Taddeo Gaddi, Cenacolo e Albero della Vita, Santa Croce, Firenze
   
 

Taddeo Gaddi

 
 

Taddeo Gaddi (1290 – 1366) è stato un pittore italiano del XIV secolo, appartenente alla famiglia Gaddi.


Vita e opere

Figlio di Gaddo di Zanobi detto Gaddo Gaddi, fu nella bottega di Giotto dal 1313 al 1337, anno della morte del maestro.

Padre dei pittori Giovanni Gaddi, Agnolo Gaddi e Niccolò Gaddi. Ebbe anche un quarto figlio, Zanobi, che sembra non intraprese la carriera di artista.

Fu probabilmente, come d'altra parte afferma il Vasari, il discepolo di Giotto con maggior talento o comunque quello che meglio riuscì a portare avanti lo stile del grande maestro. Nel 1347 è ricordato in testa a un elenco dei migliori pittori di Firenze.

Tra le sue opere la più importante è il ciclo degli affreschi con Storie della Vergine nella Cappella Baroncelli della Basilica di Santa Croce a Firenze (1328-1338). Poco dopo dovette attendere anche alla pittura delle Formelle dell'armadio della sacrestia di Santa Croce, oggi alla Galleria dell'Accademia a Firenze, a Monaco di Baviera e a Berlino. In quest'opera prestigiosa dimostrò di aver messo a frutto gli insegnamenti di Giotto, disponendo con una notevole libertà narrativa le figure nelle scene, che risultano più affollate di quelle del suo maestro. Riprende inoltre la sperimentazione della prospettiva negli sfondi architettonici e giunge a risultatio anche arditi, come nella scalinata obliqua e spezzata nella Presentazione della Vergine al tempio.

Fu collaboratore, secondo alcuni, al Polittico Stefaneschi (Roma). Ancora sono da ricordare la Madonna (Berna), l' Adorazione dei Magi (Digione), le Storie di Giobbe (Pisa, Camposanto), La Madonna in trono col Bambino, angeli e sante (Firenze, Uffizi), la Madonna del Parto (Firenze), il Polittico (Firenze, Santa Felicita). Da Vasari gli viene accreditata anche la progettazione della ricostruzione del Ponte Vecchio, oggi messa in dubbio dagli studiosi, che si orientano verso Neri di Fioravante.

Pur nell'ambito "giottesco", Taddeo Gaddi nelle opere più mature ha uno stile inconfondibile, con a volte effetti ricercati di luce notturna, quasi un unicum nella pittura trecentesca dell'Italia centrale. Gli impianti spaziali ricercati in alcune sue opere sono spesso maestosi e solenni, avvicinandosi in questo a Maso di Banco. I lineamenti dei volti delicati e morbidi sono indicativi dello sviluppo tardo dell'arte di Taddeo.

Giorgio Vasari ha incluso una biografia di Taddeo Gaddi nella sua opera Le Vite ..

 

 
 

 

 
Formelle dell'armadio della sacrestia di Santa Croce

Taddeo Gaddi, Formelle dell'armadio della sacrestia di Santa Croce, Resurrezione del fanciullo, 35 x 31 cm, Staatliche Museen, Berlino

Le Formelle dell'armadio della sacrestia di Santa Croce sono una serie di ventotto dipinti a tempera e oro su tavola (circa 35x30 cm ciascuna formella, tranne le prime e le ultime delle due serie, misuranti 35x25 cm circa, e le due semilunette di 67x76 cm ciascuna) di Taddeo Gaddi, databili al 1335-1340 circa e conservati in massima parte nella Galleria dell'Accademia a Firenze. Esse riproducono le Storie di Gesù (tredici formelle a quadrilobo), le Storie di san Francesco (tredici quadrilobi) e due semilunette con Ascensione e Annunciazione.

