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Abbadia di Sant'Antimo


Acquapendente


Arcidosso


Arezzo


Asciano


Badia di Coltibuono


Bolsena Lago


Bomarzo


Buenconvento

Campagnatico


Castell'Azarra


Castellina in Chianti


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Castelnuovo Bererdenga


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Celleno


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Cività di Bagnoregio


Gaiole in Chianti

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Lago di Bolsena

Travel guide for Tuscany
       
   

Lago di Bolsena | Bolsena Lake


   
   
Il lago di Bolsena è un lago dell'Italia centrale formatosi oltre 300.000 anni fa in seguito al collasso calderico di alcuni vulcani appartenenti alla catena dei monti Volsini. È il lago di origine vulcanica più grande d'Europa.
Il lago si trova interamente nel territorio della provincia di Viterbo e precisamente nella parte a Nord, detta Alta Tuscia.
Ha una forma ovale, tipica per la sua origine, due isole e un fiume emissario.
Nel lago sono presenti due isole di origine vulcanica, Martana e Bisentina, che sorgono a pochi metri dalla linea di costa. Quest'ultima generalmente è di natura bassa e sabbiosa, in brevi tratti anche paludosa.

Per una parte considerevole è lambito dalla strada consolare Cassia, a pochi chilometri dal monte Amiata.
Numerosi sono gli insediamenti turistici, con particolare propensione per il turismo a contatto con la natura, prevalentemente nei campeggi, agriturismi e "bed and breakfast".

Sulle sponde del lago insistono ben cinque borghi dai tratti tipicamente medievali. Tra i borghi più caratteristici abbiamo Bolsena, Montefiascone, Gradoli, Marta e Capodimonte.

Numerose sono le attrattive turistiche di natura storica e archeologica. Qui infatti si sono succedute la civiltà Villanoviana, Etrusca e Romana, mentre presso i borghi sono evidenti i segni del periodo medioevale. Pertanto lungo il circondario del lago non mancano siti archeologici di età etrusco-romana , sono proposti dei percorsi farnesiani attraverso gli omonomi palazzi monumentali ed i musei allestiti ad arte e non ultimo è facile perdersi attraverso gli stravaganti vicoli tipicamente medievali passeggiando nel cuore dei borghi.


Le coste del lago

Le coste del lago sono generalmente basse e sabbiose (caratteristica la sabbia di colore nero, residuo degli antichi vulcani) in alcuni tratti anche paludose. Tuttavia la costa non è affatto monotona ma è interrotta spesso da piccole e basse penisole. I promontori veri e propri sono pochi e per la precisione: il Monte Bisenzio, che chiude a ovest i Monti Volsini, il Capo San Bernardino, la penisola di Capodimonte, la punta di Sant'Antonio. Lungo le coste si alternano rive placide e tranquille, ideale per rilassarsi e per pescare, a campi e orti, ricoperti di ulivi, vigne e ortaggi. Dove l'uomo è meno presente si trovano boschi isolati di querce, castagni, salici con estesi canneti che offrono rifugio per i nidi di molti uccelli lacustri. Agli alberi spesso vengono stese ad asciugare le grandi reti dei pescatori, accanto alle loro barche, le stesse da secoli, con remi asimmetrici e il posteriore che funge da timone e viene manovrato stando in piedi. Il turismo e gli insediamenti umani sono più concentrati lungo la costa orientale e meridionale dove sorgono i tre centri rivieraschi (Bolsena; Marta; Capodimonte). La costa settentrionale è la più bassa, mentre quella occidentale è la più selvaggia e solitaria. In questi anni il lago ha conosciuto un'allarmante innalzamento del suo livello che sta erodendo la spiaggia e spesso d'inverno, a causa delle forti piogge, giunge ad allagare i campi e i paesi sulle rive, causando notevoli danni. Soltanto nel 2006 il livello del lago si è avvicinato alle strade rivierasche sterrate, ritornando poi ai livelli consueti, va considerato che avendo un solo emissario, il fiume Marta, controllato da bocchette, per regolare il deflusso delle acque, il livello del lago può essere gestito senza creare danni alla costa. Per valutare i cambiamenti di livello del lago basta guardare le strutture storiche presenti nei paesi rivieraschi, come il lavatoio presso la spiaggia dei pescatori a Marta, oggi (giugno 2008) al livello di quando è stato costruito decine di anni fa. Un particolare del lago è la presenza delle sesse, particolari variazioni del livello del lago, particolarmente imprevedibili e inspiegabili. Una sessa ha raggiunto nel 2000 un dislivello di circa 50 cm.


The Via Francigena


La Via Francigena che da Canterbury portava a Roma è un itinerario della storia, una via maestra percorsa in passato da migliaia di pellegrini in viaggio per Roma.

Mappa | www.viefrancigene.org



   
Bolsena Lake | Lago di Bolsena


Bolsena


   
La chiesa di San Francesco fu costruita alla fine del XIII secolo dalla famiglia Monaldeschi della Cervara, e intitolata alla Natività di Maria; prese la dedica a San Francesco dopo il suo passaggio ai Francescani. Venne restaurata nel dopoguerra recuperando le originali forme gotiche, nascoste da rifacimenti di epoca barocca.
Sulla facciata è il bel portale strombato, sormontato da rosone. L’interno è a navata unica con tetto a capriate. Nel presbiterio, coperto da volta a crociera, sono resti di affreschi di Giovan Francesco d’Avanzarano, della fine del XV secolo.
Dal 2001 l’edificio, sconsacrato da tempo, ospita il Teatro Comunale. A sinistra della chiesa Porta San Francesco, del 1548, costituisce accesso monumentale al borgo medievale, il Borgo dentro, di Bolsena.

