castello conserva da un lato le massicce fortificazioni quattrocentesche, con l'imponente torre cilindrica costruita per sfuggire alle artiglierie, dall'altro la grazia signorile della villa nobile, con le sue stanze arredate e decorate ed un impareggiabile teatrino settecentesco.

Indirrizzo: 53013 Gaiole in Chianti, Siena | www.ricasoli.it


 

Castello di Meleto
San Giusto in Salcio

   
Situata nel territorio di Gaiole in Chianti, la struttura di San Giusto in Salcio è già menzionata in documenti datati 1018 tratti dal Castello di Brolio.
Parte della facciata, l'abside centrale e la parte bassa dei muri esterni che si affacciano sul cortile sono originali, mentre il resto, compreso il campanile, è frutto di lavori postumi.
Situata nel territorio di Gaiole in Chianti, la struttura di San Giusto in Salcio è già menzionata in documenti datati 1018 tratti dal Castello di Brolio.
Parte della facciata, l'abside centrale e la parte bassa dei muri esterni che si affacciano sul cortile sono originali, mentre il resto, compreso il campanile, è frutto di lavori postumi.
La chiesa ha mantenuto la struttura della basilica a tre navate, con gli archi sostenuti da colonne quadrangolari senza un vero capitello ed il tetto formato da travicelli in legno e terracotta.
L' intera struttura preserva una superba austerità, dovuta non solo a determinate proporzioni, ma anche al colore grigio che è semplicemente splendido nella sua patina.
La chiesa ospita anche una Madonna dell'Umiltà, un'opera fiorentina dell'inizio del 16° secolo, della scuola del Ghirlandaio.
La proprietà della Tenuta di San Giusto ha recentemente svolto un meticoloso rinnovamento dell'annessa casa, riprendendone l'architettura originale e riportando il giardino privato al suo splendore.[3]


La Pieve of San Marcellino

 

San Giusto in Salcio

La Pieve of San Marcellino si trova nei pressi dell'omonima località del comune di Gaiole in Chianti.
La pieve di San Marcellino venne completamente ricostruita alla metà dell'Ottocento secondo il gusto dell'epoca. Quando Emanuele Repetti visitò questo luogo l'allora pievano aveva già iniziato i lavori di trasformazione della canonica. Il Repetti descrive la vecchia chiesa così:«...il corpo della chiesa conserva la sua antica struttura a tre spartiti, quasi a croce greca, i di cui archi laterali osano su piccolissime colonne di materia, misure e con capitelli diversi tra loro».


La Pieve di San Polo in Rosso

La Pieve di San Polo in Rosso si trova nel comune di Gaiole in Chianti. La sua costruzione risale al XII secolo. Il nome della pieve si trova in una donazione del 1070 conservata nella Badia di Coltibuono ed è citata come Sancti Pauli scito Russo. Anche nella bolla datata 11 marzo 1103 emessa da Pasquale II al vescovo Giovanni da Fiesole, si parla di questa pieve, che il Papa conferma essere di pertinenza del vescovo.
La Pieve di San Polo in Rosso fu possedimento dei Firidolfi da Montegrossi, ai quali probabilmente si deve la sistemazione romanico-gotica e appartenne ai discendenti di Diotisalvi, figlio di Drudolo della famiglia dei Ricasoli. Nel 1200 essa ebbe la funzione di fortilizio, a causa della sua posizione sulla linea difensiva fiorentina del Chianti e divenne un insediamento fortificato, con l'inserimento in una cinta muraria quadrangolare, intervallato da torri. Anche la sua facciata ebbe le mura rialzate e l'abside fu usata come torre.

