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Andrea del Sarto, Self-portrait, oil on wood, 47 x 34 cm, Galleria degli Uffizi, Florence
Andrea del Sarto, Autoritratto, 1528-1529, affresco staccato, 51,5x37,5 cm, Firenze, Corridoio Vasariano

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Andrea del Sarto

   
   

Andrea del Sarto, pseudonimo di Andrea d'Agnolo di Francesco di Luca di Paolo del Migliore Vannucchi (Firenze, 16 luglio 1486 – Firenze, 21 gennaio 1531), è stato un pittore italiano.

Giorgio Vasari lo definì pittore "senza errori", elogiandone la perfezione formale, la rapidità e sicurezza d'esecuzione. Tale elogio vasariano appare però ormai riduttivo nei confronti di un'artista che, erede della tradizione fiorentina, affrontò una grande varietà di temi e ne sviluppò l'elaborazione formale[1].

Fu maestro dell'intera prima generazione dei manieristi (Pontormo e Rosso Fiorentino in primis), ma a differenza degli allievi non utilizzò quelle spregiudicatezze audaci, se non addirittura polemiche, ma rinnovò piuttosto il repertorio tradizionale in maniera garbata, accentuando il respiro monumentale delle figure, variando la cromia e la tecnica, con l'uso degli spunti più moderni reperibili[1].


Biografia

Giovinezza

Figlio del sarto Agnolo di Francesco di Luca Vannucchi, da cui l'appellativo tradizionale, e di Costanza di Silvestro, anch'ella figlia di un sarto, a sette anni fu apprendista di un orafo e di qui passò nella bottega di un tal pittore Gian Barile il quale, visti i suoi notevoli progressi, lo affidò alla bottega di Piero di Cosimo, dal quale apprese diverse tecniche pittoriche, aprendosi al gusto per la sperimentazione[2].

Narra il Vasari, la principale fonte sulla vita di Andrea, che egli andava a Palazzo Vecchio «dove era il cartone di Michelangelo Buonarroti [la Battaglia di Cascina] e quello di Lionardo da Vinci [la Battaglia di Anghiari]», segnalandosi presto come eccellente copista. Qui entrò in confidenza con altri artisti, quali il Franciabigio, col quale strinse un rapporto collaborativo, mal sopportando «la stranezza di Piero che era già vecchio». Abbandonò quindi il maestro e prese a metà col collega, pressoché coetaneo, una stanza che fungeva da bottega e abitazione in piazza del Grano, vicino a dove sorgeranno gli Uffizi. Si trattò di un'iniziativa particolarmente felice, poiché quell'anno partirono da Firenze Leonardo e Raffaello, mentre Michelangelo si era allontanato già dal 1504. Esisteva quindi un improvviso vuoto di maestri "moderni", che il ventiduenne Andrea, giovane promessa, si trovò a dover riempire[1].

Iscritto all'Arte dei Medici e degli Speziali il 12 dicembre 1508, di quell'anno sono le prime opere, che s'ispirano direttamente ai pittori più familiari, a lui e all'amico Franciabigio, quali Fra' Bartolomeo e l'Albertinelli, unitamente allo studio di Raffaello: una Pietà della Galleria Borghese ha richiami a Fra' Bartolomeo e la Madonna col Bambino di Palazzo Barberini aggiunge la sfuggente morbidezza di Leonardo; un'altra Madonna col Bambino, del 1509, mostra la solidità strutturale delle composizioni di Raffaello con una maggiore scioltezza e cordialità di rappresentazione.

La scuola dell'Annunziata

 

Andrea del Sarto, Autoritratto (1528 circa), Corridoio Vasariano, Firenze
I frati del convento della Santissima Annunziata, per completare gli affreschi nel Chiostro dei Voti iniziati nel 1460 da Alessio Baldovinetti e proseguiti poi da Cosimo Rosselli, che non li completò, affidarono nel 1509 ad Andrea cinque Storie di miracoli di san Filippo Benizzi, ultimati l'anno successivo. Tali affreschi, descritti dal Vasari, mostrano un vivace gusto per il racconto, derivato dagli affreschi del Ghirlandaio nelle chiese di Santa Trinita e di Santa Maria Novella, ma rinnovati nel linguaggio, che mostra interesse verso le atmosfere leonardesche, e con ritmo più mosso e irrequieto.

A completare le lunette del ciclo vennero chiamati, negli anni immediatamente successivi, alcuni giovani artisti, tra cui Pontormo e Rosso Fiorentino che, ispirandosi ad Andrea e lavorando poi a numerose altre opere legate al santuario, generarono una vera e propria "scuola", contrapposta a quella di San Marco che faceva capo a Fra Bartolomeo con Mariotto Albertinelli.

