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Trekking in Toscana
             
 

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Da San Quirico d'Orcia a Radicofani
Walking trails in Tuscany Travel guide for Tuscany
       
   

La Via Francigena | Da San Quirico d'Orcia a Radicofani

   
   

La Via Francigena, o via Franchigena, che dal nord della Francia giungeva fino Roma (e per questo chiamata anche Romea), è stata per secoli la più importante strada europea, in quanto collegava il Mare del Nord al Mediterraneo.
Il percorso storico della via Francigena è quello seguito nel 994 dall'arcivescovo Sigeric, che da Canterbury (Inghilterra) partì per Roma in un pellegrinaggio di 1600 chilometri attraverso la Francia e l'Italia, annotando nel suo diario 80 tappe: è questo il cosiddetto itinerario sigerico.
Nei secoli successivi questa strada fu percorsa da migliaia e migliaia di persone: non solo pellegrini, ma anche viandanti e mercanti, che misero a confronto la loro cultura con quella dei territori attraversati e consentirono alle varie economie locali di inserirsi in quella che è stata definita l'economia a raggio mondiale del Medioevo, portando alla grande ripresa dei secoli XII e XIII, caratterizzati dallo sviluppo degli scambi commerciali e delle attività finanziarie e manifatturiere, ponendo le basi per una integrazione europea fondata sui valori della cristianità.

La via Francigena non era una singola strada, ma fasci di strade che collegavano il maggior numero di centri abitati di una determinata zona, svolgendo anche funzioni di collegamento locale.

Trekking in Toscana | La Via Francigena in Toscana


Da San Quirico d'Orcia a Radicofani



Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta o Chiesa della Collegiata

La Francigena in provincia di Siena

Il tratto della via Francigena che attraversa la provincia di Siena è sicuramente uno dei percorsi più suggestivi, in grado di attrarre nuovi pellegrini alla ricerca di spiritualità, luoghi d'arte e natura incontaminata.
La via Francigena metteva in comunicazione San Gimignano, Poggibonsi, Colle Val d'Elsa, Monteriggioni, Bagno Vignoni e naturalmente Siena, salendo sulla Montagnola Senese sfiorando il Chianti e immergendosi nelle Crete Senesi, passando accanto a pievi, abbazie, romitori, castelli e borghi medievali tutti da riscoprire, con itinerari percorribili a piedi (trekking) ed in bicicletta (cicloturismo).
In Toscana il tracciato segue per lo più la via Cassia, una strada stretta e trafficata, ma è possibile imboccare strade alternative che attraversano la campagna e piccoli borghi.
La Val d'Orcia è situata nel sud della Toscana, in provincia di Siena, alle pendici del Monte Amiata e delle colline Senesi. La Val d'Orcia, come tutta la Toscana, è celebre in tutto il mondo come simbolo di civiltà laica. Il suo territorio fa parte dei Comuni di Castiglione d'Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d'Orcia i quali hanno costituito il Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d'Orcia per valorizzare e tutelare un territorio di rara bellezza ed intensità.
Attraversata dal fiume Orcia al centro, che le dà il nome, è caratterizzata da gradevoli panorami paesaggistici e da svariati centri di origine medievale, tre dei quali molto noti come Pienza e Montalcino. Albero caratteristico il cipresso, cibi e bevande tipici i Pici, il Pecorino di Pienza, il Brunello di Montalcino e la nuova denominazione del Vino DOC Orcia.[1]

14 La Via Francigena | Da San Quirico d'Orcia a Radicofani - 32,7 km

 
Partenza: S. Quirico d'Orcia, Collegiata
Arrivo: Radicofani, chiesa di San Pietro
Lunghezza Totale: 32.7 km
Percorribilità: A piedi, in mountain bike
Tempo di percorrenza a piedi: 7,15 ore

Come arrivare al punto di partenza:
Dalle stazioni ferroviarie di Siena o Buonconvento, prendendo la linea autobus 112

 


Descrizione

 
Uscendo da San Quirico d'Orcia si imbocca una strada in direzione Ripa d'Orcia, costeggiando la collina su un itinerario che diventa sterrato. Poi si scende verso Vignoni, si attraversa il borgo caratterizzato dalla rocca centrale, si prosegue in discesa su una sterrata e si arriva a Bagno Vignoni, centro termale già attivo al tempo dei Romani e frequentato nel Rinascimento da Lorenzo il Magnifico.
Si prosegue in discesa sulla carrozzabile fino a ritornare sulla via Cassia, si supera il fiume Orcia e poco dopo si sale verso la Rocca d'Orcia, costeggiando il paese di Castiglione d'Orcia, sul quale svetta il castello Aldobrandesco. Riscendendo verso la vallata, si percorre un ambiente collinare con campi coltivati ai lati e qualche azienda agricola. La strada prosegue costeggiando la via Cassia, passando per le Briccole, antico ospedale e stazione citata da Sigerico come Abricula. Attraversato il torrente Formone, si risale il crinale su una strada asfaltata, passando per i casali Le Conie, fino alla rocca di Radicofani.
Acqua e punti di ristoro a Bagno Vignoni e Gallina (bar a 500 m dal tracciato, sulla via Cassia).[2]



Mappa | La Via Francigena | Da San Quirico d'Orcia a Radicofani

Le cartine dettagliate del percorso si possono scaricare dal sito | www.francigena.provincia.siena.it/percorsi/tappa-14
Scarica in pdf le mappe 1:10.000 della Tappa 14


San Quirico d'Orcia

 
Nel Medioevo San Quirico d'Orcia si trovava sulla direttrice della via Francigena. Sigerico, arcivescovo di Canterbury, nel suo itinerario, compiuto tra il 990 e il 994, cita San Quirico come XII submansio e la definisce Sce Quiric. Ad accrescerne l'importanza contribuiva inoltre l'essere il punto di raccolta dei mercanti umbro-marchigiani diretti a Firenze e Siena, che vi giungevano attraversando la Valle del Chienti, Colfiorito, Foligno e Perugia fino a San Quirico.

