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Castello di Brolio

Walking trails in Tuscany Travel guide for Tuscany
       
   

Gaiole in Chianti

   
   

Gaiole in Chianti è situato fra le Colline del Chianti. La storia di Gaiole in Chianti è strettamente legata alla sua posizione di nodo viario nelle comunicazioni tra il Chianti e il Valdarno superiore. Grazie a ciò divenne la sede del mercato dei vicini castelli.
Il suo primo ricordo si trova in una carta della Badia a Coltibuono risalente al 1086 ed a quell'epoca gli abitanti dei vicini castelli di Vertine, Montegrossi e San Donato in Perano iniziarono ad incontrarsi sul fondovalle, lungo il torrente Massellone per scambiarsi le merci; inizialmente il mercato era situato ai piedi del castello di Barbischio. Il mercato di Gaiole è citato in atti notarili fin dal 1215.
Nel XIV secolo Gaiole e la sua comunità entrarono a far parte della Lega del Chianti. Ancora nel XVIII secolo il mercato di Gaiole era un importante avvenimento per la zona come testimoniò nelle sue relazioni il granduca Pietro Leopoldo a seguito della visita fatta nel luglio 1773. Fino all'inizio del XIX secolo amministrativamente faceva parte della provincia di Firenze ma in epoca napoleonica, durante il Regno d'Etruria, venne inserito nel Dipartimento Senese e in provincia di Siena rimane tutt'ora. Per molti anni fu sindaco Bettino Ricasoli.
Nonostante tutto, al plebiscito del 1860 per l'annessone della Toscana alla Sardegna i "si" non ottennero la maggioranza degli aventi diritto, con un astensionismo da record, sintomo dell'opposizione all'annessione[4].
Dopo la seconda guerra mondiale il territorio comunale fu investito dal fenomeno dello spopolamento delle campagne ma a partire dalla fine degli anni settanta le ex-case coloniche sono stare progressivamente restaurate e oggi sono sede di agriturismi, e il turismo enogastronomico è la principale fonte di ricchezza per il territorio.

Villa Bianchi-Bandinelli a Geggiano, sontuosa residenza con giardino all’italiana che risale al XVI secolo, merita una visita per ammirare il giardino e gli interni dove sono state girate alcune delle scene più famose di Io ballo da sola, capolavoro di Bernardo Bertolucci con un magnetico Jeremy Irons.

Comune Gaiole in Chianti
via Ricasoli, 3
53013 Gaiole in Chianti (SI)

www.comune.gaiole | Comune Gaiole in Chianti

   
   
   
La chiesa di Coltibuono, dedicata a San Lorenzo, fu fondata, secondo la leggenda, da Geremia dei Firidolfi. Esisteva già nel X secolo ed é sempre stata legata alla famiglia dei Firidolfi, che nel 1049 vi istituì una comunità di canonici regolari sotto il suo patronato.

Coltibuono, trasformato in monastero, si arrricchì con un cospicuo patrimonio immobiliare, come testimoniato da numerose carte del convento e dal 1095 fu inserito nella congragazione di Vallombrosa; nel 1160 Ugo Ricasoli fece costruire il campanile della chiesa.

Dopo il 1239, anno in cui l'abbazia fu presa sotto la protezione di Firenze, iniziò un lungo periodo di decadenza. Nel XV secolo la crisi di Coltibuono si accentuò e, secondo l'uso del tempo, il patrimonio ecclesiastico fu amminostrato da laici tramite un commenda.

Alla fine del 1400 Lorenzo il Magnifico, nonostante le resistenze dei patroni Ricasoli, otenne per il figlio Giovanni, futuro papa Leone X, la commenda di San Lorenzo a Coltibuono. Con la cacciata dei Medici e l'elezione di papa Alessandro VI, i Ricasoli sperarorno di recuperare il privilegio, ma nel 1502 l'abate di Vallombrosa, appoggiato dalla repubblica fiorentina, riusci ad espellerli definitivamente riconoscendo all'antica casata solo uno "Jus Honorificum".

