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Roccastrada

Walking trails in Tuscany Travel guide for Tuscany
       
   


Roccastrada

 
   
   
Roccastrada è il capoluogo di un vasto comune della provincia di Grosseto.

Il territorio in cui sorge era conosciuto per le sue risorse minerarie, sfruttate fino dall'antichità. La sua posizione consente di godere di vasti panorami, sia sul versante senese che su quello grossetano.
Roccastrada non è solo borghi e castelli; tra le altre cose, il passato ci restituisce bellezze architettoniche come il monastero di S. Salvatore di Giugnano, la pieve di Caminino, la ferriera di Torniella, due luoghi religiosi e uno di produzione, che, pur nella loro diversità, hanno caratterizzato il territorio. Il monastero, di cui è visibile oggi soltanto la cripta interrata, fu dominio duecentesco della potente Abbazia di S. Galgano e architettonicamente si colloca tra le più interessanti esperienze artistiche dell’epoca; la pieve di Caminino, oggi ristrutturata e inglobata in un complesso colonico, ebbe dimensioni che nessun altro edificio della Diocesi le è paragonabile; la ferriera di Torniella, di epoca tardo-medievale e funzionale per più di 400 anni, ora in ristrutturazione, costituisce invece un esempio notevole della vocazione minerario-metallurgica che il territorio ha sempre avuto dall’antichità. [5]

I dintorni di Roccastrada sono un paradiso per gli amanti del trekking che possono trovare itinerari e percorsi segnati ed esplorare boschi e antichi borghi e castelli ormai abbandonati e i cui ruderi sono ormai nascosti dalla folta vegetazione di alta collina. In particolare si ricorda il Sassoforte, nei pressi di Sassofortino, un altro paesino da cui si godono incredibili panorami sulla Maremma. Roccatederighi e Montemassi sono forse i due borghi medievali meglio conservati e più scenografici.

Innumerevoli sono i percorsi per fare trekking e escursioni in mountain-bike. I 120 km del Trekking Roccastrada e il tracciato della Via Equestre Grossetana consentono di fruire della natura incontaminata del territorio fino ed entro le Riserve Naturali del “Farma” e “La Pietra”, recentemente dotate di adeguata cartellonistica.

Storia

Roccatederighi

Roccatederighi, centro di quasi mille abitanti, sui 530 mt. di altezza, ha la parte antica ben conservata, innalzata sulla base rocciosa -uno sperone trachitico del Sassoforte- che ne costituisce gran parte del valore ambientale. Il vero centro funzionale è via Roma, sede di attività produttive e di servizi, su cui si è sviluppato parte del complesso edilizio moderno. L’abitato è assai frazionato lungo la strada provinciale fino a congiungersi con quello di Sassofortino. Come per altre località della zona, la posizione isolata sulla sommità della roccia consente la visione di un panorama invidiabile, su tutta la pianura grossetana.[5]

Eventi

Da non perdere la festa medievale a Roccatederighi. Si segnala il Palio dei Ciuchi che si svolge a Roccastrada in occasione della Sagra paesana.


Ribolla

Nel pieno Medioevo le colline di Ribolla costituivano parte integrante del territorio di Montemassi e ne rappresentavano il limite meridionale nei confronti del vicino Castel di Pietra. Negli anni Trenta dell'Ottocento la scoperta dei locali giacimenti di carbon fossile determinò l'avvio di un lento sviluppo delle attività estrattive, che vennero condotte su scala industriale a partire dal 1892, quando venne realizzata una ferrovia per il trasporto della lignite. A Ribolla sorse un villaggio operaio e l'attività estrattiva subì un forte incremento durante la Seconda Guerra Mondiale, sino alla crisi produttiva avviata nel 1948 e precipitata nel 1954, quando furono teatro di una gravissima sciagura mineraria, determinata da una esplosione di grisou che provocò la morte di 43 persone.
Gli edifici abbandonati delle miniere di Ribolla diventano una tappa importante tra Montemassi e la diga sul Bruna, ricollegandosi a Lattaia e Giugnano, e completando il percorso storico delle attività estrattive nel territorio di Roccastrada.
Un segno trasparente, ma presente nell’area collinare delle miniere si avverte anche da lontano, racconta quel luogo e la sua storia. Il profilo di una mano alta più di venti metri in tondino di ferro, disegnata nel cielo, è la memoria di un gesto del minatore.[4]