«Nell’altra [lunetta] Andrea fece i tre Magi d’Oriente, i quali guidati dalla stella andarono ad adorare il fanciullino Gesù Cristo; e gli finse scavalcati, quasi che fussero vicini al destinato luogo, e ciò per esser solo lo spazio delle due porte per vano fra loro e la Natività di Cristo, che di mano di Alesso Baldovinetti si vede»; così Vasari descrisse l'affresco che, per la presenza poco avanti della scena della Natività, dipinta dal Baldovinetti verso il 1460, non replicò la capannuccia e l'adorazione del Bambino, ma inscenò piuttosto i Magi in viaggio.
La scena si svolge da destra verso sinistra, senza un'asse centrale e senza uno svolgimento simmetrico o comunque bilanciato tipico dello stile quattrocentesco, ma piuttosto ricercando una movimentata asimmetria e una più complessa articolazione spaziale. In primo piano i tre Magi si allineano lungo una diagonale in profondità, anziché incolonnarsi in fila, e aprono una specie di corteo che però è anticipato da alcuni personaggi di spalle a sinistra, con copricapi da viaggio in fogge insolite, che si avviano verso le gradinate di un sontuoso edificio, il palazzo di Gerusalemme dove essi credevano di trovare il "re" nato, da cui verranno poi indirizzati altrove dalla stella cometa.
Come ricordò Vasari, nell'angolo destro si vedono tre personaggi con abiti contemporanei, che contengono, da sinistra, del musicista Francesco dell'Ajolle, di Jacopo Sansovino, girato verso lo spettatore, e l'autoritratto di Andrea del Sarto, oggi molto rovinato.
Gran parte della scena è poi occupata dal cielo, all'insegna di una forte ariosità, e dal paesaggio che, nella stravaganza delle formazioni, ricorda l'alunnato presso Piero di Cosimo.

 

 
Andrea del Sarto, Viaggio dei Magi,
1511, affreso, Chiostro dei Voti, basilica della Santissima Annunziata, Firenze

Andrea del Sarto, Viaggio dei Magi, 1511, affreso, Chiostro dei Voti, basilica della Santissima Annunziata, Firenze


Roma

È considerato probabile un suo viaggio a Roma nel 1510, che gli avrebbe permesso la conoscenza degli sviluppi pittorici di Raffaello alle Stanze Vaticane e di Michelangelo alla volta della Cappella Sistina; tale soggiorno non è documentato dalle fonti, ma se ne trova traccia nello stile delle opere di quegli anni[1]. Ne sono esempio il Corteo dei Magi (1511) e poi la Natività della Vergine (1514), affreschi entrambi nello stesso chiostrino della Santissima Annunziata. Qui il suo sciolto linguaggio formale, di una serenità narrativa quattrocentesca, si arricchisce delle sfumate atmosfere e degli stilismi che sono propri, rispettivamente, di Leonardo e Raffaello.

Il grande numero di disegni del periodo successivo, che hanno fatto la fama di Andrea disegnatore, lo rivelano attento alla lezione michelangiolesca, all'individuazione dell'immagine plastica, di pose ricercate e di un dinamismo frenetico accentuato dall'intonazione fredda dei colori, come nella Madonna col Bambino e san Giovannino della Galleria Borghese.


Il Chiostro dello Scalzo

Nel 1509 iniziò gli affreschi monocromi del chiostro dello Scalzo a Firenze, che completerà, con molte interruzioni, nel 1526: una lunga esperienza che attraversa quasi tutta la sua opera. Si trattò di un'impresa fondamentale per lo sviluppo del disegno fiorentino del Cinquecento, meta di studio obbligata per l'intera generazione successiva di artisti emergenti[1].



Andrea del Sarto, Battesimo del Battista, 1515-17, fresco, Chiostro dello Scalzo, Firenze


La Madonna delle Arpie

Se la monocromia trasmetteva una raffigurazione concepita come un bassorilievo, anche la Madonna delle Arpie degli Uffizi, del 1517, che pure ha evidenti riferimenti a Fra' Bartolomeo, richiamava l'immagine di una scultura. In una nicchia, velata da una calda penombra, la Madonna appare come statua sopra un piedistallo, affiancata da due santi le cui disposizioni, leggermente ruotate attorno all'asse della Vergine, arricchiscono il tradizionale schema piramidale. La monumentalità delle figure riecheggia il titanismo di Michelangelo, addolcito però dal morbido sfumato alla Leonardo e dai colori brillanti, con delicate scelte cromatiche esaltate dai riflessi luminosi. La sua eccellente capacità disegnativa gli permise quindi di conciliare spunti apparentemente distanti, all'insegna di un'esecuzione impeccabile e allo stesso tempo molto libera e sciolta nel modellato[3].

In quegli anni partecipò anche alla decorazione della Camera nuziale Borgherini, con alcuni suoi celebri allievi, quali il Pontormo, Francesco Granacci e il Bacchiacca. In tali scene, destinante a decorare l'arredo ligneo, dimostrò di saper aderire a vivaci schemi narrativi[3].