Nel 1351 subì l'assedio dei Ricasoli, intenzionati a derubare il pievano Raniero Ricasoli, loro zio, ma essi furono allontanati dalle truppe della Repubblica fiorentina. Nel 1478 fu parzialmente distrutta dagli Aragonesi, nel 1480 ebbe come pievano il fiorentino Ludovico, figlio di Ugolino Martelli.
Il 25 luglio 1497, col breve di Alessandro VI alla Signoria di Firenze, la Pieve di San Polo in Rosso tornò in possesso di Giuliano di Ranieri Ricasoli.
Di questa pieve, che si presenta inserita in una struttura difensiva trecentesca cosicché il profilo della facciata si confonde nello spessore delle muraglie, sono rimaste due torri circolari del XV secolo e due quadrangolari, della fine del Duecento. I suoi edifici sono usati come fattoria.

La pieve si presenta con un carattere romanico-gotico. La facciata ha un'apertura ad "occhio".

L'interno ha tre navate spartite da pilastri, un'abside semicircolare e volte ogivali a crociera del XIV secolo, che hanno sostituito le capriate di legno, crollate nell'assedio del 1351.

Nella navata maggiore si trova un ciclo di affreschi attribuiti alla "maniera di Ambrogio Lorenzetti", datati tra il quarto e il quinto decennio del XIV secolo, mentre le decorazioni delle nervature e delle volte risalgono al restauro dei primi anni del Novecento.

Frutto di ripristini novecenteschi è la vivace decorazione a finta bicromia e lo sfondo stellato degli spicchi delle volte, che incorniciano un ciclo di affreschi tardotrecenteschi. Da segnalare, nel presbiterio, un pregevole "Crocifisso" ligneo di Scuola senese degli inizi del XIV secolo.

La chiesa di San Lorenzo a Ama si trova nel comune di Gaiole in Chianti ed è situata sul poggio di fronte alla Pieve di San Polo in Rosso.

La piccola chiesa di origine romanica è caratterizzata dal filaretto di alberese, dalla facciata a capanna e dal fatto che è priva di abside.
Nella fattoria di Ama si trova la cappella di San Venanzio, eretta nel 1723 e decorata nella facciata da elementi in pietra serena.
Poco lontano è la cappella di San Michele a Casanuova, in origine cappella stradale aperta nella zona frontale che nella seconda metà del Cinquecento fu ridotta a oratorio privato della famiglia Pianigiani; conserva un ciclo di affreschi del 1496 attribuiti al fiorentino Donnino di Domenico, con la Madonna col Bambino in trono tra i Santi Michele Arcangelo e Francesco d'Assisi nella parete di fondo, i Santi Giovanni Battista, Antonio abate e Pietro a sinistra e i Santi Luca, Lucia e Maria Maddalena a destra.[4]


La Chiesa di San Bartolomeo a Vertine

   
La chiesa di San Bartolomeo si trova a Vertine, una frazione di Gaiole in Chianti. Risalente come il castello all'XI secolo, originariamente di minori dimensioni e disposta perpendicolarmente rispetto all'odierna costruzione, conserva alcuni frammenti di affreschi quattrocenteschi di scuola fiorentina (Pietà, Vertine dalle sette torri, i Santi Sebastiano e Rocco, l'Angelo e la Vergine annunciata). È stata una suffraganea della pieve di San Pietro a Venano prima e della pieve di Spaltenna poi.

La facciata neoromanica risale agli anni trenta del Novecento.
Dalla pieve provengono due opere di notevole qualità depositate presso la Pinacote Nazionale di Siena: la Madonna dei Raccomandati, opera giovanile di Simone Martini, e il trittico di Bicci di Lorenzo raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Bartolomeo, Giovanni Evangelista, Maddalena e Antonio abate (1430).

Castello di Barbischio

   
A circa 3 chilometri da Gaiole in Chianti si trova l'antico abitato di Barbischio da cui l'omonimo castello.
Barbischio è ricordata per la prima volta all'inizio del XI secolo e successivamente appare quale sede di stipula di atti notarili, fatto da mettere in relazione con l' essere la sede di un mercato già attestato nel 1077. Nel 1086 è documentato quale sede di un castellare, denominazione che veniva usata quando un castello era stato privato dell'impianto fortificato.

