Il Perugino, Consegna delle chiavi, affresco (dettaglio), Cappella Sistina, Città del Vaticano

   
 

Pietro Perugino

 
 

Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino o come Pietro Perugino (Città della Pieve, 1450 circa – Fontignano, 1523), è stato un pittore italiano.

Titolare in contemporanea di due attivissime botteghe, a Firenze e a Perugia, fu per un paio di decenni il più noto e influente pittore italiano.

Fuse insieme la luce e la monumentalità di Piero della Francesca con il naturalismo e i modi lineari di Andrea del Verrocchio, filtrandoli attraverso i modi gentili della pittura umbra. Fu maestro di Raffaello.


Biografia


Formazione

 
 

Contrariamente a quanto afferma Vasari, la famiglia Vannucci era una delle più importanti e ricche di Castel della Pieve. La data di nascita è sconosciuta e, tramite la menzione che ne fanno Vasari e Giovanni Santi dell'età alla data della morte, viene fatta oscillare tra il 1445 e il 1452[1].

Non si conosce alcuna produzione giovanile nella sua cittadina di origine. La sua formazione, dopo un primo contatto con la realtà artistica perugina, avvenne, secondo quanto scrive Giorgio Vasari, con lo studio delle maggiori opere di Piero della Francesca. Perugia dopotutto, nella seconda metà del Quattrocento, viveva una vitale stagione artistica, con cospicue somme di denaro che alimentavano importanti opere sia pubbliche che private. Lavorarono a Perugia in quegli anni, oltre a Piero, Domenico Veneziano, Beato Angelico e Benozzo Gozzoli. Sulla scia di questi esempi i pittori locali, tra i quali spiccava Benedetto Bonfigli, avevano sviluppato una pittura luminosa e ornata, oltre che narrativamente scorrevole e, grazie all'esempio di Piero (che aveva lasciato nel 1459-1468 il Polittico di Sant'Antonio), attenta all'integrazione tra architettura rigorosa e personaggi[1].

Le prime esperienze artistiche umbre di Pietro Vannucci si appoggiarono probabilmente a botteghe locali come quelle di Bartolomeo Caporali e Fiorenzo di Lorenzo[1].

Ma fu solo a Firenze, dove forse si recò fin dagli anni 1467-1468, che l'artista ebbe gli insegnamenti decisivi che condizionarono le sue prime prove artistiche. Nel 1469 un primo doocumento lo ricorda come di ritorno a Città della Pieve per pagare la tassa del vino dopo la morte del padre. Subito dopo dovette tornare a Firenze, dove, secondo la testimonianza di Vasari, lavorò nella più importante fucina di giovani talenti allora esistenti, la bottega di Andrea Verrocchio, dove si praticava la pittura, la scultura e l'oreficeria. Qui ebbe modo di lavorare fianco a fianco con giovani talenti quali Leonardo da Vinci, Domenico Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Filippino Lippi e, soprattutto il poco più che coetaneo Botticelli, che l'Anonimo Magliabechiano (1540 circa) citò, forse con troppa enfasi, come diretto maestro di Perugino. La formazione artistica a Firenze allora si basava soprattutto sull'esercizio del disegno dal vero, ritenuto un'attività fondamentale a qualsiasi pratica artistica, che richiedeva approfonditi studi anatomici, spesso con lo studio diretto di cadaveri scorticati. Per l'assidua attenzione agli aspetti grafici, la scuola fiorentina dell'epoca era molto attenta alla linea di contorno, che veniva leggermente marcata, come nelle opere dei fratelli Pollaiolo o di Verrocchio stesso[1].

Nel 1472 l'apprendistato, che negli statuti delle arti dell'epoca veniva indicato come non inferiore ai nove anni, era concluso, poiché il Perugino si iscrisse alla Compagnia di San Luca a Firenze col titolo di "dipintore", quindi in grado di esercitare in maniera autonoma[2].

 

Pietro Perugino, autoritratto dall'affresco del Collegio del Cambio a Perugia, 1497–1500,
Collegio del Cambio, Perugia

Prime opere



Pietro Perugino, Gonfalone con la Pietà ( Pietà con San Girolamo e Santa Maria Maddalena), 1472 circa, tempera su tela,
Galleria Nazionale dell'Umbria, Perugia


La prima attività di Perugino, rintracciabile solo a partire dagli anni settanta del Quattrocento, non è ricordata in nessun documento, ed è stata ricostruita solo in base a confronti stilistici. In genere vengono avvicinate agli esordi quelle opere dove è più forte la ricerca di espressione tramite il disegno lineare, di chiara ascendenza fiorentina, mentre sono gradualmente datati agli anni successivi quei lavori dove si inizia a manifestare una transizione verso lo stile "moderno", basato su una maggiore purezza formale, con attenzione all'armonia compositiva e un uso più morbido e sfumato del colore, che si affermò poi nella Roma di Giulio II e di Leone X. A Perugino viene infatti attribuito l'avvio di questa svolta, che venne ripresa e sviluppata dai più grandi maestri a cavallo tra XV e XVI secolo[3].

Una primissima opera è talvolta indicata nella Madonna col Bambino (Madonna Gambier Parry[4]) del Courtauld Institute di Londra, dove sono evidenti le influenze della sua prima produzione: importazione frontale e attenta al volume derivata da Piero della Francesca, semplicità della decorazione, chiaroscuro netto alla Verrocchio; la tecnica e la tipologia del volto della Vergine dimostrano un'influenza fiamminga, mentre si riscontrano già elementi che diverranno tipici della sua arte, quali il ritmo cadenzato di pose e gesti e il senso melanconico che pervade tutto il dipinto[5].

Per le fattezze molto simili del Bambino e della Vergine e per il disegno molto marcato è databile a questi primi anni anche l'Adorazione dei Magi, da alcuni collocata invece verso il 1476, che rappresentò una prima commissione importante, da parte dei Serviti di Perugia, oggi alla Galleria Nazionale dell'Umbria. I personaggi sono affollati, quasi di gusto tardogotico, la linea di contorno preponderante, le figure robuste e massicce, la presenza di citazioni "famose" (Piero, Leonardo, Verrocchio) è forte, più tipica dell'esercitazione di un giovane che dello stile di un maestro affermato.

Allo stesso periodo risalgono le due tavolette di predella con la Nascita della Vergine e il Miracolo della Neve, appartenenti a una perduta pala dedicata alla Vergine[6]. Vicino all'Adorazione de Magi è anche il Gonfalone con la Pietà, dal covento francescano di Farneto, oggi alla Galleria nazionale dell'Umbria. In questa opera è evidente ancora la componente verrocchiesca, che solo nella figura della Maddalena inizia leggermente ad addolcirsi, verso una rielaborazione dei modi fiorentini che porterà allo stile maturo dell'artista. Un'altra opera giovanile, frammento forse di un insieme più ampio, è la tavoletta della Visitazione con sant'Anna, alla Galleria dell'Accademia di Firenze[7].

 


Adorazione dei Magi, 1470-1476 circa



San Bernardino

Nel 1473 Perugino ricevette la prima commissione altamente significativa della sua carriera, che segnò una prima svolta nella sua produzione. I francescani di Perugia, fortemente impegnati nel loro ordine a diffondere il culto di san Bernardino da Siena (canonizzato nel 1450), gli chiesero di decorare la cosiddetta "nicchia di San Bernardino", dipingendo otto tavolette che insieme componevano due ante che chiudevano una nicchia con un gonfalone con l'effigie del santo nell'omonimo oratorio, successivamente separate e ancora oggi oggetto di lunghe diatribe circa la disposizione originale.

Esse vennero realizzate a più mani (almeno cinque artisti, tra i quali si sono fatti nomi prestigiosissimi), ma si può riconoscere comunque l'intervento del Perugino in due tavolette, le migliori qualitativamente: quella col Miracolo del bambino nato morto e, soprattutto, quella con San Bernardino risana una fanciulla. In esse l'architettura monumentale e decorata prevale sulle piccole figure umane, e la luce tersa e nitidissima deriva da Piero della Francesca.

A un periodo molto vicino risalgono i tre scomparti di predella del Louvre con San Girolamo che resuscita il cardinale Andrea, Cristo morto e San Girolamo che assiste due giovani impiccati ingiustamente.

Datato al 1477 o 1478 è l'affresco staccato, oggi nella Pinacoteca Comunale di Deruta, con il Padre Eterno con i santi Rocco e Romano, con una rara veduta idealizzata di Deruta in basso. Venne probabilmente commissionato per la fine della pestilenza del 1476. L'opera riprende elementi dell'Adorazione dei Magi e della tavoletta di san Bernardino, ma vi si trova per la prima volta anche un inequivocabile languore delicato delle figure, che divenne di lì a poco una delle caratteristiche più tipiche dello stile del Perugino.

Nel 1478 continuò a lavorare in Umbria, dipingendo gli affreschi della cappella della Maddalena nella chiesa parrocchiale di Cerqueto, nei pressi di Perugia, dove rimangono solo frammenti. L'opera, per quanto in una realtà provinciale, testimonia la sua crescente notorietà, con commissioni di notevole complessità decorativa. Ne restano un frammento di San Sebastiano tra i santi Rocco e Pietro, il primo esempio conosciuto del santo trafitto dalle frecce che divenne uno dei temi più apprezzati della sua produzione. In quest'opera all'uso della linea appreso a Firenze, unì un'illuminazione tersa, derivata da Piero della Francesca. L'opera fece da modello per numerose repliche per la devozione privata: se ne conoscono una al Nationalmuseum di Stoccolma, una frammentaria all'Ermitage di San Pietroburgo, una al Louvre (1490), una nella chiesa di San Sebastiano a Panicale (1505) e una nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia (1518).

A questa fase appartengono varie Vergini disseminate in numerosi musei europei, molte delle quali per lungo tempo in passato erano state attribuite al Verrocchio. In tutte si individua una mescolanza delle influenze trasmesse al Perugino dai suoi due maestri.