Matrimonio

Alla fine del 1517 o ai primi del 1518 sposò Lucrezia del Fede, vedova dal settembre 1516 di Carlo di Domenico Berrettaio. La vicenda è narrata dal Vasari, che non perde occasione per ribadire il tema letterario del "genio e sregolatezza", riportando alcuni aneddoti su una sua passione per "il comerzio delle donne", in particolare legati al suo matrimonio.

Invaghitosi della figlia di "povero e vizioso padre", Lucrezia di Baccio del Fede, residente in via San Gallo e già maritata a un berrettaio, appena essa divenne vedova la sposò, trascurando tanto l'arte quanto la sua famiglia e divenendo oltremodo geloso.

Si dedicò sporadicamente al ritratto - un genere estraneo alla disposizione di Andrea, volta all'articolazione complessa della figurazione; nel Ritratto di donna del Prado si è visto il ritratto della moglie e nel cosiddetto Ritratto di scultore di Londra vi è chi vuole riconoscere l'amico Jacopo Sansovino, a Firenze negli anni 1517-1518, o anche Baccio Bandinelli.

È ancora di questo periodo la Disputa sulla Trinità della Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Scrisse Vasari: «fecevi ginocchioni due figure, una è Maria Magdalena con bellissimi panni, ritratta la moglie; perciò ch'egli non faceva aria di femmine in nessun luogo, che da lei non la ritraessi, e se pur avveniva che d'altri la togliessi, per l'uso del continuo vederla e dal tanto averla designata le dava quell'aria, non possendo far altro».

   
   

In Francia

Dopo il maggio 1518 partì per la Francia, invitato da Francesco I, per il quale aveva già fatto a Firenze la Madonna col Bambino, santa Elisabetta e san Giovannino (Louvre). A Fontainebleau lavorò sulla scia di Leonardo, allora molto anziano, che scomparve nel 1519. Qui fece, oltre ad alcune opere perdute, la Carità, firmata e datata 1518, opera tipica della cultura fiorentina del tempo, con la costruzione a piramide e il plasticismo figurativo, ma dotata di una qualità pittorica gessosa, segno di una crisi che i contemporanei Rosso Fiorentino e Pontormo indirizzarono nelle deformazioni manieristiche.

Una certa mal disposizione, fece del soggiorno francese un'occasione mancata. In capo a un anno infatti il pittore se ne tornava a Firenze, secondo Vasari richiamato dalla moglie. Lo stesso Vasari parlò di una "certa timidità d'animo", che forse ne pregiudicò l'inserimento a corte, mentre Luciano Berti parlò di nostalgia e trascuratezza[3].


Ritorno a Firenze

Giunse quindi a Firenze nel 1520 promettendo, secondo il Vasari, un pronto ritorno in oltralpe che tuttavia non mantenne: «Ricordatosi alcuna volta delle cose di Francia, sospirava grandemente; e s'egli avessi pensato di potere avere perdono de 'l fallo commesso, non è dubbio ch'egli vi sarebbe con ogni suo sforzo ritornato».

Riprese dunque il lavori al chiostro dello Scalzo, dove lo aveva sostituito nel frattempo il Franciabigio, e poco dopo venne coinvolto nella decorazione del salone della villa medicea di Poggio a Caiano.

Le opere di questo periodo mostrano un approfondimento del dialogo-contrapposizione con Pontormo e col Rosso, affinando le sottigliezze esecutive e il trattamento del colore, che diventa ora scintillante ora trasparente, con accostamenti audaci e dissonanti. I ritratti penetranti e le composizione sacre riccamente articolate riprenderono i modelli degli anni passati, aggironati però da nuove sottigliezze esecutive[3]. Rinnovò le tradizionali immagini delle Pietà fiorentine nelle composizioni di Vienna e di Palazzo Pitti, dipinta quest'ultima per le monache di San Piero a Luco, nel Mugello, dove Andrea si era rifugiato nel 1523 per sfuggire all'epidemia della peste, e ispirata alla Pietà di Fra' Bartolomeo.

Nel corso degli anni venti la sua pittura accentuò l'intensità devozionale dei soggetti e sviluppò importanti ricerche sul colore, che ebbero il culmine nel capolavoro del Cenacolo di San Salvi[1].

Nella Madonna col Bambino, un angelo e un santo di Madrid, chiamata tradizionalmente Madonna della Scala, la cura del pittore si volge alla definizione di un sempre maggiore rigore compositivo: pur riaffermando gli effetti di monumentalità compositiva, esprime nelle figure una sostanziale naturalezza.


Ultimi anni

Esaurita la spinta creativa, si volse alla rielaborazione di vecchi motivi, affidati spesso alla bottega. Facevano eccezione opere di maggiore impegno, come la Madonna in gloria con quattro santi (1530) dipinta per il monastero vallombrosano di Poppi, in cui la tesa caratterizzazione dei santi anticipava motivi devozionali della seconda metà del secolo[3].

Fu maestro, fra gli altri, di Giovanni Antonio Sogliani, che fu suo fidato collaboratore per più di venticinque anni.

