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Fra Angelico, Incoronazione della Vergine, 1434-1435, tempera su tavola, 213 x 211 cm, Musée du Louvre, Parigi
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Fra Angelico | L'Incoronazione della Vergine (1430 - 1432)

   
   

L'Incoronazione della Vergine di Beato Angelico è una tempera su tavola al Musée du Louvre di Parigi e databile al 1434-1435. Dello stesso autore esiste anche un'altra Incoronazione della Vergine agli Uffizi, databile al 1432 circa. [1]


Storia

L'opera proviene dalla chiesa del convento di San Domenico di Fiesole, dove l'Angelico era monaco e per la quale dipinse altre due tavole: la Pala di Fiesole (1424-25) e l' Annunciazione oggi al Prado (1433-1435). Altri invece, come John Pope-Hennessy, datano la pala a dopo il ritorno del pittore da Roma (1450), mettendola in relazione successiva con la Pala di Santa Lucia dei Magnoli (1445 circa) di Domenico Veneziano o i tabernacoli gotici presenti nei Padri della Chiesa tra gli affreschi della Cappella Niccolina in Vaticano (1446-1448).

Il Vasari descrisse l'Incoronazione come posta sul primo altare a sinistra di chi entra in chiesa. La tavola viene in genere attribuita a pochi anni dopo l'Incoronazione degli Uffizi.

Portata in Francia durante l'occupazionme napoleonica assieme a molti altri capolavori, fece parte di quel gruppo di circa cento dipinti italiani che, per le loro grandi dimensioni, non vennero riportati in Italia e lasciati al museo parigino.


Descrizione e stile


Rispetto all'Incoronazione degli Uffizi in quest'opera si registrano dei grandi cambiamenti. Innanzitutto è scomparso il fondo oro in favore di un più realistico cielo azzurro, e la composizione spaziale è molto più ardita, memore della lezione di Masaccio. Il pittore qui costruisce infatti un ricchissimo ciborio con trifore gotiche, impostato su una serie di gradini in marmi policromi (in scorcio vertiginoso), sotto il quale avviene la scena dell'incoronazione della Vergine da parte di Cristo. Il tabernacolo gotico presenta colonnine tortili e degli inconsueti pilastrini sopra i capitelli che, assieme alla triplice faccia, li fanno assomigliare parecchio ai tabernacoli dipinti sopra i Padri della Chiesa negli affreschi della Cappella Niccolina (1446-1448).

Gli angeli e i santi sono anche in questo caso disposti a cerchio attorno alla scena, ma la loro collocazione nello spazio è molto più precisa, con la novità rappresentata dalle molte figure adoranti di spalle. Notevole è la costruzione in prospettiva delle mattonelle del pavimento. Pope-Hennessy, per sostenere la sua proposta di datazione tarda, mette in relazione gli angeli con quelli dipinti sulla volta della Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto (1447).

I santi, i patriarchi e gli angeli musicanti formano una variopinta moltitudine, disposta gerarchicamente più o meno vicino a Dio. Ciascuno è ritratto individualmente e scolpito volumetricamente dalla luce, che accende anche i colori brillanti delle stoffe, accordandoli in un'orchestrazione di grande sontuosità. L'illuminazione proviene da sinistra, si basa su un uso più ricco di lumeggiature che di ombre, e illumina coerentemente tutte le figure. Un interesse verso la resa dei fenomeni luminosi portò l'Angelico, nella sua fase matura, ad abbandonare l'illuminazione indistinta e generica in favore di una resa di luci e ombre più attenta a razionale, dove ogni superficie è individuata dal suo "lustro" specifico.

Tra i santi di destra si riconoscono sant'Egidio, il primo al centro, san Nicola di Bari, san Francesco, san Bernardo di Chiaravalle, san Tommaso d'Aquino, san Domenico, san Giovanni evangelista, san Pietro, ecc. Tra le sante di sinistra si riconoscono per prima Maria Maddalena, col tipico vestito rosso e l'ampolla, poi santa Caterina d'Alessandria, con la ruota, e altre; più in alto si vedono san Lorenzo con la graticola, santo Stefano e san Giacomo Maggiore. Al sognante misticismo dello stuolo di santi, disposti con una simmetria derivata dalle cadenze gotiche, si contrappone il rigore geometrico della prospettiva, che conduce l'occhio dello spettatore fin nella profondità della rappresentazione, dove si svolge l'Incoronazione vera e propria.

La tavola venne dipinta con un ampio ricorso ad aiuti, soprattutto nella parte destra: approssimativa è la resa, ad esempio, della ruota di santa Caterina, o vacue sono le espressioni di vari santi da questo lato. Le parti autografe dell'Angelico sono comunque di qualità altissima, come le figure di Cristo e della Vergine.

