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Agnolo Gaddi, La Leggenda della Vera Croce (part.), (dettaglio, la Regina di Saba), Cappella Maggiore, Basilica di Santa Croce, Firenze

La Regina di Saba, venuta a trovare Salomone, in procinto di attraversare questo ponte, ha una visione e capisce che in quel legno c'è il destino del mondo e la salvezza del genere umano e si inchina ad adorarlo.
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Agnolo Gaddi | Leggenda della Croce

   
   

Agnolo Gaddi (1350-1396)[1] nasce probabilmente intorno al 1350. Nel corso della sua prolifica carriera, Agnolo è a capo di una attivissima e numerosa bottega cui afferiscono, in vari momenti, molti dei pittori dell’epoca. Si dedica a numerose pitture murali tra cui l’ultimo ciclo in affresco, tra il 1392 e il 1395, per la cappella del Sacro Cingolo del Duomo di Prato, con le Storie della Vergine. Nella Cappella Maggiore di Santa Croce a Firenze è illustrata La Leggenda della Vera Croce, un complesso di storie contenute nella “Leggenda Aurea” del domenicano Jacopo da Varagine (1228-1298), che ebbe grande fortuna fino alla Controriforma. Si tratta di una delle storie più amate dai francescani che per questo la fecero dipingere in più occasioni. La redazione pittorica più conosciuta è quella di Piero della Francesca nella Basilica di San Francesco ad Arezzo, dipinta a partire dal 1452.[1]

La Leggenda della Vera Croce è la leggenda che racconta la storia del legno sul quale venne crocifisso Cristo, spesso tramandata in letteratura e rappresentata in opere d'arte.

La versione più nota è quella che fa parte della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, opera composta nel XIII secolo.[2]

La leggenda ha inizio con Adamo che, prossimo a morire, mandò il figlio Set in Paradiso per ottenere l'olio della misericordia come viatico di morte serena. L'Arcangelo Michele, invece, gli diede un ramoscello dell'albero della vita per collocarlo nella bocca di Adamo al momento della sua sepoltura (o tre semi secondo un'altra versione). Il ramo crebbe e l'albero venne ritrovato da re Salomone che, durante la costruzione del Tempio di Gerusalemme, ordinò cha l'albero venisse abbattuto ed utilizzato. Gli operai non riuscirono però a trovare una collocazione, perché era sempre o troppo lungo o troppo corto, e quando lo si tagliava a misura giusta in realtà diveniva troppo corto, tanto da non poter essere utilizzato. Gli operai decisero così di gettarlo su un fiume, perché servisse da passerella. La regina di Saba, trovandosi a passare per il ponte, riconobbe il legno e profetizzò il futuro utilizzo della tavola. Salomone, messo al corrente della profezia, decise di farlo sotterrare. Quando Cristo fu condannato, la vecchia trave venne ritrovata dagli israeliti ed utilizzata per la costruzione della Croce. A questo punto la leggenda inizia a confondersi con la storia. Nel 312, la notte prima della battaglia contro Massenzio, l'imperatore Costantino I ha la mitica visione che porrà fine, anche, alle persecuzioni dei cristiani: una croce luminosa con la scritta "In hoc signo vinces" (Con questo segno vincerai). L'imperatore decide allora di utilizzare la croce come insegna e il suo esercito vinse la battaglia di Ponte Milvio.

Costantino decise così di inviare la madre Elena a Gerusalemme per cercare la Croce della Crocefissione. Elena trovò una persona che conosceva il punto di sepoltura della Vera Croce. Per costringerlo a parlare, lo fece calare in un pozzo, senza pane ed acqua, per sette giorni. Convinse così il reticente a rivelare il luogo della sepoltura. Elena poté, in questo modo, rinvenire le tre diverse croci utilizzate il giorno della morte di Cristo. Per identificare quella sulla quale era morto Gesù, Sant'Elena sfiorò con il legno un defunto e questi resuscitò. Sant'Elena separò la croce in diverse parti di cui la principale venne lasciata a Gerusalemme.