In seguito deve essersi ripreso tanto che nel 1220 e nel 1240 venne concesso dall'imperatore Federico II ai conti Guidi, per la precisione al ramo dei Battifolle e questi lo tennero fino alla metà del XIV secolo. La signoria dei Guidi è ricordata anche da Giovanni Villani nella sua Nova Cronica e ricorda che gli abitanti del luogo si ribellarono a causa del malo reggimento che il giovane conte Guido di Ugo di Battifolle facea a' suoi fedeli d'opera di femmine.

In seguito il castello e il borgo divennero proprietà dei Ricasoli. Nel 1478 durante la seconda invasione aragonese del Chianti venne occupato dalla truppe napoletane.


 
Villa Vistarenni

   
In origine Villa Vistarenni era conosciuta come Fisterinne e con questo nome, non si sa se riferito ad una castello o a un villeggio, la troviamo citata per la prima volta in una carta della Badia a Coltibuono risalente al 1033; in tale atto stilato nel castello di Montegrossi venivano stilati i confini con san Donato in Perano.

Nel XV secolo Fisterinne era un villaggio appartenente alla famiglia Cecchini di Panzano. Nel 1621 diventa di proprietà di Giannozzo da Cepparello per poi passare nel secolo successivo alla famiglia Pianigiani, originari di Radda in Chianti e in quel periodo viene trasformata da castello in villa rinascimentale dotata di corte, orto , frantoio e cantina. Nel 1852 diventa di proprietà di Ferdinando Strozzi (1821-1878), senatore del regno d'Italia dal 1860. Nel 1895 risulta proprietario il barone Giorgio Sonnino, fratello di Sidney Sonnino.

Attualmente appartiene alla famiglia Tognana.

La villa è una costruzione in stile cinquecentesco anche se l'attuale aspetto le è stato donato tra il 1914 e il 1919 su progetto dell'architetto Ludovico Fortini.

La villa sorge in splendida posizione in pieno territorio chiantigiano. La facciata è caratterizzata da una scala spezzata in due tronconi di notevole impatto scenografico.

Art in Florence | The Strozzi Family



 


Villa Vistarenni

 

 

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Bucine (AR), Castelnuovo Berardenga, Cavriglia (AR), Montevarchi (AR), Radda in Chianti are bordering comuni of Gaiole in Chianti.
Frazioni of Gaiole in Chianti are: Ama, Badia a Coltibuono, Barbischio, Brolio, Casanova, Castagnoli, Colle, Fietri, Galenda, La Madonna, Lecchi, Lucignano, Montegrossi, Monteluco T.V., Monti, Monti di Sotto, Nusenna, Poggio San Polo, Rietine, San Giusto alle Monache, San Martino, San Polo, San Regolo, San Sano, San Vincenti, Starda, Vertine.


 
   
Castell'Azarra
Abbadia Sant'Antimo
Val d'Orcia" tra Montalcino Pienza e San Quirico d’Orcia.
         


[1] A.A.V.V. San Pietro in Avenano, una chiesa gotica del Cinquecento, quaderno 10 del Centro di Studi Storici Chiantigiani, Radda in Chianti, 1989, pagine 10-11.
[2] "Clante"-Centro di studi chiantigiani- Civiltà romanica nel Chianti, Poggibonsi, Arti Grafiche Nencini, aprile 1995.
[3] Fonte: Tenuta di San Giusto | www.tenutadisangiusto.it
[4] L'edificio è di piccole dimensioni ed è ad aula unica. In origine era preceduto da un portico che in seguito venne inglobato nella struttura[3]. Esternamente appare dimesso vista la mancanza di qualsiasi forma di arredo architettonico.
Interno
L'interno è di notevole interesse e presenta tutta una serie di affreschi contenuti entro una finta architettura. Questi affreschi sono stati attribuiti ad un artista "minore" del Quattrocento, forse un pittore che andava nelle campagne per ottenere commissioni, in cambio di vitto, alloggio e modesta ricompensa.[4]; è stato fatto prima il nome di Bernardo di Stefano Rosselli[5] autore nel Chianti di dipinti nell’Abbazia di Passignano, nella Chiesa di Santa Maria a Panzano e nella Pieve di Sant'Appiano in Valdelsa, insieme al suo allievo Filippo di Antonio Filippelli. Attualmente sono attribuiti a Donnino di Domenico[3], fratello di Angiolo di Domenico detto del Mazziere, un pittore fiorentino riferibile all'ambito di Cosimo Rosselli.