La composizione dovette rappresentare un notevole sforzo inventivo per l'Angelico che, nel tentativo di superare i suoi modi tradizionali per essere all'altezza delle innovazioni attorno a lui, rinunciò al semicerchio di santi, usando un sistema prospettico più ardito, con un punto di osservazione più basso, in modo da non dover digradare le figure troppo nettamente sul piano orizzontale, per non mettere troppo in evidenza quelle in primo piano rimpicciolendo quelle più vicine a Gesù e la Vergine, che concettualmente erano più importanti. La soluzione fu un compromesso, dove il punto di convergenza delle linee prospettiche non conduce ad alcun elemento significativo (cade sulla gradinata) e l'unico elemento che cade sulla verticale centrale è il calice degli unguenti della Maddalena.

St Nicholas of Bari is shown kneeling in the foreground of The Coronation of the Virgin with his episcopal mitre and crook. St Nicholas's cope shows several scenes from the Passion, including the Betrayal, Mocking, and Flagellation. To his left are St Anthony and St Francis of Assisi.

 

 


   
   

Predella


 
La pala è dotata di predella con i Miracoli di san Domenico e, al centro, la Resurrezione di Cristo. Le scene della predella, come in altre opere dell'Angelico, mostrano un'arditezza prospettica ancora maggiore e un interesse sperimentale che non si riscontra nelle figurazioni principali delle pale. Gli episodi, ricchissimi di spunti narrativi, si susseguono ordinati dalle cadenze delle architetture, che determinano un magistrale ritmo di pieni e vuoti, di interni ed esterni, di prospettiva spaziale e luminosa.

A sinistra si vede il Sogno di Innocenzo III, con Domenico che risolleva la Chiesa, mentre sullo sfondo una stanza aperta mostra il papa dormiente, all'ombra di una costruzione voluminosa che ricorda Castel Sant'Angelo. Segue l'Apparizione dei santi Pietro e Paolo a Domenico, ambientata in una basilica stupendamente scorciata con un punto di fuga laterale. Segue la resurrezione di Napoleone Orsini, un evento miracoloso ambientato in un portico con arcate scorciate in prospettiva.

Il Cristo che si erge dal sepolcro al centro ricorda opere analoghe, come la Pietà di Empoli di Masolino. La scena successiva è la Disputa di San Domenico, ambientata in un interno domestico, poi San Domenico e i compagni che celebra la fondazione della comunità monastica, raffigurata durante un pasto comune al refettorio.

L'ultima scena è la Morte di San Domenico, composta su due registri: in quello inferiore, terreno, san Domenico spira esalando le ultime parole tra la disperazione dei confratelli; in quello superiore, celeste, gli angeli per mezzo di scale portano la sua anima in paradiso.

 

 

Predella della Pala dell'Incoronazione della Vergine di Parigi

 

Il Sogno di Innocenzo III

Fra Angelico, Incoronazione della Vergine, predella, Sogno di Innocenzo III,, 1434-35, tempera on panel, 213 x 211 cm, Musée du Louvre, Parigi


Resurrezione di Napoleone Orsini


Fra Angelico, Incoronazione della Vergine, predella, Resurrezione di Napoleone Orsini, 1434-35, tempera on panel, 213 x 211 cm, Musée du Louvre, Parigi


Cristo dal sepolcro


Fra Angelico, Incoronazione della Vergine, predella, Cristo dal sepolcro, 1434-35, tempera on panel, 213 x 211 cm, Musée du Louvre, Parigi


Disputa di San Domenico


Fra Angelico, Incoronazione della Vergine, predella, Disputa di San Domenico, 1434-35, tempera on panel, 213 x 211 cm, Musée du Louvre, Parigi


San Domenico e i compagni


Fra Angelico, Incoronazione della Vergine, predella, San Domenico e i compagni, 1434-35, tempera on panel, 213 x 211 cm, Musée du Louvre, Parigi


Morte di San Domenico


Fra Angelico, Incoronazione della Vergine, predella,Morte di San Domenico, 1434-35, tempera on panel, 213 x 211 cm, Musée du Louvre, Parigi


Hierarchies of Vision: Fra Angelico's Coronation of the Virgin from San Domenico, Fiesole Oxford Art J (2004) 27(2): 137-153

Giorgio Vasari | Lives of the Most Eminent Painters Sculptors and Architects, Fra Angelico | Detailed biography of the artist

The Coronation of the Virgin by Guido di Pietro known as FRA ANGELICO | Paintings Louvre Museum | www.louvre.fr


[1] Fra Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro, detto Beato Angelico (Vicchio del Mugello 1395 circa - Roma 1455), fu un pittore italiano. Il frate domenicano, cerca di saldare i nuovi principi rinascimentali, come la costruzione prospettica e l'attenzione alla figura umana, con i vecchi valori medievali, quali la funzione didattica dell'arte e il valore mistico della luce.