 

 

Tributo a Cesare


Andrea del Sarto, Tributo a Cesare, affresco nella Villa Medicea di Poggio a Caiano


Il Tributo a Cesare è un affresco di Andrea del Sarto e Alessandro Allori, databile al 1520 circa (prima fase) e al 1582 (seconda fase) e conservato nella villa medicea di Poggio a Caiano (Prato).

L'affresco, che decora il salone centrale della villa, venne commissionato verso gli anni venti, quando fu mutato il soggetto decorativo della villa. Gli affreschi più antichi infatti, come la lunetta di Vertumno e Pomona di Pontormo, evocano un'elegia della vita campestre, mentre dopo il 1520, quando il casato ottenne i titoli nobiliari di Giuliano duca di Nemours e Lorenzo duca d'Urbino, il soggetto divenne un'esaltazione della famiglia Medici.

L'opera di Andrea del Sarto, che sotto il tema storico nasconde una rappresentazione di eventi legato ai Medici, era originariamente inserito in un finto loggiato con colonne. Nell'ultimo quarto del Cinquecento tale spartito doveva apparire limitante, per cui le nuove scene occuparono la maggior parte delle pareti. L'affresco di Andrea del Sarto venne allora ampliato, di circa un terzo, nella parte destra, a opera di Alessandro Allori nel 1582.

 

 

Annunciazione di San Gallo e Disputa sulla Trinità | Galleria Palatina (Palazzo Pitti), Firenze


L'Annunciazione di San Gallo (1512-13) L'Annunciazione di San Gallo è un dipinto a olio su tavola (185x174,5 cm) di Andrea del Sarto, databile al 1513-1514 circa e conservato nella Galleria Palatina di Firenze.

L'opera fu la seconda eseguita da Andrea del Sarto per la chiesa di San Gallo a Firenze da Andrea del Sarto, come ricordano l'Anonimo Magliabechiano e il Vasari: dopo il Noli me tangere e prima della Disputa sulla Trinità.

Con l'assedio di Firenze le opere del monastero, retto dagli Agostiniani, vennero trasferite entro le mura, per la precisione in San Jacopo tra i Fossi, infatti nel 1531 esso fu raso al suolo dalle truppe di Carlo V. Nella nuova sede vennero ricostruite tutte le capelle come erano nell'altra.

Nel 1557 venne sommersa circa un terzo durante l’alluvione, andando perduta la predella. Non è chiaro se essa fosse quella divisa oggi tra la National Gallery of Ireland e il Warwick Castle (ipotesi respinta da Padovani nel 1986). Vasari dopotutto riporta che ne avesse una dipinta da Pontormo e Rosso Fiorentino.

La Disputa sulla Trinità, era stata dipinta per la chiesa di San Gallo, retta dagli Agostiniani, ed era la terza che l'artista produceva per quella chiesa, dopo l'Annunciazione e il Noli me tangere. Prima dell'assedio di Firenze, nel 1529, tutti i beni del monastero vennero trasferiti in San Jacopo tra' Fossi, che venne di lì a poco distrutto. Alcuni storici hanno rilevato la presenza di santi legati ai nomi della famiglia Peri, che forse ne fu la committente.

Non è datata (la scritta su gradino è apocrifa), ma Vasari ricorda come venne eseguita dopo la Madonna delle Arpie, che è del 1517, ipotesi in genere accettata anche per i confronti stilistici.

Bocchi, scrivendone una descrizione piena d'ammirazione, riportò come la tavola avesse subito danni dall'alluvione del 1557, ma durante il restauro del 1985 non ne venne trovata traccia.

È ricordata negli inventari del palazzo dal XVII secolo, con vari passaggi, compreso uno agli Uffizi dal 1697 al 1716 circa, prima di trovare la sua collocazione definitiva nella Sala di Saturno nel 1829.

Art in Tuscany | Andrea del Sarto | Paintings in the Galleria Palatina (Palazzo Pitti), Florence

 


Andrea del Sarto, Annunciazione di San Gallo, 1512-13, Galleria Palatina (Palazzo Pitti), Firenze


Andrea del Sarto, Disputa sulla Trinità, 1517, Galleria Palatina (Palazzo Pitti), Flirenze


Punizione dei bestemmiatori


Andrea del Sarto, Punizione dei bestemmiatori, 1510 circa, affresco, 360x304 cm, Firenze, Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata


Vasari spiegò nelle Vite i termini dell'allogazione delle Storie di san Filippo Benizi ad Andrea del Sarto da parte dei padri serviti, con l'interessamento in particolare del sagrestano fra' Mariano dal Canto delle Macine, il quale arrivò a minacciare l'artista di offrire il prestigioso incarico al Franciabigio e a un compenso molto più basso. Le fonti d'archivio non hanno restituito documenti esatti circa gli affreschi, ma solo sulla preparazione delle pareti per la stesura della pittura.