La chiesa di San Lorenzo con il massiccio campanile, due edifici adiacenti e vari altri corpi di fabbrica costituiscono il perimetro del cortile. Dal portale principale del cortile si accede al giardino della badia che è impostato secondo uno schema che rispecchia quello dell'antico hortus conclusus (orto murato) spartito da geometriche di siepi di bosso con inserimenti di piante aromatiche e officinali.[7]


 

Badia di Coltibuono

 


Il giardino segreto di Badia a Coltibuono
Santa Maria a Spaltenna

   
La località di Spaltenna è ricordata fino dal 1030 in alcune pergamene della Badia di Coltibuono. A Spaltenna fu trasferita la pieve di San Pietro in Avenano (1102-1110), che prese il nome di Santa Maria a Spaltenna e fu trasformata in pieve "munita". La chiesa di San Pietro in Avenano mantenne questo nome fino al 1153 quando, nella bolla di Anastasio IV al vescovo di Fiesole, essa veniva citata dal papa come pieve di Santa Maria a Spaltenna.
A fianco della pieve c'è la fattoria, ristrutturata . La fattoria con i locali monastici, beni posseduti da molte chiese, era un beneficio ambito dalle famiglie più ricche dell'epoca, che cercavano di averne il possesso: Santa Maria a Spaltenna divenne proprietà dei Ricasoli, già proprietari anche dei terreni e della fattoria della Pieve di San Polo in Rosso.[1]

La Pieve di Santa Maria a Spaltenna è una chiesa romanica, con tre navate ed un'abside. Le sue mura e la torre campanaria sono costituite da filaretti di alberese di colore cinerino. La facciata ha un'apertura rettangolare.[2]

 

La Pieve di Santa Maria a Spaltenna
Oratorio dei Pianigiani

   
L'edificio è di piccole dimensioni ed è ad aula unica. In origine era preceduto da un portico che in seguito venne inglobato nella struttura[3]. Esternamente appare dimesso vista la mancanza di qualsiasi forma di arredo architettonico.
Interno

L'interno è di notevole interesse e presenta tutta una serie di affreschi contenuti entro una finta architettura. Questi affreschi sono stati attribuiti ad un artista "minore" del Quattrocento, forse un pittore che andava nelle campagne per ottenere commissioni, in cambio di vitto, alloggio e modesta ricompensa.[4]; è stato fatto prima il nome di Bernardo di Stefano Rosselli[5] autore nel Chianti di dipinti nell’Abbazia di Passignano, nella Chiesa di Santa Maria a Panzano e nella Pieve di Sant'Appiano in Valdelsa, insieme al suo allievo Filippo di Antonio Filippelli. Attualmente sono attribuiti a Donnino di Domenico[3], fratello di Angiolo di Domenico detto del Mazziere, un pittore fiorentino riferibile all'ambito di Cosimo Rosselli.

Le figure sono disposte all'interno di riquadrature imitanti dei marmi poste al di sopra di uno finto zoccolo a riquadrature policrome, interrotto solamente nella parete di fondo da un disadorno altare. Lo spazio è delimitato secondo lo schema dell'hortus conclusus[6].

Sulla parete di fondo è raffigurata la Madonna in trono, attorniata da Angeli e Santi, con il Bambino in braccio: il Bambino tiene un uccellino nella mano sinistra e una pietra preziosa nella destra, simbolo della Buona Novella. Alla destra della Madonna si trova l’affresco raffigurante San Michele Arcangelo che calpesta il drago e pesa le anime; dall’altra parte San Francesco con la Regola nella mano sinistra, un Crocifisso nella mano destra e le Stimmate sui piedi e sulle mani. Alle due pareti laterali vi sono figure di santi: Sant'Antonio Abate, rappresentato col maialino cintato – in corrispondenza di questo affresco si è aperta una crepa – Santa Lucia , con la scritta S.ca Lucia, che fa vedere i simboli del proprio martirio, San Giovanni Battista , recante l’iscrizione: Ecce agnus Dei, San Pietro con un libro in mano, San Luca Evangelista con la scritta: S.co Lucha Vangelista, alla base del quale c’è il nome del committente (Luca Canpoli), Santa Maria Maddalena , affresco molto deteriorato da una crepa, con la scritta: S.ca M.Maddalena e una data (anch’essa deteriorata): 1496.

Sulle pareti dell’Oratorio si trovano molte iscrizioni cinquecentesche lasciate dai viandanti.


Il Castello di Brolio

Il Castello di Brolio si trova in località Brolio, sul dorso di un poggio che si stacca da uno sprone occidentale dei monti del Chianti alto fra Monte Fienali e Monte Luco Berardenga, fiancheggiato dai torrenti Malena e Dudda tributari dell'Arbia.

Il castello di Brolio è di origine longobarda, sebbene dell'antico fortilizio non rimanga oggi alcuna traccia ad eccezione dell’originaria ubicazione. Il suo ruolo nella storia iniziò ad essere rilevante a partire dal XII secolo, quando vi si insediò la potente famiglia dei Ricasoli, ai quali ancora oggi appartiene. La sua posizione strategica era fondamentale per il controllo di quella zona del Chianti ai margini dell'influenza fiorentina, ai confini con il territorio senese. Di conseguenza, fin dal '300, fino alla metà del XVI secolo, il castello è stato al centro dell'astiosa lotta tra Siena e Firenze per l'occupazione di quelle importanti terre di frontiera.