 

San Sebastiano di Cerqueto


The Adoration of the Magi (1504), Oratory of Santa Maria dei Bianchi


A Roma


Il Perugino, Consegna delle chiavi, affresco (dettaglio), Cappella Sistina, Città del Vaticano


Raggiunta presto una notevole fama, venne chiamato a Roma dal 1479, dove dipinse l'abside della cappella della Concezione, nel coro della Basilica vaticana per papa Sisto IV, opera distrutta nel 1609 quando fu dato avvio a ricostruzione della basilica. Da documenti d'archivio si sa che il ciclo rappresentava la Madonna col Bambino in una mandorla, affiancata dai santi Pietro, Paolo (nell'atto di presentarle papa Sisto), Francesco e Antonio da Padova.

Il lavoro dovette riscuotere un notevole successo, tanto che il papa incaricò poco dopo Perugino di decorare la parete di fondo della Cappella Sistina, venedogli presto affiancati per interessamento di Lorenzo de' Medici, a partire dall'estate del 1481, un gruppo dei migliori pittori fiorentini tra cui Botticelli, Ghirlandaio e Cosimo Rosselli, coi rispettivi collaboratori. Perugino, che si avvaleva come collaboratore di Pinturicchio, era uno dei più giovani del gruppo ma ottenne subito una posizione preminente nel gruppo di lavoro: ciò dimostra il favore che andava incontrando la sua arte fatta di un'innovativa interpretazione del classicismo, a fronte della concezione puramente disegnativa di Botticelli o della struttura solida e robusta di Ghirlandaio. Per questi affreschi i pittori si attennero a comuni convenzioni rappresentative in modo da far risultare il lavoro omogeneo, quali una comune scala dimensionale, una comune struttura ritmica e una comune rappresentazione paesaggistica; utilizzarono inoltre, accanto ad un'unica gamma cromatica, le rifiniture in oro in modo da far risplendere le pitture con i bagliori delle torce e delle candele.

Nella zona dietro l'altare, la prima ad essere affrescata, dipinse la finta pala d'altare dell'Assunta col papa inginocchiato come committente, opera distrutta per far posto al Giudizio Universale di Michelangelo insieme ad altri suoi due riquadri sulla stessa parete, la Nascita e ritrovamento di Mosè e la Natività di Cristo.

L'Assunta ci è nota da un disegno di un allievo del Pinturicchio, che mostra il prototipo di quel modo di dividere lo spazio in due piani paralleli quasi non comunicanti, uno superiore e uno inferiore, che venne ampiamente replicato dall'artista. Ne sono esempi la Pala di Fano (1489 circa), la Pala di Vallombrosa (1500), la Madonna in gloria e santi della Pinacoteca nazionale di Bologna (1500-1501), la Pala dell'Annunziata di Firenze (1507), la Pala del Duomo di Napoli (1508-1509) e la Pala di Corciano (1513). La stessa idea compositiva ricorre poi nelle ascensioni di Cristo come nel Polittico di San Pietro (1496-1500) per l'omonima chiesa perugina, la Pala di Sansepolcro (1510 circa) e la Pala della Trasfigurazione in Santa Maria dei Servi a Perugia (1517).

Anche la Natività, che aveva una riproduzione quasi contemporanea nella chiesa di San Giusto alle Mura a Firenze (pure perduta), riscosse ampio favore e ci è nota da disegni. Una derivazione antica è il Polittico Albani Torlonia (1491) dove l'evento della nascita è in primo piano, con un ruolo fondamentale delle figure umane, mentre lo sfondo è occupato da architetture di ampio respiro compositivo, che nelle riproposizioni successive lasciarono spazio a un paesaggio gradualmente più spoglio ed essenziale.

Tra gli affreschi superstiti di Perugino nella Cappella Sistina ci sono il Battesimo di Cristo (l'unica opera firmata di tutta la cappella), il Viaggio di Mosè in Egitto e la celeberrima Consegna delle chiavi. Quest'ultimo affresco mostra gli apostoli e una folla di personaggi ai lati del gruppo centrale, costituito dal Cristo che dà le due chiavi a san Pietro inginocchiato. In secondo piano sono rappresentati gli episodi del pagamento del tributo, a sinistra e a destra della tentata lapidazione di Cristo, a cui si riferisce l'iscrizione sovrastante: CONTURBATIO IESU CHRISTI LEGISLATORIS. Si crede di riconoscere nel personaggio sulla destra in primo piano e con il berretto nero l'autoritratto del Perugino. Lo sfondo è composto da un apparato scenografico di grande impatto, dove nulla è casuale ma soggetto a un perfetto controllo intellettuale. Vi si riscontra la passione per la resa di dettagli architettonici, già presente nelle Tavolette di San Bernardino, con due archi trionfali, evidenti omaggi all'Arco di Costantino, e con un tempietto a base centrale nel mezzo, trasposizione ideale del Tempio di Gerusalemme. La composizione venne ripresa con successo nello Sposalizio della Vergine (1501-1504) al Musée des Beaux-Arts di Caen, già nella cappella del Santo Anello nel Duomo di Perugia.

Successivamente il Perugino lasciò il cantiere della Sistina e al suo posto subentrò Luca Signorelli.

L'apogeo

 

Nei dieci anni successivi Perugino continuò a gravitare tra Roma, Firenze e Perugia. Nella città toscana nel 1482, subito dopo il ritorno dall'impresa romana, venne incaricato di decorare una delle pareti della Sala dei Settanta in palazzo Vecchio, mai eseguita.

Nel 1483 partecipò al più ambizioso programma decorativo avviato da Lorenzo il Magnifico, la decorazione della villa di Spedaletto, presso Volterra, dove vennero radunati i migliori artisti sulla scena fiorentina dell'epoca: Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Filippino Lippi e Perugino. Le scene, che avevano una carattere squisitamente mitologico, come è noto, andarono completamente perdute.

Nel 1485 per il gran prestigio di cui godeva fu nominato cittadino onorario di Perugia; in quell'anno circa realizzò il Trittico Galitzin.

La sua attività, per la popolarità crescente, divenne sempre più frenetica, tanto che iniziò a tenere regolarmente bottega sia a Firenze che a Perugia. Raramente disponeva di aiuti fissi, ma preferiva anzi reclutarne direttamente nei luoghi dove soggiornava, permettendo al suo stile di accordarsi di volta in volta al contesto locale. Superate le asperità verrocchiesche delle prime opere, la luce diventa in questo periodo sempre più diffusa, e i paesaggi abbandonano le asperità in favore di dolci colline ondulate, senza né tempo né luogo[8]. Le sue composizioni pacate e solenni, ottennero un grande successo, in quanto rispondevano nel modo più adeguato alle pratiche di visualizzazione interiore dei manuali di orazione, diffusissimi alla fine del Quattrocento. Essi richiedevano come supporto immagini con figure e luoghi non troppo caratterizzati, per permettere al devoto di dare lui un volto e un luogo preciso alla scena sacra che visualizzava internamente; ciò portò il Perugino a costruite figure con espressioni indefinite inserite su sfondi paesaggistici generici, risultato accentuato dall'uso di una gamma cromatica ricca ma soffusa. I personaggi che creava di fantasia hanno un'eleganza raffinata e una morbida dolcezza pittorica, mentre nei ritratti dimostrava un pungente spirito di osservazione analitica, capace di indagare anche la psicologia.

Un viaggio a Venezia nel 1494 gli permise di ammirare l'apogeo della scuola locale con le opere di Vittore Carpaccio e Giovanni Bellini, che influenzarono la sua produzione successiva.

 

Firenze


Pietro Perugino, Ultima cena, 1493-1496, affresco, Museo Cenacolo di Fuligno, Firenze


A Firenze, dove nel 1493 sposò Chiara Fancelli, figlia di Luca Fancelli e modella per tante sue Madonne, ed iniziò a soggiornare prevalentemente, creò una serie di grandi tavole per gli altari della chiesa di San Giusto degli Ingesuati (Crocifissione, Orazione nell'orto e Pietà) e affrescò il refettorio delle monache di Fuligno con un Cenacolo. In queste opere iniziò ad usare un'impaginazione architettonica delle figure sotto un portico, spesso di disegno identico, dalle forme semplici ma solenni, aperte su un paesaggio che dilatava lo spazio grazie all'uso della prospettiva aerea, ormai portato a una padronanza magistrale con i delicati accordi di verdi acquosi e di azzurrini. Inoltre in queste opere iniziano ad assumere un'importanza sempre maggiore le figure in primo piano, arrivando ad essere il metro che definisce i rapporti spaziali e volumetrici dell'intero dipinto. Altri esempi sono l'Apparizione della Vergine a san Bernardo, la Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Sebastiano o il Polittico Albani Torlonia, quest'ultimo dipinto per Roma, dove le arcate del portico si moltiplicano anche sugli scomparti laterali.

 

Nel frattempo entrò nei circoli laurenziani, dove la sua pittura idealmente armonica non poteva che essere apprezzata per le stringenti analogia con la filosofia dell'Accademia neoplatonica. Per lo stesso Lorenzo il Magnifico dovette dipingere la tavola con Apollo e Dafni (1495-1500), conservata al Louvre. Il tema mitologico, fruibile solo da un pubblico di specialisti a causa delle complesse allegorie, alludeva al nome del committente Lorenzo (Dafni in greco si traduce Laurus, cioè "Laurentius", Lorenzo) e alla sua vocazione alle arti e alla musica patrocinate da Apollo. Le figure, immerse in un paesaggio di pacata armonia, sono dolcemente tornite, e citano opere classiche: se l'Apollo si rifà all'Hermes di Prassitele, Dafni si rifà all'Ares di Lisippo.

Ormai la sua bottega fiorentina superava in fama anche quelle dei migliori pittori locali, come Sandro Botticelli, Filippino Lippi e Domenico Ghirlandaio, ricevendo anche richieste da altri principati in cui la sua fama si andava allargando.

