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Fattoria l'Amorosa, Sinalunga

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Fattoria l'Amorosa | Sinalunga


   
   

Se dal colle di Sinalunga si osserva il paesaggio verso sud, la prima cosa che salta agli occhi è la grande "piramide" del monte Cetona che si innalza sulla linea dell'orizzonte. Tra la grande montagna e la valle sotto Sinalunga, una serie infinita di dolci declivi punteggiati di cipressi e ciuffi d'alberi. Indubbiamente un bel panorama, ma questa non è una grande scoperta: la Toscana offre migliaia di panorami splendidi.

La Fattoria l'Amorosa è un complesso abitativo che si trova nel territorio del comune di Sinalunga, in provincia di Siena. Sorta in epoca medievale su un territorio già abitato nei secoli della Civiltà etrusca e in Età romana, trova la sua prima citazione nell'affresco trecentesco di Lippo Vanni in ricordo della Vittoria dei senesi nella battaglia di Val di Chiana, opera conservata a Siena nella Sala del Mappamondo, compresa all'interno del Museo civico del Palazzo Pubblico (Siena). La proprietà delle strutture è stata in origine della famiglia Chigi-Saracini, per poi passare a quella dei Piccolomini e dei Pannillini. Nel XVIII secolo ci perviene come una vasta tenuta espansa nel tempo dotata di granaio, stalla, cantina, ma anche di un'osteria, di una scuola elementare e di una chiesa che, solo a partire dalla prima metà del XIX secolo, ha dato luogo ad una ricca comunità parrocchiale. Negli ultimi anni ospita una struttura ricettiva.

   
   
Storia

   

Di questo piccolo borgo si trovano notizie in ogni epoca storica, sempre e comunque in stretto legame con Sinalunga e la sua comunità. Non sia hanno notizie sulla sua fondazione, ma la collina su cui si trova era abitata fin dal tempo degli Etruschi. Infatti, nei primi anni del XX secolo, il Conte Alfredo di Frassineto - l'allora proprietario della Fattoria dell'Amorosa - nel corso dei suoi lavori di giardinaggio rinvenne i resti di un edificio ornato con terrecotte del II secolo a.C. Parte di questi ritrovamenti furono donati alla Fraternita dei Laici di Arezzo, e parte del materiale rimase in possesso della fattoria, tra i quali una testa di Atena con elmo bilobato simile ad esemplari rinvenuti a Cosa di Orbetello (GR) e Talamone (GR). Questi resti erano in prossimità di un tracciato stradale che collegava Chiusi con gli altri importanti centri della Valdichiana senese.


Lippo Vanni, La battaglia della Valdichiana, affresco, Sala del Mappamondo, Palazzo Pubblico, Siena


Importante è la presenza dell'Amorosa (denominata Lamorosa) nel grande affresco celebrativo della Battaglia della Valdichiana, dipinto dal senese Lippo Vanni nel 1363 all'interno della Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena.[1] In tale affresco, l’Amorosa viene dipinta come il castello o borgo fortificato ai piedi del quale si concluse tale battaglia. Tale stato di borgo fortificato, infatti, viene confermato anche dallo storico senese Orlando Malavolti, ed a sostegno di ciò, sia il sinalunghese Luigi Agnolucci che Giovanni Antonio Pecci parlano di una cospirazione ordita alla fine del XV secolo contro la Repubblica di Siena, poi soffocata con la violenza dal governo senese, che punì sia i castellani cospiratori dell’Amorosa, sia il borgo, abbattendone le fortificazioni e la torre. Di queste opere, oggi, rimangono il grande torrione quadrangolare, una torre porta, altre strutture minori e, forse, l'impianto architettonico generale, rivisitato comunque nel Cinquecento.

 

Affresco di Lippo Vanni La battaglia della Valdichiana: particolare de L'Amorosa

L'Amorosa, comunque, non fu distrutta completamente, dato che è presente anche nella prima cartografia moderna della Toscana, la Chorographia Thusciae - disegnata da Girolamo Bellarmato e stampata nel 1573 ad Anversa - dove un piccolo abitato denominato Amarosa è posto tra Asinalonga (Sinalunga), Bettole (Bettolle), e Torrica (Torrita di Siena).