Il castello di Brolio rimase quasi sempre dominio di Firenze, ad eccezione di una temporanea occupazione senese a seguito della seconda invasione aragonese del Chianti nel 1472. A partire dal 1484, quando il castello fu di nuovo in mano fiorentina, iniziò una profonda opera di ristrutturazione e potenziamento della roccaforte che trasforma Brolio in una delle prime fortezze bastionate italiane.
I suoi bastioni in pietra, ancora oggi in perfetto stato, hanno una pianta a forma di pentagono irregolare sebbene con una struttura primitiva rispetto allo sviluppo che di lì a poco avrebbe avuto questa nuova forma di fortificazione. Alcune fonti attribuiscono l’opera all'architetto Giuliano da Sangallo, responsabile di molte fortificazioni medicee.

La cinta muraria racchiude i resti dell'originale castello medievale, soprattutto il cassero e la chiesa romanica, oltre che una grandiosa villa neogotica in mattoni rossi fatta costruire al posto dei preesistenti locali dal barone Bettino Ricasoli (1809-1880) famoso uomo politico detto il Barone di Ferro, nel secolo scorso. Il castello sorge al centro di vasti vigneti, dai quali sin dal 1141 i baroni Ricasoli traggono il loro famoso vino, posto ad invecchiare nelle cantine adiacenti l'antico maniero. Pur essendo privato il castello è visitabile, ad eccezione del palazzo padronale. È possibile percorrere l'intero giro dei bastioni da dove si godono splendide vedute sulle colline del Chianti Classico, visitare la cappella privata e la Collezione Ricasoli.[7]

La cucina dell'Osteria del Castello racconta i profumi ed i sapori della tradizione toscana. All’interno del castello si trova anche una rinomata osteria, dove si elaborano in modo personale alcune delle più classiche ricette della tradizione toscana: nel menu autunnale spiccano senz’altro il peposo di manzo al vino Chianti, il fagiano ripieno di castagne al cartoccio e i “pici” (tipica pasta locale) al ragù di cinghiale.

Indirrizzo:
Osteria del Castello
Loc. Madonna a Brolio 53013 Gaiole in Chianti

Per prenotazioni: T +39 0577 730290 F +39 0577 747277
osteria@ricasoli.it | www.ricasoli.it



Il Castello di Meleto

 

Il castello di Brolio
Il Castello di Meleto si erge maestoso nell'incantevole paesaggio chiantigiano al termine di un piacevole viale fiancheggiato da cipressi e ginepri.

Il Castello apparteneva ai Monaci Benedettini della Badia a Coltibuono ed il nome "Meleto in Chianti" è citato, per la prima volta nel 1269, nel "Libro degli Estimi" dei Guelfi fiorentini, come proprietà della famiglia di Rainerii de Ricasolis. La famiglia Ricasoli, nel corso dei secoli, ne ha ampliato ed abbellito la struttura: oggi il Castello conserva da un lato le massicce fortificazioni quattrocentesche, con l'imponente torre cilindrica costruita per sfuggire alle artiglierie, dall'altro la grazia signorile della villa nobile, con le sue stanze arredate e decorate ed un impareggiabile teatrino settecentesco.

Indirrizzo: 53013 Gaiole in Chianti, Siena | www.ricasoli.it


 

Castello di Meleto
San Giusto in Salcio

   
Situata nel territorio di Gaiole in Chianti, la struttura di San Giusto in Salcio è già menzionata in documenti datati 1018 tratti dal Castello di Brolio.
Parte della facciata, l'abside centrale e la parte bassa dei muri esterni che si affacciano sul cortile sono originali, mentre il resto, compreso il campanile, è frutto di lavori postumi.
Situata nel territorio di Gaiole in Chianti, la struttura di San Giusto in Salcio è già menzionata in documenti datati 1018 tratti dal Castello di Brolio.
Parte della facciata, l'abside centrale e la parte bassa dei muri esterni che si affacciano sul cortile sono originali, mentre il resto, compreso il campanile, è frutto di lavori postumi.
La chiesa ha mantenuto la struttura della basilica a tre navate, con gli archi sostenuti da colonne quadrangolari senza un vero capitello ed il tetto formato da travicelli in legno e terracotta.
L' intera struttura preserva una superba austerità, dovuta non solo a determinate proporzioni, ma anche al colore grigio che è semplicemente splendido nella sua patina.
La chiesa ospita anche una Madonna dell'Umiltà, un'opera fiorentina dell'inizio del 16° secolo, della scuola del Ghirlandaio.
La proprietà della Tenuta di San Giusto ha recentemente svolto un meticoloso rinnovamento dell'annessa casa, riprendendone l'architettura originale e riportando il giardino privato al suo splendore.[3]