Le figure sono disposte all'interno di riquadrature imitanti dei marmi poste al di sopra di uno finto zoccolo a riquadrature policrome, interrotto solamente nella parete di fondo da un disadorno altare. Lo spazio è delimitato secondo lo schema dell'hortus conclusus[6].

Sulla parete di fondo è raffigurata la Madonna in trono, attorniata da Angeli e Santi, con il Bambino in braccio: il Bambino tiene un uccellino nella mano sinistra e una pietra preziosa nella destra, simbolo della Buona Novella. Alla destra della Madonna si trova l’affresco raffigurante San Michele Arcangelo che calpesta il drago e pesa le anime; dall’altra parte San Francesco con la Regola nella mano sinistra, un Crocifisso nella mano destra e le Stimmate sui piedi e sulle mani. Alle due pareti laterali vi sono figure di santi: Sant'Antonio Abate, rappresentato col maialino cintato – in corrispondenza di questo affresco si è aperta una crepa – Santa Lucia , con la scritta S.ca Lucia, che fa vedere i simboli del proprio martirio, San Giovanni Battista , recante l’iscrizione: Ecce agnus Dei, San Pietro con un libro in mano, San Luca Evangelista con la scritta: S.co Lucha Vangelista, alla base del quale c’è il nome del committente (Luca Canpoli), Santa Maria Maddalena , affresco molto deteriorato da una crepa, con la scritta: S.ca M.Maddalena e una data (anch’essa deteriorata): 1496.

Sulle pareti dell’Oratorio si trovano molte iscrizioni cinquecentesche lasciate dai viandanti.


Bibliografia

Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico del Granducato di Toscana, Firenze, 1833-1846.

Emanuele Repetti, Dizionario corografico-universale dell'Italia sistematicamente suddiviso secondo l'attuale partizione politica d'ogni singolo stato italiano, Milano, Editore Civelli, 1855.

Attilio Zuccagni-Orlandini, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Firenze, Tipografia Polverini, 1857.

Robert Davidsohn, Storia di Firenze, Firenze, Sansoni editore, 1956-1968.

Gaspero Righini, Il Chianti Classico. Note e memorie storico- artistiche-letterari, Pisa, 1972.

Romualdo Nicola Vasaturo; G. Morozzi, G. Marchini, U. Baldini, Vallombrosa, Firenze, 1973.

Giovanni Righi Parenti, Guida al Chianti, Milano, SugarCo Edizioni s.r.l., 1977.

Giovanni Brachetti Montorselli; Italo Moretti, Renato Stopani, Le strade del Chianti Classico Gallo Nero, Firenze, Bonechi, 1984.

AA. VV., Fiesole. Una diocesi nella storia , Fiesole, 1986.

Renato Stopani, Civiltà romanica nel Chianti, Poggibonsi, Clante-Centro Studi Chiantigiani, 1995.

Gianfranco Bracci, Su e giù per il Chianti Classico, Firenze, Edizioni Multigraphic, 1998. ISSN 1122 0546

AA. VV., Toscana, Milano, Touring Club Italiano, 2001.

AA. VV., I Giardini di Toscana, Firenze, a cura della regione Toscana, 2001.

Renato Stopani, Il chianti dal secolo dei lumi all'unità d'Italia, Poggibonsi, Clante-Centro Studi Chiantigiani, 2002.