In una mappa della metà del XVIII secolo conservata presso la Venerabile Opera del Duomo di Siena, si apprende come la zona immediatamente sottostante all’Amorosa fossa paludosa, come la maggior parte della Valdichiana di quel periodo. All’epoca, tre erano i proprietari dell’Amorosa: la suddetta Venerabile Opera, la famiglia Pannilini e la famiglia Piccolomini. In particolare, Enea Silvio Piccolomini, salito al soglio pontificio con il nome di Pio II possedeva il torrione, come è attestato dallo stemma che ancora oggi è visibile su un lato del fabbricato.

L’Amorosa assunse sempre più il ruolo di fattoria centrale in un territorio che comprendeva una ventina di poderi che passava di famiglia in famiglia, fino ad entrare in possesso dei Conti di Frassineto, eredi della Baronessa Fiorella Favard de Bacheville, ai cui discendenti appartiene anche adesso, la famiglia del Marchese Citterio.

Con l’erezione della Prioria dell’Amorosa voluta dal Pietro Pannilini della famiglia Pannilini, iniziò a formarsi una vera e propria comunità che andò via via aumentando di importanza. Nella prima metà del XX secolo, la parrocchia dell’Amorosa era la più popolosa tra quelle extraurbane della Valdichiana, contando oltre 250 persone.

Con il fenomeno dell’abbandono delle campagne degli anni sessanta, anche per il piccolo borgo iniziò il progressivo processo di decadimento. Tuttavia, negli ultimi decenni del secolo scorso il borgo è stato recuperato, affiancando l’attività agricola a quella turistica, e dal 1971 è diventata una struttura alberghiera col nome di Locanda dell'Amorosa.


Architettura


   


Purtroppo non ci sono notizie esatte sulla data della costruzione dell'Amorosa: si presume che risali al XVI secolo, un periodo collegato con la penetrazione del capitale cittadino nella campagna. Il torrione più alto conserva le tracce architettoniche più antiche, come l’arco a sesto acuto e antiche finestre oggi chiuse: la costruzione ripete la conformazione delle antiche case-torri e appare molto semplice, anche se è stata costruita con grande cura dei parametri murari e della materia prima.

Interessante è pure l’accesso alla fattoria, una grande porta in mattoni la cui volta è divisa in due parti con raggiature differenti, che fanno pensare a due fasi di costruzione differenti. Di sicuro, però l’aspetto più stupefacente è la piazza della fattoria, su cui si affacciano la villa padronale (1750 circa), la chiesa cinquecentesca, e, soprattutto, due edifici a squadra presentanti un doppio loggiato con archi policentrici alternati a lesene, con chiari riferimenti alle ville senesi cinquecentesche dell’architetto Baldassarre Peruzzi. Al centro della piazza è, poi, presente un’aiuola triangolare con un pozzo in mazzoni.

Arte

   

La Chiesa della SS.ma Vergine Maria Assunta in Cielo, nella sua forma attuale dovuta ad un ampliamento rinascimentale dell’edificio del XII secolo, presenta esternamente un interessante campanile a vela in mattoni rossi. Fino al 1500 è stata sotto la giurisdizione del Pievano di S. Pietroad Mensulas, poi sotto quella del Priore di Santa Lucia di Sinalunga ed infine sotto la Collegiata di San Martino. All’interno sono presenti:

un affresco di un pittore anonimo senese della prima metà del XVI secolo Madonna in trono col Bambino tra le Sante Maria Maddalena e Caterina da Siena;

un dipinto olio su tavola di un pittore anonimo senese degli inizi del XVI secolo raffigurante San Girolamo in meditazione;

un dipinto olio su tavola di Francesco Rustici detto il Rustichino (Siena, 1592-1626) raffigurante Madonna con il bambino, San Giovannino e i Santi Caterina, Bernardino e Francesco;

un dipinto olio su tela di un pittore lombardo anonimo della prima metà del XVII secolo intitolato Estasi di san Francesco;

un dipinto olio su tela di un pittore senese anonimo della prima metà del XVII secolo intitolato sulla tela S. Eutropia de Rhemis in Gallia Virgo et Martyr;

un dipinto olio su tela di Lorenzo Feliciati (Siena, 1732-1799) denominato Madonna col Bambino.


