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Abbazia di Sant' Antimo


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Abbazia di Sant' Antimo

 
   
   

L'abbazia di Sant'Antimo è un complesso monastico situato nella solitaria Valle Starcia, all'interno del comune di Montalcino, presso Castelnuovo dell'Abate (Siena). La chiesa abbaziale è uno dei monumenti in stile romanico più importanti della Toscana.
L'edificio è ispirato ai modelli benedettini francesi e lombardi e si staglia grandioso in una campagna integra di rara bellezza. Anche se non ci sono prove certe, la leggenda vuole che a fondare l'abbazia fu l'imperatore Carlo Magno. La tradizione, abbastanza attendibile, vuole che Carlo Magno nel 781, di ritorno da Roma lungo la via Francigena, transitasse per il monte Amiata con la sua corte ed il suo esercito. In molti vennero colpiti dalla peste e, per fermare il flagello, l'imperatore fece un voto e fondò l'Abbazia. Sant'Antimo è quindi un Ex voto imperiale. Secondo altri storici la fondazione risale ai Longobardi come quella di San Salvatore sull'Amiata.

L'abbazia ospita vari affreschi e, nella cripta, un pregevole Gesù che esce dal sepolcro tra due angeli. Molto bello è infine il Crocifisso ligneo che sovrasta l'altare maggiore.


Sant'Antimo è uno dei più importanti esempi di architettura monastica del XIII° secolo e sicuramente il più importante monumento romanico della Toscana meridionale. Dell'antica abbazia rimangono soltanto la Cappella Carolingia, attualmente sagrestia della chiesa abbaziale, ed i resti della Sala capitolare e del chiostro.

Podere Santa Pia dista 12 Km da Sant'Antimo.

 


La Cappella Carolingia, la Sala Capitolare ed il chiostro


Cappella Carolingia

Delle parti esterne della Cappella Carolingia si possono vedere soltanto l'abside e la facciata, poiché è addossata a destra dalla sala capitolare e a sinistra dalla chiesa abbaziale. La facciata a capanna, si affaccia su quello che era il chiostro dell'abbazia ed è illuminata da una finestra a forma di lunetta (che è l'unica rimanenza dell'antico portale, attualmente murato) e dalla soprastante monofora ad arco a sesto ribassato; sempre nella facciata della cappella si apre la porta che, con una ripida scala, conduce nella cripta sottostante. Invece, l'abside, che dà di fianco a quella della chiesa abbaziale, è anch'essa illuminata da una monofora ad arco, ma con l'aggiunta della sottostante finestra ad oculo che illumina la cripta.

L'interno della Cappella Carolingia è costituito da un'unica navata rettangolare coperta da due volte a crociera, anche se originariamente essa era a semplici capriate lignee. Lungo la parete di sinistra, ovvero quella che è addossata all'edificio in parte costruito sopra la sala capitolare, vi sono degli affreschi monocromatici raffiguranti scene della vita di San Benedetto da Norcia, dipinti nel XIV secolo dal pittore Giovanni d'Asciano. Nel presbiterio si trova il semplice altare in pietra, mentre lungo le pareti vi sono gli armadi in cui vengono riposti i paramenti sacri utilizzati durante le liturgie.

Al disotto della Cappella Carolingia vi è la cripta. Essa è costituita da due absidi contrapposte: una ad est, corrispondente a quella della chiesa superiore, con una piccola finestra a forma di occhio di bue che dona al locale la luce; una ad ovest che è una semplice nicchia semicircolare. Quattro colonne sormontate da pulvini sostengono la copertura e dividono lo spazio in tre navate.


Sala capitolare

Della sala capitolare dell'abbazia, ovvero il luogo ove si riuniva il Capitolo del Monaci, rimane ben poco. Essa era molto importante perché nelle riunioni del capitolo, che si svolgevano la mattina presto, si leggevano delle biografie di santi dal Martirologio Romano, la Sancta Regula e si decideva quello che si sarebbe fatto durante la giornata. Attualmente la sala è per metà inglobata (assieme ai resti del dormitorio, che si trovava al disopra di essa) da un edificio costruito dal vescovo Cinughi e per l'altra metà è priva delle volte e del piano superiore, però conserva ancora la bellissima trifora sorretta da colonnine con semplici capitelli.


Chiostro

Il chiostro sorgeva al centro del monastero ed era costituito da un peristilio che si apriva sullo spazio centrale con delle bifore. Attualmente di esso non rimangono più tracce.



 


L'abside della Cappella Carolingia, attualmente sagrestia della chiesa

 


Ai due lati del portale vi sono i due leoni in travertino

L'Abbazia Benedettina di Sant'Antimo presso Montalcino, secoli VIII-XII.
Sculture grottesche servivano nel Medioevo a spaventare i diavoli o semplicemente come decorazione.


Chiesa abbaziale

L'edificio più importante e meglio conservato di tutto il complesso è la grande chiesa abbaziale di Sant'Antimo. Essa, completamente in stile romanico, sorge lungo il lato nord del chiostro ed è orientata sull'asse est-ovest, con l'altare ad oriente.

Esterno


Campanile ed abside


L'Abbazia di Sant'Antimo. Il campanile e l'abside

L'Abbazia di Sant'Antimo. Il campanile e l'abside[4]]

 

All'esterno, la mole della chiesa abbaziale è visibile da tutta la conca in cui si trova grazie alla sua notevole altezza (che all'apice della facciata tocca i 20,50 m) e, soprattutto, al suo campanile, che invece arriva 27,50 m all'altezza della terrazza. La torre campanaria è preesistente rispetto alla chiesa attuale (infatti era del tempio degli inizi del XI secolo) e, per questo motivo, caso pressoché unico in Toscana, è attaccata alla chiesa.