Castel del Belagaio



 


Roccatederighi


Sticciano


I Canaloni

Belagaio Castle

Castel del Belagaio

 

Nel comune di Roccastrada, al confine con la provincia di Siena, si trova il signorile complesso Castel del Belagaio.
Esso si erge in cima ad un piccolo poggio nelle vicinanze del torrente Farma ed è raggiungibile percorrendo un viale circondato da una stupenda campagna.
Antica struttura fortificata appartenente nel XII secolo alla famiglia degli Ardengheschi, nel secolo successivo fu sottoposto all’amministrazione comunale di Siena. Dopo la grande crisi della metà del Trecento, che investì anche questi territori, il castello subì un notevole spopolamento. Divenuto una tenuta agricola nel corso del XVI secolo, il castello venne completamente restaurato nell’Ottocento recuperando, come richiedeva la moda del tempo, lo stile medievale. 
Proprietà fino a tempi recenti della famiglia Grottanelli, cui si devono i restauri del palazzo signorile, dalla cui torre si gode un panorama meraviglioso, il Belagaio comprende numerosi edifici, un tempo abitati dalla piccola comunità agricola che qui risiedeva. La chiesa di San Leonardo, restaurata anch’essa nell’Ottocento, ha pianta rettangolare e presenta sulla facciata un bel portale di stile goticheggiante e un originale campanile a vela. [3]

Sticciano

 

SticcianoPanorama1

Sticciano [7]

 

Sticciano è situata a circa 15 km da Roccastrada, situata all'estremità sud-orientale del territorio comunale. L'ubicazione del centro storico è sulla collina di Poggio Pinzi, che costituisce una delle ultime propaggini nord-occidentali del massiccio di Monte Leoni.
Sticciano sorse in epoca altomedievale sulla vetta della collina che domina la sottostante valle dove sono venuti alla luce reperti di epoca romana.
Il centro fu controllato, fin dagli albori, dalla famiglia Aldobrandeschi, mentre nel corso del XIII secolo venne ereditato da una famiglia locale che poi lo cedette agli Ardengheschi. In seguito, il luogo passò sotto il controllo di Siena, rimanendo sotto il dominio della Repubblica fino al 1555, anno in cui entrò a far parte del Granducato di Toscana.

Chiesa della Santissima Concezione, situata nel centro medievale di Sticciano, già pieve dedicata a santa Mustiola in epoca medievale, venne edificata in stile romanico, con la facciata principale preceduta da una scalinata in pietra che conduce al portale principale. La pieve di S. Mustiola e l'unica tra le chiese castellane del territorio che conserva ancora il suo aspetto medievale. La sua struttura planimetrica è ad un’unica navata di forma rettangolare terminante con un abside di forma semicircolare, il campanile rettangolare a forma di torre inserito dentro la chiesa, il coronamento dell'abside è ad archetti ciechi pensili poggiati su mensole, di architettura tipicamente romanico-lombarda.

Torniella e Piloni

Il paese di Piloni, frazione del comune di Roccastrada, è situato a nord del capoluogo comunale, non lontano dal confine con la provincia di Siena, a meno di due chilometri dall'adiacente borgo di Torniella, in un contensto ambientale protetto delle riserve naturali del Farma e della Pietra. Le colline tra Piloni e Torniella sono ricche di cave riolitiche.
Il nome potrebbe essere l'accrescitivo di "pile", le grandi vasche di pietra per ricevere e trattenere l'acqua e finalizzate all'abbeveramento degli animali, alcune di esse ancora presenti nei boschi nei dintorni, sia da "pilastri", con riferimento ai lavori lapidei.

San Salvatore di Giugnano

Il complesso architettonico di San Salvatore di Giugnano ha una lunga storia, fatta spesso di mistero e di nichilazione, ma indubbiamente piena di fascino e di bellezza immanente.
I resti dell’Abbazia di San Salvatore di Giugnano si trovano nei terreni posti nei pressi dell’Agriturismo San Guglielmo a Roccastrada, nei quali vanno cercati.