San Quirico ha inoltre alcune chiese rilevanti dal punto di vista storico-artistico: oltre alla già citata Collegiata di San Quirico (più precisamente Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta) e alla Chiesa romanica di San Biagio a Vignoni, vanno segnalate la Chiesa di San Giovanni Battista a Bagno Vignoni, la Chiesa e la Cappella della Madonna di Vitaleta, la Chiesa di Santa Maria Assunta e l'Oratorio della Misericordia.


L'Ospedale di Santa Maria della Scala

Di fronte alla chiesa di Santa Maria si offriva ai pellegrini e viandanti, che percorrevano la Francigena, un Ospedale appartenente a quello di Santa Maria della Scala di Siena. L'Ospedale, edificato nel XIII sec., attualmente conserva un cortile, al centro del quale si trova un pozzo cinquecentesco.
Il Palazzo Chigi Zondadari, edificio storico barocco situato in Piazza Chigi, risale al XVII secolo ed appare come un'imponente struttura di pietra in contrasto con gli edifici circostanti.
Il Palazzo Pretorio, antico edificio storico della comunità situato in via Dante Alighieri, oggi è sede del Centro accoglienza del Parco della Val d'Orcia.


La Collegiata di San Quirico

La Collegiata, edificio costruito in stile romanico sui resti di un’antica pieve, presenta all'esterno tre portali diversi tra loro per stile e per conformazione.
Il primo, progettato secondo i canoni dell’architettura romanica, è costruito in pietra arenaria e travertino, il secondo edificato nel 1288, presenta sculture di notevole interesse artistico, il terzo ha uno stile tra il romanico ed il gotico.
Su un lato della chiesa sono presenti due profonde bifore, una delle quali presenta la figura di una piccola cariatide dal ghigno inquietante. Nel coro ligneo si possono ammirare le tarsie realizzate tra il 1482 e il 1502 da Antonio Barili per il Duomo di Siena e acquistate successivamente nella famiglia Chigi.
In un'ala del transetto della Collegiata è collocato lo splendido polittico di Sano di Pietro.

 
Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta, portale romanico con sculture zoomorfe
La cinta muraria

 

San Quirico è un esempio fra i più notevoli di struttura urbanistica medievale e conserva, nelle presenze architettoniche, numerosi segni della antica importanza. Attualmente San Quirico conserva buona parte della cinta muraria, mancante solamente della porzione nordorientale e di un tratto a sud. Sono in parte visibili ancora ben 14 torrette, alcune delle quali incorporate in altre strutture. Non esistono purtroppo resti delle porte a nord e a sud: conservata e particolarmente originale è invece quella orientale. Il corpo centrale della porta a sei lati è coronato da una serie di piccole mensole in pietra a sostegno della grande porta che si apre ad arco tondo e presenta prima un passaggio coperto a botte, poi un arco acuto cui segue un arco ribassato sotto una torre rettangolare aggiunta posteriormente.

Gli Horti Leonini

   

Horti Leonini

Realizzati intorno al 1580 da Diomede Leoni. L'immenso giardino, cui si accede dall'ingresso situato fra le mura castellane e la piazza principale del paese, si apre in una larga fuga prospettica che le aiuole di bosso, perfettamente geometriche, contribuiscono ad esaltare. Fanno da fondale alla scenografia, i folti lecci secolari, nella cui ombra cupa ci si immerge attraverso la scala di travertino che li fende. Lasciato il bosco, si raggiunge il piazzale verde su cui svettava l'antica torre medioevale, simbolo del castello, distrutta nell'ultima guerra.

The Horti Leonini Ingresso: gratuito
Orario di apertura: dalle 8.00 alle 20.00
Giardini in Toscana | Gli Horti Leonini

Il Percorso da San Quirico d'Orcia a Radicofani

 
Fonte alla Vena

 

Nel 1677, infatti, San Quirico e il suo territorio furono donati come feudo da Cosimo III dei Medici al Cardinale Flavio Chigi.
E' a questo periodo che si riferisce la prima documentazione certa su "Fonte alla Vena". In quel periodo fu infatti creata a "Fonte alla Vena" su volere di Bonaventura Chigi una fabbrica di ceramiche. La "vaseria" come recita e illustra il Cabreo della famiglia Chigi (1795), interessava una parte della lunga schiera di edifici posti di fronte all'edificio porticato oggetto di ristrutturazione, mentre quest'ultimo risulta destinato ad Osteria.

Bartolomeo Terchi è stato un ceramista italiano del XVIII secolo. Nato a Roma nel 1691 da famiglia di origini fiorentine, si spostò a San Quirico d'Orcia nel 1717 dopo aver appreso il mestiere probabilmente a Roma. Lavorò presso la manifattura di maiolica fondata dai Chigi e attiva per tutto il XVIII secolo ("Fonte alla Vena"), che produceva per il consumo privato della famiglia. Di questa manifattura resta presso il Museo del Louvre un piatto con storie di Mosè, firmato da Terchi.



Castello di Vignoni

   

Vignoni, noto anche come Vignoni Alto, è un piccolo aggregato di edifici di epoca medievale tra cui spiccano l'antica torre, la cui parte sommitale è andata perduta, e la chiesa di San Biagio. Vignoni si può raggiungere sia provenendo da San Quirico d'Orcia, attraverso la Strada Comunale di Ripa d'Orcia, sia da Bagno Vignoni, percorrendo la Strada di Bagno Vignoni.