Assieme al campanile, caratterizzato dalle belle bifore e monofore che si aprono lungo le pareti, degna di nota è l'abside, che all'esterno appare in tutta la sua magnificenza e solennità. Essa è coronata dal deambulatorio di derivazione francese, le cui tre cappelle radiali hanno, come sostegni del tetto, delle bellissime mensole scolpite con vari soggetti, fra cui la testa di un monaco e quella di un'aquila.


Facciata


 

 

La facciata della grande chiesa è rivolta verso occidente ed è a salienti. Al centro della fascia centrale, sotto la bifora e la monofora ad arco a sesto acuto, si trova il portale che doveva essere preceduto da un esonartece a quattro arcate (mai realizzato, sebbene, sulla facciata della chiesa, vi sono le tracce di dove dovevano poggiare le quattro volte a crociera del portico). La grande porta d'ingresso è inglobata all'interno di una struttura a tettoia (frutto di un protiro incompiuto - posteriore al progetto del portico) ed è preceduto da una lieve strombatura. Al di sopra del varco d'ingresso si trova il bellissimo architrave scolpito raffigurante una pianta di vite.[4]


Interno

All'interno la chiesa abbaziale dell'abbazia di Sant'Antimo, opera mirabile dell'architetto lucchese Azzo dei Porcari che è menzionato e ricordato come "uomo buono, ricco di virtù in Cristo, monaco, padre e poi decano (...) progettista di questa egregia aula" in un'inscrizione posta sull'architrave interno del portale, si presenta come un grande spazio in stile romanico. L'aula è suddivisa in tre navate ed è terminata da un'abside semicircolare con deambulatorio, caso pressoché unico in Italia.


Navate

La navata maggiore della chiesa è coperta da una semplice volta a capriate lignee che recano le mezzelune dello stemma Piccolomini: infatti il tetto del tempio è stato rifatto durante il pontificato di Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, che affidò, dopo la soppressione dei Guglielmiti, l'abbazia al vescovo di Montalcino Cinughi. Sulla controfacciata della chiesa si trova, al disotto del corridoio di collegamento fra i due matronei, un'iscrizione in cui viene citato l'architetto della chiesa:

« Vir bonus in Christo magnis virtutibus Azzo cenobii monachus pater postique decanus istius egregiæ fuit auctor previus aulae atque libens operis portavit pondera tanti progenie tuscus Pocorum sanguine cretus pro quo christicole cuncti Deum rogitate det sibi perpetue cum sanctis gudia vite martir et eximus sit custos Antimus eius » (IT)

  « Azzo, uomo buono in Cristo, monaco, padre e poi decano fu il progettista di questa egregia aula e volentieri portò i persi di così grande opera; di progenie Toscano nato di sangue dei Porcari, per lui cristiani tutti pregate Iddio, che gli dia con i santi le gioie della vita perpetua a Sant'Antimo sia il suo esimio custode »  

 

 



Ai due lati del portale vi sono i due leoni in travertino che avrebbero dovuto sorreggere le due colonne del protiro.


The Abbey of Sant'Antimo | Interior
 

La navata centrale è separata dalle due laterali da due serie di quattro archi sorretti da colonne monolite per lato, intervallati da un pilastro cruciforme fra le due serie di quattro archi a tutto sesto. Le navatelle, che sono coperte con volta a crociera e contano ben dieci campate ognuna, accolgono in sé varie opere d'arte, come ad esempio il fonte battesimale in pietra (nella prima campata della navata sinistra) e l'affresco di Gesù in Croce con un Santo Vescovo Martire, San Sebastiano ed il committente in ginocchio (nella prima campata della navata destra), ma certamente la più bella ed importante è il capitello con "San Daniele nella fossa dei Leoni", opera del Maestro di Cabestany: in esso il maestro è riuscito ad assemblare e scolpire in uno spazio minimo tutte le scene salienti della vicenda biblica, che viene narrata nel capitolo 6 del Libro del profeta Daniele.


Le tribune e l'appartamento del vescovo

Al disopra delle due navate laterali della chiesa si trovano le due tribune che si aprono sulla navata centrale per mezzo di grandi bifore. Si sale al matroneo meridionale, situato sopra la navata di destra, attraverso una scomoda scala a chiocciola ricavata nello spessore del muro fra la navata stessa e la Cappella Carolingia, oppure tramite una comoda scala in legno che attraversa la sagrestia, costruita dal vescovo di Montalcino Agostino Patrizi Piccolomini. Questo matroneo, a differenza dell'altro, è stato suddiviso nel Cinque-Seicento in sei ambienti: quello in cui converge la scala del vescovo Patrizi, il secondo quello in cui arriva la scala a chiocciola e le quattro stanze del "Quartiere (=appartamento) del Vescovo".

Questo piccolo appartamento fu creato dal vescovo Agostino Patrizi Piccolomini non come residenza vescovile (infatti, a Castelnuovo dell'Abate, vi era già il Palazzetto del Vescovo), bensì come luogo di riposo durante le saltuarie visite all'abbazia ed al paese ed anche come stanze di rappresentanza durante le udienze private. Inoltre, dalla bifora che si trova di fianco al camino della sala da pranzo, il vescovo poteva assistere indisturbato alle funzioni. L'appartamento, il cui accesso è dato da una piccola porta sovrastato dallo stemma del vescovo committente, è composto dalla sala da pranzo, dallo studio, dall'anticamera e la camera da letto. Lungo le pareti delle quattro stanze si trovano due fasce di finissime decorazioni realizzate con la tecnica dell'affresco: la fascia inferiore rappresenta un drappeggio scuro al cui interno si trovano piante di ogni tipo ed alcuni uccelli; quella superiore, invece, reca delle decorazioni dipinte a festoni. Inoltre, sopra i camini della sala da pranzo e della stanza da letto si trovano due diversi stemmi.