Arte in Toscana | La Cripta di Giugnano

 

San Salvatore di Giugnano

 

La Riserva Naturale Farma, situata tra Monticiano e Roccastrada, comprende il tratto mediano della bellissima e selvaggia vallata in cui scorre il torrente Farma, principale affluente del fiume Merse, e l’alto corso del Lanzo, un lungo torrente che sfocia nell’Ombrone all’altezza di Paganico. La porzione senese della Riserva è circoscritta alla riva sinistra del torrente Farma, il cui tragitto segna il confine tra la provincia di Siena e quella di Grosseto. All’interno dell’area protetta, in territorio grossetano, è situata la Riserva Naturale Statale di popolamento animale Belagaio; qui, sullo spartiacque Farma-Lanzo, si trova il Belagaio, antico castello feudale, oggi fattoria del Corpo Forestale dello Stato.[1]

Sassoforte e Sassofortino

La località è nominata per la prima volta nel secolo XII in documenti d'archivio. Riferimenti al castello di Sassoforte, invece, risalgono al 1076, in un atto di donazione da parte del conte Ildebrando Aldobrandeschi alla chiesa di Montemassi.

Nel Duecento il castello era dominato dai signori di Sassoforte e nel 1221 l'imperatore Federico II prese sotto la sua protezione i membri della famiglia, Uguccione e i giovani fratelli, vassalli degli Aldobrandeschi.
Con il passare del tempo i signori di Sassoforte decisero di appoggiare i ghibellini, entrando così in contrasto con gli Aldobrandeschi, per difendersi dai quali si sottomisero nel 1254 ai senesi.

Nella seconda metà del duecento i Conti di Sassoforte erano in lotta continua con gli altri potentati locali: i Pannocchieschi, i signori di Torniella o, ancora, gli Aldobrandeschi.
Siena non appoggiava una politica così aggressiva, per questo, nel 1330, il suo governo guelfo, favorì la conquista del castello da parte dei conti Aldobrandeschi di Santa Fiora, per poi acquistarlo da questi ultimi.

Anche se le fortificazioni di Sassoforte vennero distrutte, per tutto il Trecento il castello fu abitato, ma a causa della peste de delle cattive condizioni di vita a partire dal 1340 si contavano a Sassoforte non più di una cinquantina di persone.
Nel 1368 diventa proprietaria del castello la famiglia senese dei Salimbeni, ma il degrado continua e il castello viene definitivamente abbandonato nel corso del Quattrocento. I suoi abitanti ora sono tutti nel borgo di Sassofortino.[6] 



Comune Roccastrada

Map of Roccastrada url

Cicloturismo nella Maremma in Toscana

Viaggio nel medioevo | StICCIAno SCAlo - RoCCAStRADA - SASSoFoRtIno - RoCCAteDeRIGhI - GABellIno - MontIeRI - PIAn DeI MuCInI - PRAtA - tAttI - RIBollA - PIAn Del BIChI StICCIAno Scalo

Balcone sulla Maremma | ROCCASTRADA- SASSOFORTINO - ROCCATEDERIGHI - TATTI - RIBOLLA - PIAN DEI BICHI - ROCCASTRADA





Itinerari. Sentieri escursionistici in Val di Merse

1. Sentiero Iesa-Tocchi

2. Sentiero Iesa-Terme di Petriolo

3. Sentiero della Gola del Merse

4. Sentiero di San Galgano

5. Sentiero della Pietra

6. Sentiero Scalvaia-Valle del Farma

7. Sentiero Monticiano-Camerata

Trekking Roccastrada

 

   

Molti sono gli itinerari che si possono compiere a piedi, a cavallo, o in mountain-bike. I 120 km del Trekking Roccastrada e il tracciato della Via Equestre Grossetana consentono di fruire della natura incontaminata del territorio fino ed entro le Riserve Naturali del “Farma” e “La Pietra”, recentemente dotate di adeguata cartellonistica. Il territorio è ricco di torri e borghi medioevali, fra cui spiccano Montemassi e Roccatederighi. Il primo elevato sulla pianura maremmana e raccolto intorno al castello degli Aldobrandeschi, si caratterizza per gli stretti vicoli scavati nella roccia. Il secondo, Roccatederighi, è un bellissimo paese che, mimetizzato fra scogli di trachite modellati da vento e pioggia, ne segue, quasi calcificato, il profilo dando un’espressione unica al paesaggio urbano.

 

Sticciano - Roccastrada | 19 km, 5 ore

   

Roccastrada - Castello del Belagaio | 13,5 km, 4,5 ore

   

Il Castello del Belagaio è situato a nord-est di Roccastrada, in provincia di Grosseto e si trova all'interno della Riserva Naturale Farma.