La Grotta di Santa Cristina è il cuore del santuario. Essa è formata da due vani: il vestibolo, rivolto verso la Cappella del Miracolo, e una basilichetta.
Nel vestibolo è l’altare, sormontato dal ciborio dell’VIII secolo, sul quale nel 1263 avvenne il Miracolo Eucaristico: fu infatti proprio qui che Pietro da Praga celebrò l’eucarestia, durante la quale, al momento dell’elevazione dell’ostia, uscì il sangue di Cristo, che andò a macchiare il pavimento, i gradini dell’altare e il corporale del religioso, oggi a Orvieto.
Qui si conserva anche la pietra con le impronte ritenute di santa Cristina, da sempre oggetto di culto. La basilichetta fu costruita quando le reliquie di Cristina furono riportate a Bolsena dall’Isola Martana, forse nel X secolo. Le pareti mostrano tracce di affreschi di varie epoche.
Al centro è una scalinata, realizzata alla fine dell’Ottocento, che conduce al vano sottostante in cui è conservata l’antica tomba di santa Cristina, composta da un sarcofago che a a sua volta racchiude un’urnetta cineraria di epoca romana, nella quale furono collocate le reliquie dopo il loro ritorno dall’Isola Martana.
Da qui si accede finalmente alle Catacombe, l’antico cimitero della comunità cristiana di Volsinii.

La Cappella del Miracolo fu costruita nel 1693 dall’architetto Tommaso Mattei, per accogliere e offrire alla fede dei pellegrini le reliquie del Miracolo Eucaristico. Nell’abside sono infatti conservati tre dei quattro marmi macchiati dal sangue di Cristo che uscì dall’ostia al momento della consacrazione durante la messa del sacerdote Pietro.
Il Miracolo è raccontato nella bella pala d’altare, dipinta nel 1704 da Francesco Trevisani. La facciata risaleal 1863 ed è opera di Virginio Vespignani. L’interno è a pianta circolare coperta a cupola.

Mappa di Bolsena url | pdf


San Lorenzo Nuovo

 


Bolsena


Collegiata di Santa Cristina

Il paese fu fondato nel 1779 dagli abitanti del vecchio centro abitato di San Lorenzo alle Grotte che si trovava più in basso nei pressi del Lago di Bolsena, in posizione poco salubre per via della malaria (che aveva decimato diversi abitanti) e costantemente sottoposto al vento di scirocco. La popolazione del vecchio paese si trasferì così nell'attuale posizione in un luogo più alto e salutare.
Per questo motivo è stata aggiunta la parola "Nuovo" alla fine del nome attuale della cittadina.

Il paese a differenza dei centri vicini tipicamente medievali conserva un centro storico d'impronta neoclassica che risale al Settecento. La cittadina si caratterizza per le sue case uniforme e basse, dominate dalla chiesa di San Lorenzo che si affaccia su una grande piazza ottagonale (piazza Europa). Da visitare anche la Chiesa di Torano, situata a circa 2 km a sud-ovest dal centro abitato, dove ogni anno il 14 settembre si celebrano le Cresime dei ragazzi 16enni.

La storia di San Lorenzo Nuovo si ricollega a quella dell'antico borgo di San Lorenzo alle Grotte che si trovava a 2 chilometri di distanza dall'attuale abitato in una vallata pianeggiante vicina al lago di Bolsena, che nel Settecento a causa dell'innalzamento del livello del lago si ricoprì di paludi e si diffuse la malaria che di fatto decimò gli abitanti. Oggi ne restano solo le rovine. San Lorenzo fu fondato da un gruppo di famiglie in fuga dalla città etrusco-romana di Tiro, distrutta dai barbari. Resti di un santuario etrusco sono stati rinvenuti sul Monte Landro, nel territorio comunale.[2]
Nel XI secolo viene donato dalla contessa Matilde di Canossa alla Chiesa. Comune libero nel XII secolo cadde sotto il dominio di Orvieto. Nel 1335 tornò sotto il dominio del Papa. Nel 1772 per interesse di Papa Clemente XIV si decide la costruzione del nuovo paese che viene progettato dall'architetto Francesco Navone, il quale progettò una sorta di città ideale secondo i canoni urbanistici del suo tempo. I lavori furono conclusi sotto Pio VI cui è dedicato un busto del Canova all'interno della Chiesa.
Tra maggio e giugno del 1944, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, San Lorenzo Nuovo ha subìto bombardamenti aerei da parte delle forze alleate, con numerose vittime e danni considerevoli.

Map of San Lorenzo Nuovo


Grotto di Castro

 

Il promontorio di Bisenzio, dove sorse l'antica città etrusca, è oggi uno dei luoghi più caratteristici del lago
Sotto i Villanoviani sorsero i centri di Visentum (Bisenzio) e Volsinii (Bolsena) che raggiunsero un notevole grado di ricchezza e benessere, come dimostrano i numerosi reperti rinvenuti. Con gli Etruschi, il lago vive un periodo di grande splendore: secondo alcune ipotesi sulle sue rive, in una località incerta sorse il famoso “Fanum Voltumnae” un grandioso santuario dove si riunivano ogni anno le dodici città della Confederazione Etrusca. In questi anni si consuma lo scontro fra le due città su chi deve imporre il nome al lago. La spunterà Volsini.

Il Parco Archeologico di Pianezze, visitabile con lo stesso biglietto di accesso al museo, è situato a breve distanza dal paese, lungo la strada che conduce al lago di Bolsena, e fornisce interessanti testimonianze circa l'architettura ed il rituale funerario degli Etruschi. Sono visibili numerose tombe rupestri databili tra il VII ed il V secolo a.C., tutte a camera con lungo corridoio (dromos) e con tetto scolpito a riprodurre una trave che regge i due spioventi. La tomba più interessante è la cosiddetta "Tomba Rossa", con i particolari architettonici esaltati dalla pittura rossa.