La sequenza cronologica delle scene tradizionalmente inizia con la Punizione dei bestemmiatori e prosegue con la Liberazione di un'indemoniata, la Morte di san Filippo Benizi e resurrezione di un fanciullo, la Devozione dei fiorentini alle reliquie di san Filippo e San Filippo risana un lebbroso, ma Freedberg fece una nuova proposta basata su motivi stilistici (l'allontanamento dalle forme alla Ghirlandaio), che ordina la Liberazione di un'indemoniata, poi la Morte, la Devozione, la Punizione e la Guarigione del lebbroso.

Shearman poi ritenne invece più probabile la datazione tradizionale.

«[San Filippo], sgridando alcuni giucatori che bestemmiavano Dio et uccellavano San Filippo del suo ammunirgli, viene in un tempo una saetta da 'l cielo, e dato sopra un albero dove eglino stavano sotto a l'ombra, ne uccide due, e gli altri, chi con le mani alla testa, sbalorditi si gettano innanzi, altri si mettono in fuga gridando», così Vasari descrisse questo affresco, che si trova accanto all'Adorazione dei pastori di Alesso Baldovinetti, di cui riprese l'impianto luministico e i toni della tavolozza.

 

Lo storico aretino lodò anche il cavallo che, scioltosi, fugge "con un orribile movimento", e la capacità dell'artista di rappresentare la "varietà delle cose ne’ casi che avvengono".

La scena è svolta lungo un paesaggio che si addentra in profondità. A destra il santo con un gesto evoca un fulmine che si abbatte sui bestemmiatori, lasciandone tre a terra, scorciati sapientemente, e facendo scappare gli altri in più direzioni. L'aspetto fantasioso del paesaggio, fatto di speroni, massi e alberi aggrappati al terreno impervio, deriva dall'esempio di Piero di Cosimo, primo maestro di Andrea.

Alessandro Allori e Andrea del Sarto, affresco nella Villa Medicea di Poggio a Caiano

 
   
Opere di Andrea del Sarto

Prima fase

   
* Testa di Madonna, 1506-1510, olio su tavola, 38x29 cm, New York, Metropolitan Museum
* Icaro, 1508 circa, Firenze, Palazzo Davanzati
* Pietà e santi con predella, 1508, Roma, Galleria Borghese
* Madonna, 1508 circa, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica
* Maria Maddalena, 1509 circa, Firenze, Orsanmichele
* Visitazione, 1509 circa, Firenze, Museo di San Marco
* Liberazione di una indemoniata, 1509-1510 circa, affresco, 364x300 cm, Firenze, Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata
* San Filippo risana un lebbroso, 1509-1510 circa, affresco, 380x321 cm, Firenze, Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata
* Devozione dei fiorentini alle reliquie di san Filippo, 1510 circa, affresco, 386x380 cm, Firenze, Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata
* Punizione dei bestemmiatori, 1510 circa, affresco, 360x304 cm, Firenze, Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata
* Morte di san Filippo Benizi e resurrezione di un fanciullo, 1510 circa, affresco, 362x306 cm, Firenze, Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata
* Madonna col Bambino e i santi Giovannino, Caterina ed Elisabetta, 1510 circa, olio su tela, 102x80 cm, San Pietroburgo, Ermitage
* Battesimo di Cristo, 1510 circa, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Noli me tangere, 1510 circa, olio su tavola, 176x155, Firenze, Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto
* Viaggio dei Magi, 1511, affresco, 407×321 cm, Firenze, Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata
* Ritratto di giovane, 1511 circa, Alnwick Castle
* Cinque santi, 1511, Firenze, Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto
* Tobia e l'angelo con san Leonardo e un donatore, 1512, olio su tavola, 178x153 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum
* Matrimonio mistico di santa Caterina, 1512 circa, Dresda, Gemäldegalerie
* Annunciazione di San Gallo, 1512-1513, olio su tavola, 183x184 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Madonna col Bambino, sant'Elisabetta e san Giovannino, 1513 circa, olio su tavola, 106x81,3 cm, Londra, National Gallery
* Ritratto di Lucrezia, 1513 circa, Madrid, Museo del Prado
* Ritratto della moglie dell'artista, 1513-1514, olio su tavola, 73x56 cm, Madrid, Museo del Prado
* Natività della Vergine, 1513-1514 circa, affresco, 410x340 cm, Firenze, Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata
* Dama col cestello di fusi, 1514-1515 circa, olio su tavola, 76x54 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* Carità, 1513 circa, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Predica di san Giovanni Battista, 1515, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Giustizia, 1515, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Madonna col Bambino e san Giovannino, 1515 circa, Roma, Galleria Borghese
* Battesimo delle folle, 1515-1517, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Madonna col Bambino e san Giovannino, 1515-1520 circa, olio su tavola, 90x70 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum
* Madonna col Bambino, 1515-1520 circa, olio su tavola, 85,6x62,5 cm, Ottawa, National Gallery of Canada
* Storie dell'infanzia di Giuseppe, 1515-1516 circa, olio su tavola, 98x135 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Giuseppe interpreta i sogni del faraone, 1515-1516 circa, olio su tavola, 98x135 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Madonna degli Angeli, 1516 circa, olio su tavola, 141x106 cm, Parigi, Louvre
* Sacra Famiglia con sant'Anna e san Giovannino, 1516 circa, olio su tavola, tondo, diam 106 cm, Parigi, Musée du Louvre
* Ritratto di Baccio Bandinelli (scuola), 1516 circa, olio su tela, 58,5x42,5 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* Madonna col Bambino con san Giovannino, Anna e due angeli, 1516 circa, olio su tavola, 141x108 cm, Parigi, Musée du Louvre
* San Giovanni Battista nel deserto, 1517 circa, Corsham Court
* Madonna delle Arpie, 1517, olio su tavola, 208x178 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* Disputa sulla Trinità, 1517 circa, olio su tavola, 232x193 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Ritratto di giovane uomo, 1517 circa, olio su tela, 72x57 cm, Londra, National Gallery
* Madonna col Bambino e san Giovannino, 1517-1519, olio su tavola, 106x81 cm, Londra, Wallace Collection
* Cattura di san Giovanni Battista, 1517, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Madonna col Bambino e san Giovannino, 1518 circa, olio su tela, 154x101 cm, Roma, Galleria Borghese
* Carità, 1518, olio trasferito su tela, 185x137 cm, Parigi, Musée du Louvre