L'edificazione di Vignoni, in origine un possedimento dell'Abbazia di Sant'Antimo, risale al secolo XI. Nel corso del secolo successivo divenne un possedimento della famiglia dei Tignosi, signori di Tintinnano - l'odierna Rocca d'Orcia - e vassalli dei conti Aldobrandeschi di Santa Fiora il cui dominio si estendeva su gran parte della Toscana meridionale. A cavallo fra il 1200 ed il 1300 Vignoni e le terre limitrofe furono sotto il controllo della Signoria dei Salimbeni, fieri avversari dello Stato di Siena. Solamente sul finire del XIV secolo, dopo ripetuti tentativi e con il decisivo aiuto di alcuni congiurati, la potente Repubblica di Siena riuscì a conquistare la roccaforte di Tintinnano ed i territori, tra cui il borgo fortificato di Vignoni, che da questa dipendevano.

Giunti nel piccolo borgo si nota subito il profilo caratterizzato da un'ampia scarpa della torre mozza che un tempo costituiva il cuore del fortilizio. A ridosso delle mura sorge la piccola chiesa romanica di San Biagio nelle quale si trovavano un fonte battesimale successivamente trasferito nella Collegiata di San Quirico ed un crocifisso bronzeo opera del Giambologna, adesso custodito nel museo di Montalcino. Dalla porta di ingresso delle mura, ben conservata, si gode di un'eccezionale vista sulla Val d'Orcia e probabilmente del miglior punto di osservazione per scattare foto panoramiche sulla dirimpettaia Rocca di Tentennano.


Bagno Vignoni

Bagno Vignoni rappresenta uno dei borghi medioevali più suggestivi e meglio conservati della Toscana.
Bagno Vignoni era conosciuta fin dai tempi dei Romani famosa per le benefiche acque che scaturiscono ad una temperatura di oltre 50 °C e vengono recuperate nel "vascone", posto al centro del paesino, donandole un'aspetto molto suggestivo. A S. Caterina da Siena è dedicato un piccolo santuario situato nel porticato al lato della vasca.

La chiesa di San Giovanni Battista, antica chiesa pievana, si presenta ad unica navata, con facciata molto semplice.
All'interno è conservato un dipinto di scuola senese del XVIII secolo raffigurante Santa Caterina da Siena con Bagno Vignoni sullo sfondo. Sul portico che si affaccia sulla vasca è situata la piccola cappella dedicata a Santa Caterina da Siena innalzata nel 1660. Vi era collocato un affresco degli inizi del Seicento raffigurante Cristo risorto, oggi staccato e conservato nella chiesa di San Giovanni Battista.
Ogni anno si celebra il 24 giugno la festa di San Giovanni con processione intorno alla vasca e benedizione dei campi. La località è stata resa famosa da Santa Caterina Benincasa che vi soggiornò spesso, in particolare tra il 1362 e il 1367.

 


Bagno Vignoni
La Poderina

 

Nel cuore del Parco Artistico e Naturale della Val d'Orcia, di fronte a Bagno Vignoni, sulla Via Francigena, sorge la Poderina, un antico casolare del 1700, un tempo locanda e punto di ristoro per viandanti e forestieri in cammino tra San Quirico d'Orcia e Castiglione d'Orcia..
La posta cavalli fu istituita a Poderina in sostituzione di quella della Scala, gravemente danneggiata da un incendio nel 1760. Subito prima di raggiungere la località della Poderina, la strada regia valicava il fiume Orcia con un lungo ponte ad una sola arcata, che crollò nel 1901. La strada e il ponte furono rifatti un poco più a monte e del vecchio ponte si possono ancora vedere i ruderi delle spalle.
Il breve tratto di strada regia che dalla sponda dell’Orcia arrivava alla Poderina è tuttora praticabile e costeggia l’antica Osteria dell’Orcia, che dopo il crollo del ponte divenne casa colonica, ma che da qualche anno è stata attentamente restaurata ed è tornata alla sua destinazione primitiva, essendovi sistemato un albergo-ristorante.
Dopo l’Osteria dell’Orcia, una breve salitella conduce alla Poderina, dove ai lati della strada si fronteggiano i due edifici che facevano parte della posta cavalli (nella facciata vi sono ancora i ferri che servivano a trasportare, con una fune, il fieno nel fienile sovrastante la stalla dei cavalli).

 
Rocca d'Orcia

 

Rocca d'Orcia (detta anche Rocca a Tentennano o Rocca di Tintinnano) è una frazione del comune di Castiglione d'Orcia.

Rocca d'Orcia viene citata per la prima volta in alcuni atti notarili del mille: all'epoca esisteva già quindi una rocca con il suo piccolo borgo. La Rocca nella sua forma attuale dovrebbe essere stata costruita intorno al 1100 - 1200 dalla famiglia Aldobrandeschi che dominava la Toscana meridionale (un Aldobrandeschi era anche il Papa Gregorio VII).La semplice chiesa della Madonna delle Grazie di Manno risale al ‘500. In origine era orientata al contrario (con il portale sulla strada) ma, con la costruzione della rampa carrozzabile di accesso al borgo, fu necessario spostarne l'ingresso dall'altra parte. All'esterno, in alto, l'intonaco ha ancora qualche traccia di decorazioni a monocromo. L'interno è un'aula spoglia; il quadro dell'altar maggiore è stato portato a Castiglione d'Orcia al sicuro ma c'è comunque un bel coro di legno.