La crisi innescata dalla morte di Lorenzo il Magnifico e dal ripristino della Repubblica fiorentina infervorata dalle prediche di Girolamo Savonarola probabilmente colpirono solo in maniera indiretta Perugino, senza un netto stacco della sua arte tra i modi prima e dopo i drammatici eventi degli anni novanta del Quattrocento. La sua arte dopotutto era già adattata ai dettami di semplicità, essenzialità e intensità religiosa senza distrazioni superflue, promossi dal frate ferrarese. Perugino si trovò quindi ad essere il pittore ideale di un linguaggio devozionale fatto di forme semplici, ma tutto sommato ancora armoniose e belle, non austere, in cui la società fiorentina potesse trovare appagamento e pace meditativa nell'arte. Tra i lavori per i seguaci di Savonarola ci fu il Ritratto di Francesco delle Opere (1494). Un'altra evoluzione si ebbe nelle fisionomie delle Madonne, che diventano più mature, semplici e severe, al posto delle giovani raffinate ed eleganti delle opere precedenti. Ne sono esempi la Madonna col Bambino in trono tra i santi Giovanni Battista e Sebastiano degli Uffizi, forse la prima della serie, Madonna del Kunsthistorisches Museum, quella di Francoforte e quella del Louvre[9].

In che misura questi accorgimenti stilistici corrispondessero anche a una reale adesione ai principi morali savonaroliani da parte del pittore non ci è dato saperlo, ma la testimonianza di Vasari tenderebbe a negare un vero coinvolgimento, ricordandolo invece dedito ai piaceri terreni[10].

Sempre a Firenze nel 1495 realizzò il Compianto sul Cristo morto per le monache del convento di Santa Chiara, ora presso la Galleria Palatina a Firenze; tra il 1495 e il 1496 la Crocifissione ad affresco nella chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi; nel 1500 la Pala di Vallombrosa, oggi alla Galleria dell'Accademia; e tra il 1505 e il 1507 il Polittico dell'Annunziata, pure all'Accademia di Firenze.

Arte in Toscana | Pietro Perugino in Firenze

 

Pietro Perugino, Ultima cena


Francesco delle Opere
1494, Galleria degli Uffizi


Perugia


Perugino, Sposalizio della Vergine (dettaglio), (1501-1504), Musée des Beaux-Arts, Caen


Anche dalla bottega di Perugia uscirono numerosi capolavori. Tra la fine del 1495 e il 1496, la Pala dei Decemviri, detta così perché realizzata su commissione dai Decemviri di Perugia per la cappella nel Palazzo dei Priori.

Nel 1496-1500 dipinse il Polittico di San Pietro, opera smembrata nel 1591, in seguito alla distruzione della chiesa: al centro era l'Ascensione con la Vergine, gli Apostoli e Angeli, come cimasa Dio in gloria, nella predella le tavole con l'Adorazione dei Magi, il Battesimo di Cristo, la Resurrezione e due pannelli con i santi protettori di Perugia. Infine, sulle basi delle colonne che fiancheggiavano l'Ascensione erano collocati sei pannelli con santi benedettini tra cui san Benedetto, santa Flavia e san Placido: queste ultime tre tavolette conservate ai Musei Vaticani. Del 1501-1504 è il celebre Sposalizio della Vergine, ripreso da Raffaello.

Il Sposalizio della Verginein esame può essere verosimilmente identificata con la pala che decorava la cappella del Santo Anello nella cattedrale di Perugia. Da documentazioni certe si ricava che, nel 1485, la pala venne commissionata al Pintoricchio, e che, non potendo questi realizzarla, nel 1499 fu affidata al Perugino. Probabilmente il Vannucci vi lavorò in un periodo compreso tra il 1500 ed il 1504. Durante l'occupazione napoleonica, del dipinto non si seppe più nulla (girava la voce che fosse finito in America o perduto in pieno Atlantico in un naufragio). Nel 1839, invece, si trovava nel Musée des Beaux Arts di Caen (fonte: Passavant). Appena i vecchi proprietari lo vennero a sapere, lo richiesero più volte al Museo, ma invano.

Negli anni successivi approfondì questi aspetti della sua arte, con una maggiore padronanza e con formule pienamente "classiche" nella resa delle figure umane.

Arte in Toscana | Pietro Perugino | Lo Sposalizio della Vergine
 
Perugino, The Marriage of the Virgin
Perugino, Sposalizio della Vergine (1501-1504), Musée des Beaux-Arts, Caen

 

 

Il Collegio del Cambio a Perugia


Pietro Perugino, Fortezza e temperanza con 6 antichi eroi, Collegio del Cambio, Perugia
Sul pilastro divisorio si trova l'Autoritratto di Perugino con l'iscrizione dedicatoria


Nel 1496 Pietro Perugino lavorò alla decorazione della Sala dell'Udienza nel Collegio del Cambio a Perugia, ciclo terminato nel 1500 con l'intervento di aiuti. La Sala delle Udienze del Collegio del Cambio a Perugia era il salone principale della sede dell'Arte del Cambio locale. Si tratta di un salone monumentale famoso soprattutto per gli affreschi dipinti da Pietro Vannucci detto il Perugino (1496-1500) all'apice della sua carriera. Si tratta del capolavoro dell'artista e uno dei massimi traguardi della pittura italiana alle soglie del XVI secolo.

Il tema del ciclo è la concordanza fra sapienza pagana e sapienza cristiana, elaborato dall'umanista Francesco Maturanzio. Sulle pareti sono raffigurati la Trasfigurazione, la Natività, l'Eterno tra angeli sopra un gruppo con profeti e sibille, Prudenza e Giustizia sopra sei savi antichi e Fortezza e Temperanza sopra sei eroi antichi. nella volta tra tondi dispone allegorie dei pianeti tra decorazioni a grottesche. Alla parete destra si trova la figura di Catone, simbolo di saggezza. Sul pilastro divisorio si trova l'Autoritratto di Perugino con l'iscrizione dedicatoria.

In quest'opera, massimamente lodata dai contemporanei, il pittore raggiunse il suo massimo delle sue possibilità espressive, dove i concetti letterari, umanistici e classici sono trasposti in immagini armoniche e pacate, ritmicamente alternate in un andamento che ricorda la composizione musicale. I colori sono brillanti ma sapientemente armonizzati. La tecnica mostra una pennellata che divide la luce in infiniti segmenti, che vibrano scomponendosi e ricomponendosi nell'effetto finale unitatrio. L'illuminazione teatrale e la prospettiva studiata suscitarono intense emozioni tra i contemporanei. L'altissimo livello qualitativo della pittura a affresco permette di rendere una miriade di dettagli di raffinatezza non minore a quelli ottenibili su tavola.
La decorazione della sala è complessa, quella delle lunette ruota attorno alle quattro Virtù cardinali, incarnate in una serie di figure esemplari dell'antichità, e delle tre Virtù teologali, a cui fanno riferimento i tre episodi della vita di Cristo.

La decorazione del Collegio del Cambio fu sicuramente un capolavoro, dove però sono evidenti anche il limiti della sua arte: la reiterazione di schemi compositivi di repertorio e la difficoltà a rappresentare scene narrative dinamiche.

È il momento in cui l'artista viene massimamente apprezzato, influenzando con il suo linguaggio moltissimi artisti, anche già celebri, che tentano una conversione della loro arte in direzione classicista. Inoltre in questo periodo, quando l'artista era conteso da principi, regnanti e grandi signori, diventa necessario il ricorso alla bottega, con la creazione di opere autografe solo moderatamente e in occasioni determinate, come era consono alla sua personalità di imprenditore di sé stesso, che gestiva accortamente la propria immagine. Sono anche gli anni in cui si forma alla sua bottega il giovane Raffaello, i cui primi saggi sono forse visibili in alcune figure fortemente plastiche e riccamente colorite degli affreschi del Collegio del Cambio.

Anche durante i lavori agli affreschi, Perugino continuò a ricevere commissioni. Di questo periodo sono la Madonna della Consolazione (1498) e la Resurrezione per San Francesco al Prato (1499). Dipinse inoltre il polittico della Certosa di Pavia, la Pala di Vallombrosa e la Madonna in gloria e santi. Tra il 1503 e il 1504 lo Sposalizio della Vergine per la cappella del Santo Anello in Duomo e tra 1510 e il 1520 dipinse il Polittico di Sant'Agostino.

A queste grandi opere si affianca una produzione privata di formato più contenuto, con una serie di Madonne come la Madonna del Sacco (1495-1500), la Madonna col Bambino di Washington (1501) e il Gonfalone della Giustizia.

Rara è poi la produzione in campo miniaturistico, con la creazione in questo periodo del Martirio di san Sebastiano nel codice delle Horae Albani, oggi a Londra, dove usò uno stile sciolto e "sfioccato". Di poco successiva è la Pala Tezi, oggi divisa tra Perugia e Berlino.

Il Perugino | Sala delle Udienze del Collegio del Cambio


La crisi

 

La Pala di Vallombrosa


Pietro Perugino, Trasfigurazione

Nella ceniera tra i due secoli l'arte di Perugino raggiunse il suo apice. Nel gennaio 1503 la marchesa di Mantova Isabella d'Este, dopo aver approfonditamente saggiato tramite i suoi emissari i migliori artisti attivi sulla piazza fiorentina, scelse Perugino per realizzare uno dei dipinti allegorici del suo studiolo nel Castello di San Giorgio. Si tratta dell'episodio della Lotta tra Amore e Castità, puntualmente descritto dai consiglieri di corte, che andava a inserirsi in un complesso con altre opere di Andrea Mantegna e di altri pittori. Dopo una gestazione piuttosto travagliata dell'opera, con la continua sorveglianza del mantovano Leonbruno e la richiesta di modificare alcune figure in corso d'opera, la marchesa, alla consegna, non ne fu pienamente soddisfatta. Scrisse che l'avrebbe preferita ad olio piuttosto che a tempera (nonostante fosse stata dipinta con tale tecnica proprio per sua richiesta) e forse non apprezzò il modo di rendere l'animata scena, che risulta, a parte il paesaggio, un po' farraginosa, non essendo l'artista a suo agio con figure di dimensioni piccole e con la rappresentazione del movimento.