 

San Giusto in Salcio
     

Il Castello di Montegrossoli, Il Castello di Montegrossoli è una struttura militare, oggi ridotta a rudere situata nelle vicinanze dell'Abbazia di Coltibuono.
Il castello è posto sulla sommità di un rilievo dei Monti del Chianti, al confine tra le province di Firenze e Arezzo. La posizione strategica ne fece un luogo importantissimo per il controllo della zone a cavallo tra il Chianti e il Valdarno superiore.
Sulla cresta del monte svetta imponente la struttura del cassero e ai suoi piedi sono collocate, coperte dalla vegetazione, le pietre della cinta muraria. Il cassero presenta una porta d'accesso, ad un piano rialzato rispetto al terreno. Dalla porta si accede all'interno della struttura. Sono visibili i capitelli in pietra che reggevano i solai. Nella parte nord sono presenti i resti del soffitto a volta di alcuni locali, forse adibiti ad abitazione.

Tutto il complesso versa in uno stato di grave abbandono, tanto che la visita all'interno risulta essere molto pericolosa.

   

La Pieve of San Marcellino si trova nei pressi dell'omonima località del comune di Gaiole in Chianti.
La pieve di San Marcellino venne completamente ricostruita alla metà dell'Ottocento secondo il gusto dell'epoca. Quando Emanuele Repetti visitò questo luogo l'allora pievano aveva già iniziato i lavori di trasformazione della canonica. Il Repetti descrive la vecchia chiesa così:«...il corpo della chiesa conserva la sua antica struttura a tre spartiti, quasi a croce greca, i di cui archi laterali osano su piccolissime colonne di materia, misure e con capitelli diversi tra loro».

Castello di San Polo Rosso - La Pieve di San Polo in Rosso

   

La chiesa fortificata di San Polo in Rosso, risalente all’XI secolo, fu a capo di una vasta pievanìa: l’impianto romanico con aggiunte gotiche fu poi incorporato nella struttura castellana due-trecentesca con torri circolari. All’interno sono visibili affreschi medievali di scuola senese, un interessante crocifisso ligneo e arredi liturgici di varie epoche.


Villa Bianchi-Bandinelli a Geggiano

   

La Villa di Geggiano si trova a 5 km dal centro di Siena vvicino alla località di Ponte a Bozzone nel comune di Castelnuovo Berardenga.
La Villa Geggiano ed il giardino, che devono il loro aspetto attuale ad un rifacimento effettuato tra il 1780 ed il 1790, sono riconosciuti monumento nazionale.
L'edificio, di proprietà della famiglia Bianchi Bandinelli fin dal 1530, era originariamente un casolare che venne trasformato nel 1768 in una grande villa con cappella e giardino, in occasione del matrimonio di Anton Domenico Bianchi Bandinelli con Cecilia Chigi.
L'interno della villa conserva una galleria d'ingresso affrescata nel 1790 da Ignazio Moder, pittore itinerante tirolese, con varianti delle composizioni dei "12 mesi". 
Nel giardino, ornato da gruppi di cipressi secolari, da un parterre di siepi di bosso e da centenarie piante di limone in vaso, si trova il caratteristico Teatro di Verzura munito di due boccascena di laterizio in stile tardo barocco, ornati di statue realizzate dallo scultore maltese Bosio.[8]

In Io ballo da sola (1996) di Bernardo Bertolucci la giovane diciannovenne americana Lucy Harmon (Liv Tyler) viene mandata in vacanza dal padre dopo il suicidio della moglie, a stare da una coppia di amici di famiglia in una casa colonica nelle colline intorno a Siena, nei pressi del Castello di Brolio.
Il film Io ballo da sola è stato girato prevalentemente nei dintorni di Siena, nella tenuta del Castello di Brolio della famiglia Ricasoli a Gaiole in Chianti, a Scorgiano, tra i comuni di Casole d'Elsa e Monteriggioni, nella villa senese Bianchi Bandinelli di Geggiano e all'Acqua Borra nel comune di Castelnuovo Berardenga.