 


Pianta
Attraverso un corridoio sorretto da mensole che corre lungo la controfacciata della chiesa e che è nascosto dalla vista dei fedeli per mezzo di un muro alto circa 3 m in cui si aprono tre finestre rettangolari che danno sulla navata centrale, si giunge alla tribuna settentrionale. Questa, a differenza della tribuna sud che è stata successivamente alla costruzione chiusa da tramezzi, è completamente sgombra da muri intermedi ed appare molto più luminosa di quella di fronte. Mentre lungo il la parete sinistra, quella che dà verso l'esterno, si aprono delle piccole finestrelle rettangolari, lungo quella destra, che invece dà sulla navata centrale, si aprono varie finestre che, partendo dalla facciata sono:
nel primo settore della navata, due monofore e due bifore sorrette ognuna da una colonnina;
nel secondo settore della navata, tre grandi bifore sorrette ognuna da due colonne centrali;
nel terzo settore della navata, una grande bifora (uguale alle tre precedenti).

 

Archi del matroneo

Coro, abside e deambulatorio

   
Il presbiterio della chiesa abbaziale di Sant'Antimo non occupa soltanto l'abside, che, a parte il deambulatorio, è di dimensioni assai ridotte (ha il raggio che misura poco più di 5 m), ma si protende ad occupare la navata centrale sino alla penultima arcata partendo dall'ingresso. Nell'area al di fuori dell'abside semicircolare sono disposti, lungo il corridoio centrale, i semplici stalli lignei in cui prendono posto i canonici durante le funzioni religiose e durante la Santa Messa. In posizione piuttosto avanzata, sulla sinistra, vi è l'ambone, sul quale è stato riprodotto il bassorilievo del Maestro di Cabestany "Madonna con il Bambino e gli Evangelisti" che si trova sul campanile, mentre sull'altro lato, dando le spalle alla porta della sagrestia, si trova la sede su cui siede il celebrante durante le liturgie assieme ai due concelebranti principali o con il cerimoniere.

Al centro dell'intersezione fra la navata e l'abside, ove, originariamente, vi era l'arco absidale si trova, rialzato di tre gradini, l'altar maggiore in pietra è costituito da un corpo di base avente la forma di un parallelepipedo completamente privo di decorazioni su cui poggia una lastra di marmo spessa circa 5 cm. Dietro l'altare si trova una delle più belle e preziose opere che sono custodite nel tempio il grande Crocifisso dipinto medioevale che, dopo secoli di abbandono presso il matroneo di destra, è stato ricollocato nel suo posto originario soltanto nel 1972. In questa magnifica rappresentazione di Cristo in Croce, in cui si mescola la scultura con la pittura, Gesù, che tiene gli occhi chiusi come un silenzioso grido di dolore, appare a torso nudo ed è cinto alla vita da una fascia di stoffa blu bordata d'oro, semplice e ricca allo stesso tempo. Forse, in origine, sulla sommità del crocifisso si trovava il cartiglio con la scritta "INRI", comunque non più esistente.

Al disotto dell'altar maggiore vi è la piccola cripta, alla quale si scende tramite una scaletta posta dinnanzi alla porta della sagrestia, nell'ultima campata della navata laterale destra. Questo piccolo ambiente è coperto da una semplice volta a botte ribassata, nella quale vi è un'apertura che dà sui gradini davanti all'altare. Addossato alla parete di fondo si trova quello che era il sepolcro di Sant'Antimo, ricavato in un altare cavo all'interno e munito, sulla parte anteriore, di un foro rettangolare, da cui si potevano vedere le reliquie. Sopra di esso si può vedere un semplice affresco dei primi del Quattrocento raffigurante "La deposizione di Gesù nel Sepolcro".

Intorno all'abside si trova il deambulatorio, che è collegato ad essa tramite sette archi a tutto sesto sorrette da colonne monolite. La presenza di un deambulatorio nelle chiese romaniche italiane è un caso molto raro, poiché è un elemento di origine francese, ed in Italia è riscontrabile soltanto nella Cattedrale di Acerenza, in Basilicata, in quella di Aversa, in Campania, e nella Basilica di Santa Maria a Piè di Chienti, nelle Marche[3]. Intervallate fra di loro da una campata, vi sono tre piccole cappelle radiali; queste, aventi la forma di tre absidiole, accolgono ognuna un altare in pietra. La cappella radiale centrale, che è in asse con l'altar maggiore della chiesa e con il crocifisso medioevale, custodisce, dietro il piccolo altare litico, un bellissimo capitello che ha il compito di reggere i due archetti ciechi centrali e che reca una splendida decorazione con quattro piccole teste di Aquila.

Nell'arcata di intervallo fra la cappella radiale centrale e quella di sinistra, nei due archetti ciechi a tutto sesto sorretti da una colonna d'alabastro, si trova un affresco del XVI-XV secolo, attribuito a Spinello Aretino oppure alla scuola di Taddeo di Bartolo, raffigurante San Gregorio Magno, a destra, riconoscibile dalle sue due insegne papali (il Triregno a tre corone ed il pastorale, in questo caso vitreo), e San Sebastiano, a sinistra, riconoscibile poiché nella mano destra tiene una freccia, mentre in quella sinistra la palma del martirio. Secondo un'ipotesi degli studiosi, gran parte della chiesa era affrescata, come testimoniano alcune tracce di intonaco nell'abside, sebbene rimangano soltanto gli affreschi del deambulatorio e della Cappella Carolingia.