All'inizio del VII secolo l'Impero bizantino visse una profonda crisi e subì attacchi da diversi fronti, in particolare dall'Impero persiano per opera del re Cosroe II. Nel 614 il re Cosroe II, dopo tre settimane di lungo assedio, riuscì ad espugnare Gerusalemme e a trafugare tutti i tesori e le reliquie a Ctesifonte. L'imperatore bizantino Eraclio raccolte tutte le forze decise di partire personalmente alla guida del suo esercito per sconfiggere i persiani e recuperare la Vera Croce. La guerra con i persiani durò diversi anni e solo nel 628 Eraclio sconfisse, decapitò Cosroe II ed ottenne la restituzione della Croce che venne riportata dallo stesso Eraclio (scalzo e vestito da pellegrino) a Gerusalemme il 21 marzo 630 tra l'esultanza del popolo.

Questo fu un tema estremamente caro ai frati francescani che spesso nel basso medioevo fecero affrescare le chiese con episodi della leggenda. Fu un tema molto rappresentato anche fuori dalla penisola italiana. In Italia particolarmente importanti sono il ciclo di affreschi di Arezzo dipinti da Piero della Francesca ed i cicli nella chiesa di Santa Croce a Firenze dipinti da Agnolo Gaddi.

   
   

La Leggenda della Vera Croce è la leggenda che racconta la genesi del legno su cui venne crocifisso Cristo, spesso tramanadata in letteratura e rappresentata in opere d'arte.
La scelta della suddivisione del ciclo in otto riquadri, fu voluta sia dai francescani che dai committenti Alberti.
Si può dire che nella parete di destra, nel primo riquadro, c'è la vicenda di Adamo e il figlio Set, nel secondo la storia della Regina di Saba.
Il terzo parla della trave dalla quale fu tratta la Vera Croce e nel IV il ritrovamento della stessa da parte di Elena, madre di Costantino. Nella parte di sinistra, al primo riquadro, c'è Elena in veste di pellegrina, nel secondo, l'attacco che nel VII secolo il re persiano Cosroe II portò alla città di Gerusalemme.
Nel terzo , il possesso della Vera Croce da parte di Cosroe II e la sfida dell'imperatore Eraclio, per riaverla.
Nel IV riquadro, Eraclio vincitore, cerca di convertire Cosroe e al suo diniego, lo fa decapitare riportando la Vera Croce a Gerusalemme.

 

 Cappella Maggiore, Basilica di Santa Croce, Firenze
Cappella Maggiore, Basilica
di Santa Croce, Firenze


Schema degli affreschi


Agnolo Gaddi, La leggenda della Vera Croce, Schema degli affreschi nella cappella Maggiore, Firenze, Basilica di Santa Croce


Le Storie della leggenda della Croce, tratte dalla Legenda aurea di Iacopo da Varazze, sono narrate con una ricchezza di episodi esemplare per i cicli toscani del secolo successivo , e con una complessità e libertà di soluzioni spaziali che le pongono in epoca successiva al ciclo Castellani, tra il 1385 e il 1390.

Il ciclo con la storia della vera croce

Parete destra

Il tema dell’agnizione, il riconoscimento, è il leit-motif di questa parete.

1 morte di Adamo

Seth (uno dei figli di Adamo) recatosi alle porte del paradiso riceve dall’arcangelo Michele un ramo dell’albero della conoscenza. Tornato a casa trova Adamo morto e pianta il ramo sulla tomba.

I personaggi figli e nipoti disposti a semicerchio attorno alla tomba (troppo grande la figura di Seth e dell’arcangelo) nuovo invece il paesaggio che non segue il rapporto con le figure come in Giotto ma si espande libero e illuminato da una luce non direzionata ma vagante

2 Ll’albero e Salomone

Il ramo cresciuto viene scelto da Salomone per farne una trave nel tempio, ma il legno miracolosamente si rifiuta cambiando dimensioni e facendosi trovare o troppo piccolo o troppo grande. Viene quindi perciò scartato e gettato attraverso un fiume come passerella. La regina di Saba, giunta in visita a Salomone, davanti al tronco si inginocchia e lo adora profetando: “a quel legno verrà sospeso uno la cui morte coinciderà con la fine del regno dei Giudei”. Salomone ordinò allora che il legno venisse sotterrato.