Dalla chiesa si sale alla porta ad arco che si apre nelle mura e immette nella Rocchettina. Si prosegue tra case restaurate fino a che a destra si apre un primo panorama sulla Val d'Orcia, da Bagno Vignoni verso Pienza. Oltre il muretto, il grosso fabbricato che sovrasta il giardino era un tempo l'ospedale della Rocca, che accoglieva pellegrini e viandanti in cammino lungo la Via Francigena.

Più avanti, entrati nel terziere della Rocca, si apre a destra una piazzetta: la casa a destra prima di questa piazzetta ha ospitato fino agli anni '70 l'ultima bottega del borgo, dove si vendeva pane, pasta, pizzicherie, vino e un po' di tutto. La casa a destra dopo la piazzetta era invece il vecchio frantoio di olive.

Si giunge nella piazza della Cisterna, il gioiello della Rocca, ricca di particolari interessanti: il muro compatto della cisterna, con il piano su cui si apre la vera del pozzo, con gli stemmi scolpiti nelle riquadrature e i vecchi ferri di sostegno della carrucola; le case attorno, per fortuna non sconciate dai restauri, con i loro volumi mossi; l'altro piccolo pozzo, sotto il grande tiglio, la pavimentazione a grosse pietre rigate d'erba, dove nelle tranquille giornate di sole si distendono gatti oziosi.

I fabbricati sul lato lungo della piazza sono due antiche “fattorie” (nel senso di case del borgo dove risiedevano i “fattori” e naturalmente i padroni di più “poderi” sparsi nella campagna): di fronte si aprono gli ingressi delle cantine di queste fattorie.

Proseguendo lungo la facciata delle fattorie si infila il “borgo maestro” pavimentato a grosse lastre e fiancheggiato da case di impianto medievale, anche queste ben restaurate. Una casa a destra, riconoscibile da un campaniletto a vela, è quello che resta del Palazzo Comunale, sede appunto del Comune della Rocca prima della riforma granducale del ‘700 che lo soppresse aggregandolo a Castiglione d'Orcia.

Più avanti, una casa a sinistra reca sulla facciata una lapide che ricorda Santa Caterina da Siena, che si tramanda abitò questa casa nel suo soggiorno alla Rocca nel 1377-1380. Scendendo ancora, alla curva si apre a destra il panorama verso la parte più aspra della gola formata dall'Orcia, e appare in fondo il castello di Ripa d’Orcia. Più sotto la strada esce dalle mura, dove un tempo si apriva una porta.

Ritornando e salendo a destra, da notare una casa dove è incastrato in alto sulla facciata un singolare resto di statua, forse di San Sebastiano in quanto la casa era la canonica di questa chiesa e porta ancora sul tetto un campaniletto a vela.

Proseguendo ancora si può ammirare un vasto panorama della Val d'Orcia: colline morbide punteggiate di poderi, chiuse all'orizzonte da poggi boscosi: all'estrema sinistra il torrione di Vignoni vecchio sovrasta Bagno Vignoni e nasconde San Quirico d'Orcia; poi la fila dei tetti di Pienza, e più lontano Monticchiello e Montalcino, le montagnole sopra Cetona, e infine a destra la torre cupa e solitaria di Radicofani.

In alto è visibile, addossata alla roccia, l'abside della chiesa di San Simeone. Continuando a salire si trova sulla destra San Sebastiano, chiesa restaurata di recente (attualmente l'unica officiata, ma solo nelle ricorrenze principali) e già sede della confraternita di San Sebastiano. La curiosa facciata seicentesca con timpano curvo e pinnacoli è impostata su una precedente di chiara origine romanica. L'interno è austero, a navata unica. Nella chiesa si svolge la funzione conclusiva della processione in Coena Domini che si tiene la notte del giovedì santo.

Dal muretto oltre la chiesa si riapre più ampio il panorama verso la gola dell'Orcia, il Castello della Ripa e, più lontano, Montalcino.
A sinistra una breve scalinata porta al sagrato della chiesa di San Simeone, dalla semplice facciata romanica a capanna. All'interno sono visibili alcuni affreschi di scuola senese risalenti al XIV - XV secolo.

Più in alto c'è a sinistra il cancello di ingresso della Rocca di Tentennano. La Rocca risale al XII secolo e fu proprietà di diverse famiglie nobili (Tignosi, Aldobrandeschi, Salimbeni) e della Repubblica di Siena; fu poi contesa nelle diverse guerre che segnarono medioevo e rinascimento, per poi essere abbandonata dopo il ‘500. Non è stata mai espugnata: era praticamente impossibile, prima della comparsa delle armi da fuoco.
Negli anni '70 è stata donata allo Stato dagli ultimi proprietari, la famiglia Aggravi-Scotto, restaurata ed aperta al pubblico.
Nel primo ripiano sorgevano le abitazioni della servitù e della guarnigione; nel torrione c'è una prima sala inferiore che poggia direttamente sulla roccia; per una scala interna si va alla sala superiore, da cui si va nella piccola cucina triangolare che conserva ancora il pozzo, il forno e la canna del camino. Dalla sala superiore, ampia e con copertura a volta, una ripida scala di ferro si arrampica ad una botola che sbuca sulla terrazza, da dove si ammira un vasto panorama che spazia dal Monte Amiata alla Val d'Orcia.