 

Bassorilievo sulla parete esterna del campanile

Storia dell'Abbazia

Il nucleo primitivo dell'abbazia di Sant'Antimo risale al culto delle reliquie di Sant'Antimo di Arezzo, alla cui morte, nel 352, sul luogo del suo martirio venne edificato un piccolo oratorio[senza fonte]. Nello stesso luogo sorgeva una villa romana: lo dimostrano i numerosi reperti di epoca romana come il bassorilievo con la cornucopia sul lato nord del campanile o alcune colonne nella cripta carolingia. L'incisione “Venite et bibite” invece farebbe pensare alla presenza di una fonte con proprietà terapeutiche. Nel 715 la chiesa era custodita da un prete della diocesi di Chiusi.

Nel 770 i Longobardi incaricarono l'abate pistoiese Tao di iniziare la costruzione di un monastero benedettino e gli affidarono anche la gestione dei beni demaniali del territorio.[2] Le abbazie erano utilizzate come sosta dai pellegrini diretti a Roma, dai mercanti, dai soldati e dai messi dei re.

Carlo Magno, di ritorno da Roma nell'781, ripercorrendo la grande via creata dai Longobardi, chiamata in seguito "Francigena" perché "strada originata dai Franchi", giunse a Sant'Antimo e pose il suo sigillo sulla fondazione del monastero. Quasi certamente la fondazione ad opera di Carlo Magno è da interpretare come una pura leggenda medievale. Il 29 dicembre 814 un documento di Ludovico il Pio, figlio e successore di Carlo, arricchisce l'abbazia di doni e privilegi. L'abbazia diventa a tutti gli effetti, un'abbazia imperiale.

Con l'impulso carolingio, la comunità inizia il suo periodo di apogeo. L'abate di Sant'Antimo è insignito del titolo di conte palatino (Conte e consigliere del Sacro Romano Impero). L'esame delle carte imperiali, tra cui quella di Enrico III del 1051, e di quelle papali si contano numerosi territori chiese appartenenti o posti sotto la giurisdizione dell'abbazia: 96 tra castelli, terreni, poderi e mulini; 85 tra monasteri, chiese, pievi e ospedali dal grossetano al pistoiese passando da Siena e Firenze.

Il possedimento principale della comunità era il castello di Montalcino, dove il priore alloggiava in una residenza ora inglobata entro le mura della fortezza.

L'ampliamento e la nuova chiesa

Nel 1118 il Conte Bernardo degli Ardengheschi, cede il suo intero lascito “in toto regno Italico e in tota marca Tuscie” ad Ildebrando, figlio di Rustico, affinché lo trasferisca all'abbazia. Il monastero versa a Fortisguerra, fratello di Bernardo, 1000 libbre per l'accordo di non molestare più i monaci nel godimento della proprietà. A memoria della donazione, questo evento è inciso sui gradini dell'altare maggiore, come “Carta Lapidaria”.

Nel 1118 inizia la costruzione della nuova chiesa, sotto la guida dell'abate Guidone. Il punto di riferimento più importante per il progetto della nuova chiesa è la grande abbazia benedettina di Cluny. L'abate richiede l'intervento degli architetti francesi per progettare il nuovo edificio, che in parte si ispira alla chiesa benedettina del 1050 di Vignory.

Alcune sculture, la porta nord e quella sud, gli stipiti della sagrestia, alcuni capitelli collocati nella tribuna nord, altri capitelli, frammenti di decorazioni o pilastrini, fanno pensare all'esistenza di un edificio antecedente al XII secolo, quando iniziò la costruzione della nuova abbazia. Intorno al 1000 sarebbe stata edificata una chiesa, di cui rimane solo il campanile, costruito inizialmente staccato dalla navata, secondo la tradizione medievale.

Per questo motivo le seguenti modifiche del 1118 hanno tenuto conto di vincoli architettonici già esistenti, adeguando i volumi del presbiterio in modo da inserirlo tra il campanile e la Cappella Carolingia. La zona del coro risulta infatti più stretta del resto dell'edificio.

Verso la metà del secolo XII la costruzione della nuova abbazia è quasi completata, solamente la facciata non è ancora compiuta.


Il capitello della Madonna col Bambino e gli Evangelisti collocato
sul campanile ed antecedente alla chiesa attuale.

 

Bassorilievo sulla parete esterna del campanile

Il "secolo d'oro" dell'abbazia

Montalcino, all'epoca sotto la giurisdizione dell'abate di Sant'Antimo, è presa di mira, per la sua posizione strategica, sia da Siena che da Firenze. La città di Siena infatti è impossibilitata ad espandersi a nord a causa di Firenze, sua acerrima rivale, e cerca nuove terre a sud. Nel luglio del 1145 i senesi costringono l'abate di San Salvatore a cedere alla repubblica di Siena il castello di Radicofani sulla via Francigena. Appoggiando la politica senese, papa Clemente III, nel 1189, assoggetta la pieve di Montalcino al Vescovo di Siena. Nel 1200, Filippo Malavolti, podestà di Siena, attacca Montalcino, che viene in parte distrutta.


Verso il declino


Il 12 giugno 1212 con un accordo tra l'abate di Sant'Antimo, la città di Montalcino e Siena è sancito che l'Abbazia deve cedere un quarto del territorio di Montalcino alla città senese. Con la perdita di Montalcino l'abbazia perde il centro più importante della propria giurisdizione. Siena inizia ad intaccare i beni della comunità benedettina: nel 1293 i monaci possiederanno soltanto un quinto di tutte le antiche proprietà situate tra Montalcino e Seggiano.