Il centro è libero; lo sguardo segue il corso del fiumicello; Regina e damigelle sono dipinte con molta finezza cromatica; il paesaggio è da fiaba si notino i castelli.

3 Il legno viene estratto dalla piscina di Bethseba che si era formata attorno al legno, rendendo l’acqua curativa e sempre qui vi sorse un ospedale.

Il padiglione dell’ospedale è raffigurato in modo vivace. si noti anche lo sforzo per estrarre il legno dall’acqua.
Sul lato destro alcuni operai costruiscono col legno estratto una croce che sarà quella di Gesù.
La scena è raffigurata con la prospettiva inversa (le figure in primo piano sono più piccole).

4 La leggenda continua trecento anni dopo la morte in croce e la Resurrezione di Gesù, con la regina cristiana Elena, madre dell'imperatore Costantino, che ritrova la Croce del Signore in Terra Santa e la riporta a Gerusalemme. S. Elena interroga i sapienti sulla posizione del monte chiamato Golgota dove vennero scoperte tre croci. Per scoprire quale sia quella vera occorre una prova, solo quella che toccando un morto lo farà resuscitare sarà quella di Gesù.
Scena:

- tutta di mano di Angelo ha un bel paesaggio fiabesco; il boscaiolo che torna a casa dopo il lavoro,i pagliai e il monaco che pesca da un ponticello, un altro che attinge acqua ad un pozzo; c’è pure la tana di una bestia.

Parete sinistra:

Il tema della spoliazione delle insegne regali è il leit-motif di questa parete.

5 S. Elena porta la croce a Gerusalemme.

La folla in ginocchio davanti alle mura della città.

Scena:
-fiabesca, si noti il castello in cima al monte, la chiesetta a sinistra di mano di Angelo, le tre figure in primissimo piano a destra.

6 Consroe re dei Persiani lascia Gerusalemme dopo aver rubato la croce.

Scena:
-Le figure seccche che diradano via via sottolineano il movimento di corsa dando anche l’impressione di un maggior numero di cavalieri.

7 Tre episodi Cosroe adorato dai cortigiani; sogno di Eraclito re bizantino che attraverso il sogno riceve da Dio l’ordine di recuperare la croce ; duello tra i due.
La prima di mano di un allievo le altre due di Agnolo; bella e con ritmo la figura di Eraclio dormiente; bello il cavallo che stacca il galoppo sul ponte.

8 Decapitazione di Cosroe e entrata di Eraclio in Gerusalemme.

-Eraclio spogliatosi del manto e della corona entra in Gerusalemme vestito da pellegrino e a piedi scalzi; a sinistra la decapitazione di Cosroe; tutta la scena è molto affollata.
Nella figura vestita di rosso si vuol riconoscere il ritratto di Agnolo Gaddi.

 


Sant' Elena, madre di Costantino

 


Particolare

 


Particolare. Due rappresentanti Agnolo Gaddi  della famiglia Alberti

 

Il Sogno di Eraclio,1385-87, affresco, cappella Maggiore, Basilica di Santa Croce
Il Sogno di Eraclio,1385-87, affresco, cappella Maggiore, Basilica di Santa Croce

 

 

 

 

 

 
Decapitazione di Cosroe e entrata di Eraclio in Gerusalemme


Agnolo Gaddi, La Leggenda della Vera Croce, Decapitazione di Cosroe e entrata di Eraclio in Gerusalemme, Cappella Maggiore, Basilica di Santa Croce, Firenze