 


Rocca di Tentennano
     
Chiesa della Madonna delle Grazie di Manno

 

Prima di percorrere la salita che porta al Borgo, La Chiesa della Madonna delle Grazie di Manno a cui è stato cambiato l’orientamento originario ai primi del novecento.
La semplice chiesa della Madonna delle Grazie di Manno risale al ‘500. In origine era orientata al contrario (con il portale sulla strada) ma, con la costruzione agli inizi del '900 della rampa carrozzabile di accesso al borgo, fu necessario spostarne l'ingresso dall'altra parte. All'esterno, lungo la facciata a capanna, l'intonaco presenta ancora qualche traccia di decorazioni a monocromo.
La chiesa conserva all'interno un bel complesso in legno intagliato (coro e tabernacolo) riferibile alla metà del Cinquecento.
Sull'altare si trova un dipinto su tela raffigurante il Padre Eterno circondato da Angeli e Santi di scuola senese del XVII secolo. In un vuoto praticato al centro c'è un affresco raffigurante la Madonna col Bambino e due Angeli della maniera del Riccio, oggetto di grande venerazione popolare.

 
Castiglione d'Orcia

 

Si hanno notizie del centro dal 714 quando era certamente possedimento degli Aldobrandeschi e aveva il nome di Petra.

Il monumento più conosciuto all'interno del territorio comunale di Castiglione d'Orcia è senz'altro la torre della Rocca di Tentennano. Questo imponente cassero è posto sulla cima di un colle calcareo che svetta sulla val d'Orcia e sovrasta il piccolo borgo medievale di Rocca d'Orcia. La rocca fu da sempre un insediamento strategico per le sentinelle che sorvegliavano la Val d'Orcia tra il IX e il XIV secolo. Fu teatro di un duro scontro fra la famiglia dei Salimbeni e la Repubblica di Siena, la quale riuscì a riottenerla nel 1408. Dopo altri due secoli di utilizzo come punto di vedetta, la rocca fu di nuovo teatro dell'ultimo scontro che la vide protagonista, nel XVI secolo fra senesi e fiorentini. Da notare che in entrambe le battaglie la Rocca fu conquistata solo grazie a tradimenti delle forze che la presidiavano. Sebbene molte persone ritengano la Rocca di Tentennano parte integrante del paese di Castiglione d'Orcia, è giusto sottolineare che storicamente i due borghi, per quanto vicini, hanno sempre seguito vicende storiche ben distinte, almeno fino al 1777, anno in cui il Comune della Rocca è stato fuso con quello di Castiglione.

 
Altra rocca importante è quella Aldobrandesca, sulla sommità di Castiglione d'Orcia, che "guarda" quella di Tentennano, mentre di notevole interesse artistico sono la Piazza il Vecchietta, dedicata a Lorenzo di Pietro (1412-1480) detto appunto il Vecchietta nato a Castiglione. La piazza è situata nel cuore del centro storico e è sede del Comune: in pendio e lastricata con un acciottolato in pietre non lavorate, ha al centro una pozzo in travertino del XV secolo. All'interno del palazzo del comune è conservato un affresco di scuola senese (Madonna con Bambino e due Santi) proveniente da Rocca d'Orcia.
Altri monumenti da visitare sono la chiesa di Santa Maria Maddalena e la pieve dei Santi Stefano e Degna. La Chiesa di Santa Maria Maddalena ha origine romanica e restaurata di recente. La pieve dei Santi Stefano e Degna è stata sempre considerata il più significativo edificio religioso di Castiglione, la facciata è cinquecentesca mentre l'impianto è romanico. La chiesa è considerata per la ricchezza delle opere d'arte in essa contenute, tra queste una Madonna col Bambino di Simone Martini e un'altra Madonna col Bambino di Pietro Lorenzetti.
L'edificio, che ereditò la funzione plebana e il titolo di Santa Degna dall'antica pieve, fu costruito nel corso del XVI secolo. La parte più significativa resta la facciata che mostra due larghe lesene angolari e al centro due altre lesene più piccole. Il portale è un tipico esempio di architettura rinascimentale senese di fine Quattrocento-inizi Cinquecento.
All'interno sono una serie di affreschi di scuola senese del primo Cinquecento e una grande tavola, del 1531, con la Madonna in trono col Bambino e santi di Giovanni di Bartolo. Erano qui conservate tre importanti tavole attribuite a Simone Martini, Pietro Lorenzetti e Vecchietta, ora trasferite nella Pinacoteca di Siena.


Castiglione d'Orcia, Sala d’Arte San Giovanni

Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta (Siena, 1410-1480) fu uno dei protagonisti del Quattrocento senese: artista eclettico, operà tanto nel campo della pittura, quanto in quello della scultura; fortemente coinvolto nel rinnovamento linguistico promosso da Donatello, ebbe un ruolo decisivo nella svolta rinascimentale dell’arte senese e fu a capo di una importante bottega, nella quale si formarono maestri del calibro di Francesco di Giorgio Martini, Neroccio di Bartolomeo e Benvenuto di Giovanni.

Per lungo tempo si è creduto che il Vecchietta fosse nato a Castiglione d’Orcia, finchè una quarantina di anni fa non si scoprì che fu battezzato l’11 agosto 1410 a Siena, dove evidentemente era venuto alla luce. Ad attestare legami con la terra castiglionese resta comunque la Madonna col Bambino conservata nella Sala d’Arte, a fianco di una tavola di analogo soggetto di Giovanni di Paolo. Il confronto tra le due opere è esemplare per comprendere efficacemente i due filoni che percorrevano la pittura senese nei decenni a cavallo della metà del secolo: l’uno rinascimentale e l’altro attardato su di un lessico ancora gotico. [3]

 

Giovanni di Paolo, La Madonna col Bambino, 1445
     
La Rocca a Tentennano [author: Natalia Berezina]


Le Briccole

 

Le Briccole sono un complesso poderale con una piccola chiesa romanica intitolata a San Pellegrino e situato in prossimità della strada Cassia a circa un chilometro a sud di Gallina, una piccola frazione del comune di Castiglione d'Orcia.
La individuazione sul territorio di questo importante antico posto di sosta, composto, tra l'altro, da uno spedale e dalla chiesa di San Pellegrino (entrambi risalenti al X secolo), è risultata assai difficoltosa. Le Briccole, antica mansione visitata anche da Matilde di Canossa e testimone del passaggio dell'esercito di Carlo II d'Angiò nel 1288, risulta attualmente in totale stato di abbandono.