La Tomba della Colonna è una sepoltura a camera etrusca nel sito archeologico di Civita di Grotte di Castro, tra i comuni di Grotte di Castro e San Lorenzo Nuovo, in Italia
Lungo uno sperone di roccia situato a circa 150 metri a sudovest della chiesa della Madonna di Torano si apre una tomba scavata nel tufo che presenta un breve dromos (conservato per una lunghezza di circa due metri), una camera rettangolare (5,4 x 4,4 m) disposta trasversalmente rispetto all'ingresso e dotata di una banchina continua sulle pareti laterali e sulla parete di fondo, con soffitto a doppio spiovente e columen in rilievo sostenuto al centro da una colonna di ordine tuscanico, risparmiata nel tufo. La colonna è impostata su una base rigonfia ed è priva di capitello, sostituito da una doppia mensola di raccordo al columen. La struttura della tomba, frequente nell'architettura funeraria della media valle del Tevere, e i frustuli del corredo recuperati nel 1976, permettono di datare la sepoltura tra la fine del V e la prima metà del IV secolo a.C.. All'interno della camera sepolcrale sono visibili inoltre tre spezzoni di blocchi di opera quadrata e tre frammenti di lastre di tufo, probabilmente recuperati dai contadini durante un'aratura profonda dal campo antistante e depositati all'interno della tomba, oggi riutilizzata come ricovero per gli attrezzi agricoli.

Il Museo Civico Archeologico e delle Tradizioni Popolari di Grotte di Castro

Comune di Grotte di Castro | La Necropoli di Pianezze


   
Gradoli

   
Gradoli Gradoli posto sulle colline nord-occidentali del lago di Bolsena.
Vi si trova un celebre Palazzo Farnese, realizzato dall'architetto Antonio da Sangallo il Giovane. La sua economia vive quindi di turismo e agricoltura.

La chiesa collegiata di Santa Maria Maddalena, viene citata per la prima volta in un documento del XII secolo, fu ampliata nel 1440. Distrutta da un incendio alla fine del XVIII secolo, fu ricostruita in forme barocche e consacrata il 28 aprile 1708 dal cardinale Marco Antonio Barbarigo, vescovo di Montefiascone. Conserva al suo interno affreschi di prestigio, un pulpito in legno dell'artista tedesco Matteo Siler e un fonte battesimale in marmo. I sei altari laterali (Purgatorio, San Francesco, Madonna del Rosario, Sant'Andrea, San Carlo, SS. Crocifisso) erano anticamente affidati alle sei confraternite del paese delle quali è sopravvissuta oggi solo una, la Confraternita del Purgatorio.
Piazza Palombini (Piazza d'Alto) con il Palazzo Farnese e la chiesa di Santa Maria Maddalena.
Le altre chiese entro le antiche mura sono state quasi tutte sconsacrate: la chiesa di San Giovanni e la chiesa della Pietà, sono state trasformate in case private pur conservando la forma della facciata. Rimane ancora all'antica funzione la chiesa di San Michele Arcangelo, detta Sant'Angelo, la più antica del paese e probabilmente chiesa parrocchiale fino alla costruzione di Santa Maria Maddalena.
Fuori le antiche mura ma oggi inglobate nel centro abitato è la chiesa di San Pietro in Vinculis, detta della Madonna, il cui interno è stato rimaneggiato nel XVIII secolo.
In aperta campagna sorge la chiesa di San Vittore, la cui costruzione è legata ad un fatto miracoloso: i Saraceni, risalendo il fiume Marta avevano raggiunto i paesi del lago e li avevano saccheggiati. Si stavano preparando a fare lo stesso con Gradoli, se lungo il cammino una nebbia fittissima non li avesse avvolti costringendoli a tornare indietro. Molti gradolesi nella nebbia, videro l'immagine di San Vittore e perciò fu costruita la chiesa, dove è conservato un dipinto della Madonna delle Grazie, detta "Madonna di San Vittore", particolarmente venerata dal popolo.
La chiesa di San Magno si trova fuori il paese, sulle rive del lago di Bolsena, e fu costruita dall'Ordine dei Cavalieri di Malta, che la vendette al Comune nel 1908. Il 19 agosto di ogni anno, chi partecipa alla Messa, celebrate nella chiesa, può lucrare l'indulgenza plenaria, concessa da Papa Benedetto XIV nel 1774.

Il principale monumento cittadino è il Palazzo Farnese, imponente costruzione cinquecentesca che domina l'intero paese, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane come residenza estiva di papa Paolo III e dei Farnese. Il palazzo, conserva sontuose stanze affrescate ed ospita al suo interno il Museo del Costume Farnesiano, interessante raccolta di abiti, armi, utensili rinascimentali e il "Centro Nazionale di Studi sulla Famiglia Farnese".

La storia di Palazzo Farnese s'intreccia con quella dell'abitato di Gradoli. Originariamente nel luogo dove sorge, si trovava un castello, poi caduto in rovina. Nel XVI secolo il cardinale Alessandro Farnese, affida all'architetto Antonio da Sangallo il Giovane la demolizione del vecchio castello e la costruzione al suo posto di un palazzo-fortezza rinascimentale. Costruito in dieci anni, divenne sede estiva di papa Paolo III e poi di altri importanti membri della famiglia Farnese. Nel 1649, dopo la caduta di Castro, il palazzo passò alla Santa Sede che ne fece un convento affidato ai Padri Filippini. I Filippini vi apportarono delle piccole modifiche. Nel 1911, il palazzo fu acquistato dal Comune di Gradoli, che lo utilizzò per molteplici scopi: come scuola, come poliambulatorio, come sede di associazioni e circoli locali e a partire dal 1919, anche come sede municipale. A partire dagli anni sessanta e settanta è stata riscoperta l'importanza artistica e monumentale di Palazzo Farnese. Nel 1986 e nel 1997 è stato restaurato integralmente e sono state recuperati molti degli affreschi che ornavano le principali sale.

Gradoli è terra di produzione del vino DOC Aleatico di Gradoli, dell'Aleatico di Gradoli Liquoroso e dell'Aleatico di Gradoli Liquoroso Riserva.

Comune Gradoli

Gradoli Mappa

 

 

Gradoli


Chiesa di San Magno

Capodimonte

Capodimonte is a little town on the western side of the Lake of Bolsena. Paulus III tried to conquer also the eastern side of the lake with Montefiascone, because this would have given him control of the Via Cassia the most important route to Rome from the north.
He had to content himself with Capodimonte, where he built another palace.
Capodimonte is close to one of the two islands in the lake (Isola Bisentina) where Paulus III built a little palace and a church. The Bisentina isle (0.17 square km. of surface) is an interesting touristic excursion for those people who go to Capodimonte.