Seconda fase

* Tributo a Cesare (completato da Alessandro Allori), 1520 circa, affresco, 502x536 cm, Poggio a Caiano, Villa Medicea
* Sogno di Giuseppe, 1520 circa, olio su tavola, 98,3x135 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Sogno del faraone, 1520 circa, olio su tavola, 98x135 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Compianto sul Cristo morto, 1520 circa, olio su tavola, 99x120 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum
* Danza di Salomè, 1521 circa, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Madonna della Scala, 1522-1523, olio su tavola, 177x135 cm, Madrid, Museo del Prado
* Assunta Panciatichi, 1522-1523, olio su tavola, 362x209 cm, Firenze, Galleria Palatina
* San Giovannino, 1523, olio su tavola, 94x68 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Pietà di Luco, 1523-1524, olio su tavola, 239x199 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Decollazione del Battista, 1523, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Presentazione della testa del Battista, 1523, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Speranza, 1523, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Fede, 1523, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Annuncio a Zaccaria, 1523, affresco, Firenze, Chiostro dello Scalzo
* Sacra Famiglia Bracci, 1523 circa, olio su tavola, 129x105 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Cristo morto, 1524 circa, Firenze, Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto
* Madonna del Sacco, 1525, affresco, 191x403 cm, Firenze, basilica della Santissima Annunziata
* Salvatore, 1525, olio su tavola, 47x27 cm, Firenze, basilica della Santissima Annunziata
* Leone X e un cardinale (copia da Raffaello), 1525, Napoli, Museo di Capodimonte
* Assunta Passerini, 1526-1529, olio su tavola, 236x205 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Ultima cena, 1527, affresco, 525x871 cm, Firenze, Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto
* Sacrificio di Isacco, 1527 circa, olio su tavola, 178x138 cm, Cleveland, Museum of Art
* Sacrificio di Isacco, 1527-1528, olio su tavola, 213x159 cm, Dresda, Gemäldegalerie
* Sacrificio d'Isacco, 1527-1530 circa, Madrid, Museo del Prado
* Sacra Famiglia Barberini, 1528 circa, olio su tavola, 140x104 cm, Roma, Palazzo Barberini, Galleria Nazionale di Arte Antica
* Madonna col Bambino in gloria e sei santi, 1528 circa, olio su tavola, 209x176 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Dama col Petrarchino, 1528 circa, olio su tavola, 87x69 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* Annunciazione Della Scala, 1528, olio su tavola, 96x189 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Pala di Gambassi, 1528 circa, Firenze, Galleria Palatina
o Ritratto di Domenico da Gambassi detto Becuccio Bicchieraio, 1528 circa, Chicago, Institut of Art
o Ritratto della moglie di Domenico da Gambassi, 1528 circa, Chicago, Institut of Art
* Ritratto di Domenico da Gambassi detto Becuccio Bicchieraio, 1528-1530, olio su tavola, 86x67 cm, Edimburgo, National Gallery of Scotland
* Ritratto di dama, 1528 circa, Castello di Windsor, Royal Collection
* Dossale dei quattro santi (Pala di Vallombrosa), 1528 circa, olio su tavola, Firenze, Galleria degli Uffizi
o San Michele arcangelo e san Giovanni Gualberto, 184x86 cm
o Putti con cartiglio, 73x42 cm
o San Giovanni Battista e San Bernardo degli Uberti, 184x86 cm
o San Michele Arcangelo pesa le anime, 21x40 cm
o San Giovanni Gualberto e la prova del fuoco di Pietro Igneo, 21x40 cm
o Decapitazione di san Giovanni Battista, 21x40 cm
o Cattura di san Bernardo degli Uberti, 21x40 cm
* Autoritratto, 1528-1529, affresco staccato, 51,5x37,5 cm, Firenze, Corridoio Vasariano
* San Jacopo con due fanciulli, 1528-1529, olio su tela, 159x86 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
* Madonna col Bambino, 1528-1530 circa, olio su tavola, 56x42,7 cm, Hampton Court, Royal Collection
* Sacra Famiglia Borgherini, 1529 circa, olio su tavola, 135x100 cm, New York, Metropolitan Museum
* Sacra Famiglia Medici, 1529, olio su tavola, 140x104 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Pala di San Godenzo (Annunciazione con i santi Michele Arcangelo e Godenzo), 1529 circa, olio su tavola, 184x175 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Sacra Famiglia con san Giovanni Battista, 1529 circa, olio su tavola, 129x100 cm, San Pietroburgo, Ermitage
* Assunzione della Vergine, 1529, olio su tavola, 239x209 cm, Firenze, Galleria Palatina
* Ritratto di donna in giallo, 1529-1530 circa, olio su tavola, 64x50 cm, Hampton Court, Royal Collection
* Carità, 1530 circa, olio su tavola, 119,5x92,5 cm, Washington, National Gallery of Art
* Sant'Agnese, 1530 circa, Pisa, Duomo
* Sante Caterina e Margherita, 1530 circa, Pisa, Duomo
* Santi Pietro e Giovanni Battista, 1530 circa, Pisa, Duomo
* Madonna in gloria con quattro santi, 1530, olio su tavola, 308x208 cm, Firenze, Galleria Palatina