Bagni San Filippo

Bagni San Filippo è u una località termale (acque sulfuree) piccola ma suggestiva per la presenza di depositi calcarei, che formano bianche concrezioni di carbonato di calcio, e di cascatelle . Il nome deriva dalla chiesetta del paese dedicata a San Filippo Apostolo.
Si narra che San Filippo Benizi, si fermò qui in eremitaggio nel 1269.

La grotta di San Filippo Benizi,un piccolo oratorio che si trova in località Bagni San Filippo, ricavata in un grande blocco di travertino a forma di volta chiusa alle estremità da due muri e divisa in due da un tramezzo.
Prende il nome da San Filippo Benizi che nel secolo XIII – secondo la tradizione - si rifugiò in questi luoghi. Si narra infatti che il cardinale Ottaviano degli Ubaldini per superare le difficoltà del conclave di Viterbo (1268-1271), riunitosi dopo la morte di papa Clemente IV, propose ai cardinali l'elezione al papato di Filippo, priore generale dei Servi di Maria. Il santo, saputa la notizia, rifiutò questo onore e responsabilità, lasciò Viterbo e si nascose sul Monte Amiata per circa tre mesi. Nella seconda metà del Quattrocento alcuni testi agiografici dei Servi di Maria narrano che Filippo si ritirò in una grotta di questo luogo, e come Mosè, percosse con il suo bastone una roccia da dove scaturì miracolosamente una fonte di acque curative che poi divennero i Bagni di San Filippo. Era il segno che il santo lasciava della sua riconoscenza verso le persone del posto che lo avevano bene accolto e sostenuto durante la sua permanenza.

La devozione degli abitanti fece costruire nel luogo prima una cappella e poi un eremo che fu dei Servi di Maria. Sembra che circa nel 1401 in una grotta trascorresse gran parte della vita il Beato Giovanni Benicasa dello stesso Ordine prima di trasferirsi a Monticchiello nel senese. Il convento conobbe alterne vicende. Il 2 maggio 1540 il p. generale Dionisio Laurerio ne riprese il possesso per l'Ordine con atto del notaio Anselmo Sebastiani di Campiglia e ricostruì la comunità.

Nel 1580 di trova nell'elenco dei conventi della Provincia Toscana, ma di nuovo semi abbandonato, nel 1652 fu soppresso al pari di altri piccoli conventi con decreto di papa Innocenzo X. Nel 1703 l'Ordine dei Servi di Maria tentò inutilmente di riaprirlo.

La grotta-oratorio è ancora oggi ben conservata e sopra l'altare si trova un busto in legno nero di San Filippo, oltre ad oggetti devozionali.
I festeggiamenti in onore di San Filippo Benizi si svolgono il 22 e 23 agosto.



Le Briccole - chiesa di San Pellegrino
Le Briccole - chiesa di San Pellegrino

Radicofani

 

Radicofani è uno dei luoghi sulla via Francigena più ricco di storia e di fascino paesaggistico. Radicofani fu per secoli una delle piazzeforti più importanti d'Italia. Oltre alla via Cassia, ha controllato per secoli il confine tra Lazio, Umbria e Toscana (e quindi tra il potere di Siena, Grosseto, Perugia, Orvieto e Viterbo).

Il paese, posto ai piedi della rocca, nostante i continui rifacimenti, conserva ancora oggi tutta la suggestione dei piccoli bordi medievali con le sue case in pietra locale l'una accanto all'altra e con le strade strette ma straordinariamente luminose.

La rocca è senza dubbio, assieme alla chiesa di San Pietro e la Posta Medicea, uno dei monumenti medievali più importanti di queste terre. Le chiese di San Pietro (secolo XIII) e Sant’Agata conservano una notevole raccolta di terrecotte robbiane e statue lignee. Il severo Palazzo Pretorio ospita oggi il Comune.
Sulla vecchia Via Cassia è il Palazzo della Posta, una villa medicea trasformata in dogana e in albergo che ha ospitato molti viaggiatori illustri. Una strada che serpeggia tra i calanchi porta al borgo medievale di Contignano.

Documentata fin dal 978, la Rocca fu ampliata nei secoli successivi e la sua costruzione fu terminata da Cosimo I dei Medici alla fine del 1500, quando ormai l'importanza militare di tali opere si era esaurita.
Nel 1735 fu interessata da un incedio di vaste proporsione che la distrusse quasi completamente. Tuttavia già da molti anni e anche successivamnete i cittadini di Radicofani avevano trasformato la fortezza in cava di materiale da costruzione. Abbandonata a se stessa negli anni successivi è stata restituita al suo antico splendore con i restauri del 1829, e ancor più con quelli della fine del 900.
Salendo sulla cima dei suoi bastioni, mai espugnati da esercito, si può ammirare un panorama immenso verso le terre laziali, perugine, aretine e senesi. Questo rendeva Redicofani, qualunque fosse il percorso della Via Francigena, sempre e comunque una località della massima importanza. Ecco perchè gli imperaratori ne vollero sempre il controllo attraverso gli abati germanici dell'Abbazia di San Salvatore dell'Amiata.