'Il ciclo di affreschi, raffiguranti la Leggenda della Vera Croce, dipinti da Agnolo Gaddi, figlio di Taddeo Gaddi, uno dei principali allievi di Giotto sono uno dei testi fondamentali della pittura tardogotica fiorentina, di quella breve stagione, cioè, che si colloca immediatamente prima dell'avvento del Rinascimento, che sulla fine del Trecento e all'inizio del Quattrocento, accoglie le innovazioni di spirito cortese ed elegante che arrivano dall'Italia settentrionale (quando non addirittura dal nord Europa), rivivendole, però, e trasformandole, alla luce della grande eredità giottesca di cui la città di Firenze era andata sempre fiera. [3] L'importanza di Agnolo nella storia delle tecniche artistiche, poi, è confermata dal fatto che la sua tecnica di lavorare "a fresco" doveva essere talmente rinomata da essere codificata in uno dei più noti manuali antichi di tecniche artistiche: il Libro dell'Arte, il più importante trattato d'arte della fine del Medioevo, scritto da un pittore, Cennino Cennino che racconta, nel suo testo, di essere stato allievo appunto di Agnolo Gaddi e di aver imparato da lui, massimo maestro, i segreti dell'arte.  

 

 
Tra il corteo che accompagna il rientro della Croce, Agnolo Gaddi effigia se stesso (l’ultimo personaggio dell’intero ciclo, vestito di rosso, col cappuccio, come tipicamente i pittori dell’epoca) e suo padre Taddeo.
Particolare, Entrata di Eraclio in Gerusalemme
 

 

 

Chosroes Worshipped by His Subjects, The Dream of Heraclius, and The Defeat of the Son of Chosroes

In The Dream of Heraclius, Emperor Heraclius lies outstretched on his bed in a tent and looks toward the angel, floating above him, who forecast his victory. The combat Chosroës's son, from which Heraclius emerged victorious, is shown to the right of the tent.

The final scene contains The Beheading of Chosroes, The Angel Appearing to Heraclius, and the Entry of Heraclius into Jerusalem.

 


Retrieval of the Wood at the Probatic Pool, and Fabrication of the Cross


Retrieval of the Wood at the Probatic Pool, and Fabrication of the Cross
 

 

 
The Discovery and Testing of the True Cross


Agnolo Gaddi, La Leggenda della Vera Croce, The Discovery and Testing of the True Cross, Cappella Maggiore, Basilica di Santa Croce, Firenze

 

 

 

Detail from The Discovery and Testing of the True Cross, after the restauration


 

 
 
   
   
[1] Lorenzo Gualtieri, La leggenda della Vera Croce di Agnolo Gaddi | www.fondazione-menarini.it
Agnolo Gaddi nasce probabilmente intorno al 1350, anche se la prima data certa che lo riguarda è il 1369, quando è citato tra le maestranze pagate per un ciclo decorativo, oggi perduto, in San Giovanni in Laterano a Roma. Nel corso della sua prolifica carriera, Agnolo è a capo di una attivissima e numerosa bottega cui afferiscono, in vari momenti, molti dei pittori dell'epoca. Si dedica a numerose pitture murali tra cui l'ultimo ciclo in affresco, tra il 1392 e il 1395, per la cappella del Sacro Cingolo del Duomo di Prato, con le Storie della Vergin. Muore nel 1396.
Per una voce biografica recente si veda: C. Frosinini, Agnolo Gaddi, in La Sacra Cintola nel Duomo di Prato, Prato 1995, pp. 225-233
[2] La Legenda Aurea è un testo che raccoglie vite di santi, scritto in latino da Jacopo da Varazze (Iacopo da Varagine), vescovo di Genova. Fu compilata a partire dagli anni sessanta del XIII secolo e l'autore continuò a lavorarci fino alla sua morte, avvenuta nel 1298. L'autore raccolse circa centocinquanta vite di santi, organizzando l'esposizione secondo l'anno liturgico. Privilegiò i santi antichi, ma senza trascurare la sua epoca.
Le vite di santi sono intercalate con una trentina di capitoli dedicati alle principali feste cristologiche, mariane e liturgiche.