A partire da questo episodio l'operato del Perugino, all'apice del successo, iniziò ad essere criticato.

Poco dopo fu incaricato di completare la Pala per l'altare maggiore della basilica della Santissima Annunziata di Firenze, avviata da Filippino Lippi e lasciata incompleta alla sua morte nel 1504. L'opera venne ferocemente criticata dai fiorentini per la ripetitività della composizione. Il Vasari raccontò che il pittore si difese così: "Io ho messo in opera le figure altre volte lodate da voi e che vi sono infinitamente piaciute: se ora vi dispiacciono e non le lodate più che ne posso io?".

In effetti in quegli anni Perugino aveva accentuato l'uso e il riuso dei medesimi cartoni, impostando la qualità non tanto sull'invenzione quanto nell'esecuzione pittorica, almeno quando l'intervento di bottega era assente o limitato. Però col nuovo secolo la varietà d'invenzione era diventata un elemento fondamentale, in grado di fare il discrimine tra gli artisti di primo piano e quelli secondari. Essendo Perugino legato ancora a norme di comportamento quattrocentesche, venne presto superato, mentre si apriva la stagione dei grandiosi successi di Leonardo da Vinci e, di lì a poco, degli altri geni come Michelangelo e il suo alievo Raffaello Sanzio. Perugino non fu comunque l'unico grande artista che ebbe difficoltà nel rinnovare il proprio stile e stare al passo con le straordinarie novità di quegli anni: una crisi simile la ebbero anche Luca Signorelli, Vittore Carpaccio e, per altre ragioni, Sandro Botticelli. Nei grandi centri italiani (Firenze, Roma e Venezia) le novità si manifestavano ormai una dietro l'altra a ritmo velocissimo e quelle opere che non portavano novità venivano respinte. La Pala dell'Annuziata fu l'ultima opera fiorentina del Perugino.

Del 1508 papa Giulio II lo chiamò a Roma per decorare la volta della Stanza dell'Incendio di Borgo in Vaticano, dove vennero dipinti quattro tondi con la Santissima Trinità, il Creatore in trono tra angeli e cherubini, Cristo come Sol Iustitiae e Cristo tentato dal demonio, Cristo tra la Misericordia e la Giustizia. Ma neanche il papa fu pienamente soddisfatto e lo liquidò velocemente, mentre gli allievi cominciavano a guardare ad altre fonti.

 

 


Assunzione della Vergine, 1504-1507, SS. Annunziate, Flirenze

Filippino Lippi e Pietro Perugino, Polittico dell'Annunziata


Il lavoro in provincia

Esiliato dai grandi centri artistici, Perugino si ritirò nella sua regione di origine, l'Umbria, lavorando soprattutto nei piccoli centri di provincia, dove il suo stile trovava ancora estimatori. Sarebbe però errato considerare le opere degli ultimi vent'anni della vita di Perugino come una mera sfilza di lavori ripetitivi e monotoni, non mancando ancora esempi di grandezza e genialità e restando sempre altissimo il livello della tecnica pittorica.

Caso emblematico è quello del Polittico di Sant'Agostino, dipinto in due fasi, una tra il 1502 e il 1512 e una fino alla morte. La differenza tra le due fasi è legata alla tecnica usata, la cui corretta individuazione ha permesso anche di datare altre opere seguendo l'evoluzione del grande maestro negli ultimi vent'anni della sua attività[11]. Alla prima fase vengono in genere datati i dipinti destinati alla faccia verso la navata, caratterizzati da un disegno molto sottile e preciso, fatto probabilmente con una punta d'argento, spesso visibile solo tramite la riflettografia all'infrarosso; il colore è corposo e spesso, i dettagli rappresentati nitidi e con meticolosità; la luce proviene per tutte le tavole da una medesima fonte, collocata a sinistra, che determina l'inclinazione delle ombre[12]. A questa fase stilistica appartengono la Pala Chigi (1506-1507), la Madonna di Nancy (1505), la Madonna di Loreto (1507).

A partire dal 1513-1513 venne avviato il lato posteriore, rivolto al coro dei frati, composto da numerosi scomparti che vennero consegnati a intervalli più o meno regolari fino alla morte[13]. Le tavole di questa fase sono caratterizzate da un disegno steso col pennello e il colore, velato di trasparenze, anziché coprirlo lo lascia intravedere per determinare il contorno delle figure: la velocità della tecnica confermano la grande sicurezza e maestria raggiunte dall'artista ormai anziano[13]. Gli sfondi paesistici sono estremamente semplificati, senza prati fioriti in primo piano, privilegiando al contempo la centralità delle figure, evitando qualsiasi distrazione. Esse spiccano quindi solenni e monumentali, con un gusto classicista che Perugino sembra aver assimilato da Raffaello, già suo allievo[14].

L'ultima produzione di Perugino è lagata soprattutto ad affreschi devozionali in piccole cittadine dell'Umbria: la Pietà di Spello e l'Adorazione dei pastori a Trevi, la cui Madonna venne replicata anche nella Vergine in trono sempre a Spello e nella Madonna col Bambino nell'oratorio dell'Annunziata a Fontignano, presso Perugia, ultima sua opera. Perugino morì infatti di peste mentre vi stava lavorando e venne sepolto in una piccola chiesa che si trova appena fuori dal paese[14].
 


Madonna col Bambino in trono, 1522, affresco, 135x67,5 cm, Fontignano, Oratorio dell'Annunziata

 

 

Stile


Pietro Perugino, Compianto su Cristo morto (Giuseppe d'Arimatea (dettaglio), 1495, olio su tavola, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina


Perugino fu l'iniziatore di un nuovo modo di dipingere che confluì poi nella "maniera moderna", segnando il gusto di un'intera epoca. Caratteristiche principali del rinnovato stile sono la purezza formale, la serena misura delle ampie composizioni, il disegno ben definito ed elegante, il colore chiaro, ricco di luce e steso con raffinate modulazioni del chiaroscuro, i personaggi liberati dalle caratteristiche terrene ed investiti di un'aria "angelica e molto dolce"[15].

La sua arte è fatta di armonie e silenzi, di colori dolcemente sfumati, di prospettive attentamente studiate, di figure cariche di grazia delicata e dolce melanconia, di equilibrio ideale[16].

Restò però ancorato a schemi mentali quattrocenteschi, ad esempio con la composizione delle figure in maniera spesso paratattica, studiandole speratamente e giustapponendovi elementi di repertorio, come gli onnipresenti angeli in volo. In questo fu superato da Leonardo che, accendendo una poelmica con gli altri pittori fiorentini dell'epoca, raccomandò invece lo studio organico delle composizioni nel loro insieme, in modo da ottenere un'apparenza più naturale e credibile. Non a caso fu la strada che scelse il suo allievo più famoso, Raffaello[17].


L'imprenditore e il ruolo della bottega

Nell'arco della sua vita Perugino fu un instancabile lavoratore e un ottimo organizzatore di bottega, lasciando numerosissime opere. Alcuni si spingono ad affermare come egli fu ilprimo artista-"imprenditore", capace di gestire contemporaneamente due attivissime botteghe: una a Firenze, aperta fin dai primi anni settanta del Quattrocento, dove si formarono Raffaello, Rocco Zoppo e il Bachiacca, ed una a Perugia, aperta nel 1501, da cui uscì un'intera generazione di pittori di scuola umbra che diffusero ampiamente il suo linguaggio artistico[2]. Inoltre Perugino svolse numerose commissioni che provenivano da altre città d'Italia, come Lucca, Cremona, Venezia, Bologna, Ferrara, Milano e Mantova, senza trascurare i suoi importanti soggiorni a Roma e nelle Marche.

Per garantirsi un continuo lavoro Perugino aveva organizzato capillarmente le fasi della produzione artistica e il ricorso agli assistenti. Le opere venivano di solito trascinate per le lunghe, sospese e poi riprese più volte, in modo da portare avanti più incarichi e non restare mai senza lavoro. Il maestro riservava per sé le parti di maggior complessità a prestigio del dipinto, mentre alcune parti accessorie, come sfondi e predelle venivano affidate agli assistenti, in modo da accelerare i tempi di esecuzione. Il disegno della composizione spettava invece sempre al maestro, che creava schemi grafici e cartoni preparatori[2].

La compresenza di più mani in un'opera era organizzata in modo da non far scadere la qualità e l'unitarietà dell'opera, seguendo un unico stile[2].

La replica frequente di soggetti e composizioni non veniva considerata all'epoca come una mancanza di inventiva, anzi era spesso richiesta esplicitamente dalla committenza[2].


Fortuna critica

I contemporanei di Pietro Vannucci lo considerarono come il più grande tra i protagonisti di quel rinnovamento dell'arte italiana nel culmine del Rinascimento, tra gli ultimi decenni del XV e i primi del XVI secolo. La portata delle sue innovazioni e lo straordinario livello qualitativo della sua arte vennero ben compresi, tanto che alla fine del Quattrocento veniva considerato all'unanimità il più grande pittore d'Italia. Ad esempio Agostino Chigi, in una lettera destinata al padre Mariano datata 7 novembre 1500, descrisse il Perugino come "il meglio maestro d'Italia", e Vasari, nelle Vite del 1568 scrisse come la sua pittura "tanto piacque al suo tempo, che vennero molti di Francia, di Spagna, d'Alemania e d'altre province per impararla"[16].

Dopo un periodo d'oro, la sua arte subì una crisi, venendo misconosciuta e criticata, accusata di formalismo, ripetitività e ipocrisia. Alla base di questi mutamenti vi furono gli insuccessi di opere come Amore e Castità per la marchesa di Mantova o la Pala della Santissima Annunziata per Firenze[16].

Solo con gli studi otto e novecenteschi la sua figura riebbe il posto che le spetta nell'arte italiana, ritornando a comprenderne la portata innovativa. In seguito gli studi scientifici sull'autore hanno conosciuto di nuovo fasi di stasi, attenzione marginale e incomprensione. Con il diffondersi delle avanguardie storiche e con le rivoluzioni dell'arte contemporanea, Perugino, quale esponente del gusto "classico", è stato spesso sottovalutato, in quanto lontano dai canoni del gusto contemporaneo[18].