"Clante"-Centro di studi chiantigiani, Civiltà romanica nel Chianti (a cura di Renato Stopani), Poggibonsi, Arti Grafiche Nencini, Aprile 1995

M.Perkins, Pitture murali inedite, in La Diana, fascicoli III-IV, 1933




Pienza
 
Montalcino
 
San Casciano dei Bagni

         

Questo articolo è basato sugli'articoli Badia di Coltibuono, Gaiole in Chianti, Castello di Brolio, Pieve di San Polo in Rosso, Oratorio dei Pianigiani, Chiesa di San Bartolomeo a Vertine e Pieve di Santa Maria a Spaltenna dell' enciclopedia Wikipedia ed è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License.
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Anello – Castello di Meleto | Anello – Castello di Meleto – Castagnoli – Castello di Brolio (La Madonna) – Ginestrelle

Anello Badia a Coltibuono | Anello – Badia a Coltibuono – Riecine

Anello – Castello di Meleto – Castagnoli – Castello di Brolio (La Madonna) – Ginestrelle

Punto di partenza : Castello di Meleto
Punto di arrivo : Castello di Meleto
Lunghezza sentiero : 16 chilometri (circa)
Zone attraversate : Castello di Meleto – Castagnoli – Castello di Brolio (La Madonna) – Ginestrelle -
Punti di interesse : Castello di Meleto; Castagnoli; Castello di Brolio
Difficoltà percorso : E

Il percorso è anche paradigmatico del territorio chiantigiano sia per gli scorci paesaggistici che per le difficoltà che troveretesu gran parte di questo territorio dove i percorsi sono profondamente vallonati in un susseguirsi ininterrotto di salite e discese. Da Meleto (415 slm) si sale a Castagnoli (506 slm) e qiuindi in un tratto che alterna seminativi, vigneti e bosco si giunge alla Madonna (448 slm) ai piedi del Castello di Brolio.  Si procede in salita nella strada proprio davanti al castello raggiungendo Ginestrelle (458 slm) e quindi riportandosi sui propri passi presso il castello di Meleto.

[Fonte: CAI Sez. Valdarno Superiore | Trekking in Chianti | www.caivaldarnosuperiore.it ]


 

 

Anello – Badia a Coltibuono – Riecine



 
Un anello facile di circa 10 chilometri, anche se con un po’ di salita, in mezzo a dei magnifici paesaggi chiantigiani. Si prende l’avvio dalla Badia dopo aver certamente assaggiato il vino e la grappa che la Proprietà Stucchi-Prinetti produce da generazioni.

Punto di partenza : Badia a Coltibuono
Punto di arrivo : Badia a Coltibuono
Lunghezza sentiero : 10 chilometri (circa)
Zona attraversate : Chianti senese
Punti di interesse : Gaiole; Badia a Coltibuono (San Lorenzo); Riecine; Montegrossi.
Difficoltà percorso : T/E

Si guadagna per sentiero e strade bianche il crinale del colle (772 mslm) punto più alto e poi in discesa verso Monte Cetramura (695 mslm) dopo aver attraversato la provinciale 429 che conduce a Radda. Proseguendo a diritto sul sentiero si scende fino ad incontrare la statale 408 che se seguita condurrebbe a Gaiole ma che noi seguimo per breve tratto in senso contrario per risalire, dopo aver guadato un torrente, in direzione del borgo di Riecine. Ci immettiamo quindi nell’antica strada chiantigiana che da Gaiole conduceva a Montegrossi e quindi in Valdarno. Raggiunte in salita le vicinanze del castello di Montegrossi voltiamo a sinistra all’incrocio per ritrovare la Badia Coltibuono.

[Fonte: CAI Sez. Valdarno Superiore | Trekking in Chianti | www.caivaldarnosuperiore.it ]

 


CAI Sez. Valdarno Superiore
Via Cennano 105 - Montevarchi (AR)

Trekking in Chianti | www.caivaldarnosuperiore.it

Walking in Tuscany | Gaiole - Meleto walk

This walk is set in the heart of Chianti and the Chianti Classico wine-growing area. The route has all the ingredients for a typical Chianti walk. It starts in a stone-paved piazza, passes a 10th-century church, a castle involved in the wars between Siena and Florence, and a medieval tower house.
Start the walk in the centre of Gaiole, by the sculpture. This street, Via Casablanca, is the main road to Siena (SS408). Follow this road towards Siena until you arrive at a junction (5min).
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