Nel 1291 papa Nicolò IV ordina la fusione della comunità dell'abbazia con i Guglielmiti, ramo riformato dei Benedettini. Questa decisione intende ridare vigore alla comunità religiosa di sant'Antimo. Dal 1397 al 1404 l'abbazia viene amministrata, retta e governata da fra Bartolomeo di Simone, vescovo di Cortona


La soppressione di Pio II

Il 4 agosto 1439, l'abate Paolo è incarcerato per le sue scelleratezze. Nel 1462 nella Cappella Carolingia si riunisce per l'ultima volta il capitolo dei Guglielmiti.
Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini nel 1462 sopprime l'abbazia affidandone i beni al vescovo Cinunghi, ordinario della nuova diocesi di Montalcino - Pienza, creata il 13 agosto. Pio II voleva trasformare il suo paese natale, Corsignano, in una città rinascimentale, Pienza, dandole un vescovo, suo nipote, con territorio e dominio.

Nel 1870 l'abbazia di Sant'Antimo era abitata da un mezzadro, che alloggiava nell'appartamento vescovile, utilizzava la cripta carolingia come cantina, la chiesa come rimessa agricola e il chiostro per gli animali.



Pinturicchio, Pio II cononizza santa Caterina da Siena
(dettaglio, ritratto di Enea Silvio Piccolomini, Pio II), Duomo, Siena

 



La rinascita

Lo stesso anno l'abbazia passa sotto la giurisdizione delle Belle Arti. Con sette campagne di restauro l'abbazia arriva a risultare allo stato attuale. Le prime due, dal 1872 al 1873 e nel 1876 eliminano tutto ciò che alterava la struttura originaria e viene aperta la grande bifora dell'abside che ora illumina la chiesa.

Nel 1970-1973, nello stesso periodo in cui a Sant'Antimo vengono girate alcune scene del film "Fratello sole, sorella luna" di Franco Zeffirelli, le Belli Arti di Siena rifanno interamente il tetto della chiesa, cambiando quasi tutte le parti lignee delle capriate. Tuttavia l'edificio, terminati i lavori di restauro, permane in stato di semi abbandono. Solo raramente la comunità parrocchiale del vicino paese di Castelnuovo dell'Abate, frazione di Montalcino, utilizza la chiesa per celebrarvi alcune funzioni.


Dopo 530 anni ritornano i monaci

Alla fine degli anni '70 il vescovo di Siena decide di ricostituire una comunità monastica a Sant'Antimo, e affida tale incarico a un gruppo di giovani sacerdoti provenienti dalla Francia. Questi sacerdoti fondano, nel 1979, una comunità monastica ispirata alla regola dell'ordine dei Canonici regolari di Sant'Agostino. Con l'appoggio delle Belle Arti di Siena, del comune di Montalcino e delle vicine parrocchie di Montalcino e Castelnuovo dell'abate, iniziano nel 1990 dei lavori di ristrutturazione dell'edificio del vecchio refettorio, mirati a renderlo nuovamente abitabile. Nel 1992, terminati i lavori di ristrutturazione, i monaci, a cui si sono uniti altri giovani, sia sacerdoti che laici, provenienti dalla Francia e alcuni dall'Italia, si insediano nell'abbazia.


L'abbazia oggi

Attualmente la comunità conta otto monaci, di diverse nazionalità, perlopiù italiana e francese. La comunità è molto attiva e vivace, e porta avanti da diversi anni, oltre alla tradizionale vita monastica, un'intensa attività pastorale rivolta soprattutto alle famiglie e ai giovani. La comunità è impegnata nell'attività pastorale delle vicine comunità parrocchiali. Non solo vi è tra esse e l'abbazia un'intensa collaborazione, ma alcuni monaci sono anche parroci di alcune parrocchie vicine.

Ogni giorno la comunità si riunisce nella chiesa per celebrare le funzioni dettate dalla regola monastica. Tutte le funzioni vengono cantate in gregoriano e in originale lingua latina.

Negli ultimi anni la comunità di Sant'Antimo ha anche registrato vari cd di canto gregoriano, che accompagna le liturgie.
 



Abbazia di Sant' Antimo
Castelnuovo dell'Abate, 53024 Montalcino

L'Abbazia sorge al centro di una valle proprio sotto il paese di Castelnuovo dell'Abate. Da Montalcino si segue la SP55 per circa 10 chilometri. Appena prima di entrare a Castelnuovo dell'Abate si gira a destra per l'Abbazia.
Sito ufficiale dell'abbazia di Sant'Antimo | www.antimo.it


[1] Vedi Santiebeati.it
[2] Vedi bibliografia
[3] In genere, le grandi chiese abbaziali coeve, soprattutto quelle cistercensi, erano composte da tre navate con transetto su cui si affacciavano varie cappelle quadrangolari e, in corrispondenza della facciata, l'abside, che era di solito a pianta quadrata. Esempi di questa tipologia sono: l'Abbazia di Fossanova, quella di San Galgano e l'Abbazia di Casamari.
[4] A San Quirico d'Orcia, in via Dante Alighierisi, è la chiesa di Santa Maria Assunta, detta anche di Santa Maria ad Hortos perché situata in prossimità degli Horti Leonini. Il semplice e suggestivo edificio venne edificata molto probabilmente nei secoli XI-XII in pietre squadrate di travertino. Si presenta a navata unica, con abside, coronamento ad archetti e mensole decorate da motivi a testa di animali. Interessante è il portale, edificato con materiale proveniente dall’abbazia di Sant’Antimo
[4] Photo byDongio, released this work into the public domain.