Biografia


Guido di Pietro Trosini nasce nella cittadina di Vicchio nel Mugello, nel 1395 circa. La sua educazione artistica si svolse nella Firenze di Lorenzo Monaco e Gherardo Starnina, dal primo riprende sia l'uso di colori accesi e innaturali, sia l'uso di una luce fortissima che annulla le ombre e partecipa al misticismo delle scena sacra, tutti temi che ritroviamo nella sua produzione miniaturistica e nelle sue prime tavole. La miniatura manoscritta era una disciplina rigorosa che servì molto a Beato Angelico nelle sue opere più tarde. Significava comporre su una scala minuscola, presentare uno stile perfetto ed ineccepibile e usare costosi pigmenti, come il blu e l'oro, con estrema cura poiché ogni contatto specificava la quantità da utilizzare. Nel 1417 è ricordato dai documenti come "Guido di Pietro dipintore".

Nel 1418, poco prima di prendere i voti nel convento di San Domenico a Fiesole, realizzò una pala d'altare per la cappella Gherardini in Santo Stefano a Firenze (perduta). Beato Angelico entrò a far parte dei Domenicani osservanti, una corrente minoritaria formatisi all'interno dell'ordine domenicano, in cui si osservava la regola originale di San Domenico, che richiedeva assoluta povertà e ascetismo.

Dal 1423 (Anno in cui dipinge una croce per l'Ospedale di Santa Maria Nuova) è detto "frate Giovanni de' frati di San Domenico di Fiesole", solo dopo la sua morte venne chiamato Beato Angelico, fu il Vasari, nelle Vite ad aggiungere al suo nome l'aggettivo Angelico, usato in precedenza da fra Domenico da Corella e da Cristoforo Landino. Del 1424 è un San Gerolamo (Princeton) di impostazione masaccesca. Al 1425 circa è situato il Trittico di San Pietro martire, commissionato dalle suore di San Pietro Martire.

Tra il 1428 e il 1430 esegue la prima delle tre tavole per gli altari della chiesa di San Domenico a Fiesole: la cosidetta Pala di Fiesole (opera rimaneggiata da Lorenzo di Credi: sue le architetture, il baldacchino, il paesaggio e l'ampliamento del pavimento). Tra il 1430 e il 1433 esegue Il Giudizio universale, legato stilisticamente ai modi di Lorenzo Monaco, ma la scansione dei piani dimostra un primo interesse per un'impostazione prospettica dello spazio.

Nel 1430 circa dipinge l'Annunciazione del Prado, al piano rialzato di detto museo la pala è la prima opera che si presenta agli occhi dei visitatori nella sezione Pittura Italiana. La pala ha cinque storie della Vergine nella predella (seconda tavola per la chiesa di San Domenico a Fiesole). Opera che risente fortemente delle novità masaccesche, e in cui compare per la prima volta il particolare uso della luce diafana, che avvolge la composizione, esaltando i colori e le masse plastiche delle figure in modo da unificare l'immagine. L'Annunciazione, in cui l'arcangelo Gabriele preannuncia alla Vergine Maria che sarebbe diventata la madre di Cristo, era un tema sentito nella pittura fiorentina. Beato Angelico contribuì molto a coltivare questa tradizione, adottando disegni moderni e rettangolari e composizioni unificate, con la Vergine seduta in un'aperta loggia colonnata all'interno di un giardino recintato.

Nel luglio 1433, la Corporazione dei Linaioli di Firenze, commissiona all'Angelico la realizzazione di un Tabernacolo, stipulando questo contratto:

«MCCCCXXXIII. a dí XI di luglio. Ricordo chome detto dí. E sopradetti Operai. aloghorono. a frate Guido. vocato frate Giovanni de lordine di sancto Domenicho da fiesole. a dipigner uno tabernacolo di nostra donna nella detta arte. dipinto di dentro et di fuori. con colori. oro. et. azurro. et ariento. de migliori e piú fini. che si truovino. con ogni sua arte et Industria. per tutto et per sua faticha et manifattura. per fi[orini]. CLXXXX. DX. o quello meno che parrà alla sua conscientia. Et con quelle figure che sono nel disegno chome di tutto appare a libro de partiti. di decta arte»

Nella pittura la Vergine è di impronta masaccesca, mentre negli angeli apteri si rifà all'espressività della scultura donatelliana.