Più recentemente l'interesse nei confronti della sua arte si è rinnovato, ma legato soprattutto al rifiorire degli studi sul giovane Raffaello, oppure con apporti specifici e settoriali che hanno mancato di dare un quadro completo dell'importanza storico artistico del grande pittore. Un'occasione di riscoperta è stata la grande mostra monografica sul pittore che gli è stata dedicata dalla Galleria nazionale dell'Umbria nel 2004[19].
 
 
Opere di Pietro Perugino


   
Opere giovanili

* Madonna Gambier Parry, 1470 circa, tempera su tavola, 57,1x77,3 cm, Courtauld Institute, Londra
* Adorazione dei Magi, 1472 o 1476 circa, olio su tavola, 241x180 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* Natività della Vergine, 1472 circa, tavola, 18,6x41 cm, Liverpool, Walker Art Gallery
* Miracolo della Neve, 1472 circa, tavola, 18,7x40 cm, Guildford (Surrey), Polesden Lacey
* Gonfalone con la Pietà, 1472 circa, tempera su tela, 128x165 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* Visitazione con sant'Anna, 1472-1473 circa, tempera su tavola, 32x34 cm, Firenze, Galleria dell'Accademia
* Miracolo del bambino nato morto, 1473, tempera su tavola, 75x57 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* San Bernardino risana una fanciulla, 1473, tempera su tavola, 76x56,5 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* San Girolamo che resuscita il cardinale Andrea, Cristo morto e San Girolamo che assiste due giovani impiccati ingiustamente, 1473 circa, tavolette di predella, Parigi, Louvre
* Padre Eterno con i santi Rocco e Romano, 1477-1478, affresco staccato, Deruta, Pinacoteca comunale
* San Sebastiano tra i santi Rocco e Pietro, 1478, affresco frammentario, Cerqueto, chiesa di Santa Maria Assunta

Cappella Sistina

* Madonna e santi, 1479-1480, affreschi, già nella Cappella della Concezione dell'antica Basilica vaticana, distrutti
* Assunta con Sisto IV inginocchiato, 1481-1482, affresco, già in Città del Vaticano, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina, distrutto
* Nascita e ritrovamento di Mosè, 1481-1482, affresco, già in Città del Vaticano, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina, distrutto
* Natività di Cristo, 1481-1482, affresco, già in Città del Vaticano, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina, distrutto
* Ritratti di papi, 1481 circa, affreschi (in cattivo stato di conservazione, con ridipinture), Città del Vaticano, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina
* Consegna delle chiavi, 1481-1482, affresco, 335x550 cm, Città del Vaticano, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina
* Battesimo di Cristo, 1482 circa, affresco, 335x540 cm, insieme a Pinturicchio, Città del Vaticano, Cappella Sistina
* Viaggio di Mosè in Egitto e circoncisione del figlio Eliezer, 1482 circa, affresco, 350x572 cm, insieme a Pinturicchio, Città del Vaticano, Cappella Sistina


Roma, Firenze e Perugia


* Orazione nell'orto, 1483-1495 circa, olio su tavola, 166x171 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* Crocifissione, 1483-1495 circa, olio su tavola, 166x171 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* Pietà, 1483-1495, olio su tavola, 168x176 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* Trittico Galitzin, 1485 circa, tempera su tavola trasferita su tela, tavola centrale con Crocifisso tra la Vergine e Giovanni Evangelista, 101x56 cm; nelle tavole laterali San Gerolamo, 95x30 cm, e Santa Maria Maddalena, 95x30 cm, Washington, National Gallery of Art
* Ritratto di Lorenzo di Credi, 1488 circa, olio su tavola trasferito su tela, 44x30,5 cm, Washington, National Gallery of Art
* Annunciazione, 1488-1490 circa, olio su tavola, 212x172 cm, Fano, chiesa di Santa Maria Nuova
* San Sebastiano, 1490 circa, olio su tavola, 174x88 cm, Stoccolma, Nationalmuseum
* Madonna col Bambino, 1490, Napoli, Museo di Capodimonte
* Apollo e Dafni, 1490-1492 circa, olio su tavola, 39x29 cm, Parigi, Musée du Louvre
* Tondo della Vergine col Bambino tra due sante e due angeli (attr.), 1490-1492 circa, olio su tavola, diametro 148 cm, Parigi, Musée du Louvre
* San Girolamo penitente, 1491 circa, olio su tela, 79x58 cm, Hampton Court, Royal Collection
* Polittico Albani Torlonia, 1491, tempera su tavola, 174 x 88 cm, Roma, Collezione Torlonia
* Madonna col Bambino in trono tra i santi Giovanni Battista e Sebastiano, 1493, olio su tavola, 178x164 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* Madonna col Bambino tra santa Caterina d'Alessandria e una santa, 1493, olio su tavola, 86,5x63 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum
* Apparizione della Vergine a san Bernardo, 1493, olio su tavola di quercia, 173x170 cm, Monaco, Alte Pinakothek
* San Sebastiano, 1493-1494, tempera e olio su tavola di quercia, 53,5x39,5 cm, San Pietroburgo, Ermitage
* Ultima cena, 1493-1496, affresco, 440x800 cm, Firenze, Cenacolo di Fuligno
* Ritratto di Francesco delle Opere, 1494, tempera su tavola di quercia, 52x44 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* Madonna col Bambino in trono tra i santi Giovanni evangelista e Agostino, 1494, tempera su tavola, Cremona, chiesa di Sant'Agostino
* Crocifissione, 1494-1496, affresco, 480x812 cm, Firenze, chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi
* San Bernardo accoglie il Cristo che si stacca dalla croce, 1494-1496, 247x145 cm, Firenze, chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi
* San Sebastiano, 1495 circa, olio su tavola di quercia, 176x116 cm, Parigi, Musée du Louvre
* Cristo morto nel sepolcro, 1495, olio su tavola, 55,5x57 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* Compianto sul Cristo morto (Deposizione), 1495, olio su tavola, 214x195 cm, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina
* Ritratto di giovane, 1495, olio su tavola, 37x26 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* San Benedetto, 1495-1498, olio su tavola, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana
* Santa Flavia, 1495-1498, olio su tavola, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana
* San Placido, 1495-1498, olio su tavola, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana
* Madonna del Sacco, 1495-1500, olio su tavola, 88x66 cm, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina
* Madonna della Confraternita della Consolazione, 1496-1498, olio su tavola, 183x130 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* Polittico di San Pietro, 1496-1500, olio su tavola, smembrato

o Ascensione, 280x216 cm, Lione, Musée des Beaux-Arts
o Eterno benedicente con cherubini e angeli, dalla cimasa, 114x230 cm, Lione, Musée des Beaux-Arts
o Adorazione dei Magi, dalla predella, 32x59 cm, Rouen, Musée des Beaux-Arts
o Battesimo di Cristo, dalla predella, Rouen, Musée des Beaux-Arts
o Resurrezione, dalla predella, Rouen, Musée des Beaux-Arts
o Sant'Ercolano, dalla predella, Perugia, Galleria nazionale dell'Umbria
o San Costanzo, dalla predella, Perugia, Galleria nazionale dell'Umbria
o San Mauro, sulle basi delle colonne, Perugia, Galleria nazionale dell'Umbria
o San Pietro Vincioli, sulle basi delle colonne, Perugia, Galleria nazionale dell'Umbria
o San Benedetto, sulle basi delle colonne, Roma, Pinacoteca Vaticana
o Santa Flavia, sulle basi delle colonne, Roma, Pinacoteca Vaticana
o San Placido, sulle basi delle colonne, Roma, Pinacoteca Vaticana
o Tondo di Geremia, Nantes, Musée des Beaux-Arts
o Tondo di Isaia, Nantes, Musée des Beaux-Arts

* Madonna col Bambino e san Giovannino, 1497, olio su tavola, 73x52 cm, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut
* Pala di Fano, 1497, olio su tavola, 150x250 cm la lunetta e 262x215 la tavola centrale, Fano, chiesa di Santa Maria Nuova
* Madonna col Bambino, 1497 circa, olio su tavola, 44x34 cm, Roma, Galleria Borghese

Collegio del Cambio

* Volta con Trionfi dei Pianeti e grottesche, 1497, affresco, Perugia, Collegio del Cambio
* Fortezza e Temperanza con sei eroi dell'antichità, 1497, affresco, 291x400 cm, Perugia, Collegio del Cambio
* Prudenza e Giustizia sopra sei savi antichi, 1497, affresco, 293x418 cm, Perugia, Collegio del Cambio
* Natività, 1498, affresco, 264x225 cm, Perugia, Collegio del Cambio
* Trasfigurazione, 1498, affresco, 226x229 cm, Perugia, Collegio del Cambio
* Dio Padre con profeti e Sibille, 1500 circa, affresco, 229x370 cm, Perugia, Collegio del Cambio
* Autoritratto, 1500 circa, affresco, 40x30,5 cm, Perugia, Collegio del Cambio


Fase matura

* Deposizione nel sepolcro, 1498, olio e tempera su tavola, 92,6x71,8 cm, Massachusetts, Sterling and Francine Clark Art Institute
* Polittico della Certosa di Pavia, 1499 circa, olio su tavola, 126,5x58 cm, Londra, National Gallery
* Resurrezione di San Francesco al Prato, 1499 circa, olio su tavola, 233x165 cm, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana
* Pala di Vallombrosa, 1500, olio su tavola, 415x246 cm, Firenze, Galleria dell'Accademia

o Ritratto di Biagio Milanesi, 1500, olio su tavola, 28x26 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
o Ritratto del monaco Baldassarre, 1500, olio su tavola, 26x27 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi

* Pala Tezi (Madonna col Bambino, e i santi Nicola da Tolentino, Bernardino da Siena, Gerolamo e Sebastiano), 1500, olio su tavola, 182x158 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria, con la collaborazione di Eusebio da San Giorgio

o Ultima Cena, predella della Pala Tezi, 18x121 cm, Berlino, Gemäldegalerie

* Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Caterina d'Alessandria, 1500 circa, olio su tavola, 81x63 cm, Parigi, Musée du Louvre
* Maria Maddalena, 1500 circa, olio su tavola, 47x34 cm, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina
* Madonna col Bambino, 1500 circa, tempera su tavola, 80,7x77,3 cm, Detroit, Detroit Institute of Arts
* Sant'Agostino con i membri della Confraternita di Perugia, 1500 circa, olio su tavola, 95x64 cm, Pittsburgh, Carnegie Museum of Art
* San Sebastiano, 1500 circa, olio su tavola trasferito su tela, 76,7x53,4 cm, Princeton, Princeton University Art Museum
* Madonna in gloria e santi, 1500-1501, olio su tavola, 152x124 cm, Bologna, Pinacoteca Nazionale
* Famiglia della Madonna, 1500-1502, olio su tavola, 296x259 cm, Marsiglia, Musée des Beaux-Arts
* Adorazione del Bambino, 1500-1505 circa, tempera su tavola trasferito su tela, 26x46,4 cm, Chicago, Art Institute of Chicago
* Battesimo di Cristo, 1500-1505, tempera su tavola trasferito su tela, 27x46,3 cm, Chicago, Art Institute of Chicago
* Cristo e la donna di Samaria, 1500-1505, tempera su tavola trasferito su tela, 27x46,3 cm, Chicago, Art Institute of Chicago
* Noli me tangere, 1500-1505, tempera su tavola, 26x46,3 cm, New York, Metropolitan Museum
* Resurrezione di Cristo, 1500-1505, tempera su tavola, 26,7x45,7 cm, New York, Metropolitan Museum
* Tobiolo con l'arcangelo Raffaele, 1500-1505, olio e tempera su tavola di quercia, 113,3x56,5 cm, Londra, National Gallery
* San Sebastiano, 1500-1510, olio su tela, 181x115 cm, San Paolo, Museu de Arte
* Madonna col Bambino, 1501, olio su tavola di quercia, 70x51 cm, Washington, National Gallery of Art
* Gonfalone della Giustizia, 1501, tempera e olio su tela, 278x138 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* Sposalizio della Vergine, 1501-1504, olio su tavola, 234x185 cm, Caen, Musée des Beaux-Arts


Crisi e opere tarde

* Polittico di Sant'Agostino (prima fase), 1502-1512 circa

o Battesimo di Cristo, 261x146 cm, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Santi Filippo e Agostino, 173x91 cm, olio su tavola, Musée des Augustins, Tolosa
o Santi Ercolano e Giacomo Maggiore, olio su tavola, 173x91 cm, Musée des Beaux-Arts, Lione
o Angelo annunciante, diametro 102 cm, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Vergine annunciata, perduto
o Adorazione dei Magi, 39,5x85 cm, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Predica del Battista, 39,5 x 84 cm, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Nozze di Cana, 39,5x84,5 cm, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Presentazione di Gesù al Tempio, 39,5x83,5 cm, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria

* Pala di Monteripido, 1502, 240x180 cm, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* Lotta tra Amore e Castità, 1503, tempera su tavola, 160x191 cm, Parigi, Musée du Louvre
* Madonna con santi adorante il Bambino, 1503, olio su tavola di quercia, 87x72 cm, New York, Pierpont Morgan Library
* Polittico dell'Annunziata (avviato da Filippino Lippi), 1504, olio su tavola, Firenze, Galleria dell'Accademia
* Adorazione dei Magi, 1504, affresco, Città della Pieve, Oratorio di Santa Maria dei Bianchi
* Madonna in trono fra i Santi Gervasio Protasio, 1504, tempera su tavola, Città della Pieve, cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio
* Sant'Antonio Abate tra i Santi Paolo Eremita e Marcello, 1504, Città della Pieve, chiesa di Sant'Antonio
* Quattro figure di nudi maschili, 1505 circa, olio su tavola, frammento, 71x52 cm, Edimburgo, National Gallery of Scotland
* Madonna con san Giovannino e due angeli adoranti il Bambino, 1505, olio su tavola, Nancy, Musée des Beaux-Arts
* Martirio di san Sebastiano, 1505, affresco, Panicale, chiesa di San Sebastiano
* Madonna col Bambino e san Giovannino, 1505-1510, olio su tavola di quercia, 67x44 cm, Londra, National Gallery
* San Giovanni Battista e quattro santi, 1505-1510, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* Assunzione della Vergine, 1506 circa, olio su tavola, 333x218 cm, Firenze, basilica della Santissima Annunziata
* San Sebastiano, 1506 circa, olio su tavola, 110x62 cm, Roma, Galleria Borghese
* Pala Chigi (Crocifissione), 1506-1507, olio su tavola, 400x289 cm, Siena, chiesa di Sant'Agostino
* Natività di Cristo, 1506-1510, olio su tavola di quercia, 263x147 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* Madonna di Loreto, 1507, 185,5x125,5 cm, olio su tavola di quercia, Londra, National Gallery

o Annunciazione, 1507, olio su tavola, 16,8x37,2 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Adorazione dei pastori, 1507, olio su tavola, 16,2x37 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Battesimo di Cristo, 1507, tempera e olio su tavola, 17x36,6 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria

* San Nicola da Tolentino, 1507, olio su tavola, 79x62 cm, Roma, Palazzo Barberini, Galleria Nazionale d'Arte Antica
* Volta nella Stanza dell'Incendio del Borgo, affreschi, 1508, Roma, Musei Vaticani, Stanze di Raffaello
* Pala di Sansepolcro, 1510 circa, olio su tavola, 290x185 cm, Sansepolcro, Duomo
* Beato Giacomo della Marca, 1512 circa, tempera su tela, 160,5x87,5 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* San Gerolamo penitente, 1512-1515 circa, olio su tela, 131x107,5 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* Battesimo di Cristo, 1513, tempera su tavola, Città della Pieve, cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio
* Polittico di Sant'Agostino (seconda fase), 1513-1523

o Adorazione dei pastori, 263x147 cm, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Santi Irene e Sebastiano, 189x95 cm, olio su tavola, Musée des Beaux-Arts, Grenoble
o Santi Girolamo e Maria Maddalena, 174x95 cm, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Santo giovane con spada (San Giuliano?), diametro 102 cm, olio su tavola, Parigi, Louvre
o San Bartolomeo, 89,5x74,8 cm, olio su tavola, Birmingham, Birmingham Museum & Art Gallery
o Eterno benedicente, 145x140 cm, olio su tavola, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Pietà, 144x152 cm, Perugia, olio su tavola, Galleria Nazionale dell'Umbria
o David, diametro 61 cm, Perugia, tempera su tavola, Galleria Nazionale dell'Umbria
o Daniele, diametro 61 cm, Perugia, tempera su tavola, Galleria Nazionale dell'Umbria

* Madonna col Bambino e San Giovannino detta Madonna del Cardellino , 1513 circa, tempera e olio su tavola, tondo, Cantiano, Collegiata di San Giovanni Battista
* Pala di Corciano, 1513, olio su tavola, 226x149 cm (tavola centrale), Corciano, chiesa di Santa Maria
* Pala della Trasfigurazione, 1517, olio su tavola, 290x185 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* Madonna col Bambino e i santi Costanzo e Ercolano, 1517, tempera su tavola, 80x55 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria
* San Giovanni Evangelista dolente, 1520 circa, tempera e olio su tavola, tondo, diam 21,3 cm, Raleigh, North Carolina Museum of Art
* Vergine dolente, 1520 circa, tempera e olio su tavola, tondo, diam 20,5 cm, Raleigh, North Carolina Museum of Art
* Trinità e sei santi, 1521, affresco, 175x389 cm, aopera già avviata da Raffaello, Perugia, chiesa di San Severo
* Adorazione dei pastori, 1522 circa, affresco, Trevi, chiesa di Santa Maria delle Lacrime
* Vergine in trono tra i santi Caterina d'Alessandria e Biagio vescovo, 1522 circa, 163x145 cm, Spello, chiesa di Santa Maria Maggiore
* Pietà tra i santi Giovanni Evangelista e Maddalena, 1522 circa, 163x155 cm, Spello, chiesa di Santa Maria Maggiore
* Madonna col Bambino in trono, 1522, affresco, 135x67,5 cm, Fontignano, Oratorio dell'Annunziata


Dipinti di scuola o bottega

* Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo, 1520 circa, tempera su tavola, 290x170cm, Monteleone d'Orvieto, collegiata dei Santi Pietro e Paolo


   

[1] 1. ^ a b c d Garibaldi, cit., pag. 90.
2. ^ a b c d e Garibaldi, cit., pag. 91.
3. ^ Garibaldi, cit., pag. 93.
4. ^ Sito ufficiale della collezione del museo
5. ^ Garibaldi, cit., pag. 94.
6. ^ (EN) Scheda nel sito della Walker Art Gallery
7. ^ Garibaldi, cit., pag. 95.
8. ^ Garibaldi, cit., pag. 112.
9. ^ Garibaldi, cit., pag. 118.
10. ^ Garibaldi, cit., pag. 116.
11. ^ Garibaldi, cit., pag. 154.
12. ^ Garibaldi, cit., pag. 156.
13. ^ a b Garibaldi, cit., pag. 161.
14. ^ a b Garibaldi, cit., pag. 162.
15. ^ Garibaldi, cit., pag. 93-94.
16. ^ a b c Garibaldi, cit., pag. 89.
17. ^ Paolo Franzese, Raffaello, Mondadori Arte, Milano 2008, pag. 140. ISBN 978-88-370-6437-2
18. ^ Garibaldi, cit., pag. 89-90.
19. ^ Il Perugino: mostra, eventi, itinerari – Perugia, Umbria