Film in Tuscany | (Io ballo da sola (Stealing Beauty) (Bernardo Bertolucci, 1996)

Giardini in Toscana | Villa Geggiano



 

Villa Bianchi-Bandinelli a Geggiano

 

Villa di Geggiano, affreschi

 

La Chiesa di San Bartolomeo a Vertine

   
La chiesa di San Bartolomeo si trova a Vertine, una frazione di Gaiole in Chianti. Risalente come il castello all'XI secolo, originariamente di minori dimensioni e disposta perpendicolarmente rispetto all'odierna costruzione, conserva alcuni frammenti di affreschi quattrocenteschi di scuola fiorentina (Pietà, Vertine dalle sette torri, i Santi Sebastiano e Rocco, l'Angelo e la Vergine annunciata). È stata una suffraganea della pieve di San Pietro a Venano prima e della pieve di Spaltenna poi.

La facciata neoromanica risale agli anni trenta del Novecento.
Dalla pieve provengono due opere di notevole qualità depositate presso la Pinacote Nazionale di Siena: la Madonna dei Raccomandati, opera giovanile di Simone Martini, e il trittico di Bicci di Lorenzo raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Bartolomeo, Giovanni Evangelista, Maddalena e Antonio abate (1430).

Pieve di San Vincenti

   
La Pieve di San Vincenti è documentata fin dal VII secolo, quando il suo nome era Basilica Sancti Vincenti in fundo Bonuspagis, come chiesa dipendente dal baptisteriumdi Altaserra. Seconda la tradizione sarebbe stata fondata da Servando vescovo di Arezzo e all'inizio dell'VIII secolo sarebbe stata ingrandita da Luperizano, anche lui vescovo aretino, il quale vi consacrò due altari dedicati rispettivamente a San Quirico e a San Lorentino.
Poco dopo il 1000 presso la chiesa aveva sede un ospedale ma solo nel 1104 è attestata come pieve.

Curiosamente per tutta la sua storia ha sempre condiviso il piviere con la sopracitata pieve di Altaserra.

La pieve presenta un impianto basilicale a tre navate ed una sola abside semicircolare e mostra sia esternamente che all'interno i resti del paramento murario originale in filaretto di alberese.

Nelle fiancate laterali non presenta nessuna apertura e solo nell'abside è posta una monofora, che non si ritrova poi all'interno. La facciata oltre al portale di accesso, sormontato da una lunetta architravata, presenta una solo apertura costituita da una bifora che è anche l'unica fonte di luce per l'interno. In facciata sono visibili alcune mensole in pietra, probabilmente vennero realizzate per un portico che poi non venne costruito

Il campanile, ben conservato, è costruito in semplici forme, con quattro finestre monofore che si aprono sulla cella campanaria

All'interno le campate delle navate sono di misure diverse: i primi e gli ultimi valichi sono di ampiezza molto ridotta; le archeggiature poggiano su semplici pilastri a sezione quadrata ma si distingue una colonna della navata sinistra, circolare. Nel presbiterio i pilastri hanno addossata una semicolonna e sono sporgenti verso le navate minori, come se dovessero sorreggere delle archeggiature trasversali poi non realizzate. Da notare che gli archi di valico del presbiterio sono stati realizzati in laterizio a differenza di tutto il resto dell'edificio fatto con filaretti di alberese.

All'interno si conservano alcuni affreschi frammentari della fine del Trecento e un bel fonte battesimale del 1714.[7]

Il castello di Barbischio

   

Il castello di Barbischio sovrasta il paese di Gaiole in Chianti, nel medioevo capoluogo di un terziere della Lega del Chianti. Le prime notizie di Barbischio risalgono al 1086. Nel 1220 il castello e la sua curtis furono date in feudo dall'imperatore Federico II di Svevia ai conti Guidi di Battifolle.
Insieme ai vicini Montegrossi, Vertine e Meleto - tutti collegati a vista - Barbischio faceva parte delle difese fiorentine di quest'area del Chianti, confinante con i domini senesi, con la principale funzione di vedetta, compito che poteva essere svolto egergiamente grazie alla sua alta torre.

Nel 1230 un'incursione dell'esercito di Siena danneggiò gravemente la fortificazione. Successivamente, come molti castelli della zona, anche Barbischio divenne possesso della potente famiglia Ricasoli. L'ultimo evento storico che interessò il castello avvenne nel 1478, quando fu occupato dall'esercito Aragonese.