[2] Sito ufficiale dell’Opificio delle Pietre Dure | Pitture murali | Principali lavori in corso | Le Storie della Vera Croce di Agnolo Gaddi
Grazie ad una convenzione stipulata tra l'Opificio delle Pietre Dure, l'Opera di Santa Croce e l'Università di Kanazawa in Giappone, nell'anno 2005 ha avuto inizio il progetto di restauro e studio sullo splendido ciclo di affreschi trecenteschi di Agnolo Gaddi, raffiguranti La Leggenda della Vera Croce, che decora Cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze.
L'iniziativa è partita dal professor Takaharu Miyashita dell'Università di Kanazawa, in Giappone, studioso dell'arte fiorentina ed estimatore dell'Opificio, che ha indirizzato la generosa offerta del mecenate Tetsuya Kuroda verso un programma di conservazione e di studio di affreschi da affidarsi all'Opificio. La scelta è caduta sul ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi in Santa Croce. Il Progetto sarà completato finanziariamente e operativamente dall'Opera di Santa Croce e dall'Opificio delle Pietre Dure.

[3] Questo ciclo ha ispirato Piero della Francesca. Il ciclo, con quello di Cenni di Francesco, fu l'esempio immediatamente precedente per l'iconografia delle Storie della Vera Croce di Piero della Francesca nella basilica di San Francesco ad Arezzo.
La fonte è la stessa "La Leggenda della Vera Croce" contenuta nella Leggenda Aurea del domenicano Jacopo da Varagine. Agnolo Gaddi scelse un numero di episodi maggiore rispetto a Piero. E ovviamente ci sono molte varianti. Negli affreschi di Agnolo il sogno è di Eraclio e non di Costantino.
Piero della Francesca | Storie della Vera Croce (1452 - 1466


Cecilia Frosinini, Legenda della Leggenda della Vera Croce, Rosi Fontana, Pisa | www.opificiodellepietredure.it

 


Taddeo Gaddi

Tra il corteo che accompagna il rientro della Croce, Agnolo Gaddi effigia suo padre Taddeo

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Basilica di Santa Croce


   
L'arte italiana ha generato un grandissimo interesse e coinvolgimento in tutto il mondo per le sue opere monumentali e spettacolari. Firenze viene chiamata la capitale dell'arte. Dal Tredicesimo al Sedicesimo secolo a Firenze si è avuta una fonte apparentemente interminabile di capolavori creativi e di genii italiani. Sono nati a Firenze sia Dante che Michelangelo. Qui il Boccaccio scrisse il suo 'Decamerone'. Il Rinascimento italiano, il periodo culturale più ricco d'Europa, iniziò a Firenze quando Brunelleschi finì il Duomo, con la sua enorme cupola.

La chiesa di Santa Croce a Firenze è stata costruita a partire dal 1294 secondo il progetto di Arnolfo di Cambio ma in realtà è stata consacrata nel 1443 alla presenza di Eugenio IV. la chiesa di Santa Croce si è via via arricchita con le donazioni delle richhe famiglie fiorentine alle quali poi veniva concessa la sepoltura all'interno delle cappelle.

All'interno della chiesa troviamo sepolture di artisti di altissimo livello e di ogni ramo del sapere. Solo per citare qualche nome possiamo ricordare Machiavelli, Alfieri (tomba di Canova, 1810), Michelangelo (tomba del Vasari, 1570), il sepolcro di Galileo Galilei (tomba di Vincenzo Viviani, 1737).
La facciata è di marmo colorato di carrara ed è stata disegnata da Cronaca (1857-63), mentre il campanile della chiesa è di Baccani (1965).

L'interno è formato da 3 navate, le pareti e le vetrate sono ornate con affreschi raffiguranti le "Storie di San Francesco" opera di Giotto e dei suoi allievi. Anche Donatello volle lasciare all'interno della chiesa una testimonianza del suo passaggio scolpendo il bellissimo Crocifisso (1425) e l'Annunciazione (1430-1435). Accanto alla sacrestia si trova la cappella del noviziato costruita da Michelozzo (1434-1445) e decorata da Andrea della Robbia; nel chiostro dei morti si trova la cappella dei pazzi progettata dal Brunelleschi. Al Brunelleschi è da attribuirsi anche il progetto del Chiostro Grande poi costruito da Bernardo Rossellino. Sono inoltre presenti i monumenti funebri di Bernardo Rossellino (dedicato a Leonardo Bruni, cancelliere della Repubblica) e di Desiderio da Settignano.
La chiesa e le sue tombe furono cantate da Ugo Foscolo nell'opera "I Sepolcri".