Isola Bisentina



   
L'isola Bisentina è la maggiore del lago per superficie (17 ha) e può essere circumnavigata con dei battelli turistici che partono sia dal porto di Bolsena e sia dal porto di Capodimonte. Conserva una natura quasi incontaminata con folti boschi di leccio, giardini all'italiana, panorami incantevoli e numerosi monumenti. Sono un esempio la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, con l'imponente cupola realizzata dal Vignola, osservabile anche dalla riva occidentale del lago, il convento Francescano e la villa dell'isola. Sono presenti sull'isola sette cappelle, tra le quali vi sono la Rocchina (il cui nome deriva dal fatto che riproduce, in dimensioni ridotte, la Rocca sulla riva di Capodimonte), la chiesa di Santa Caterina, la cappella del Crocefisso con affreschi del Quattrocento. Si ricorda anche l'orribile Malta dei Papa, carcere a vita scavato nella terra destinato ai condannati per eresia dotato di un solo piccolo buco per la luce. Si possono trovare anche due statue, di cui una monumentale, di leone: una locata sulle scale che portano alla cima del monte Tabor, l'altra, la più grande, sulla lingua orientale dell'isola. Si possono ammirare inoltre bellissime insenature, la cima collinare del monte Tabor, sotto la quale si trova un'antica colombaia, gli strapiombi rocciosi sull'azzurro del lago ad Est ed infine la parte verdeggiante sul lato meridionale verso il paese di Capodimonte. Gli etruschi e i romani hanno lasciato solo poche tracce della loro permanenza sull'isola. Nel IX secolo vi si rifugiarono gli abitanti della vicina Bisenzio (che gli diede il nome) distrutta dai Saraceni. A metà Duecento divenne proprietà dei signori di Bisenzio che in seguito a controversie con gli isolani l'incendiarono abbandonandola. Nel 1261, Urbano IV riconquistò l'isola che nel 1333 fu nuovamente distrutta da Ludovico il Bavaro, accusato d'eresia e scomunicato dal Papa. Proprietà dei Farnese dal 1400 conobbe un periodo di gran prosperità, fu visitata da numerosi Papi e dai Farnese e fu inglobata nei territori del ducato di Castro. Tornata alla Chiesa, nell'Ottocento divenne proprietà privata e attualmente appartiene alla famiglia aristocratica dei Principi del Drago che a Bolsena posseggono un palazzo. Nella chiesa dei SS. Giacomo e Cristoforo (oggi in completa rovina) sarebbe sepolto, nella tomba di famiglia, Pier Luigi Farnese, signore di Parma e Piacenza, condottiero militare, dalla discussa fama.
Durante la seconda guerra mondiale, il leccio millenario vicino al ponte, cavo all'interno, fu usato dagli uomini della famiglia del Drago e dai loro servitori per sfuggire ai tedeschi. È stata anche set per un film di Carlo Verdone.


 
Bisentina, Chiesa di Santi Giacomo and Cristoforo
Marta


Marta, principale porto del Lago, è un caratteristico villaggio di pescatori. Al visitatore offre un borgo medievale con vicoli e piazzette, arroccato attorno alla Torre dell'Orologio, un tranquillo lungolago ombreggiato da platani, ideale per riposanti passeggiate, una lunga spiaggia e un porticciolo che dà riparo a piccoli natanti nonché alle caratteristiche barche dei pescatori. E' nota per un'ottima cucina, il vino DOC Cannaiola e per la "Barabbata", bellissima e suggestiva festa popolare..

La Torre dell'Orologio è posta nel centro storico del paese, alta circa 21 metri. Il monumento è stato restaurato negli ultimi anni, dove è possibile nel periodo estivo entrarvi e godere del meraviglioso panorama del Lago di Bolsena da quella altezza.
La torre, simbolo di Marta almeno quanto la Barabbata, è antichissima e potrebbe ben risalire ad epoca anteriore al XII secolo: ne abbiamo conferma dalle fonti storiche e in particolare dal Bussi che, nella sua storia di Viterbo, racconta che i viterbesi se ne impadronirono nel 1197, dopo averla espugnata uccidendo in battaglia Janni Macaro, che ne era il signore. Dalle vicende belliche la torre uscì probabilmente distrutta o alquanto malconcia: abbiamo infatti notizia dall'Annibali di una sua ricostruzione avvenuta nel 1323, sotto papa Giovanni XXII. Non trascorse un decennio che la torre fu nuovamente riedificata, nell'ambito dei lavori di ristrutturazione e consolidamento difensivo della rocca: dal che si deduce che nel frattempo era rovinata o era stata demolita.
Quando in questa zona arrivarono i Farnese, nel quindicesimo secolo, la torre fu quasi certamente restaurata. Ciò è testimoniato dal fatto che Pierluigi Farnese vi appose il suo stemma: il liocorno sovrastante un cimiero piumato e uno scudo con gigli seminati.