Tra il 1434 e il 1435 dipinge la tavoletta con l'Imposizione del nome al Battista, parte d'una predella non identificata. La scena è inserita entro un cortile costruito con estrema precisione prospettica e per mezzo di un portale usato come imbuto prospettico, s'intravedono un secondo giardino con alberelli, le figure rese in modo volumetrico sono rischiarate da una luce tersa. Del 1435 è L'incoronazione della Vergine del Louvre (terza e ultima tavola per gli altari della chiesa di San Domenico a Fiesole), qui è la luce sia a costruire le forme sia a indagarle in ogni minimo dettaglio.

Nel 1440 circa Cosimo de' Medici gli affida la direzione della decorazione pittorica del convento di San Marco, in cui risiedeva. Gli affreschi non sono solo una pietra miliare dell'arte rinascimentale, ma sono anche i più famosi ed amati di Beato Angelico. La loro forza deriva, almeno in parte, dalla loro assoluta armonia e semplicità e consente di trascendere lo scopo immediato per il quale furono dipinti, e cioè quello della devota contemplazione. La decorazione prevedeva in ogni cella dei frati un affresco con un episodio tratto dalla Bibbia, come oggetto di meditazione. Nell'Annunciazione, affrescata nella cella 3, la scena si svolge sotto uno spoglio porticato, aperto sul lato sinistro, sorretto da colonne con capitelli ionici, in parte coperti dalle ali dell'angelo, gli archi esterni sono a tutto sesto, mentre le arcate che poggiano sulle mensole all'interno sono a sesto acuto, la Vergine, con le mani incrociate sul petto è in ginocchio su uno sgabello, ed è colta nel momento in cui accettata la volontà divina, l'angelo, che indossa una veste rosa molto semplice, risponde al gesto di sottomissione incrociando anche lui le braccia sul petto, le due figure sono disposte lunga una direttrice obliqua, formata dall'incrocio dei loro sguardi, in modo da condurre lo sguardo dello spettatore dall'angelo alla Vergine, a sinistra fuori dal porticato assiste alla scena san Pietro Martire. Sempre per la chiesa di San Marco realizza una pala d'altare, la Deposizione della predella è a Monaco.

Nel 1445 circa, papa Eugenio IV lo convocò a Roma e commissionò all'artista la realizzazione di alcuni affreschi per una delle cappelle di San Pietro, più tardi distrutta. Beato Angelico risiedette a Roma e lavorò anche per il successore di Eugenio IV, Papa Nicola V, che affidò l'esecuzione degli affreschi con Storie dei protomartiri Stefano e Lorenzo all'Angelico e a Benozzo Gozzoli (realizzate tra il 1447 e il 1449). In questi le figure solide, dai gesti pacati e solenni, si muovono in un'architettura maestosa, che rievoca concettualmente l'antica Roma imperiale.

Nel 1447 dipinge la volta della Cappella della Madonna di San Brizio nella cattedrale di Orvieto: affreschi col Cristo Giudice e Profeti. Nel 1450 ritorna a Fiesole e diventa priore prendendo il posto del fratello defunto. Dello stesso anno è l'Armadio degli Argenti. Tre anni dopo torna a Roma per realizzare un'altra commissione papale.

Nel 1455 muore nel monastero di Santa Maria sopra Minerva e la sua tomba, nella chiesa domenicana, è decorata con una semplice effige del frate nelle sue vesti. L'importanza della sua opera si riflette: sia sui suoi collaboratori (Benozzo Gozzoli), sia su artisti non direttamente legati a lui (Filippo Lippi); dal suo modo di trattare la luce partiranno Piero della Francesca e Melozzo da Forlì. Beato Angelico fu beatificato nel 1984.


Opere

Natività (1400-1410)

Incoronazione della Vergine (1420 circa)

Annunciazione (1424 circa)

San Nicola da Bari e San Michele Arcangelo (1424 - 1425)

Incontro fra san Domenico e san Francesco (1430 circa)

Scena della vita dell'apostolo Giacomo (1430 circa)

L'Annunciazione (1432-1434 circa)

Il Giudizio Universale (1432-1435 circa)

Madonna dell'Umiltà (1433 - 1435)

Imposizione del nome del Battista (1434 - 1435)

Sant'Antonio (1435 — 1440)

Deposizione dalla Croce (1437-1440 circa)

Deposizione (1438 - 1440)

La Trasfigurazione (1441-1443 circa)

San Lorenzo riceve i tesori della Chiesa e fa la carità (1447-1450 circa)

La predica di Santo Stefano e la disputa nel Sinedrio (1447-1450 circa)

Angelo annunciante e Vergine annunciata (1450)

Preghiera nell'orto

 
   


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