Importanti sono gli affreschi nelle due successive cappelle a destra, la Cappella Peruzzi e la Cappella Bardi, entrambe decorate da Giotto tra il 1320 e il 1325. Nella prima sono raffigurate le Storie di San Giovanni Battista e quelle di San Giovanni Evangelista, mentre in quella Bardi le Storie di san Francesco.

Sempre a destra, alla testata del transetto, si trova la cappella Baroncelli, composta da due campate (una ampia la metà dell'altra) e affrescata da Taddeo Gaddi con Storie della Vergine (1332-1338), dove il grande discepolo di Giotto condusse i suoi studi sulla luce (con la prima raffigurazione pervenutaci di una scena notturna nell'arte occidentale) e autore anche dei disegni per la vetrata, delle quattro profeti all'esterno e forse anche della pala d'altare, da alcuni attribuita a Giotto. Sulla parete destra si trova una Madonna della cintola, affrescata da Sebastiano Mainardi.

 

Cappella Baroncelli

Cappella dei Pazzi. Accanto alla chiesa di Santa Croce é un bel chiostro trecentesco, dai loggiati in puro stile toscano, in fondo al quale si palesa un altro splendido capolavoro del Brunelleschi, la Cappella dei Pazzi.
É questa un gioiello di grazia per armonia di linee; ha un portico sorretto da sei snelle colonne corinzie, ed un'elegante trabeazione tutta decorata da medaglioni riproducenti deliziose teste di cherubini; al centro é una piccola cupola emisferica impreziosita da terrecotte di Luca della Robbia; la magnifica porta fu intagliata da Giulio da Maiano. L'interno, rettangolare, ha pareti bianche, spoglie, ma le linee sono vigorosamente sottolineate da lesene e incorniciature in pietra scura; risaltano sui muri i brillanti colori delle splendide terrecotte smaltate di Luca della Robbia, che formano il fregio di contorno e, più in basso, i grandi medaglioni degli Apostoli e degli Evangelisti.
 
Chiostro trecentesco che introduce alla Cappella de' Pazzi

Santacroceopera.it - Museo dell'Opera | www.santacroceopera.it
Già nel 1884 nel refettorio (o Cenacolo) vennero depositati materiali provenienti dai magazzini dell’Opera, ma l’apertura di un Museo vero e proprio risale al 2 novembre 1900.
Un nuovo allestimento fu inaugurato nel 1959 e ampliato nel 1962: pochi anni dopo, durante la terribile alluvione del 4 novembre 1966, l’acqua raggiunse 5 metri e due centimetri. La nafta e il fango produssero danni gravissimi, deturpando le opere con macchie giallastre. Il Crocifisso di Cimabue – divenuto drammatico simbolo dell’alluvione stessa – subì una perdita del 60% della superficie pittorica.
A lungo il Museo è stato chiuso ed è stato riaperto nel 1975; l’anno successivo è stata riportata la grande Croce. Nel 2006, in occasione del quarantennale dell’alluvione, grazie all'impegno congiunto dell’Opera di Santa Croce, dell’Opificio delle Pietre Dure e della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico, è stato inaugurato un nuovo allestimento con il ritorno di una parte delle opere che avevano subito danni: talune provenienti da altre parti del complesso, altre già in precedenza nel museo. Altre opere sono state ricollocate nel 2009.
Si accede al museo dall’ala di fabbricato che divide i due chiostri: le prime tre sale accolgono affreschi staccati, sinopie, rilievi, sculture e arredi lignei. Nel quarto ambiente – già cappella della famiglia Cerchi – la cui struttura gotica è stata rimaneggiata all’inizio del Quattrocento, sono riunite opere in terracotta invetriata dei Della Robbia e frammenti di decorazioni provenienti dalle pareti.

 

 

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