La fortificazione venne in seguito abbandonata e lasciata andare in rovina. Di recente sono stati consolidati i resti della torre, trasformata in abitazione privata. Sono ancora visibili anche parte delle mura del recinto, ma soprattutto si può ancora apprezzare in pieno il dominio che da qui si esercita sulla vallata sottostante.

   
Villa Vistarenni

   
In origine Villa Vistarenni era conosciuta come Fisterinne e con questo nome, non si sa se riferito ad una castello o a un villeggio, la troviamo citata per la prima volta in una carta della Badia a Coltibuono risalente al 1033; in tale atto stilato nel castello di Montegrossi venivano stilati i confini con san Donato in Perano.

Nel XV secolo Fisterinne era un villaggio appartenente alla famiglia Cecchini di Panzano. Nel 1621 diventa di proprietà di Giannozzo da Cepparello per poi passare nel secolo successivo alla famiglia Pianigiani, originari di Radda in Chianti e in quel periodo viene trasformata da castello in villa rinascimentale dotata di corte, orto , frantoio e cantina. Nel 1852 diventa di proprietà di Ferdinando Strozzi (1821-1878), senatore del regno d'Italia dal 1860. Nel 1895 risulta proprietario il barone Giorgio Sonnino, fratello di Sidney Sonnino.

Attualmente appartiene alla famiglia Tognana.

La villa è una costruzione in stile cinquecentesco anche se l'attuale aspetto le è stato donato tra il 1914 e il 1919 su progetto dell'architetto Ludovico Fortini.

La villa sorge in splendida posizione in pieno territorio chiantigiano. La facciata è caratterizzata da una scala spezzata in due tronconi di notevole impatto scenografico.

Art in Florence | The Strozzi Family


Il Pinetum di Moncioni

 


Villa Vistarenni

 

Il Pinetum di Moncioni (denominazione ufficiale: Area naturale protetta di interesse locale Arboreto Monumentale di Moncioni: Il Pinetum) è una area naturale protetta ubicata nel comune di Montevarchi nel giardino di una villa privata (Villa Gaeta). È una delle più importanti collezioni ottocentesche di conifere.
Il Parco è citato nelle lezioni universitarie di selvicoltura [2] ed è visitato da botanici[3] a scopi didattici e scientifici. Alla fine degli anni 60 il Pinetum versava in uno stato di totale degrado e abbandono: alcune specie indigene erano diventate invadenti e mettevano a rischio la sopravvivenza degli alberi più rari, la viabilità interna era praticamente sparita, delle 169 specie impiantate da Giuseppe Gaeta ne erano rimaste solo 35. Da allora si sono susseguiti numerosi interventi di recupero che hanno restituito solo in parte l'antico splendore.


Flora

Giuseppe Gaeta dal 1853 costituì un ripopolamento di conifere esotiche e indigene (Sequoie, Pecci, Cedri, Pini, Tsughe, Tassi), affiancandole alla vegetazione appenninica preesistente, creando un connubio unico al mondo; nel suo trattato monografico Conifere , oltre a elencare tutte le piante messe a dimora nel parco sperimentale, specifica anche lo stato vegetativo, le condizioni e la zona di origine. Il Pinetum di Moncioni costituisce il primo impianto italiano di abete americano o douglasia (Pseudotsuga menziesii) risalente al 1853, specie che diverrà poi fondamentale per la silvicultura italiana.

Note

[1] Giuseppe Gaeta Conifere, 1893
[2] Prof Alessandro de Philippis, Facoltà scienza forestali di Firenze, 1942
[3] Piccioli L. e Pavari A. 1922


   

Aggrandire la mappa

Bucine (AR), Castelnuovo Berardenga, Cavriglia (AR), Montevarchi (AR), Radda in Chianti sono comuni confinanti di Gaiole in Chianti.
Frazioni: Ama, Badia a Coltibuono, Barbischio, Brolio, Casanova, Castagnoli, Colle, Fietri, Galenda, La Madonna, Lecchi, Lucignano, Montegrossi, Monteluco T.V., Monti, Monti di Sotto, Nusenna, Poggio San Polo, Rietine, San Giusto alle Monache, San Martino, San Polo, San Regolo, San Sano, San Vincenti, Starda, Vertine.