[1] Zuffi, cit., pag. 252.
[2] De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 238.
[3] De Vecchi-Cerchiari, cit., p. 239.

Bibliografia

Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Firenze 1568.

Luigi Lanzi, Storia pittorica della Italia, Bassano 1809.

J. Fraenkel, Andrea del Sarto, Strasburgo 1935.

R. Monti, Andrea del Sarto, Milano 1965.

J. Shearman, Andrea del Sarto, Oxford 1965.

A. Petrioli Tofani, Andrea del Sarto, Firenze 1985.

Antonio Natali e A. Cecchi, Andrea del Sarto, Firenze 1989.

A. G. Benemia, Il sapere dell'arte, Pequod, Ancona 2008.

Stefano Zuffi, Il Cinquecento, Electa, Milano 2005.

Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999.

   


Art in Tuscany | Andrea del Sarto

Giorgio Vasari | Le vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri | Andrea del Sarto

Galleria degli UffiziAndrea del Sarto, Madonna delle Arpie

Gardens in Tuscany | Villa Medicea at Poggio a Caiano

Museo Cenacolo di Andrea del Sarto Firenze | Il museo del Cenacolo di Andrea del Sarto occupa un antico convento dei Vallombrosani intitolato a San Salvi. Il nome deriva dal Cenacolo, un grande affresco raffigurante l' Ultima Cena, situato nel refettorio, opera di Andrea del Sarto e considerato uno dei capolavori della pittura del Rinascimento.
Nelle grandi sale del convento sono esposti importanti dipinti della prima metà del XVI secolo, che testimoniano lo sviluppo della pittura fiorentina di quel periodo. Tra le opere più importanti possiamo citare quelle di Pontormo, Andrea del Sarto, Giuliano Bugiardini, Raffaellino del Garbo, Franciabigio, Bachiacca.
www.polomuseale.firenze.it/musei/andreasarto/


La Casa Vacanze Podere Santa Pia è situato in un contesto paesaggistico di suggestiva bellezza, nel comune di Cinigiano, a meta' strada fra mare e montagna. n città come Siena, Massa Marrittima, Ascian, Pienza e Montepulciano si possono ammirarealcuni capolavori dell’architettura italiana. Gallerie d’arte e musei espongono favolose opere d’arte da diversi secoli. Montalcino vi aspetta con il suo straordinario castello e la chiesa affascinante.
Santa Pia è una vlla esclusiva in bella posizione collinare, a circa 2,5 km dal paesino medioevale di Castiglioncello Bandini vicino a Cinigiano e al Monte Amiata. La casa vacanze può ospitare fino ad una massimo di 14 Persone, ma è stato costruito per poter essere affittato anche da singoli nuclei di 2 – 4 persone. La casa si sviluppa su due piani. Piano terra: grande soggiorno con sala da pranzo, cucina, un bagno con doccia, e un' appartemento con bagno, soggiorno e camera matrimoniale . Al primo piano: un bagno con doccia e quattro camere matrimoniali.