Santuario della Madonna del Monte
Il santuario della Madonna del Monte si trova su un colle, a poca distanza dall'abitato di Marta. Anticamente era custodito dai monaci Benedettini, i quali, forse nel XII secolo, lasciarono il convento, che cadde in rovina. La comunità di Marta però era devota all'immagine di Maria custodita nella chiesa e, nel 1460, riedificò dalle fondamenta sia la chiesa che il convento. In seguito il figlio di Ranuccio Farnese, Pietro, commissionò l'erezione della facciata e, quasi un secolo dopo il convento tornava ad essere abitato con i padri Minimi di San Francesco di Paola che presero in custodia il Santuario. Il 14 maggio di ogni anno, il Santuario diventa la meta della Festa dedicata alla Madonna del Monte, a cui il popolo martano rende omaggio con i frutti del proprio lavoro mediante le famose “Passate”.
Il santuario ha la facciata in pietra locale, ornata di tre stemmi della famiglia Farnese. Il portale rinascimentale ha gli stipiti scolpiti con tralci di vite, uccelli e pesci e nell'architrave compare l'emblema di San Bernardino da Siena. Su di esso si legge: “MCCCCLXXXV AVE M PE FHO” (“1485 AVE MARIA PETRUS (Farnese) FECIT HOC OPUS”).
All'interno della chiesa vi sono tre altari in stile barocco. L'altare maggiore è dedicato alla Vergine che tiene in braccio Gesù Bambino. Questa immagine è particolarmente cara alla comunità di Marta ed è legata ad una leggenda secondo la quale una fornaia che si recava nel bosco a fare legna, ebbe la visione della Madonna che le chiedeva di edificare per Lei una chiesa. I preti che accorsero a prendere l'immagine della Vergine furono costretti ad un certo punto a fermarsi, perché il peso di essa venne insostenibile e in quel luogo fu costruita la chiesa.

La Cannaiola è un vino tipico martano. Nella seconda metà di luglio, viene organizzata dal gruppo culturale Il Martavello "la sagra della Cannaiola" che si svolge nelle cantine del centro storico. Il vino viene servito insieme a dolci secchi di produzione locale come i "Tozzetti" con le nocciole, le ciambelline al vino, le ciambelline all'anice, le crostate di frutta, i "ravioli" dolci con la ricotta.

   
Montefiascone

   
Montefiascone sorge sul Colle Falisco, sul ciglio del cratere vulcanico del Lago di Bolsena. In antico il paese era composto di due nuclei: quello sul Colle, concentrato intorno alla Rocca, e il Borgo di San Flaviano, formatosi a valle, in prossimità della Via Cassia e presso la chiesa di Santa Maria, poi di San Flaviano.

La chiesa di San Flaviano a Montefiascone custodisce le reliquie del martire Flaviano, ucciso nel 361 durante le persecuzioni di Giuliano l’Apostata. L’edificio attuale è stato costruito tra XII e XIV secolo, e sorge sul luogo di una più antica chiesa intitolata alla Vergine.
Sulla navatella sinistra si trovano quattro cappelle; nella terza è conservata la lastra tombale che la tradizione identifica con quella del vescovo Johannes Defuk, il quale, secondo la leggenda, diede al vino bianco di Montefiascone il nome Est! Est!! Est!!! e che morì per averne bevuto troppo.
Le pareti della chiesa inferiore sono quasi interamente ricoperte di affreschi, databili tra XIV e XVI secolo.


 

La Chiesa di Santa Margherita
Celleno

   
Celleno is located in the eastern part of the Tuscia area of Viterbo and is set in the countryside dotted with cherry trees. The little church of San Rocco holds several eighteenth-century canvases (Our Lady of the Rosary and a Crucifixion), a fifteenth century wooden crucifix, a cross in gilt silver dating to 1436 and a gilt copper chalice from the fifteenth century. Not far from the town is the eighteenth century convent of San Giovanni Battista that is now used for group accommodation facilities. In the locality of Valle dell'Infernaccio, on the way to Viterbo, nature has "sculpted" one of the area's most charming landscapes. The Infernaccio torrent rushes down a deep gully between basalt walls, tuff and woodlands, creating a breathtaking waterfall.

East of Celleno are Grotte Santo Stefano and Castello di Montecalvello. Montecalvello is a small village which lies about 5 km away from Grotte Santo Stefano, and is characterized by the presence of a castle of average size but of great beauty. Castello di Montecalvello belonged to Monaldeschi and was transformed into a palace from the end of'400. In 1970 the castle passed into the hands of the famous painter of contemporary art Conte Balthus Klossowski de Rola. Although Castello di Montecalvello is privately owned , the castle can be visited freely outside. You can go under a short tunnel that leads up to the sacred of the small church that has remained almost intact.


Montecalvello

 

Celleno
Montecalvello, che sorge attorno ad un castello, dove le famose Balthus, pittore contemporaneo, ha vissuto per 30 anni.Il Castello è molto più antico dello stesso borgo, infatti risulta costruito dall'ultimo Re Longobardo Desiderio fra il 774 ed il 776.
Nel periodo fra le due guerre mondali, ne fu proprietaria Beatrice Mariani che nel 1970 lo vendette al famoso pittore di arte contemporanea Conte Balthus Klossowski de Ròla, che ne ha curato sia l'arredo che il restauro. Purtroppo il 18 Febbraio 2001 all'età di 92 anni il Conte Balthus morì, lasciando il castello in eredità al figlio che lo ha tuttora.
Balthazar Klossowski de Rola, celato sotto lo pseudonimo artistico di Balthus, era un'artista francese di origine polacca.

Lungo la Strada Provinciale Grottana, all'ingresso del moderno abitato, è situata la piccola chiesa rurale di San Rocco. San Rocco era il santo protettore contro la peste. Nella Chiesa di San Rocco si può ammirare alcuni affreschi di particolare interesse, raffiguranti, tra gli altri, la Madonna della Melagrana con il Bambino, Santa Caterina, Sant'Egidio e Santa Rosa da Viterbo. Sempre all'interno è visibile una serie di graffiti, realizzati dai pellegrini che attraversavano il centro per recarsi a Roma.

Arte in Toscana | Balthus e il Castello di Montecalvello

 

Il Castello di Balthus a Montecalvello

Civita di Bagnoregio

   

Civita di Bagnoregio is noted for its striking position atop a plateau of friable volcanic tufa overlooking the Tiber river valley, in constant danger of destruction as its edges fall off, leaving the buildings built on the plateau to crumble. As of 2004, there are plans to reinforce the plateau with steel rods to prevent further geological damage.
Civita (city) as the oldest part of Bagnoregio is called, is now completely isolated from the plateau to which it was once united by a ridge.
The only access to Civita is through a light modern pedestrian bridge leading to the only remaining gate (Porta di S. Maria). The gate is protected by a tower and it is decorated with reliefs.
The city is also much admired for its architecture, some spanning several thousand years. Civita di Bagnoregio owes much of its unaltered condition to its relative isolation: the town was able to withstand most intrusions of modernity as well as the destruction wrought by two world wars.