 

   
   


Montalcino


Montalcino

Montalcino, dall'alto dei suoi 567 metri, domina tutta la campagna circostante, arroccato su un colle sul quale campeggia la possente Fortezza trecentesca. È una località nota per la produzione del vino Brunello.
Le mura della città sono state costruite nel XIII secolo. La fortezza è stata costruita nel punto più alto della città nel 1361, ha struttura pentagonale ed è stata progettata dagli architetti senesi, Mino Foresi e Domenico di Feo. La fortezza incorpora alcune delle preesistenti strutture tra cui il mastio di Santo Martini, la torre di San Giovanni e un'antica basilica, che ora serve come cappella del castello.

Nei pressi della fortezza è la Chiesa di Sant'Agostino, con la sua semplice facciata romanica, costruita nel XIII secolo.

L'edificio adiacente alla chiesa era un tempo un convento, ma è sede del Musei riuniti, che è sia un museo civico che un museo diocesano. Il museo ospita varie opere, tra cui uno splendido crocifisso ligneo di ignoto artista di scuola senese, due bellissime sculture lignee XV secolo e alcune altre sculture in terracotta che sembrano essere della scuola dei Della Robbia. La collezione comprende anche un San Pietro e San Paolo di Ambrogio Lorenzetti e una Madonna col Bambino di Simone Martini.

Il Duomo (cattedrale), dedicato a San Salvatore, è stato originariamente costruito nel XIV secolo, ma ora ha un aspetto neo classico grazie ai lavori di ristrutturazione che ha subito nei primi anni del XIX secolo sotto la direzione dell'architetto senese Agostino Fantastici.

La piazza principale di Montalcino è Piazza del Popolo. L'edificio principale della piazza è il palazzo comunale, detto anche Palazzo dei Priori (fine XIII secolo inizi del XIV). Il palazzo è adornato con gli stemmi araldici dei numerosi podestà che hanno governato la città nel corso dei secoli. Un'altissima torre medievale è incorporata nel palazzo. Vicino al palazzo comunale, si trova una struttura rinascimentale con sei archi a tutto sesto, chiamata La Loggia, che è stata iniziata alla fine del XIV secolo, e finita nei primi anni del XV, ma che ha subito numerosi lavori di restauro nel corso dei secoli successivi.


Castelnuovo dell'Abate


   
Castelnuovo dell'Abate

Castelnuovo dell'Abate è un piccolo borgo medioevale che sorge sopra una piccola collina a circa 10 km da Montalcino, nel cui territorio comunale sorge. Il paese, già piccolo castello fortificato medioevale, prende l'appellativo "dell'Abate" dalla decisione dell'abate dell'Abbazia di Sant'Antimo un suo palazzo all'interno del circuito murario. Poi, quando nel 1462 l'abbazia fu soppressa per volere di Papa Pio II, il palazzo degli abati passò al Vescovo di Montalcino ed il palazzo fu soprannominato "Palazzetto del Vescovo". Quando, con l'Unità d'Italia, Montalcino divenne un comune, il paese di Castelnuovo dell'Abate entrò a far parte di esso come frazione geografica. Attualmente l'economia del piccolo borgo è basata soprattutto sul turismo (data la vicinanza - 0,5 km ca. - con l'Abbazia di Sant'Antimo) e sull'agricoltura (Brunello di Montalcino).

La Chiesa della Madonna è la chiesa principale del paese e sorge al centro del paese e dà sulla piazza del borgo con la graziosa facciata in blocchi di travertino con un piccolo rosone circolare al centro di essa. All'interno della chiesetta si trovava, sino agli anni ottanta del Novecento la statua lignea medioevale della Madonna col Bambino, patrona del paese, attualmente nell'abbazia di Sant'Antimo.
La pieve dei Santi Filippo e Giacomo aveva anticamente il titolo di San Giovanni, che mutò nell'attuale all'inizio del XV secolo.
All'interno si trovano due affreschi di Ventura Salimbeni, uno sulla controfacciata raffigurante il Martirio di Santa Caterina d'Alessandria, l'altro sulla lunetta del portale laterale, datato 1597, che raffigura il Beato Pietro Petroni. La chiesa è stata decorata nel 1938 in stile neogotico.
Il Palazzetto del Vescovo si affaccia sulla via principale del paese, via Borgo di Mezzo, che lo percorre da nord a sud. La bella facciata in mattoncini è suddivisa in tre fasce orizzontali da due piccoli cornicioni in pietra locale: nella fascia inferiore si trovano il portone con la cornice in bugnato e due finestre; in quella mediana, ovvero quella corrispondente al primo piano, ci sono cinque grandi finestre rettangolari bordate anch'esse in pietra; la fascia superiore, invece, presenta soltanto cinque finestrelle quadrate.

Sant’Angelo in Colle

   
Sant’Angelo in Colle, immerso nel Parco Naturale della Val d’Orcia e sotto la protezione dell’UNESCO, è un caratteristico borgo medievale situato in posizione collinare a 450 m. s.l.m. da cui si può ammirare il panorama della Val d’Orcia e del Monte Amiata.
Dista 8 km da Montalcino, famoso per il suo Brunello di Montalcino.