I segreti della Maremma Toscana | Podere Santa Pia

     

Podere Santa Pia
 
Podere Santa Pia, giardino
 
Val d'Orcia" tra Montalcino Pienza e San Quirico d’Orcia
         

Corridoio Vasariano, Firenze
Piazza della Santissima Annunziata
in Florence
Choistro dello Scalzo, Firenze
         
San Marco a Firenze
Piazza della Santissima Annunziata
in Florence
Firenze, Duomo
         
La Villa Medicea di Poggio a Caiano

 
Il comune di Poggio a Caiano si trova sui margini della piana tra Firenze, Prato e Pistoia, ma su di un crocevia importante, soprattutto nei secoli passati, per l'intera area.
Sorge alle pendici del Montalbano, e su alcune delle sue colline si trovano gli abitati di Santa Cristina in Pilli, Bonistallo e Petraia, frazioni del comune.
Il paese si è sviluppato principalmente intorno alla collina dove sorge la Villa Medicea.
Dal poggio che dà il nome al paese (insieme ad un imprecisato Caius o alla sua gens Caia) si gode una splendida vista sulla piana dell'Ombrone e dei Bisenzio, sulle città di Prato e di Firenze e sulla pianura che conduce a Pistoia e al suo Appennino

La Villa Medicea di Poggio a Caiano, chiamata anche Ambra, è una delle ville medicee più famose e si trova nel comune di Poggio a Caiano (PO). Oggi è di proprietà statale ed ospita un museo.

L'edificio, costruito sui resti di un antico castello medievale, appartenne a Palla di Noferi Strozzi fino al 1479, quando passò di proprietà a Lorenzo il Magnifico.
La villa è forse il migliore esempio di architettura commissionata da Lorenzo il Magnifico, in questo caso a Giuliano da Sangallo verso il 1480. Non a caso si tratta di un edificio privato, in cui sono presenti elementi che fecero poi da modello per gli sviluppi futuri della tipologia delle ville.
La villa, di forma rettangolare, è un blocco pieno che poggia sopra un basamento porticato, sormontato da un'ampia terrazza. Due rampe di scale semicircolari, che portano al piano sopraelevato, sono il risultato di una trasformazione operata ai primi dell'Ottocento da Giuseppe Cacialli, su progetto di Pasquale Poccianti, che le sostituì a quelle dritte progettate dal Sangallo. Al centro del piano sopraelevato si apre un porticato con colonnato, sormontato da un timpano, sotto il quale sfilano su sfondo azzurro, figure bianche in terracotta invetriata, copia del fregio attribuito al Sansovino. Al primo piano la villa esibisce un capolavoro pittorico-architettonico: la sala Leone X, che deve il nome al pontefice il quale fece avviare un ciclo di affreschi per celebrare la famiglia dei Medici. Le pitture furono iniziate da Andrea del Sarto, nel 1512, e proseguite dal Pontormo, che eseguì la famosa "lunetta", in cui è raffigurata una scena con divinità maschili e femminili immerse in una atmosfera agreste. Una fedele rappresentazione della struttura originaria del parco, che circonda la villa è riprodotta in una lunetta dell'Utens. In questa l'accesso all'edificio avviene attraverso un viale assiale che taglia un ampio prato, privo di alberature, mentre nella parte retrostante, boschi e piantagioni a frutto sono tagliati da viali ortogonali. Adiacente alla villa si trova un giardino segreto, cinto da mura, composto da aiuole, al centro delle quali si apre una piazzola ottagonale circondata da alte siepi. La proprietà comprendeva, inoltre, una riseva di caccia di circa 14 ettari, popolata di cervi, lepri, e animali esotici che Lorenzo aveva ricevuto in dono dal Sultano di Babilonia. L'intera proprietà subì grandi modifiche durante la dominazione francese. Il parco, che fu risistemato secondo il modello naturalistico, perse la sua struttura ortogonale sostituita da una viabilità tortuosa priva di simmetria planimetrica. Anche il giardino segreto fu ridisegnato con larghi prati a bordo curvilineo con al centro una vasca con zampillo. Sul lato che divide il giardino dal parco fu realizzata una limonaia progettata dal Poccianti. Nella seconda metà dell'Ottocento la villa divenne luogo di villeggiatura del re Vittorio Emanuele II. Nel 1919 fu donata allo Stato Italiano che in tempi recenti l'ha aperta al pubblico.
[Fonte Poggio a Caiano -Villa Medicea di Poggio a Caiano | www.cultura.toscana.it]



 


Villa Medicea di Poggio a Caiano


Jacopo Pontormo, Vertumno e Pomona (dettaglio), 1519-21, Villa Medicea di Poggio a Caiano, Poggio a Caiano

Vertumno e Pomona, affresco cm 461 x 990 alla villa medicea di Poggio a Caiano. Numerosi disegni preparatori all'affresco sono conservati alla Galleria degli Uffizi, Firenze. L'affresco rappresenta probabilmente un'allegoria della famiglia dei Medici, che commissionò gli affreschi. Si tratta del primo dipinto di Pontormo che fu criticato da Vasari per l'ampiezza dei drappeggi e per la "tanta diligenza, che fu troppa", e che oggi invece viene considerato una delle opere più importanti del pittore.

Podere Santa Pia, in tutta tranquillità, la bellezza della campagna respirando la benefica brezza marina

 

 

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