 
   


[1] A.A.V.V. San Pietro in Avenano, una chiesa gotica del Cinquecento, quaderno 10 del Centro di Studi Storici Chiantigiani, Radda in Chianti, 1989, pagine 10-11.
[2] "Clante"-Centro di studi chiantigiani- Civiltà romanica nel Chianti, Poggibonsi, Arti Grafiche Nencini, aprile 1995.
[3] Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa nel Chianti dal medioevo all'età moderna, op. cit., pag.137
[4] G.Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, vol I, p.750.
[5] Una cappella stradale affrescata del Quattrocento, op. cit., pag.21
[6] Gli affreschi, op. cit., pag.31
[7] Fonte: Comune di Gaiole in Chianti (SI) | www.comune.gaiole.si.it
[8] www.italianbotanicalheritage.com

 

Badia a Coltibuono [Photo by Mimmo Valenti]



Bibliografia

Una Cappella Stradale Affrescata del Quattrocento: L'Oratorio dei Pianigiani a Casanuova di Ama nel Chianti (Italian Edition), Centro di Studi Chiantigiani "Clante" (1994)

Gaeta G. Catalogo sistematico delle specie e varietà di Conifere coltivate - 1893

Pucci A. Le Conifere di Moncioni - Bollettino della R. Società toscana di orticoltura - 1882


Museo - Collezione Ricasoli
La collezione raccoglie pezzi unici e rari che raccontano la storia dei Ricasoli, che hanno combattuto a fianco dei Medici e che in seguito hanno dato un contributo fondamentale all’Unità d’Italia. Articolata in quattro sale tematiche, la Collezione Ricasoli espone nella prima le armi di famiglia dal XIV al XIX secolo.
La seconda stanza è dedicata a Bettino Ricasoli e al suo operato politico in epoca Risorgimentale, mentre la terza raccoglie gli arredi preparati appositamente per la visita del re Vittorio Emanuele II a Brolio nel 1863. La quarta sala infine è dedicata alla ricerca e agli esperimenti condotti da Bettino sulla vite e sul vino e vi si trova anche parte della collezione di minerali e fossili raccolti personalmente dal barone.

Orario
dal martedì alla domenica
dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30
Tour ogni mezz'ora
Non è necessaria la prenotazione





Case vacanza in Toscana | Podere Santa Pia

     

Podere Santa Pia
Castiglioncello Bandini
Sant'Antimo
         
         

La Casa Vacanze Podere Santa Pia,è situata sulla sommità di una collina all’interno della Maremma da cui si gode una splendida vista sull’intera vallata, dai Monti dell’Uccellina fino al mare e Montecristo. L’area circostante, caratterizzata da campi di grano, vineti e da boschi di querce, offre sentieri e passeggiate naturalistiche a piedi, in bici o a cavallo

 

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Molte le pellicole cinematografiche girate nel territorio. A titolo di cronaca ricordiamo Stealing Beauty, in italiano Io ballo da sola con Jeremy Irons, Stefania Sandrelli e Liv Tyler, e Con gli occhi chiusi della regista italiana Francesca Archibugi.

A Gaiole in Chianti è stato girato buona parte del film “Io ballo da sola” con Liv Tyler e Jeremy Irons. Il film è stato girato prevalentemente nei dintorni di Siena, nella tenuta del Castello di Brolio della famiglia Ricasoli a Gaiole in Chianti, a Scorgiano, tra i comuni di Casole d'Elsa e Monteriggioni, nella villa senese Bianchi Bandinelli di Geggiano e all'Acqua Borra nel comune di Castelnuovo Berardenga.
In breve la trama: una giovane ragazza americana di 19 anni, Lucy, viene mandata dal padre vedovo, dopo il suicidio della moglie, a stare da una coppia di amici di famiglia in una casa colonica nelle colline intorno a Siena. La casa è una sorta di comune che ospita un gruppo eterogeneo di artisti ed esteti, tra cui un drammaturgo inglese gravemente malato di cancro. Lucy turberà la tranquilla vita della comunità, ma il suo soggiorno in Toscana sarà una sorta di percorso iniziatico che la trasforma da adolescente in donna, attraverso la perdita della verginità e la scoperta dell'identità del suo vero padre.

Guarda un frammento

 

   
Stealing Beauty, the set in Villa Geggiano
A Gaiole, nella  è stato girato il film di Bernardo Bertolucci Io ballo da sola [ Fonte: www.villadigeggiano.com]

 

 

Io ballo da sola (1996) from Il Tesoro di Siena on Vimeo.