Il borgo fortificato è di piccole dimensioni e dall’alto dei suoi 500 metri guarda il panorama circostante in tutte le direzioni: dai fitti boschi di lecci e macchia mediterranea che salgono fino a Montalcino, al possente e selvaggio Monte Amiata fino alla vasta pianura della Maremma. Il piccolo paese, dominato all’ingresso dalla possente torre del cassero, edificato a raggiera, ha strade concentriche con al centro la chiesa principale ed il palazzo dei notabili. E’ ancora perfettamente conservato e la sua piazza è dominata dalla chiesa romanica di San Michele Arcangelo.
La pieve di San Michele Arcangelo è un edificio sacro che si trova in località Sant'Angelo in Colle a Montalcino.

Documentata dal 1212, è a una sola navata. Presenta una semplice facciata in pietra con tetto a capanna, portale costruito in travertino e lunghe finestre romaniche. Sul retro è il campanile in pietra e laterizio. All'interno, la Madonna col Bambino in trono tra i Santi Giovanni Battista, Antonio Abate e Stefano, affresco di scuola senese della prima metà del XIV secolo; San Leonardo, affresco di scuola senese della fine del XIV secolo; la Resurrezione di Cristo (1477), affresco di scuola senese; l'Estasi di San Carlo Borromeo di Raffaello Vanni; la Madonna del Rosario di Francesco Rustici. Dietro l'altare maggiore si trova un Crocifisso ligneo policromato di scultore senese del XVIII secolo.



 

Sant’Angelo in Colle


Castello di Velona

San Qurico d’Orcia è un antico borgo murato posto nel medioevo sul percorso della Via Francigena. Sigerio, arcivescovo di Canterbury, lo cita nel suo "Itinerario" compiuto negli anni 990-994. Nel XII secolo divenne sede di un vicario imperiale. Nel 1256 passò a Siena che fortificò le sue difese murarie che vennero ulteriormente modificate nel corso del ’400.
L’abitato appare ancora articolato sui due nuclei del castello, che ha come fulcro l’antica pieve, e del borgo di Santa Maria, riuniti dai senesi all’interno della comune cinta muraria.
La cinta muraria, con le sue quattordici torri, è per buona parta ancora ben conservata.
L’edificio senz’altro più rilevante del borgo è la collegiata dei Santi Quirico e Giulitta, costruita in forme romaniche nei sec. XII-XIII sul luogo dell’antica pieve di Osenna della quale si hanno notizie fin dall’anno 714. L’attuale edificio venne modificato, nella parte absidale, nel secolo XVII per costruirvi il coro.
Da segnalare, per la loro importanza, i tre bei portali.

  San Qurico d'Orcia
 

Bibliografia

Bollandus, Acta Sanctorum, vol. II, 11 maggio pagg. 614-615

Bruno Santi (a cura di), L'Amiata e la Val d'Orcia, collana "I Luoghi della Fede", Milano, Mondadori, 1998, pp. 71-72. ISBN 88-04-46780-0

AA.VV., Sant'Antimo. Una pietra che canta, Siena, Cantagalli, 1993

AA.VV., Una pietra che canta... e un frate che racconta, Castelnuovo dell'Abate, L'Arca di Sant'Antimo, 2007. ISBN 88-904435-5-3

Antonio Canestrelli, L'Abbazia di S. Antimo, Siena, Rivista "Siena Monumentale", 1910-1912 (anastatica del 1987)

Claudia Cinquemani Dragoni, "L'abbazia di Sant Antimo: il Suono del Cosmo" Le Antiche Dogane 2008 Aldo Sara editore

 


 
   
Montalcino
Siena

Arcidosso

 

Montalcino

Frazioni di Montalcino: Camigliano, Castelnuovo dell'Abate, S.Angelo in Colle, S. Angelo Scalo, Torrenieri and Tavernelle are frazioni of Montalcino.
Comuni confinanti: Buonconvento, Castel del Piano (GR), Castiglione d'Orcia, Cinigiano (GR), Civitella Paganico (GR), Murlo, San Giovanni d'Asso, San Quirico d'Orcia

Mappa





Il sito della comunità di Sant'Antimo | www.antimo.it
Chi vuole conoscere soltanto gli orari di visita della chiesa e delle preghiere, basta subito cliccare qui.

Comune di Montalcino


Otar Iosseliani, UN PICCOLO MONASTERO IN TOSCANA (Un petit monastère en Toscane), 1988 | Scheda e giudizi critici sul film
Un piccolo monastero in Toscana è un breve documentario girato per la TV francese da Otar Iosseliani, simpatico e geniale cineasta di mezza età, nato in Georgia e residente a Parigi.

Trattoria il pozzo | www.trattoriailpozzo.com
S. Angelo in Colle, Piazza del Pozzo
Telefono 0577 844015
Nel cuore del borgo medievale di S. Angelo in Colle, dove la Val d'Orcia incontra la Maremma, Franca e Paola Binarelli propongono ogni giorno, in una calorosa atmosfera familiare, i migliori piatti della cucina tipica del territorio.

Ristorante Il Leccio | www.trattoriailleccio.it
S. Angelo in Colle, Via Costa Castellare
Telefono 0577. 844 175


Case vacanza in Toscana | Podere Santa Pia

     

Podere Santa Pia
Podere Santa Pia, giardino
Bagni San Filippo
         

   
Sovicille
Monticchiello
Val d'Orcia" tra Montalcino Pienza e San Quirico d’Orcia
         
         
Podere Santa Pia, immersa nella splendida campagna della Maremma, è situato in una splendida posizione panoramica, a pochi chilometri da Montalcino e Abbazzia Sant' Antimo.
Da Montalcino a Sant'Antimo

Suggestiva passeggiata nel cuore della Toscana attraverso le terre del Brunello di Montalcino. Il punto di partenza è un insediamento etrusco del VI secolo a.C. , unico nel suo genere, situato sulla sommità di un colle che domina la Val D’orcia, la Val d’Arbia e la Valle dell’Ombrone. Da qui, procedendo attraverso boschi e vigneti, respirando un’aria ricca di storia e con viste panoramiche mozzafiato si giunge alla splendida Abbazia di S. Antimo, gioiello romanico, fondata secondo la leggenda da un ex-voto di Carlo Magno durante il suo cammino sulla Via Francigena.