L'ingresso all'amorosa è preceduto da un viale di cipressi
 
Sinalunga

   
Cittadina situata in un incantevole angolo della Valdichiana Senese, che comprende, ormai senza soluzione di continuità, un nucleo abitato più antico, posto su di un colle formato da strati di calcare e macigno, che affonda le sue origini nella notte dei tempi (primi insediamenti etruschi nel VII- VI sec. a.C.) nonchè teatro nel corso dei secoli di avvenimenti di rilevanza storica, e da una parte pianeggiante (detta "Pieve") verso la quale nuove attività industriali, artigianali e commerciali hanno determinato negli ultimi decenni lo spostamento dello sviluppo urbano.

La parte più interessante, dal punto di vista turistico, è costituita dall'antico borgo di forma ovoidale, venutosi a creare attorno al vecchio castello (di cui oggi non esiste più traccia) e sulla cui area, posta nell'attuale piazza Garibaldi, è stata costruita nel 1587 la Collegiata dedicata a San Martino.
 


Sinalunga

 

Sempre sulla piazza è ubicata la chiesa di Santa Maria delle Nevi (seconda metà del XVII sec.) nonchè la chiesa di Santa Croce (XVII sec.) derivata da una chiesa molto più antica posta accanto alla Rocca poi distrutta.

Una visita merita il Palazzo Pretorio edificato nella prima metà del sec. XIV con la facciata e la torre entrambe costruite con il tipico "cotto toscano". Era sede dell'autorità civile. Interesanti sono i numerosi stemmi che ricordano i Potestà che esercitarono le loro funzioni sotto il dominio senese e, poi, quelli medicei dopo il passaggio nella sfera di influenza di Firenze. Da notare anche, come curiosità, la nicchia posta a destra del portale d'ingresso in quanto in essa venivano legati i malviventi puniti alla gogna.

Nelle immediate vicinanze si trova il Teatro Comunale "Ciro Pinsuti", costruito nel 1797 dall'Accademia degli Smantellati (tale nome deriva dal fatto che i soci anticamente si riunivano in una "rocca smantellata"); è un piccolo gioiello del tardo settecento, di delicata fattura ed ottima acustica. E'stato, successivamente, dedicato al maestro "Ciro Pinsuti" (1828-1888) musicista sinalunghese di chiara fama. Il teatro è stato recentemente restaurato ad opera dell'Amministrazione Comunale e riaperto al pubblico nell' aprile del 2002.

A breve distanza è presente la chiesa di S.Lucia, attualmente Auditorium della Filarmonica "Ciro Pinsuti", nel secolo XII/XIII era il luogo di riunione del Consiglio della Comunità detto "Concionatorio".

Scendendo la scalinata adiacente è visibile la Chiesa del Chiodo, antica chiesa, in passato annessa ad un piccolo ospedale creato dalla Fraternita di Maria S.S. delle Nevi sul finire del XIII sec.

Scendendo da piazza XX Settembre si arriva alla Fonte del Castagno, costruita nel 1265 e completamente ristrutturata nel 1890, per secoli principale mezzo di approvvigionamento idrico del paese.

Sul colle sovrastante il paese è posto il Convento di San Bernardino ove si venera l'Immagine di Mara S.S. del Rifugio alla quale sono stati attribuiti dalla tradizione popolare tanti miracoli e che si vuole sia stata donata dal Beato Pietro da Trequanda che dimorò per qualche tempo nel Convento verso il 1460. All' interno della cappella Orlandini sono conservate pregevolissime tavole quattrocentesche di Guidoccio Cozzarelli e Benvenuto di Giovanni.

Nella parte pianeggiante è ubicata la Pieve di San Pietro ad Mensulas, considerata una delle sette pievi fondate da San Donato vescovo di Arezzo nel IV secolo d.C., edificata su una preesistente struttura romana come testimoniano iscrizioni, cippi e numerosi altri reperti archeologici trovati sul luogo. E' una costruzione romanica a tre navate divise da arcate che poggiano su robusti pilatri quadrangolari, abbastanza integra nel complesso nonostante ripetuti interventi di ristrutturazione e restauro.[2]

Torrita di Siena


   
Torrita di Siena è un antico borgo situato su una collina nella parte ovest della Valdichiana.
Il nome "Torrita" compare per la prima volta su un codice amiatino del 1037. Il castello soggetto alla sovranità ed alla difesa della repubblica di Siena, era protetto da una cinta muraria munita di torri quadrate e di quattro porte di accesso: Porta a Pago, Porta Gavina, Porta Nova e Porta a Sole. Fu baluardo avanzato (castrum) di Siena nella lotta contro Montepulciano; successivamente, nel 1554 venne conquistata da Firenze e assoggettata al potere mediceo.
A partire dagli inizi del Novecento conobbe un grande sviluppo soprattutto per quanto riguarda le attività artigianali e della lavorazione del legno.