La storia di Radicofani è legata a quella di tutti gli altri paesi dell'Amiata. Antico borgo medievale, fu nella proprietà dei monaci di Abbadia S. Salvatore sin dalla fondazione del monastero. Questi affidavano il comando del paese ora a uno, ora a un altro signore locale. Solo con Ghino di Tacco, che ne fu padrone assoluto, fu castello autonomo, senza essere sottoposto all'Imperatore o ad altri potentati locali.
Con il decadimento dell'Abbazia di San Salvatore passò brevemente sotto lo stato Pontificio, poi sotto la Repubblica di Siena e i Medici e infine venne a far parte del Regno d'Italia.

 


Radicofani

 



Radicofani, La Rocca

La chiesa di San Pietro e il Palazzo della Posta

   

Il primo ricordo della chiesa di San Pietro risale al 1224. Nel 1578 assumeva il titolo di pieve. Seppure oggetto di molti interventi, mostra ancora caratteri romanici ed è a una sola navata con copertura a capriate lignee. La parte terminale è più ampia e ha schema basilicale. La facciata ha forme semplici, con un portale ricassato e, sopra questo, una bifora, opera di ripristino. Il campanile è moderno.

Tra le opere, alcuni dossali in terracotta invetriata di scuola robbiana: un'Annunciata, due Madonne col Bambino e santi della bottega di Andrea della Robbia e una Crocifissione con la Maddalena attribuita a Benedetto e Santi Buglioni: e una Madonna col Bambino, statua lignea policroma attribuita a Francesco di Valdambrino.

Palazzo della Posta

Sulla vecchia Via Cassia troviamo il Palazzo della Posta, bella villa medicea sorta come casa di caccia di Ferdinando I, e poi trasformata in albergo e dogana per i viaggiatori, vi sostarono nei loro viaggi Francois Montaigne, Charles Dickens e i papi Pio VI e Pio VII. Di fronte, è una bella fontana in pietra dominata da un grande stemma dei Medici.


 


Palazzo della Posta


Palazzo Luchini

   

Il Palazzo sorge sulla via centrale anticamente detta del Borghicciolo, subito sotto ai resti della torre dell’orologio, il palazzo attuale è dovuto ad una trasformazione seicentesca di numerosi case private accorpate in un unico edificio. Sulla facciata un bel portale di pietra seicentesco ed una porta lignea coeva.
Il palazzo nei primi anni dell’800 era abitato dalla ricca famiglia Brugi, una figlia di questa famiglia Clementina sposò il medico condotto Ranieri Luchini ed ebbero due figli Pirro (medico) e Odoardo (1844 - 1906 avvocato). Entrambi i figli furono volontari garibaldini nel 1866. Odoardo divenne deputato e senatore del regno, sposò Isabella Andreucci, figlia di Ferdinando senatore e ministro, ebbero un’unica figlia Matilde (1871 - 1948) pittrice dei Macchiaioli che sposò il cugino di primo grado, figlio dello zio Pirro, Garibaldi Luchini (1866 - 1945).
Matilde insieme ai genitori costruì il grande Giardino Romantico “Bosco Isabella” posto ai piedi del retro del palazzo sotto la strada, ebbe l’intuizione di trasformare una parte del grande palazzo in una pensione di élite tra il 1922 ed il 1940, si chiamava Pensione Vertumno, divinità etrusca, ed ospitò personaggi illustri della cultura dell’epoca: Bonaventura Tecchi, Romano Bilenchi, Antonio Baldini, Mino Maccari, Ardengo Soffici, Nello Baroni architetto, Giorgio De Chirico, Curzio Malaparte e Gabriele D’Annunzio.
Le camere degli ospiti avevano tutte nomi di fiori e di colori e si affacciavano sulla via centrale e sul giardino del palazzo ricco di piante esotiche come i Gingko bilboa ed autoctone come i lecci, attraversando la strada si poteva accedere poi al grande Giardino Romantico. Matilde fece anche da maestra e mecenate al pittore futurista Gino Severini, che dimorò per due anni a Radicofani (il padre era usciere alla locale pretura). [Fonte: www.comune.radicofani.siena.it]
Gino Severini nasce il 7 aprile 1883 a Cortona. Giunge a Roma nel 1899, dove frequenta i corsi serali d’arte a Villa Medici.
Un incontro con Balla e Boccioni avvenuto nel 1901, si rivela decisivo per la sua attività artistica. Balla introduce Severini e Boccioni alla tecnica del colore divisionista dei neoimpressionisti. Severini si trasferisce a Parigi nel 1906. Qui studia gli impressionisti, i dipinti di Seurats e incontra Signac.
Oltre a Modigliani, Picasso, Braque e Gris, fa la conoscenza di molti poeti e pensatori famosi dell’epoca. Severini viene invitato da Martinetti e Boccioni ad aderire al movimento dei futuristi. L’artista firma il “Manifesto della pittura futurista” l’11 febbraio 1910, diventando così co-fondatore di questa corrente.
L’artista conduce una vita movimentata fra Roma e Parigi. Pubblica scritti teorici e libri sull’arte e nel 1950 riceve il Gran Premio della Biennale di Venezia. La concezione divisionista del colore, adottata da Balla, insieme ad una rappresentazione cubo-futurista della forma, sono elementi tipici di tutte le opere di Gino Severini. Inoltre, l’artista si concentra sulla rappresentazione della luce, del movimento e di eventi verificatisi in momenti diversi, ma legati dal ricordo. Gino Severini muore il 26 febbraio 1966 a Parigi.