Bibliografia

Vittoria Garibaldi, Perugino, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004 ISBN 88-8117-099-X

Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Electa, Milano 2004. ISBN 88-370-2315-4


Art in Tuscany | Pietro Perugino

Arte in Toscana | Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550) | Pietro Perugino

Pietro Perugino | Pietro Perugino in Firenze
 

Pietro Perugino





Podere Santa Pia, un’oasi di pace immersa nel verde delle colline della Maremma, è un’antica struttura completamente ristrutturata cercando di mantenere inalterate le stupende caratteristiche dell’immobile originario.
Sulle splendide e verdeggianti colline dell’alta Maremma, a 300 mt sul livello del mare, sorge il paese di Cinigiano. Qui si trova Podere Santa Pia, una casa vacanze accogliente, spaziosa e confortevole per gruppi da 2 a 13 persone.
Situato in una splendida posizione panoramica, in un ambiente incontaminato, collocato nel bellissimo, con una straordinaria vista sulle colline Maremmane, fino a Castiglione della Pescaia e Monte Argentario, Podere Santa Pia è una classica casa toscana, antica ma interamente ristrutturata. Le pietre della facciata sono state riportate ai loro colori naturali, all’interno sono stati riscoperti i vecchi mattoni fatti a mano in originale cotto toscano ed i soffitti hanno tutti i travi a vista.
Podere Santa Pia è composto da due unità. La casa principale ha quattro camere da letto (3 camere da letto doppie, una camera matrimoniale), due bagni con doccia, una grande cucina con splendido camino antico in pietra e l'originale forno con grandezza per la pizza.

Appartamento di circa 90 mq con ingresso indipendente, composto da una camera matrimoniale ed una grande cucina, un bagno e con una terrazza solarium adiacente alle stanze e una bella terrazza con favolosa vista su campi e vigneti di Brunello e Montecucco.

La vicinanza a città d'arte quali Montalcino, Firenze, Siena, San Gimignano, Massa Marittima ed altre ancora tutte raggiungibile in poco tempo darà anche agli amanti della cultura una vacanza ricca di emozioni.

Case vacanza in Toscana | Podere Santa Pia

     

Podere Santa Pia
Castiglioncello Bandini
Sant'Antimo
         

   
Colle di Val d'Elsa
Sovicille
Certaldo
Colle Val d'Elsa

         
Montefalco

Scansano

 

Perugia
Montefalco
         
Il Rinascimento umbro

       
Il Rinascimento umbro fu una delle declinazioni fondamentali del Rinascimento italiano. L'arte rinascimentale fece la sua comparsa in Umbria nella prima metà del XV secolo, con il soggiorno di alcuni artisti fiorentini di prim'ordine, che vi lasciarono le loro opere. Fu però solo a partire dalla metà del secolo che, tramite l'influenza determinante del Rinascimento urbinate, nacque, prima a Perugia e poi in altre località, una scuola artistica capace di sviluppare un linguaggio caratteristico e indipendente. Grazie ad artisti come Pietro Perugino, Bernardino Pinturicchio e Raffaello Sanzio (urbinate di nascita ma umbro di formazione), lo stile umbro si irradiò nei più importanti centri della penisola, conquistandoli. A Firenze come a Roma gli artisti umbri raccolsero strepitosi successi, arrivando a fornire uno dei contributi fondamentali alla definizione della "Maniera moderna" cinquecentesca.

Gli apporti esterni
La regione, frammentata in più entità politiche, ebbe diversi tempi di adesione al gusto rinascimentale da centro a centro. In ogni caso si registrò spesso una prima fase di assorbimento passivo, generante solo in un secondo momento una partecipazione attiva alle novità. Tra i primi e più significativi esempi ci fu la Perugia dei Baglioni, per i quali già negli anni trenta lavorò Domenico Veneziano e, forse, Piero della Francesca (ciclo perduto di affreschi, 1437-1438). Seguirono a brevissima distanza Domenico di Bartolo (Polittico di Santa Giuliana, 1438) e Beato Angelico (Pala di Perugia, 1438, e affreschi nella volta della Cappella di San Brizio a Orvieto, 1447) e Benozzo Gozzoli (già in regione con l'Angelico, poi autore di opere impegnative a Montefalco, fino al 1452); dopo la metà del secolo si registrarono i soggiorni di Piero della Francesca (Polittico di Sant'Antonio, 1460-1470 circa) e Filippo Lippi (Storie della Vergine nel Duomo di Spoleto, 1466-1468)[1].

In architettura a Perugia si assiste a importanti contributi di Agostino di Duccio, alla Porta San Pietro e all'oratorio di San Bernardino, quest'ultimo un delicato esempio di fusione tra architettura e scultura[2].

I primi maestri

Poco prima della metà del secolo si registrano già alcuni pittori maturi e attivi in regione, capaci di filtrare alcuni elementi innovativi nel proprio stile: Giovanni Boccati, Bartolomeo Caporali e Benedetto Bonfigli. Quest'ultimo realizzò un ciclo di affreschi con Storie di sant'Ercolano e san Ludovico nella cappella dei Priori a Perugia[2].

A Foligno, venuti meno i legami con Perugia, il nuovo linguaggio si manifesta, sempre parzialmente, a metà del secolo, nelle opere di Bartolomeo di Tommaso (autore anche della decorazione della cappella Paradisi in San Francesco a Terni), di Nicolò Alunno (Cappella Trinci in Santa Maria in campis) e dell'anonimo artefice della cappella Delle Casse, sempre in Santa Maria in campis[2].

Tutti questi maestri mostrano un'adesione limitata alle novità rinascimentali: se da un lato le figure acquistano una maggiore monumentalità e verosimiglianza, con un uso più accurato dell'illuminazione e, nel caso di episodi narrativi, uno stile scorrevole, dall'altro permangono alcuni stilemi gotici, come il ricco ornato il fondo oro e una spazialità arcaica, con un uso inizialmente limitato della prospettiva[3].

La "Bottega del 1473"

Fu probabilmente la presenza determinate di Piero della Francesca a influenzare la prima opera inequivocabilmente rinascimentale, le otto tavolette delle Storie di san Bernardino. Create per una nicchia contenenti le reliquie o una statua del santo nell'omonimo oratorio a Perugia, vennero realizzate da un team di artisti nel 1473, che va comunemente sotto il nome di "Bottega del 1473". Tra di essi doveva spiccare il giovane Pietro Perugino, artista locale da poco tornato da un periodo formativo a Firenze, nella bottega del Verrocchio[3].

Il denominatore comune del gruppo fu la prevalenza delle ariose architetture, intonate a colori chiarissimi e nitidi derivati dalla scuola urbinate, le quali organizzano lo spazio popolate da esili figurette, quasi secondarie. L'esuberanza delle decorazioni dei partiti architettonici e l'aspetto esile e etereo di alcune figurine sono invece eredità della scuola locale. Si tratta dopotutto di una riduzione del rigoroso stile pierfrancescano a modi più coloquiali e accattivanti, che garantiranno ai pittori umbri uno straordinario successo[3].

Perugino

« le sue cose hanno aria angelica et molto dolce »

(Lettera a Ludovico il Moro sugli artisti fiorentini, in particolare Pietro Perugino, 1490)

Perugino fu il primo a sviluppare quello stile "dolce e soave" che ebbe una notevole fortuna negli ultimi decenni del Quattrocento. I suoi dipinti religiosi, con la loro indefinita caratterizzazione di personaggi e luoghi, intonati a un tono liricio e contemplativo, erano particolarmente appropriati alle pratiche di visualizzaizone interiore degli episodi evangelici suggerite dai manuali di orazione contemporanei[4]. Attivissimo a Firenze e a Perugia, dove teneva bottega contemporaneamente, fu tra i protagonisti a Roma della prima fase della decorazione della Cappella Sistina.

Il suo stile è caratterizzato da una morbida luce soffusa, un chiaroscuro che evidenzia la rotondità delle forme, colori sfumati con delicatezza ma ricchi, assenza di dramnmaticità nelle azioni, paesaggi idilliaci e teatrali architetture di sfondo. Queste caratteristiche sono pienamente riscontrabili in alcune opere uscite dalla sua bottega fiorentina, come la Pietà (1483-1493 circa) o il Compianto sul Cristo morto (1495), dove il soggetto sembrerebbe richiedere una maggiore accensione emotiva[4].

Il suo capolavoro è considerato il ciclo di affreschi nella sala delle Udienze del Collegio del Cambio a Perugia (1496-1500), dove sviluppò il tema della concordanza tra sapienza pagana e dottrina cristiana allora molto in voga. Nelle sei lunette, poste al di sotto di uno straordinario soffitto a grottesche con tondi delle personificazioni dei Pianeti, Perugino rappresentò le scene della Natività e della Trasfigurazione, oltre a gruppi di Profeti e Sibille e Personificazioni di Virtù al di sopra di eroi e savi dell'antichità. I personaggi sono allineati sul primo piano, in pose bilanciate e artificiose, sullo sfondo di vedute semplificate[4].

Pinturicchio

 


Pinturicchio con Raffaello

 

Pietro Perugino, Self-portrait, 1497-1500, Collegio del Cambio, Perugia.
Pietro Perugino, autoritratto dall'affresco del Collegio del Cambio a Perugia, 1497–1500,
Collegio del Cambio, Perugia

Pinturicchio, allievo di Perugino, collaborò col maestro alla Cappella Sistina nel 1481 per poi restare a Roma dopo la partenza degli altri maestri frescanti. Qui, aiutato dalla temporanea mancanza di maestri affermati, si guadagnò commissioni prestigiose da parte di importanti personaggi della curia romana, riscuotendo un enorme successo che lo portò a diventare, allo scadere del secolo, pittore per Innocenzo VIII e Alessandro VI.

Pinturicchio e il suo numeroso seguito di artisti umbri lavorarono nella cappella Bufalini all'Aracoeli (1484-1486), nel palazzo dei Penitenzieri (Soffitto dei Semidei, 1490) e in varie cappelle in Santa Maria del Popolo (dal 1484), dove dispiegò il suo vivace gusto ornamentale e una facile vena narrativa, con una progressiva ricerca di effetti scenografici[5].