Il palio dei somari di Torrita di Siena si corre ogni anno la domenica seguente il 19 marzo (o il 19 marzo stesso se cade di domenica).

La manifestazione è nata nel 1966, quando un'associazione del paese la istituì come festa popolare in onore del santo protettore dei falegnami, san Giuseppe; si intese che fungesse anche da motivo di ritrovo per tutti gli emigrati di Torrita di Siena che in passato, in genere per motivi di lavoro, avevano dovuto lasciare il loro paese di origine e trasferirsi altrove.

Si deve la dedica a san Giuseppe al fatto che a Torrita di Siena la lavorazione del legno è sempre stata un'attività molto praticata. La festa voleva mettere in evidenza la fatica e la semplicità del lavoro umano, di conseguenza proprio l'asino, animale umile e soprattutto instancabile, fu scelto come simbolo.

L’attuale palio viene corso da otto contrade: dalle quattro porte dell’antico castello medioevale di Torrita di Siena: Porta a Pago, Porta a Sole, Porta Gavina e Porta Nova (che nella prima edizione furono le uniche concorrenti) e dalle quattro contrade corrispondenti ai quattro rioni del paese: Stazione, Refenero, Le Fonti e Cavone.

Ogni contrada è orgogliosa del proprio stemma, dei colori e dei figuranti, ambientati nella metà del XIV secolo, costituiti dalla dama, dal principe, dall’alfiere, dall’armato, dai paggetti, dal dotto, dagli sbandieratori e tamburini, tutti vestiti con ricchi e preziosi costumi ricamati, talmente perfetti e rifiniti in ogni singolo dettaglio, che sembrano provenire realmente dal Medioevo.


 

Lippo Vanni La battaglia della Valdichiana: particolare del Castello Torrita di Siena
La Fattoria la Fratta è un complesso abitativo che si trova in località La Fratta. La prima notizia certa sulla tenuta si ha nel 1208, attraverso l'imposizione di una tassa da parte del governo della Repubblica di Siena; nel XIV secolo invece si attesta l'esistenza di due chiese, una dedicata a San Giovanni, l'altra a San Lorentino de Fratta, entrambe sostituite dalla nuova Cappella di San Michele.

In questa tenuta nacque, nel corso del XIII secolo, il noto brigante e nobile ghibellino Ghino di Tacco, al tempo ricercato dalla Repubblica di Siena.

 

Cappella di San Michele alla Fratta

     

Real Fattoria di Bettolle

   
Il moderno complesso urbano di Berttolle si è sviluppato intorno al piccolo centro medievale, del quale restano pochissime tracce, ed alla “Reale Fattoria” appartenuta per lungo tempo ai Cavalieri di Santo Stefano e poi ai Granduchi di Toscana. La Fattoria di Bettolle era una delle più importanti del Granducato. Oggi restano: la splendida villa, ancora intatta e moltissimi fabbricati rurali, conosciuti come “Poderi Leopoldini” perché costruiti su volere e con le indicazioni del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena.
Sul territorio immediatamente a valle di Bettolle scorre il Canale Maestro della Chiana, sui cui argini si possono fare delle passeggiate rilassanti, lontano dai rumori della vicinissima autostrada A1 e dagli svincoli della superstrada Siena-Perugia.[3]

 
   
   
[1] Lippo Vanni è stato un pittore e miniatore italiano (fl. 1340–1375) appartenente alla scuola senese, attivo in Siena tra il 1340 e 1375.
Lippo Vanni, come suo fratello Andrea Vanni non era solo un artista, ma anche un politico che ricoprì diverse posizioni nel governo di Siena, e fece parte del Consiglio dei Dodici.
Il suo nome apparve per la prima volta nei documenti d'archivio nel 1344 quando lo Spedale di Santa Maria della Scala gli commissionò la miniatura di un libro dei canti.
Lippo Vanni crebbe nella tradizione artistica senese di inizio Trecento e nelle sue opere mostra una forte influenza di Lippo Memmi, Simone Martini, i fratelli Lorenzetti e Niccolò di Ser Sozzo.