Il borgo fortificato nacque in epoca medioevale sempre sotto la proprietà degli Ardengheschi. Nel corso del 1200 il castello passò ai senesi e nel 1500 entrò a far parte del Granducato di Toscana.

L'aspetto del castello è quello di un massiccio complesso fortificato, formato dalla residenza padronale a pianta quadrangolare e da una torre con merli. Adiacente al castello si trova la Cappella di San Leonardo sempre di epoca medioevale.

Questo itinerario, arrivando al Belagaio, ci porta nella zona della Val di Farma molto interessante dal punto di vista botanico ed ecologico.


 
Castello del Belagaio - Torniella | 13 km, 4 ore

   
Questo itinerario attraversa la Val di Farma, una delle zone più interessanti dal punto di visto botanico ed ecologico.

Do Roccastrada fino al torrente Gretano, si attraversano zone coltivate alternate a macchia: è un paesaggio molto vario, diviso in piccoli appezzamenti da sempre coltivati dall'uomo, anche grazie all'esistenza di uno placco riolitica (lo testimonia lo roccia affiorante poco dopo il podere le Pescine), che rende i terreni particolarmente fertili ed umidi.

Lungo il percorso si incontrano due sorgenti, la prima delle quali, Fonte Forna, dissetavo nel passato i Roccastradini con le sue acque cristalline.
Il Gretaneo segna il confine tra i Comuni di Roccastrada e di Civitella Paganico. Passato il torrente, si entro in uno zona di bosco, dove ad essenze tipicamente mediterranee come leccio, sughere od albatro, si associano od oltre "mesofile" come cerro e rovere.
Anche il suolo è cambiato, passando dalla riolite al complesso del Verrucano.
Giunti allo fine della solito, si prosegue in una ceretta che arprendendo il percorso, dopo circa 600 m, il sentiero devia verso destra allontanandosi dal corso d'acqua. Una sorgente, fonte Diaccia, sgorga a pochi metri dalla Farma. Dopo aver percorso un tratto di una strada sterrata si giunge alla diga della seconda Ferriera, un'opera ancora ben riconoscibile. Se non è possibile attraversare il torrente in questo punto si può eventualmente andare avanti sulla strada imbrecciata fino alla Senese-Aretina e da li, (voltando il sinistra) si raggiunge Torniella. Guadata la diga, si prosegue tra prati dalle splendide e variopinte fioriture primaverili come quelle di alcune specie di orchidee spontanee e, dopo poco, si giunge all'altra Ferriera. è una costruzione in bozze di pietra con architravi ee piedritti delle finestre monolitici ed i solai completamente in legno, recentemente restaurata e contenente una raccolta, che può essere visitabile se si trova un accordo per l'orario della visita con i proprietari (sentire il comune di Roccatrada).
Più avanti, dal prati si passa ad un castagneto da frutto e, dopo aver incontrato un fontino, curioso per il fronte scolpito ed una sedia in pietra di fianco, si sale a Torniella.

 

Torniella - Sassoforte - Roccatederighi | 20 km, 5 ore


   
Una passeggiata molto suggestiva è quella che da Torniella ci conduce fino a Roccatederighi o Sassoforte, passando per  Sassofortino(percorso304).
Si tratta di un tragitto molto lungo percorribile preferibilmente in ore o stagioni fresche della lunghezza di venti chilometri circa all’interno del quale non vi è la possibilità di rifornirsi d’acqua.

Usciti da Torniella, dopo un tratto di castagneto da frutto incontriamo il podere la Pieve. Andiamo avanti per la strada che scende in mezzo ad una cerreta ed arriviamo così alla Farma che dobbiamo attraversare.

Le imponenti strutture del castello, oggi allo stato di maestosi ruderi, si estendevano ad occupare la sommità del monte Sassoforte, 789 s.l.m., dal quale la vista si spinge fino alla stessa città di Siena, oltre a controllare la pianura del Bruna e parte delle Colline Metallifere. Il percorso che conduce alle rovine è costellato da enormi massi di roccia trachitica, valida fonte di approvvigionamento di materiale da costruzione, alla quali si aggiungono le pareti di roccia immediatamente sottostanti le mura del castello, certamente utilizzate come cave e allo stesso tempo come parte delle difese del centro.
 