 

 

Civita di Bagnoregio
Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio

 

Latera e la Val di lago

 
La Val di lago è una vallata vicina al lago di Bolsena compresa tra i territori di Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo e Bolsena.
Vi sorgeva San Lorenzo alle Grotte.
Insieme ai territori di Grotte di Castro, Gradoli, Latera e isola Bisentina rappresentava la provincia di Val di Lago posto sotto il governo di Orvieto fino al 1359, anno in cui entrò a far parte dello Stato della Chiesa.

Latera è situata tra due laghi, il noto e vasto Lago di Bolsena ed il piccolo e poco conosciuto Lago di Mezzano, a poca distanza dalla confinante Toscana.
Sono pervenute a noi tracce di Latera e del suo castello già dal 1100 circa. Tuttavie la storia principale di questo piccolo comune è molto legata alla famiglia Farnese.
Comune indipendente più volte razziato e conquistato nel 1200, è nel 1408 che il Papa Gregorio XII concede il vicariato a Ranuccio Farnese di Latera e dell'omonimo paese accanto (Farnese), costituendo così un Ducato indipendente da quello limitrofo di Castro. I Farnese regnarono fino al 1650 circa, costruendo l'ancor presente Palazzo Ducale sulla piazza della Rocca accanto alla chiesa di San Clemente.
Edificata su un’antica chiesa romanica, per merito del duca Mario Farnese, questa chiesa risale ai primi anni del diciassettesimo secolo e conserva ancora un campanile settecentesco. Si compone da tre navate di cui quella centrale, la più alta, ha un soffitto a cassettoni dipinti ed illuminata a sua volta da cinque finestre a lunetta per ogni lato. Le altre navate hanno volte a crociera ed altari alle pareti. Si possono ammirare il pregiato mosaico di S. Clemente ed i vari dipinti di S. Pancrazio. S. Macario, Sant’Angelo e la Madonna del Carmine cui si aggiungono un battistero in pietra basaltina.
Castello.
Eretto su uno sperone roccioso di origine vulcanico, il castello aveva una funzione di difesa e controllo e per questa ragione, dotato di mura di cinta. L’accesso al castello avveniva attraverso la porta del Buon Consiglio, denominata i quattro archi probabilmente per la sua forma quadrata con l’apertura ad arco so ognuno dei quattro lati. Successivamente si aggiunsero altri ingressi: la porta dell’Osteria e quella del Piano.
La Chiesa della madonna della Cava, situata lungo la strada che conduce alla cava di zolfo, venne costruita attorno al sedicesimo secolo, restaurata ed ampliata in seguito. Dall’esterno si può ammirare il magnifico portale e le finestra in pietra lavorata.
La Chiesa di S. Sebastiano, costruita attorno al quindicesimo secolo, presenta una caratteristica architettura a croce greca con tre altari. Di particolare importanza è l’affresco collocato sull’altare principale, dipinto nel 1670 dal pittore Francesco Nasini di Piancastagnaio, raffigurante lo spirito santo, Dio circondato da Angeli, Maria, S. Sebastiano e s. Pancrazio Martire.
Almeno tre sono le fontane più interessanti di Latera. La fontana di Canale, molto antica, presenta un sistema idrico tripartito per usi diversificati. Da essa sgorgano due sorgenti di acqua frizzante. La fontana del Viscero, con struttura lineare, venne ampliata nel tempo, aggiungendo due vasche lavatoio. Sul lato destro si possono notare il giglio farnesano e la data della realizzazione. Di forma ottagonale, sicuramente la più caratteristica, è la fontana fatta costruire da Pietro Farnese nel 1648 che mostra sul lato esterno gli emblemi farnesani ed una incisione dedicata al duca.

Processione del Venerdì Santo

Ogni anno, dal 1600 si svolge a Latera la caratteristica processione che ricorda la passione di Cristo ambientata tra le caratteristiche vie cittadine.


Comune


 

Latera
 

 

   
La Riserva Naturale Monte Rufeno si estende per 2892 ettari nel territorio del comune di Acquapendente, si trova internamente nel Lazio ma confina con l’Umbria e la Toscana. Si può accedere da sei diversi ingressi di cui 2 nella frazione più a nord, 2 nei pressi di Trevinano, 2 raggiungibili con la deviazione dalle S.S. Cassia nella zona del Ponte Gregoriano e gli ultimi 2 nella frazione di Torre Alfina.

I Sentieri di Monte Rufeno | www.comuneacquapendente.it

Map of Nature Reserves and protected areas in Lazio

www.parks.it fornisce buone informazioni e alcuni sentieri segnalati.



 


Il Lago di Mezzano si trova nel territorio del Comune di Valentano (VT), anche se il centro più vicino è quello di Latera, il cui territorio comunale è situato a breve distanza.

Un bel trekking che riunisce in poco tempo le bellezze del territorio delle città del tufo e l'affascinante flora della selva del lamone.Uno degli ingressi al lago è a pochi chilometri dalla cittadina di Farnese, lungo la strada per Pitigliano in località Lemoncello. Da qui, una rete di strade sterrate conducono alla caldera di Rosacrepante, fenomeno naturale di origine vuclanica. In alternativa, scendendo fino al lago possono essere percorsi dei Sentieri Natura nella zona di Monte Becco. L'area è percorsa dal "Sentiero dei Briganti", itinerario a tappe da Vulci ad Acquapendente.