La formelle decoravano sicuramente un arredo ligneo nella sacrestia di Santa Croce a Firenze, forse un armadio per reliquie. La prima citazione dell'armadio risale al Cinquecento (Anonimo Magliabechiano e Vasari), e poi in altre fonti successive fino al 1810, quando, con la soppressione napoleonica del convento francescano, le ante furono trasferite nei depositi del Convento di San Marco. Da qui, nel 1814, arrivarono ormai smembrate alla Galleria dell'Accademia, dove erano esposte in ambienti separati. Secondo i documenti dell'epoca, lo smembramento avvenne proprio a San Marco tra il 1812 e il 1813, quando vennero rimosse le "prospere", cioè gli stalli lignei. A quell'epoca risalgono anche le attuali cornici lignee dorate.

Quattro dipinti, immessi sul mercato antiquario, sono oggi in Germania, alla Gemäldegalerie di Berlino (Pentecoste e Resurrezione del fanciullo) e all'Alte Pinakothek di Monaco (Prova del Fuoco, la Morte del cavaliere di Celano).

Arte in Toscana | Taddeo Gaddi | Formelle dell'armadio della sacrestia di Santa Croce


 


Crocifissione
Cenacolo e Albero della Vita in Santa Croce, Firenze


   
Una delle tematiche ricorrenti fra gli affreschi rinascimentali fiorentini è la rappresentazione del cenacolo. La raffigurazione dell'ultima cena parve singolarmente adatta a decorare i grandi refettori conventuali, specialmente a Firenze, per il tema ideale di meditazione e di preghiera offerto alla comunità monastica riunita per consumare i pasti.
Cenacolo, dalla parola "cena", era il nome monastico del refettorio, luogo dove i monaci pranzavano, meditavano e pregavano. Un luogo per i riti religiosi, dove i muri massicci erano ideali da affrescare.

Arte in Toscana | Taddeo Gaddi |
Cenacolo e Albero della Vita in Santa Croce, Firenze
 

L’Albero della Vita di Taddeo Gaddi
L’Albero della Vita di Taddeo Gaddi

 

Taddeo Gaddi, Cenacolo, Basilica di Santa Croce, Firenze
 
 



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Basilica di Santa Croce

   
La chiesa di Santa Croce a Firenze è stata costruita a partire dal 1294 secondo il progetto di Arnolfo di Cambio ma in realtà è stata consacrata nel 1443 alla presenza di Eugenio IV. la chiesa di Santa Croce si è via via arricchita con le donazioni delle richhe famiglie fiorentine alle quali poi veniva concessa la sepoltura all'interno delle cappelle.

All'interno della chiesa troviamo sepolture di artisti di altissimo livello e di ogni ramo del sapere. Solo per citare qualche nome possiamo ricordare Machiavelli, Alfieri (tomba di Canova, 1810), Michelangelo (tomba del Vasari, 1570), il sepolcro di Galileo Galilei (tomba di Vincenzo Viviani, 1737).
La facciata è di marmo colorato di carrara ed è stata disegnata da Cronaca (1857-63), mentre il campanile della chiesa è di Baccani (1965).

L'interno è formato da 3 navate, le pareti e le vetrate sono ornate con affreschi raffiguranti le "Storie di San Francesco" opera di Giotto e dei suoi allievi. Anche Donatello volle lasciare all'interno della chiesa una testimonianza del suo passaggio scolpendo il bellissimo Crocifisso (1425) e l'Annunciazione (1430-1435). Accanto alla sacrestia si trova la cappella del noviziato costruita da Michelozzo (1434-1445) e decorata da Andrea della Robbia; nel chiostro dei morti si trova la cappella dei pazzi progettata dal Brunelleschi. Al Brunelleschi è da attribuirsi anche il progetto del Chiostro Grande poi costruito da Bernardo Rossellino. Sono inoltre presenti i monumenti funebri di Bernardo Rossellino (dedicato a Leonardo Bruni, cancelliere della Repubblica) e di Desiderio da Settignano.
La chiesa e le sue tombe furono cantate da Ugo Foscolo nell'opera "I Sepolcri".