Piloni - Sassoforte - Sassofortino - Roccatederighi | 16 km, 6 ore

   



 
Sassofortino - Montemassi | 13 km, 4,5 ore

   
   
Roccatederighi - Montemassi | 7 km, 2,5 ore

   

Il cammino di sette chilometri e mezzo circa che collega Roccatederighi a Montemassi  è piuttosto caratteristico (percorso 307).
Preferibilmente si consiglia di percorrerlo durante le stagioni fresche e portandosi dell’acqua poiché non c’è modo di rifornirsi durante tutta la passeggiata.

La prima parte di esso attraversa castagneti alternati a qualche zona coltivata e gira attorno al picco riolitico su cui è sorta Roccatederighi. In questa parte è possibile osservare piante di ginestra spinosa, una tipica specie che non si ritrova nel resto del territorio comunale.

 
     
   
   
Roccastrada borders Campagnatico, Chiusdino, Civitella Paganico, Gavorrano, Grosseto, Massa Marittima, Monticiano en Montieri.
Frazioni Sticciano, Ribolla, Montemassi, Roccatederighi, Sassofortino, Torniella e Piloni.
   

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Roccastrada storia | Dalle prime forme di insediamento al Governo Senese

La parte interna della Maremma che va dalle Colline Metallifere fino alla pianura di Grosseto, comprendendo i comuni di Massa Marittima, Grosseto in parte e Roccastrada, è una zona che ha sempre rivestito un'importanza notevole per le sue numerose risorse agricole e minerarie. Il clima mite e favorevole e la sua potenzialità produttiva, legata alla presenza di minerali di ferro, rame, argento, etc ..., hanno giocato un ruolo determinante per la configurazione del paesaggio umano e per la suddivisione del potere politico ed economico nel territorio. Infatti il destino di questa regione è sempre stato quello di essere sfruttata esclusivamente come produttrice di materia prima, sia che ad usufruirne fossero in periodo etrusco le città di Vetulonia e RoseIle o Siena e Firenze in epoca medioevale e postmedioevale.

Non sono molte attualmente le testimonianze di insediamenti sparsi nel territorio, se si escludono le imponenti presenze medioevali. Questo però, non deve necessariamente far pensare ad uno scarso popolamento, poiché esistono numerosi fattori che possono aver reso difficilmente intelligibile il quadro insediativo. Prima di tutto il territorio in questione non è ancora stato studiato globalmente; in secondo luogo a partire dalla protostoria si è spesso verificata una continuità insediativa che evidentemente ha ostacolato la ricerca, infine la nostra zona, nella sua parte più fertile e quindi più idonea all'insediamento, ha subito un lungo impaludamento ed una serie di bonifiche, che sicuramente hanno alterato in misura non lieve il paesaggio antico. Nella Maremma grossetana in generale, le prime tracce umane di una certa consistenza sono relative al periodo neolitico; testimonianze di questo tipo sono state infatti individuate a Roselle, Massa Marittima, all’Argentario etc ...

Dopo un periodo di transizione (Eneolitico), inizia nel terzo millennio circa a.C. la cosiddetta età dei Metalli, in cui si ebbero con molta probabilità i primi scambi commerciali, collegati ad un primitivo sfruttamento delle risorse minerarie. I primi materiali ad essere sfruttati furono rame e bronzo, che in discrete quantità si trovavano in tutta la zona (es. i minerali cupriferi di Roccatederighi). Dopo il mille a.C. l’importanza dei minerali crebbe e da ciò trasse vantaggio questa area proprio per la sua ricchezza. A questo periodo di fioritura si può attribuire quella importante testimonianza rappresentata dalla necropoli di Sticciano Scalo. Questa necropoli ad incinerazione è costruita da ossuari deposti direttamente nel terreno (il materiale della necropoli è oggi visibile presso la sezione preistorica del Museo Archeologico di Firenze) e risale all’età protovillanoviana (XI-IX sec. A.C.).

Il momento successivo vede il formarsi dei primi centri urbani per sinecismo - ossia per accentramento in una unica città della popolazione prima sparsa per le campagne - dei vari villaggi sorti nella zona e tale processo avviene nei luoghi che permettono una maggiore facilità di comunicazione, cioè sulle colline costiere e presso i fiumi di una certa importanza. Nel nostro caso i due centri urbani di Vetulonia e Roselle sorgono in una posizione dominante il lago Prile che, essendo un ampio bacino in diretto contatto con il Mar Tirreno, rivestiva un’enorme importanza economica e politica. Di conseguenza, mentre nelle zone costiere va fiorendo una vera e propria civiltà urbana, verso l’interno ossia nel nostro territorio, gli insediamenti restano piccoli, monoproduttivi e quindi dipendenti adesso dal centro urbano: si hanno testimonianze di accordi comunitari che mostrano come siano le due città etrusche della zona mineraria, Vetulonia e Populonia, a spartirsi l’industria estrattiva e metallurgica.