Le prime sue opere furono quasi esclusivamente miniature di manoscritti. Le opere che gli vengono attribuite per gli anni 1350-1360 sono la Madonna col Bambino (conservata oggi a Perugia nella Galleria Nazionale dell'Umbria), le miniature del manoscritto Chorales del Seminario (Pontificio Seminario Regionale Pio XII), l'Antifonar (Duomo di Siena) e l'affresco "Madonna con Bambino e quattro santi" nella cappella Martinozzi della Basilica di San Francesco, che venne eseguito come se fosse un polittico dell'altare con una cornice in legno dorato, la predella e altri dettagli.

Nel 1358 Lippo Vanni per la Chiesa dei Santi Domenico e Sisto a Roma, dipinse un trittico raffigurante la Madonna in trono col Bambino tra i Ss. Domenico e Aurea (centro) e scene del martirio della santa (sportelli).. In essa egli rappresentò la Madonna con il Bambino, i Santi Domenico e Sisto e gli angeli[1]. Ai piedi della Madonna dipinta la progenitrice della specie umana Eva con un serpente tentatore. Nel quadro c'è la firma dell'artista e la data esatta: «LIPPUS VANNIS DE SENIS ME PINXIT SUB AD VCCCLVIII».

Negli anni 1360-70 decorò un arco trionfale del coro e affrescò le "Scene della vita di Maria", "Santi" e "virtù" nell'eremo di San Leonardo al Lago a Monteriggioni. Insieme a Antonio Veneziano realizzò degli affreschi all'interno del Duomo di Siena (1369-70). Durante questo periodo dipinse il trittico-reliquiario "Santi Domenico, Pietro Martire e San Tommaso d'Aquino" (1372-74), che ora è conservato nel Museo Pio Cristiano del Vaticano. Un altro trittico-reliquiario, "Madonna con Bambino e Santi", che realizzò nel 1374-1375 è nella Galleria Walters a Baltimora. Nel 1372 dipinse presso la Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena un grande affresco raffigurante la « Battaglia della Val di Chiana» dove si ricorda la vittoria dell'esercito senese, comandato Giordano Orsini, sulla Compagnia del Cappelletto, comandata da Niccolò da Montefeltro, nella battaglia svoltasi in Val di Chiana nel 1363. Nel 1372 dipinse un affresco dell'Annunciazione nella chiesa di San Domenico a Siena.

Lippo Vanni lavorò quasi esclusivamente nei dintorni di Siena anche se ci sono testimonianze di suoi lavori a Napoli con il fratello. Fu un artista piuttosto conservatore, preservado la tradizione senese.
 
Copertina del Biccherna: L'offerta del Tributo di Lippo Vanni
[2] Pro Loco Sinalunga | www.prolocosinalunga.it
[3] Brevi notizie tratte da: Emanuele Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Firenze 1833 e Giorgio Santi, Viaggio al Montamiata, Pisa 1795-1806.


Bibliografia

Agnolucci, L. (1881-1908) – Raccolta di Notizie sul Comune di Sinalunga.

Bagnoli, A., (1980) – L’arte a Siena sotto i Medici (1555-1609), Roma, p. 185.

Brogi, F. (1897) – Inventario generale degli oggetti d’arte della provincia di Siena (1862-1865). Siena, p. 572.

Guastaldi, A., Longi, R., Padrini, C., Paolucci, G. (1998) – L’Amorosa. Serie “Quaderni Sinalunghesi”, Biblioteca Comunale di Sinalunga, Anno IX, n.3.

Malavolti, O. (1599) – Dell’Historia di Siena scritta da Orlando di M. Bernardo Malavolti, gentiluomo senese. In Venetia MDXCIX per Salvestro Marchetti Libraro in Siena all’insegna della Lupa.

Pecci, G. A. (1758) – Memorie storiche, politiche, civili e naturali delle Città, Terre e Castella che sono e sono state suddite della città di Siena.

Michael Bryan, Dictionary of Painters and Engravers, Biographical and Critical (Volume II L-Z), London, George Bell and Sons, 1889.


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