Importanti sono gli affreschi nelle due successive cappelle a destra, la Cappella Peruzzi e la Cappella Bardi, entrambe decorate da Giotto tra il 1320 e il 1325. Nella prima sono raffigurate le Storie di San Giovanni Battista e quelle di San Giovanni Evangelista, mentre in quella Bardi le Storie di san Francesco.

Sempre a destra, alla testata del transetto, si trova la cappella Baroncelli, composta da due campate (una ampia la metà dell'altra) e affrescata da Taddeo Gaddi con Storie della Vergine (1332-1338), dove il grande discepolo di Giotto condusse i suoi studi sulla luce (con la prima raffigurazione pervenutaci di una scena notturna nell'arte occidentale) e autore anche dei disegni per la vetrata, delle quattro profeti all'esterno e forse anche della pala d'altare, da alcuni attribuita a Giotto. Sulla parete destra si trova una Madonna della cintola, affrescata da Sebastiano Mainardi.

  Cappella Baroncelli
Cappella dei Pazzi. Accanto alla chiesa di Santa Croce é un bel chiostro trecentesco, dai loggiati in puro stile toscano, in fondo al quale si palesa un altro splendido capolavoro del Brunelleschi, la Cappella dei Pazzi.
É questa un gioiello di grazia per armonia di linee; ha un portico sorretto da sei snelle colonne corinzie, ed un'elegante trabeazione tutta decorata da medaglioni riproducenti deliziose teste di cherubini; al centro é una piccola cupola emisferica impreziosita da terrecotte di Luca della Robbia; la magnifica porta fu intagliata da Giulio da Maiano. L'interno, rettangolare, ha pareti bianche, spoglie, ma le linee sono vigorosamente sottolineate da lesene e incorniciature in pietra scura; risaltano sui muri i brillanti colori delle splendide terrecotte smaltate di Luca della Robbia, che formano il fregio di contorno e, più in basso, i grandi medaglioni degli Apostoli e degli Evangelisti.
 
Chiostro trecentesco che introduce alla Cappella de' Pazzi

Santacroceopera.it - Museo dell'Opera | www.santacroceopera.it
Già nel 1884 nel refettorio (o Cenacolo) vennero depositati materiali provenienti dai magazzini dell’Opera, ma l’apertura di un Museo vero e proprio risale al 2 novembre 1900.
Un nuovo allestimento fu inaugurato nel 1959 e ampliato nel 1962: pochi anni dopo, durante la terribile alluvione del 4 novembre 1966, l’acqua raggiunse 5 metri e due centimetri. La nafta e il fango produssero danni gravissimi, deturpando le opere con macchie giallastre. Il Crocifisso di Cimabue – divenuto drammatico simbolo dell’alluvione stessa – subì una perdita del 60% della superficie pittorica.
A lungo il Museo è stato chiuso ed è stato riaperto nel 1975; l’anno successivo è stata riportata la grande Croce. Nel 2006, in occasione del quarantennale dell’alluvione, grazie all'impegno congiunto dell’Opera di Santa Croce, dell’Opificio delle Pietre Dure e della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico, è stato inaugurato un nuovo allestimento con il ritorno di una parte delle opere che avevano subito danni: talune provenienti da altre parti del complesso, altre già in precedenza nel museo. Altre opere sono state ricollocate nel 2009.
Si accede al museo dall’ala di fabbricato che divide i due chiostri: le prime tre sale accolgono affreschi staccati, sinopie, rilievi, sculture e arredi lignei. Nel quarto ambiente – già cappella della famiglia Cerchi – la cui struttura gotica è stata rimaneggiata all’inizio del Quattrocento, sono riunite opere in terracotta invetriata dei Della Robbia e frammenti di decorazioni provenienti dalle pareti.
 

 

 

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