Fra il V e il IV sec. A.C., dopo un "boom" economico, si ha in tutta l’Etruria settentrionale una crisi che coinvolge soprattutto le attività di esportazione mineraria per la chiusura di rotte commerciali, crisi che vede anche una diminuzione delle attività agrarie. Ne conseguono lo spopolamento parziale del territorio e una grossa perdita di potere da parte di centri "industriali e commerciali" come Vetulonia. Roselle, la cui economia più legata all’agricoltura, risente in misura minore della crisi, approfitta di tale decadenza per impossessarsi delle miniere del massetano e di quelle di Roccastrada, a scapito di Vetulonia; sarà proprio a seguito di questa fase di espansione, che il territorio di Roccastrada verrà interamente incorporato nei confini rosellani. Pur tuttavia non si hanno grosse variazioni nel quadro generale degli insediamenti; l’unico cambiamento di una certa importanza avviene dopo la conquista romana del territorio di Roselle (294 a. C.), poiché qui, come nella quasi totalità dei casi, al periodo romano corrisponde un’interruzione della attività siderurgica, dovuta al fatto che Roma aveva maggior convenienza ad importare la materia prima dalle provincie lontane che non ad estrarla in loco. Inoltre, a partire dall'epoca imperiale, si assiste alla rovina definitiva della vecchia economia agraria che comporta, a livello territoriale, un ulteriore spopolamento delle campagne e la decadenza dei centri urbani; spesso, infatti, l'aristocrazia terriera si trasferisce dalle città periferiche nella capitale Con molta probabilità è proprio adesso che ha inizio un primo impaludamento delle terre più esposte a questo tipo di rischio, tantoché, sotto Traiano, la Maremma toscana viene definita già malsana. Naturalmente la situazione non è ancora così grave come lo sarà più tardi, tanto è vero che per tutta l'età romana fino ad arrivare all'alto Medioevo sono attestate presenze umane significative nella fascia a sud del territorio del Comune di Roccastrada, in quella zona di pianura che sicuramente avrà subito opere di canalizzazioni agricole per la coltura soprattutto cerealicola. Nell'area più meridionale del Comune, in direzione delle Colline Metallifere, lungo i torrenti Rigo e Asina (presso Montelattaia, Pian dei Bichi, etc ...), sono state individuate interessanti presenze che attestano una continuità insediativa che va dal VI secolo a.C. fino all'età barbarica. A quest'ultimo periodo è stata attribuita anche una importante necropoli scoperta intorno al 1935 presso Sticciano Scalo.

Con l'Alto Medioevo la situazione si aggrava a causa dell'abbandono di questo sistema di canalizzazioni, connesso anche ad una serie di alluvioni che accentuano ulteriormente e, si può dire in modo definitivo, l'impaludamento e lo spopolamento di questa terra. E propria di questo periodo infatti la grossa trasformazione del paesaggio umano e naturale. La stessa Roselle che, nel IV secolo d.C. era divenuta sede vescovile di un'ampia circoscrizione comprendente anche il territorio ereditato da Vetulonia, subì una serie di contrazioni che la portarono a perdere il nome di città e la sede vescovile che nel 1138 fu trasferita a Grosseto. Primo documento noto e importante per la storia del nostro territorio è la donazione carolina del 787. Carlo Magno cede in quell’anno le tre "civitates" di Populonia, Roselle e Sovana a Papa Adriano I e suddivide con tale disposizione, la parte meridionale dell'antica Tuscia da quella settentrionale: quest’ultima resta in mano all'Impero, mentre la prima viene a far parte del patrimonio di S. Pietro. La nostra zona, che rientrava precedentemente nel dominio dei Longobardi, viene a trovarsi, a seguito di tale donazione, proprio sul confine tra le due giurisdizioni. Trattandosi di una terra particolarmente ricca e ambita essa viene così a essere controllata tanto dall'Imperatore che dal Papa. Tale posizione istituzionale, per la sua singolarità, giocherà a favore dei signori a cui essa verrà infeudata e cioè gli Aldobrandeschi.