Itinerario facile, su strade bianche, molto panoramico. Non si trova acqua lungo la strada. Calcolando il tempo di percorrenza di questo itinerario, circa 3 ore, si consiglia di partire non più tardi delle ore 09.30 per poter essere a S. Antimo entro le ore 13.00, per poter essere all’Abbazia quando i monaci eseguono i canti gregoriani dell’Ora Sesta.

Alla rotonda, davanti alla Fortezza di Montalcino, si prende in direzione del cimitero, seguendo la direttrice n. 2 della Provincia di Siena. Poco dopo, sulla destra, si lascia la strada principale che continua a scendere e prendiamo verso Casa Albatreti. Da qui si entra in una zona boscosa, si traversano un paio di fossi e si comincia a risalire fino alla strada asfaltata proveniente da Castiglione del Bosco. Si continua ancora a salire, ignorando sulla destra la strada per Camigliano, e, tagliando qualche tornante, si arriva sulla strada provinciale Montalcino - S. Angelo, che prenderemo a destra in direzione del Poggio Civitella, distante poche centinaia di metri.

Di fronte al residence Le Ragnaie inizia la strada bianca in direzione di Villa a Tolli e S. Antimo. Da qui l’itinerario è tutto in falsopiano e discesa, con bellissime vedute verso l’Amiata, la Val d’Orcia ed oltre. Dopo l’antico borgo di Villa a Tolli, oggi destinato ad agriturismo, la strada continua a scendere e si deve fare attenzione poiché in alcuni tratti è un po’ accidentata, a causa degli agenti atmosferici; in breve si arriva a S. Antimo. Dietro l’Abbazia si trova una fontanella per l’acqua potabile.

Villa a Tolli è un antico Borgo di origini etrusche, di alto valore storico, architettonico e paesaggistico situato nel cuore del Brunello.
[Fonte: www.terresiena.it]
 

Anello – Abbazia di Sant’Antimo

   
Lasciati i mezzi nel parcheggio presso l’Abbazia (318 mslm), si prende il sentiero che si snoda perpendicolarmente alla sua sinistra, salendo in leggere ma decisa salita verso Villa a Tolli (532 mslm).

Trekking in Toscana | Anello – Abbazia di Sant’Antimo
 
Il Monte Amiata

Il Monte Amiata è una presenza inconfondibile nel panorama della Maremma: unica vera montagna della Toscana meridionale, è con i suoi 1736 metri il più elevato tra i vulcani spenti italiani. Noto per i suoi centri medievali, per la sua gastronomia e per le sue piste da sci, è rivestito a partire dagli 800 metri da una magnifica foresta che alterna il castagno all'abete e al faggio. Affacciato a nord-est sui dolci paesaggi della Val d'Orcia, l'Amiata chiude verso oriente il panorama della Maremma, ed è a portata di mano dalle colline di Grosseto.

Chi s'interessa alla storia ha a disposizione i centri storici di Arcidosso, Castel del Piano, Santa Fiora e Seggiano e numerosi monumenti isolati. Le Riserve Naturali Provinciali del Monte Labbro e del Monte Penna, che si estendono intorno ai due più importanti satelliti del Monte Amiata e l'Oasi WWF del Bosco Rocconi, base per i progetti di reintroduzione del capovaccaio in Maremma.

L'Anello della Montagna
Percorso a piedi, a cavallo e in bicicletta - 24 km

10/11 Vivo d’Orcia – Rifugio Forestale – Abbadia San Salvatore | Mappa
Lunghezza: 11 Km - Percorr.: 3.30 ore


Amiata a piedi | www.amiataturismo.it

L’antico e ormai spento vulcano del Monte Amiata è situato tra le province di Siena e Grosseto ed è il rilievo vulcanico più settentrionale d’Italia. Il suo profilo a cono, tipico di tutti i vulcani, è la conseguenza di numerose eruzioni avvenute tra i 280 e i 180 milioni di anni fa. Da qui deriva la formazione di enormi ammassi rocciosi di pietra lavica che rendono il paesaggio particolarmente suggestivo. Fino a pochi anni fa questo territorio era molto importante per i suoi giacimenti di minerali come il cinabro e il mercurio: fonti essenziali per l’economia amiatina. Anche sorgenti di acqua termale come quelle di Bagni San Filippo e Bagno Vignoni e i gas naturali che fuoriescono nelle zone di Santa Fiora e Piancastagnaio e che vengono usati come fonti di energia, dimostrano l’origine vulcanica di questa montagna. Il Monte Amiata raggiunge il suo punto più alto a 1.738 metri. Adiacente ad esso, a sud-ovest, si osserva la Montagnola (1.571), mentre in direzione sud si erigono il Monte Labbro (1.193), il Monte Civitella (1.107) e il Monte Penna (1.086). I fiumi Albegna, Fiora e Paglia nascono direttamente dall’Amiata. Il fiume Orcia trova la sua via nel lato nord della montagna e dà il nome alla meravigliosa Val d’Orcia.

     

Nearby the town of Sant'Angelo in Colle
L'Abbazia Sant'Antimo sorge in una piccola valle poco distante da Montalcino e la si raggiunge tramite un breve tratto di strada sterrata.

 

 

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