 

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Villa Arceno

Abbadia Sant'Antimo
Montecalvello
   
Anello – Castello di Meleto | Anello – Castello di Meleto – Castagnoli – Castello di Brolio (La Madonna) – Ginestrelle

Anello Badia a Coltibuono | Anello – Badia a Coltibuono – Riecine

Anello – Castello di Meleto – Castagnoli – Castello di Brolio (La Madonna) – Ginestrelle
Punto di partenza : Castello di Meleto
Punto di arrivo : Castello di Meleto
Lunghezza sentiero : 16 chilometri (circa)
Zone attraversate : Castello di Meleto – Castagnoli – Castello di Brolio (La Madonna) – Ginestrelle -
Punti di interesse : Castello di Meleto; Castagnoli; Castello di Brolio
Difficoltà percorso : E

Il percorso è anche paradigmatico del territorio chiantigiano sia per gli scorci paesaggistici che per le difficoltà che troveretesu gran parte di questo territorio dove i percorsi sono profondamente vallonati in un susseguirsi ininterrotto di salite e discese. Da Meleto (415 slm) si sale a Castagnoli (506 slm) e qiuindi in un tratto che alterna seminativi, vigneti e bosco si giunge alla Madonna (448 slm) ai piedi del Castello di Brolio.  Si procede in salita nella strada proprio davanti al castello raggiungendo Ginestrelle (458 slm) e quindi riportandosi sui propri passi presso il castello di Meleto.

[Fonte: CAI Sez. Valdarno Superiore | Trekking in Chianti | www.caivaldarnosuperiore.it ]


 

 

Anello – Badia a Coltibuono – Riecine



 
Un anello facile di circa 10 chilometri, anche se con un po’ di salita, in mezzo a dei magnifici paesaggi chiantigiani. Si prende l’avvio dalla Badia dopo aver certamente assaggiato il vino e la grappa che la Proprietà Stucchi-Prinetti produce da generazioni.

Punto di partenza : Badia a Coltibuono
Punto di arrivo : Badia a Coltibuono
Lunghezza sentiero : 10 chilometri (circa)
Zona attraversate : Chianti senese
Punti di interesse : Gaiole; Badia a Coltibuono (San Lorenzo); Riecine; Montegrossi.
Difficoltà percorso : T/E

Si guadagna per sentiero e strade bianche il crinale del colle (772 mslm) punto più alto e poi in discesa verso Monte Cetramura (695 mslm) dopo aver attraversato la provinciale 429 che conduce a Radda. Proseguendo a diritto sul sentiero si scende fino ad incontrare la statale 408 che se seguita condurrebbe a Gaiole ma che noi seguimo per breve tratto in senso contrario per risalire, dopo aver guadato un torrente, in direzione del borgo di Riecine. Ci immettiamo quindi nell’antica strada chiantigiana che da Gaiole conduceva a Montegrossi e quindi in Valdarno. Raggiunte in salita le vicinanze del castello di Montegrossi voltiamo a sinistra all’incrocio per ritrovare la Badia Coltibuono.

[Fonte: CAI Sez. Valdarno Superiore | Trekking in Chianti | www.caivaldarnosuperiore.it ]


Dal Castello di Montalto al Castello di Brolio fino al Castello di Meleto

 

Due chilometri prima di Gaiole, una strada, a destra, porta al castello di Meleto eretto, forse, alla fine del XII secolo con l'insediamento di un ramo dei Ricasoli. Fu occupato per breve tempo dai Senesi nel 1478, mentre rimase senza successo un nuovo assedio portato nel 1529.

L'attuale costruzione è un corpo quasi quadrato con, al centro, una torre più antica;negli angoli sud ed est vi sono due torrioni cilindrici forse quattrocenteschi. Il resto dell'edificio fu trasformato in villa verso la metà del XVIII secolo come testimoniano l'elegante cortiletto di gusto rinascimentale, i soffitti dipinti ed i trompe l'oeil. Unico nel Chianti un grazioso teatrino dove i Ricasoli davano operette e concerti.

Riprendendo la strada verso i monti del Chianti, ad un'altitudine di circa 850 m. sul livello del mare, si costeggiano i villaggi rurali di Rietine, San Martino e Castagnoli, possente struttura invano assediata dai Senesi nel 1478.

Castagnoli si presenta come un poderoso blocco poligonale, in pietra, con spigoli arrotondati ed un pittoresco cortile al centro.

Arrivati sul crinale di Monteluco T.V., scendendo il versante valdarnese, si trovano alcuni villaggi di montagna: Nusenna, Starda, Fietri, Linari, San Vincenti. Quest'ultimo ha un'antichissima pieve romanica, del 700 d.C., che fu motivo di conflitto tra i Vescovi di Siena ed Arezzo, diatriba risolta dal re longobardo Liutprando.

[Fonte:Strada dei Castelli - Itinerario n.3 | Comune di Gaiole in Chianti ]
 


CAI Sez. Valdarno Superiore
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Trekking in Chianti | www.caivaldarnosuperiore.it





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