Con il dominio feudale aldobrandesco in Maremma inizia anche, nel X sec., la costruzione di fortificazioni e castelli nella zona con funzioni prevalentemente difensive. Il primo castello attestato in questa zona, ancor prima di Sticciano, è Lattaia, citata in un documento del 973. Nel 1479 Lattaia fu arsa e distrutta e, nel 1640, il numero dei suoi abitanti ammontava a 25. Fra i centri invece ancora oggi abitati di origine medioevale, oltre al suddetto Sticciano, vi sono Roccastrada che viene citata per la prima volta dalle fonti nel 1118 come "Rocca di Fabiano", Montemassi che vien fatto risalire ad una epoca anteriore il Mille, Roccatederighi (forse la medioevale Rocca Norsina) che fin dal 1110 appartenne ai territorio rosellano, Sassofortino che fu fondata dagli abitanti scampati alla distruzione della rocca di Sassoforte avvenuta ad opera dei Senesi nel 1330 e Torniella del quale castello i documenti parlano per la prima volta nel 1226. A partire dal X sec. si verifica quindi in tutto il territorio un processo di incastellamento, cioè di concentrazione della popolazione intorno alle residenze fortificate in luoghi sempre più impervi e difesi naturalmente. Il risultato finale della espansione aldobrandesca fu una prima unificazione geopolitica della Maremma sotto il loro dominio agli inizi del XIII secolo. Quindi, a risultato di questo importante momento, la Maremma si trova isolata da grossi centri, con una popolazione estremamente ridotta e con una situazione tale, nelle pianure, da non permettere più l'insediamento; assistiamo a questo punto alla definizione di un paesaggio caratterizzato da castelli, intesi come borghi fortificati, ben distanti l'uno dall'altro, che differenziano per la prima volta in modo determinante questa zona del resto della Toscana, che va invece configurandosi in una fitta maglia di insediamenti generalmente di minore dimensione. Castelli come Sassoforte, Montemassi, Roccatederighi, per indicare i più caratteristici, con il loro affascinante aspetto di rocche inespugnabili, bene possono esprimere l'immobilità di un mondo rimasto a lungo feudale, al di fuori della frenesia economica che il centro della Toscana stava vivendo (basti pensare che una strada carreggiabile fra Siena e Grosseto fu aperta solo nel 1370).



Montemassi


 
the castle of Montemassi
Montemassi Castello

Montemassi si trova nel comune di Roccastrada, su un'altura che culmina con uno sperone roccioso a 280 metri di altezza. Il suo centro storico è molto pittoresco avendo conservato l'aspetto di un compatto borgo a "pigna" anche se le mura sono in gran parte state inglobate nelle abitazioni.
Avvicinandosi al paese si notano i resti di un imponente castello, che è sicuramente il più importante monumento di tutto il territorio di Roccastrada perchè è ritratto in un famoso e controverso affresco situato all'interno del palazzo pubblico di Siena: "Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi", realizzato nel 1328 da Simone Martini, nella sala del mappamondo. L'opera (340 x 968 cm) mostra il comandante delle truppe senesi durante l'assalto alla rocca di Montemassi, che è perfettamente riconoscibile nel dipinto. Alcuni restauri del 1980 hanno però portato a scoprire un dipinto sottostante che mette in dubbio la datazione dell'opera. Infatti, l'affresco ricoperto dall'attuale cela un castello che sembra essere quello di Arcidosso, conquistato da Guidoriccio nel 1331; come può stare sotto a un affresco del 1328? La polemica artistica e storica tra gli esperti dura tutt'oggi e non sembra destinata a finire.


Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi (detto anche Guidoriccio da Fogliano) è un grande affresco collocato nella Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena. È attribuito per tradizione a Simone Martini, che l'avrebbe dipinto nel 1330, ma una lunga controversia iniziata nel 1977 e il recente ritrovamento di disegni preparatori farebbero pensare a un rifacimento del Quattrocento.

Nel 1980, nel corso di un restauro finanziato da un'associazione artistica tedesca, venne alla luce un nuovo affresco sottostante al "Guidoriccio da Fogliano", la cui cornice più bassa lo ricopre in parte. Questo evento ha rappresentato l'occasione e il momento per l'apertura di una controversia, già latente nel passato, sulla paternità del Guidoriccio da Fogliano, che una parte della critica d'arte mondiale ritiene essere un'opera databile ad epoche successive e non attribuibile a Simone Martini.