Il lago di Mezzano | www.etul.it

Mappa

Itineraries in Selva del Lamone (it)

Il Sentiero dei Briganti (it)


La Via Francigena



 

Natural Reserve of the Lamone, map

Il percorso della Via Francigena nel Nord della Tuscia è segnata da emergenze architettoniche importanti.
Proceno era la prima stazione di posta in Tuscia, ma la prima importante tappa era senza’altro Acquapendente dove nella cripta romanica della sua Basilica è custodita, all’interno di un tempietto replica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, una preziosa reliquia portata dalla Terra Santa: una pietra macchiata di sangue che si dice, appunto, provenga dalla Chiesa della Resurrezione.
Le successive tappe erano Bolsena dove nel 1263 avverrà il miracolo eucaristico che ha dato origine alla solennità del Corpus Domini, quindi Montefiascone dove la Francigena si sovrappone perfettamente al tracciato della Via Cassia e dove a partire dall’ XI secolo verrà edificata la Basilica di San Flaviano.
Superata Viterbo, che era ricca di ospizi e alloggi per pellegrini, la via Francigena proseguiva oltre i Monti Cimini verso Roma.
Ė possibile fare il tour di Acquapendente, Bolsena e Montefiascone in una giornata.[1]

VF - 37 - Da Acquapendente a Bolsena | 22.1 km, 05:55 ore | Mappa

Dopo la visita alla Chiesa del Santo Sepolcro, la cui splendida cripta ricostruisce l'omonima chiesa in Terra Santa, la tappa prosegue senza emozioni fino a San Lorenzo Nuovo, dove possiamo ammirare un bel panorama sul lago di Bolsena.
Scesi nel cratere vulcanico, imbocchiamo un piacevole percorso su strade sterrate che ci conduce a Bolsena, in un continuo saliscendi tra uliveti, prati e boschi, con i bei panorami del lago sullo sfondo.
Punti di ristoro e acqua solo a San Lorenzo Nuovo.

Bolsena

Places of interest are the Church of Saint Francis, the Sanctuary of Saint Christina, the Grotto of Saint Christina and the Chapel of the Miracle.

VF - 38 - Da Bolsena a Montefiascone | 18.3 km, 05:17 ore | Mappa

Impegnativa ma soddisfacente tratta da cui si godono bellissimi panorami naturalistici.
Da Bolsena a Montefiascone si cammina lungo un percorso-balcone sul Lago di Bolsena, che all'improvviso incrocia l'antico basolato della Via Cassia. Il percorso si snoda lungo i colli che dominano dall’alto il lago di Bolsena, offrendo scorci incantevoli che ci accompagneranno lungo tutto il tragitto.
Tra gli uliveti e i vigneti osserveremo dall’alto il panorama del lago, attraverseremo il Parco Naturalistico Archeologico di Turona costeggiando il fosso dell’Arlena con i suoi mulini e le sue cascatelle per poi giungere a Montefiascone, patria del celebre Est! Est!! Est!!!


VF - 39 - Da Montefiascone a Viterbo | 17.8 km, 04:38 ore| Mappa

Percorre per alcuni km i resti di un antico basolato romano, altra testimonianza storica dell’antichità del percorso. Questa tratta permette anche una piacevole sosta alle terme del Bagnaccio, che sono attraversate dal tragitto.
La città di Viterbo è una tappa importante nel percorso, sia da un punto di vista spirituale che culturale-storico. Nota anche come Città dei Papi, Viterbo fu residenza papale nel XII e XIII secolo, lasciando impportanti testimonianze architettoniche.
[Fonte: Via Francigena in Lazio | www.francigenalazio.it/en]


VF - 40 - Da Viterbo a Vetralla | 17.4 km, 04:38 ore| Mappa

La tappa è in gran parte un saliscendi tra campi e boschi, reso impegnativo solo dalla totale mancanza di acqua e punti di ristoro lungo il percorso. Alle porte di Vetralla, con una piccola deviazione possiamo visitare i ruderi della Pieve di S. Maria di Forcassi.


Via Francigena nel Lazio | Map and route details | www.francigenalazio.it


     
   
   

[1] Fonte: La Via Francigena nella Tuscia | www.alexbompard.com

Questo articolo è basato sulgli articoli Gradoli, Palazzo Farnese (Gradoli), Flaviano di Montefiascone, San Lorenzo Nuovo, Tomba della Colonna, Marta, Latera, e altri articoli dell' enciclopedia Wikipedia ed è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License.

 

 

Flaviano di Montefiascone

Sono pervenute notizie molto scarse su di lui; la sua esistenza è taciuta dai martiriologi più antichi. Secondo la leggenda agiografica era un patrizio romano che rivestì la carica di prefetto di Roma al tempo degli imperatori Costantino II e Costanzo II, era marito di santa Dafrosa di Roma e padre di santa Bibiana e di santa Demetria.
La tradizione cristiana, non supportata da riscontri storici, vuole che quando divenne imperatore Giuliano, furono ripristinate le persecuzioni contro i cristiani e Flaviano fu costretto a lasciare la sua carica di prefetto, passandola nelle mani di un suo acerrimo rivale e acceso sostenitore del paganesimo, un tale Aproniano. Sorpreso mentre seppelliva i martiri Prisco, Priscilliano e Benedetto, Flaviano venne bollato a fuoco sul volto con il marchio degli schiavi ed esiliato ad Aquas Taurinas (forse l'attuale Montefiascone) dove fu condannato a lavorare nelle terme, fu poi martirizzato il 22 dicembre 361.
Le sue reliquie sono custodite a Montefiascone: la testa, nella cattedrale in un artistico reliquario a busto, mentre frammenti del corpo [1] in un'urna sotto l'altare maggiore dell'antichissima basilica a lui dedicata, che si trova alle pendici della città.