Il suo stile, reso di ampio respiro dalle composizioni sontuose imparate da Perugino e caratterizzato da una decorazione sovrabbondante di motivi all'antica a dorature, ebbe un particolare successo agli occhi di papa Alessandro, al secolo Rodrigo Borgia, probabilmente perché gli ricordava l'esuberanza dell'arte catalana nella sua terra d'origine. A lui commissionò l'ambizioso ciclo decorativo dell'Appartamento Borgia (1492-1494)[5].

Il culmine della sua arte venne raggiunto nelle Storie di papa Pio II nella Libreria Piccolomini a Siena (1502-1508), dove tuttavia l'artista utilizzò cartoni di Raffaello[5].


Luca Signorelli

 

Pintoricchio, autoritratto particolare dalla Cappella Baglioni in Santa Maria Maggiore, Spello,

 

Luca Signorelli, toscano d'origine, è tuttavia spesso associato alla scuola umbra per la formazione avvenuta al seguito di Perugino, del quale prese il posto nella Cappella Sistina dopo la sua partenza nel 1481. Il suo capolavoro dopotutto si trova in Umbria: la decorazione ad affresco della Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto, avviata nel 1499[5]. Il tema scelto è quello dell'Apocalisse, con scene concitate e espressive, in cui si coglie una diretta connessione con i turbamenti causati dal precipitare della situazione politica e sociale negli anni novanta del Quattrocento e i presagi catastrofici sull'avvicinarsi della metà del secondo millennio. Alcune allusioni infatti, come la Predica dell'Anticristo, ricordano i recenti avvenimenti legati alla caduta di Savonarola a Firenze (come ribadiscono i costumi contemporanei)[5].

Nella Resurrezione della carne la massa di corpi ignudi che risorgono è un'esaltazione energetica che prelude ormai all'epica celebrazione della bellezza del corpo umano di Michelangelo[5].

Il giovane Raffaello

Ai centri umbri è legata anche la prima attività di Raffaello Sanzio, originario di Urbino e menzionato per la prima volta come "maestro" nel 1500 (a circa diciassette anni), per una pala d'altare destinata a Città di Castello. Nella stessa città dipinse altre tavole destinate a varie chiese, tra cui una Crocifissione (1503) e uno Sposalizio della Vergine (1504). Qualche anno dopo realizzò per la Cappella Oddi in San Francesco al Prato a Perugia un'Incoronazione della Vergine. In tutte queste opere traspaiono evidenti i debiti col Perugino, con una ripresa dei suoi modelli e schemi compositivi, aggiornati però con un disegno più attento al dato naturale di espressioni e atteggiamenti[6].

Ad esempio nella citata Crocifissione Gavari le figure sono inserite più saldamente nel paesaggio, con una disposizione "a cuneo" ai piedi della croce, e le gambe di Cristo hanno uno scorcio adattato per una veduta leggermente da sinistra del dipinto, tenendo conto della posizione naturale dello spettatore nella collocazione originaria. Queste attenzioni all'ottica sono sicuramente legate alla cultura figurativa urbinate, che formava la base del linguaggio del giovane artista[6].

Nel 1503, in occasione probabilmente del viaggio a Roma per assistere all'incoronazione di Giulio II, raffaello realizzò un dittico oggi smembrato, con il Sogno del cavaliere e le Tre Grazie, che ripropongono il soggetto antico del confronto tra virtus e voluptas, reinterpretato in chiave moderna come armonizzazione reciproca, piuttoste che come opposizione diametrale insanabile[6].

Nel 1504, mentre l'artista è a Siena ad aiutare Pinturicchio nella Libreria Piccolomini, arriva l'eco dello scalpore a Firenze per la Battaglia di Anghiari: Raffaello allora parte, preparandosi a una svolta epocale[6].


Altri maestri e diffusione

 
Luca Signorellli, self portrait (on the left) with Fra Angelico iLuca Signorelli, ritratto del Beato Angelico (adestra), particolare dalla Caduta dell'Anticristo (1501 circa) nel Duomo di Orvieto
Lo straordinario successo dello stile umbro dei primi anni del Cinquecento fu all'origine di un'ampia diffusione di quello che viene anche chiamato "Stile Perugia 1500". Oltre ai grandi maestri restano alcune figure le cui opere sono in larga parte perdute o in larga parte ancora da approfondire, come Piermatteo d'Amelia, Tiberio di Diotallevi e Pietro Galeotto, ai quali vanno aggiunti artiosti dal profilo incerto come Andrea d'Assisi e Sante di Apollonio[2].
Lo stile umbro fu poi popolare negli intagli lignei, nelle tarsie, nelle stoffe e nelle maiolica, soprattutto quelle di Deruta[2].


Note

1. TCI, cit., pag. 68.
2. a b c d e TCI, cit., pag. 69.
3. a b c De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 93.
4. a b c De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 156.
5. a b c d e f De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 157.
6. a b c d De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 158.

Bibliografia

Monografie, cataloghi di mostre

* Miklós Boskovits, Pittura umbra e marchigiana fra Medioevo e Rinascimento: studi nella Galleria Nazionale di Perugia, 1973.
* Francesco Federico Mancini e Pietro Scarpellini (a cura di) Pittura in Umbria tra il 1480 e il 1540: premesse e sviluppi nei tempi di Perugino e Raffaello, catalogo della mostra, 1983.
* James Beck (a cura di) Raphael before Rome - Atti del convegno (Washington, 6-8 gennaio 1983), 1986.
* Francesco Federico Mancini, Raffaello in Umbria. Cronologia e committenza, nuovi studi e documenti, 1987.
* Elvio Lunghi, Il Collegio del Cambio a Perugia, 1996.
* Vittoria Garibaldi (a cura di) Un pittore e la sua città: Benedetto Bonfigli e Perugia, 1997.
* Bruno Toscano (a cura di) Pittura a Foligno 1439-1502. Fonti e studi; un bilancio, 2000.
* Vittoria Garibaldi e Francesco Federico Mancini (a cura di) Perugino il divin pittore catalogo della mostra, 2004.
* Giancarlo Baronti, Silvia Blasio e Alberto Melelli (a cura di) Perugino e il paesaggio catalogo della mostra, 2004.
* Pietro Scarpellini, Maria Rita Silvestrelli, Pinturicchio, 2004.
* Laura Teza e Mirko Santanicchia (a cura di) Pietro Vannucci detto il Perugino – Atti del Convegno Internazionale (Perugia–Città della Pieve, 25–28 ottobre 2000), 2004.
* Paola Mercurelli Salari (a cura di) Pietro Vannucci e i pittori perugini del primo Cinquecento - Atti delle conferenze (Perugia, 23 febbraio - 10 maggio 2004), 2005.
* Vittoria Garibaldi, Francesco Federico Mancini (a cura di) Pintoricchio catalogo della mostra (Perugia), 2008.
* Francesco Federico Mancini (a cura di), Pintoricchio ed altri maestri umbri del Rinascimento nelle collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, catalogo della mostra (Perugia), 2008.
* Vittoria Garibaldi, Francesco Federico Mancini (a cura di) Piermatteo d'Amelia e il Rinascimento nell'Umbria meridionale catalogo della mostra, 2009.

Articoli, saggi, contributi
* Federico Zeri, Tre argomenti Umbri in «Bollettino d'arte» n. 48 (1963), pp. 29-45
* Sylvia Ferino Pagden, Raffaello giovane e gli artisti umbri contemporanei in «Arte cristiana» n. 73 (1985), pp. 263-278
* Bruno Toscano, La pittura del Quattrocento in Umbria e Oscillazioni della committenza religiosa a metà Quattrocento in La pittura in Italia. Il Quattrocento a cura di F. Zeri, vol. II, pp. 355–383 e 507–513, 1988.
* Laurence B. Kanter, Luca Signorelli, Piero della Francesca, and Pietro Perugino in «Studi di storia dell'arte» n. 1 (1990), pp. 95-111
* Margherita Lenzini Moriondo, Signorelli e Perugino in Nel raggio di Piero. La pittura nell'Italia centrale nell'età di Piero della Francesca catalogo della mostra a cura di L. Berti, pp. 97-105, 1992.
* Corrado Fratini, Pittori dell'area ternana fra la fine del '300 e l'inizio del '400 in Dall'Albornoz all'età dei Borgia. Questioni di cultura figurativa nell'Umbria meridionale - Atti del convegno di studi (Amelia, 1–3 ottobre 1987) a cura di F. Zeri, pp. 127-175, 1990.
* Bruno Toscano, Il Trasimeno scoperto dal Perugino in Trasimeno lago d’arte. Paesaggio dipinto, paesaggio reale a cura di B. Toscano, pp. 95–151, 1994.
* Pietro Scarpellini, Pietro Perugino e la decorazione della sala dell'Udienza in Il Collegio del Cambio in Perugia a cura di Pietro Scarpellini, pp. 67-106, 1998.
* Giordana Benazzi, Le "Storie della Vergine" di fra' Filippo nel Duomo di Spoleto e un possibile lippismo tra Umbria e Marche in Bartolomeo Corradini (Fra' Carnevale) nella cultura urbinate del XV secolo - Atti del convegno (Urbino, Castelcavallino, 11-12 ottobre 2002) a cura di Bonita Cleri, pp. 179-204, 2004.
* Corrado Fratini, Scultori e pittori nell'Umbria meridionale al tempo di Piermatteo d'Amelia in Bartolomeo Corradini (Fra' Carnevale)... pp. 163-178, 2004.

Manualistica generale
* Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
* Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Electa, Milano 2004. ISBN 8837023154
* AA.VV., Umbria ("Guida rossa"), Touring Club editore, Milano 1999. ISBN 88-365-1337-9

 
arroccato sulla cima di una collina dalla quale si gode la magnifica vista della valle d'Ombrone,
delle colline del Montecucco ela zona delle Crete Senesi

 

 

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