Lapide alla memoria di Gino Severini:

Nel biennio 1898-99
abitò in questa casa
GINO SEVERINI
firmatario e teorico
del manifesto futurista
iniziato all'arte pittorica
da Matilde Luchini




 


Palazzo Luchini, Via Roma 54 (a sinistra)


Lapide alla memoria di Gino Severini
Lapide alla memoria di Gino Severini




Radicofani, vista panoramica su Monte Amiata e sulla Val di Chiana

La Francigena in provincia di Siena

Via Francigena | Da Gambassi Terme a San Gimignano | Road Book (pdf)

Via Francigena | Da San Gimignano a Monteriggioni | Road Book (pdf)

Via Francigena | Da Monteriggioni a Siena | Road Book (pdf)

La Via Francigena | Da Siena a Ponte d'Arbia | Road Book (pdf)

La Via Francigena | Da Ponte d'Arbia a San Quirico d'Orcia | Road Book (pdf)
La Via Francigena | Da San Quirico d'Orcia a Radicofani | Road Book (pdf)

La Via Francigena | Da Radicofani a Acquapendente | Road Book (pdf)

 

Percorsi trekking | Trekking nella Montagnola senese tra Monteriggioni e Badia a Isola | Anello Monteriggioni | Monteriggioni – Badia a Isola – Castel Petraia – Monte Maggio

 
   
   
Guide

   
 
Renato Stopani, L'altra Francigena. La quotidianità del pellegrinaggio medievale, Le Lettere, 2010

   
 

Guida alla Via Francigena: 900 chilometri a piedi sulle strade del pellegrinaggio verso Roma, by Monica d'Atti and Franco Cinti. (Supplemento al numero 132, aprile 2006, di "Terra di Mezzo." Piazza Napoli 30/6, 20146 Milano.) ISBN: 88-8938-565-0.
In 38 tappe, il percorso dell’antica Via Francigena, dal Monginevro fino a Roma. Un’opera unica, per rigore e completezza, che riporta alla luce l’intero tracciato che ha visto camminare verso Roma generazioni di europei.
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ISBN 9788889385609

   
Mappe

   
  Gran parte di questo percorso della Francigena si sovrappone ai sentieri delle Crete senesi. Quindi si consiglia di premunirsi della carta escursionistica scala 1/25000: Crete Senesi –1 Val d’Arbia, edita da Multigraphic di Firenze.

   
  Monica D’Atti & Franco Cinti, La Via Francigena. Cartografia e GPS. Dal Monginevro a Roma lungo l’itinerario storico, Milan: Terre di Mezzo Editore, 2007. ISBN: 978-88-8985-60-9

La prima e unica cartografia completa e dettagliata della Via Francigena: il percorso principale e tutte le varianti. 38 tappe, 900 chilometri a piedi, dal Monginevro a Roma, lungo il tracciato storico attraverso Piemonte, Lombardia, Emilia, Toscana e Lazio: le cartine e tutte le informazioni necessarie per orientarsi.
ISBN 978888938560

   
 
Index to Italian Official 1/50 000 and 1/25 000 Mapping | www.themapshop.co.uk

   
Scarica gratuitamente il road book dettagliato con la descrizione e le mappe del percorso | www.camminafrancigena.it    
   

[1] Questo articolo è basato sulgli articoli Val d'Orcia, San Quirico d'Orcia, Chiesa di San Giovanni Battista a Bagno Vignoni, Rocca d'Orcia, Castiglione d'Orcia, Chiesa della Madonna delle Grazie di Manno, Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta, Grotta di San Filippo Benizi e altri articoli dell' enciclopedia Wikipedia ed è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License.
[2] Fonte: La Via Francigena | www.francigena.provincia.siena.it
[3] La Sala d’Arte San Giovanni è ubicata nell'antica sede dell’omonima confraternita e conserva, come un piccolo prezioso scrigno, i dipinti eseguiti per Castiglione e Rocca d’Orcia da alcuni dei maggiori esponenti della scuola senese dei secoli XIV e XV: Simone Martini, Vecchietta e Giovanni di Paolo.
A questi si affiancano numerosi arredi liturgici provenienti da chiese e confraternite della zona. Poco lontano si erge su di uno sperone di roccia calcarea, a guardia della sottostante Val d’Orcia, la possente Rocca di Tentennano. Costruita nel secolo XIII dai conti Tignosi da Tintinnano come presidio sulla sottostante via Francigena, l’imponente fortezza, in cui soggiornò anche santa Caterina da Siena, ebbe sempre un’importante funzione strategica per il controllo del territorio meridionale dell’antico stato senese. Dalla sua sommità si gode uno splendido panorama.
[ www.museiinmostra.it]


Bibliografia

I giardini di Toscana, a cura della Regione Toscana, Edifir, Firenze 2001.

Ubaldo Forconi. Chiese e conventi dell'Ordine dei Servi di Maria, Viareggio, 1972.

   
 
   

Galleria fotografica San Quirico d'Orcia


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Forti Leonini (San Quirico d’Orcia) 28   Horti Leonini, San Quirico d'Orcia   Giardino delle Rose, Horti Leonini, San Quirico d'Orcia
Horti Leonini, San Quirico d'Orcia  

Horti Leonini, San Quirico d'Orcia

 

 

 

Giardino delle Rose, Horti Leonini, San Quirico d'Orcia

 

San Quirico d'Orcia   Chiesa San Francesco, San Quirico d'Orcia   Giardino delle Rose, Horti Leonini, San Quirico d'Orcia

San Quirico d'Orcia

 

  Chiesa San Francesco, San Quirico d'Orcia   Giardino delle Rose, Horti Leonini, San Quirico d'Orcia


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