Si capì subito che la qualità dell'opera che stava emergendo in quel 1980 era altissima, degna di un grande artista del trecento senese (lo stesso Simone Martini o Ambrogio Lorenzetti). Ma, con grande sorpresa, il rinvenimento artistico si fermò lì: ciò che era stato scoperto era un castello, circondato da una chiesa, da vari edifici e da recinzioni, individuato subito, con grande attendibilità, nel castello di Arcidosso, conquistato dai Senesi nel 1331 unitamente a Casteldelpiano. Ma la scoperta del nuovo affresco mise in evidenza anche due figure emblematiche, in una scenografia densa di significato. Un personaggio con vesti civili, ma armato di spada, figura che appare dominante nella scena, che era nascosto o cancellato da un bizzarro strato di vernice blu, e l'altra con veste scura propria di un castellano, in atteggiamento di resa. Le due figure dovrebbero ragionevolmente riferirsi, come affermano Moran e Mallory, al vero Guidoriccio, che conquistato Arcidosso, ottiene in via pacifica da un conte Aldobrandeschi (l'altra figura) la cessione di Casteldelpiano.[2]

 

 

 

Presa di un castello (forse di Giuncarico), opera attribuita non concordemente a Duccio di Buoninsegna, datata 1314, che ne fa la più antica decorazione sicura del palazzo

 

 

Storia miniera

   

La storia della miniera, e conseguentemente dell’insediamento urbanistico, ebbe inizio sul finire del XIX secolo, con la scoperta dei primi filoni di lignite.
Dal 1844 si iniziò a coltivare il bacino minerario di Ribolla, posto al confine meridionale delle Colline Metallifere, aprendo due cave di lignite. Il trasporto del minerale era difficoltoso, svolto da carri trainati da bestie da soma che dovevano percorrere 8 o 12 chilometri di strade dissestate per arrivare alla stazione di Gavorrano.

A piedi al tramonto sul percorso dei minatori al lume di acetilene

“Cielo di stelle, cielo color di mare” si intitola così la passeggiata rievocativa del vecchio percorso dei minatori verso la miniera di Ribolla

Ribolla è un villaggio minerario nel comune di Roccastrada. Sconosciuto ai più, è divenuto famoso negli anni Cinquanta per la vitalità del movimento operaio e, più tristemente, nel maggio 1954 per il più grave incidente minerario del secondo
dopoguerra in Italia, nel quale persero la vita 43 minatori.

Ribolla | Percorso di Miniera

 

  Ribolla, percorso di Miniera
 
   



Bagni San Filippo
Santa Fiora
Paganico


Le Colline Metallifere  | Galleria immagini


Le Colline Metallifere

 

Vista da la Rocca di Campiglia Marittima a le Colline Metallifere   RoccatederighiPanorama2   RoccastradaPanorama1

Vista da la Rocca di Campiglia Marittima a le Colline Metallifere

 

  Roccatederighi   Panorama Roccastrada

Colline Metallifere Ponte Pia.JPG

  Roste   Sassofortino Panorama
Landschaft am Fluss Rosia mit der Brücke Ponte della Pia  

Le Roste

 

  Sassofortino panorama
MontieriMiniereMerse  

Colline Metallifere Kupfer.JPG

  MontieriMiniereLeRoste

The Merse River near Le Roste, part of the ancient minings in Montieri

 

 

Le Roste, Montieri

 

  Le Roste (particolare)
         
         


[1] Fonte:www.tuscany-charming.it
[2] Da approfondire: www.webamiata.it
[3] Fonte:www.parcodeglietruschi.it
[4] I luoghi d'interesse: La miniera di Ribolla www.archeologiamedievale.unisi.it
[5] Fonte: www.comune.roccastrada.gr.it
[6] Storia di Sassofortino |www.sassofortino.info
[7] Foto da LigaDue, licenziato in base ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported


Arte in Toscana | Siena Palazzo Pubblico

Trekking in Roccastrada |www.unionecomunicollinemetallifere.it
Una selezione dei percorsi che uniscono alcuni sentieri e permettono ai visitatori di scoprire il fascino del paesaggio e della storia di questo territorio:


 



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