Culto

Le reliquie di San Flaviano dalla loro ubicazione originaria furono poste nella Chiesa di Santa Maria nel piccolo borgo sulla Cassia che di Flaviano prese il nome prima dell'837, anno in cui, secondo il regesto farfense, Benedetto di Ariperto abitante nel Borgo di San Flaviano fece una donazione al monastero di San Pietro in Valle Perlata[2]; nell'852 Papa Leone IV nella bolla Convenit apostolico.[3] pone fondamento alla reposizione delle reliquie in una chiesa preesistente dedicata a Maria, infatti in essa conferma a Virobono, vescovo di Tuscania e a tutti i suoi successori, i territori posti sotto la sua giurisdizione e fra gli altri parla della "ecclesiam Sanctae Mariae ubi corpus Beati Flaviani martyris requiescit, cum casale et burgo suo in circuitu et giro eius ", cioè "la chiesa di Santa Maria dove riposa il corpo del beato martire Flaviano con l'anneso casale (forse un ospizio per pellegrini) e il suo borgo tutto intorno". La denominazione di "Borgo di San Flaviano" diviene comune e così anche annotata nel suo Itinerario da Sigerico nel 990 come Sancte Flaviane, VII tappa del ritorno a Canterbury, fra la VI, Sancte Valentine (oggi Bulicame presso Viterbo) e l'VIII Sancta Cristina (oggi Bolsena).
La vita del borgo si interruppe bruscamente nel 1187 quando le milizie di Federico Barbarossa lo distrussero, risparmiando solo la chiesa; conseguenza di ciò fu l'abbandono della zona fino al secondo Dopoguerra, la marginalizzazione della chiesa dalla vita sociale di Montefiascone (anche se non mancarono eventi storici all'interno della chiesa) e di San Flaviano dal patronato della città, soppiantato da Santa Margherita d'Antiochia, le cui reliquie erano state riesumate e condotte a Montefiascone nel 1185.
Il culto di san Flaviano oggi è considerato ufficialmente un culto locale della diocesi di Viterbo dove la memoria liturgica è fissata il 22 dicembre, quale dies natalis e il 26 aprile, data della consacrazione del suo tempio, in cui si celebrano anche i festeggiamenti civili in qualità di compatrono.

Iconografia

La figura di Flaviano è presente in quasi tutte le chiese di Montefiascone, principalmente abbigliato come un comandante militare romano, ma con delle variazioni. La rappresentazione pittorica più antica è stata rinvenuta nella chiesa di Santa Maria di Castello, detta comunemente Madonna della neve, dove si conserva nella parete di sinistra un'absidiola con un affresco con la Madonna in trono col Bambino e i Santi Benedetto, Agostino, Francesco d'Assisi e san Flaviano, quest'ultimo con in mano il vessillo della vittoria (della risurrezione sulla morte)[4].
Le successive raffigurazioni si trovano nella chiesa di San Flaviano, una nella prima campata di sinistra in un affresco di scuola giottesca, dove è rappresentato con il vessillo vittorioso abbigliato con una corazza di ispirazione classica ma con un mantello e un berretto medioevali; una seconda rappresentazione è posta nell'abside retrostante l'altare maggiore, opera di un modesto pittore forse quattrocentesco, che utilizzando più volte il medesimo cartone lo rappresenta a cavallo con armatura di foggia rinascimentale e vessillo simile ad un San Giorgio.
Da qui la rappresentazione guerriera prevarrà quasi ininterrottamente; una pala del Settecento voluta dal Cardinale Aldrovandi durante i suoi restauri del tempio, lo mostra prossimo al martirio ricevere a cavallo e in armatura romana palma e corona da un angelo; la coeva pala dell'altare di San Martino nella Cattedrale di Santa Margherita lo raffigura stagliato nel paesaggio montefiasconese (si vede la cupola della cattedrale stessa) in armatura romana e palma ai piedi della Vergine insieme a Santa Felicita e San Martino di Tours.
Sempre in Cattedrale altre tre raffigurazioni pittoriche: nel tamburo, il martirio con la marchiatura a fuoco ancora in abiti romani e sopra - nel corrispondente spicchio di cupola - la gloria celeste con la famiglia, ciascuno con la palma del proprio martirio, opere entrambe del pittore e scultore Luigi Fontana; infine un ovale nell'abside del presbiterio, opera di Pietro Gagliardi lo mostra con lo sguardo rivolto al cielo in contemplazione del mistero divino. Nella chiesa dei Cappuccini sulla strada Verentana è ritratto due volte in venerazione di Maria insieme a Santa Felicita e i suoi figli in veste di guerriero.
Due sole le rappresentazioni scultoree conosciute, distanti fra loro parecchi secoli, una prima lo ritrae a cavallo in un bassorilievo nel palazzo comunale e deve quindi risalire a quando era patrono di Montefiascone (quindi XII sec. circa); la seconda è una statua a tutto tondo posta sulla facciata della Cattedrale di Santa Margherita insieme alla santa stessa.

Note

[1] Dalla relazione della ricognizione del 1909, rinvenuta nell'urna durante i restauri alla chiesa degli anni 1980-84 risultano essere: "un frammento di femore, un frammento di tibia, un frammento di sperone (calcagno), un frammento dell'omero, un ossicino del piede, tre frammenti di costole ed altri frammenti comminuti di varie ossa non che un dente incisivo avvolto separatamente in un pezzo di carta bianca"; in Marcello Mari, Le reliquie del martire Flaviano, Montefiascone 1991, pag. 24
[2]Mari Marcello, op. cit., pag.5
[3]Bolla trascritta da Cappelletti, Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. V, Venezia 1846, pp. 80-87.
[4] L'affresco apre non pochi spunti di riflessione, la presenza di Francesco d'Assisi santificato ne pone la realizzazione posteriormente al 1228 ma all'epoca Flaviano non era più patrono di Montefiascone, almeno non l'unico, essendo subentrata santa Margherita nel 1185, inoltre la fattura per la metà del XIII secolo è ancora piuttosto arcaica, soprattutto nella raffigurazione della Vergine ieratica e con gli occhi grandi quasi bizantineggiante, rispetto agli sviluppi della scuola romana le cui maestranze dovevano aver influenzato un pittore operante cosi vicino a Roma.

Bibliografia

Alban Butler, Il primo grande dizionario dei santi secondo il calendario, Casale Monferrato, Edizioni PIEMME S.p.A, 2001.
Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, Volume secondo, Milano, Rizzoli, 2004.
Tiberia Vitaliano, La basilica di San Flaviano a Montefiascone. Restauri di affreschi: ipotesi, Ediart, 1987.
Marcello Mari, Le reliquie del martire Flaviano, Montefiascone, Centro iniziativeculturali, 1991.

 

   
 
   

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